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(it) Irlanda: Congresso del WSM - documento sul sindacalismo (en)

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Date Mon, 13 Dec 2004 10:15:20 +0100 (CET)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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http://ainfos.ca/index24.html
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CONGRESSO DEL WORKERS SOLIDARITY MOVEMENT
DOCUMENTO SUL SINDACALISMO
* * * * *
1. CHI PUO' CAMBIARE LA SOCIETA'?
1.1 Gli anarchici sanno che "la storia di tutte le precedenti società
esistenti è stata la storia della lotta di classe". Ad ogni stadio dello
sviluppo di una società -dai tempi antichi attraverso il feudalesimo fino
ai giorni nostri- c'è stata una classe oppressa che col suo lavoro creava
la ricchezza della società, ed una classe dominante che controllava tutta
la ricchezza. Quasi sempre gli oppressi hanno combattuto contro questo
destino. Ci sono state le rivolte degli schiavi in Grecia ed a Roma, le
rivolte contadine nel Medio Evo, le rivoluzioni del 1600 e del 1700.

1.2 Tutte queste lotte si conclusero con la sostituzione dei vecchi
governanti parassiti con una nuova elite di governanti parassiti. Il
fallimento delle classi oppresse nel prendere il controllo delle
rivoluzioni che essi stessi sollevavano, può essere spiegato con questi
principali fattori: a) il basso livello generale di ricchezza nella
società, b) il fatto che il livello di vita quotidiana di queste classi
non permetteva loro di prepararsi a gestire la società.

La maggioranza di loro era fatta di contadini analfabeti che non avevano
nessuna idea di come fossero le cose al di fuori della loro esperienza.
La vita quotidiana li teneva divisi. Ogni contadino si preoccupava del
suo pezzo di terra e di come ingrandirlo. Ogni artigiano si occupava dei
suoi affari e di come ingrandirli. In misura diversa ogni contadino ed
ogni artigiano era in competizione e non in unione con gli altri. Nessuno
riusciva a pensare in termini di classe.

1.3 I lavoratori che creano la ricchezza nel sistema capitalistico sono
diversi da tutte le precedenti classi oppresse. Innanzitutto essi creano
ricchezza sufficiente non solo per nutrire e vestire tutto il mondo ma
anche per finanziare la scienza, la cultura, i lussi e così via. In
secondo luogo, cosa ancor più importante, la vita quotidiana li prepara a
prendere la gestione della società. Il capitalismo ci fa vivere insieme
in grandi posti di lavoro, in grandi città e metropoli. Il capitalismo ci
fa cooperare quotidianamente per il lavoro. Ogni persona fa il suo pezzo
al suo livello, così che la persona ad un altro livello di produzione
prosegue. La stessa cosa succede nei servizi, dagli uffici agli ospedali,
i lavoratori devono cooperare gli uni con gli altri perché il proprio
lavoro sia fatto. Questo significa che la moderna classe lavoratrice può
essere una forza capace non solo di ribellarsi contro lo stato di cose
esistente, ma di prendere il controllo della società e ricrearla in base
ai propri interessi, mentre nel passato si limitava semplicemente ad
aiutare un diverso segmento della classe dominante nel rovesciare il
segmento precedentemente al potere.

1.4 Perché allora i lavoratori non usano i loro numeri, la loro forza
collettiva, e ribaltano la situazione? Principalmente perché ci viene
detto che non siamo capaci di farlo. E' un messaggio martellante che ci
viene inculcato dalla scuola, dai giornali, dalla televisione. Ci viene
costantemente detto che i lavoratori possono solo eseguire degli ordini e
che questo è l'ordine naturale delle cose.

1.5 Eppure c'è un momento in particolare in cui i lavoratori non si
sentono più privi di potere ed in cui riescono a vedere più chiaramente
la realtà del dominio di classe. E' quando essi usano la loro forza
collettiva che fa funzionare le fabbriche, gli uffici, le scuole, i
trasporti, per fermare tutto. Riescono così ad avere la percezione del
potenziale della loro forza.


2. LA NATURA DEL MOVIMENTO SINDACALE

2.1 Fin dalle sue origini nel 1600, una sola cosa è davvero chiara per un
lavoratore: iscriversi ad un sindacato significa veder riconosciuto, in
qualche modo, che lui o lei ha interessi diversi da quello del padrone.
Non c'è nessun altro modo per spiegare la sopravvivenza dei sindacati, se
non la realtà dell'esistenza di differenti interessi di classe, ed i
lavoratori hanno capito che per difendere i loro propri interessi
dovevano organizzarsi su basi di classe. Nessun conservatorismo, nessuna
burocrazia, nessun ottusità dentro i sindacati può far dimenticare questo
fatto essenziale. Negli ultimi anni la natura del lavoro è cambiata
considerevolmete per molti lavoratori con la crescita del lavoro a
contratto, del lavoro a domicilio, ecc. Eppure, stare in un sindacato
viene ancora riconosciuto dalla gente come un interesse di classe ("noi
contro di loro"). Anche se non si tratta di vera e propria coscienza di
classe (cosa che implica il riconoscimento di interessi collettivi e non
solo individuali contro i padroni), la dinamica dell'appartenere ad
un'organizzazione collettiva porta alla formazione di un certo livello di
base di coscienza di classe.

2.2 I sindacati non sono organizzazioni rivoluzionarie. Essi sono nati
per difendere e migliorare il destino dei lavoratori nel sistema
capitalistico. La lotta sindacale è quindi una assoluta necessità. Con le
lotte sindacali i lavoratori iniziano a vedere la loro forza potenziale,
si possono radicalizzare e possono confluire nel movimento
rivoluzionario. A volte ci potrà essere un basso livello di lotte -dovuto
sia a mancanza di fiducia oppure al temporaneo dominio delle ideologie
legate agli interessi nazionali oppure alla concertazione sociale- ma la
contraddizione tra gli interessi dei padroni e quelli dei lavoratori è
inevitabilmente destinata a ritornare ad alti livelli di lotta e di
organizzazione di base.

2.3 In fondo, che cos'è l'anarchismo? Se andiamo alle radici, sono i
lavoratori che gestiscono collettivamente una società libera. Invece di
prendere ordini dai padroni e di servirli nella loro folle corsa ai
profitti ad ogni costo, i lavoratori lavorano insieme per il bene comune.
Il che non significa che chi sciopera lo fa avendo in testa chiaramente
il fine anarchico. Non è così. Ma l'azione collettiva è l'unico modo
perché uno sciopero vinca, poiché la logica della posizione dei
lavoratori prevede l'azione collettiva nella produzione, l'azione
collettiva nella lotta. Il che ci porta in una direzione anarchica. E
durante la lotta le idee delle persone possono cambiare. Acquistano
fiducia, il senso della propria capacità di assumere il controllo sulle
proprie vite. Succede infatti che scioperanti che hanno fiducia
nell'imparzialirà della polizia o che hanno idee sessiste (solo per fare
2 esempi) possano cambiare queste loro convinzioni proprio durante la
lotta. Ecco perché il WSM è coinvolto nelle lotte dei lavoratori, sebbene
non sia la sola ragione dal momento che agiamo sulla base anche di una
posizione solidaristica con altri appartenenti alla nostra classe. E'
attraverso le lotte che un gran numero di persone può essere conquistato
dalla visione politica anarchica. Come dicevano i nostri predecessori
nella Prima Internazionale: "l'emancipazione dei lavoratori sarà opera
dei lavoratori stessi".

2.4 Nella nostra visione politica è fondamentale il ruolo della classe
lavoratrice nella lotta per l'anarchismo. Solo l'auto-organizzazione
delle masse di lavoratori è in grado di costituire una sfida effettiva
per i padroni e per lo Stato. Il movimento sindacale è perciò il più
importante movimento di massa che la classe operaia ha costruito e non ha
alcuna importanza quanto sia progressista o reazionario l'atteggiamento
dei suoi membri, o quanto possa diventare conservatore; resta il fatto
che esso è la più importante organizzazione di massa della classe
lavoratrice. Per noi anarchici del WSM, l'intervento nel movimento
sindacale è un'attività estremamente importante.


3. LA BUROCRAZIA SINDACALE

3.1 I sindacati sono dominati dalla burocrazia, un insieme di funzionari
a tempo pieno (di solito non eletti) con troppo potere ed una indebita
influenza. Non hanno alcuna responsabilità verso gli iscritti se non di
carattere formale, ma non certo reale. Possono stare a fianco dei loro
iscritti, ma il punto è che non sono tenuti a farlo. Benché sia possibile
chiamarli a rendere conto del loro operato (tramite mozioni di censura o
altro), essi non sono tenuti a farlo, non possono essere revocati o
rimossi. Né possono essere obbligati ad agire in base alle indicazioni
degli iscritti, dal momento che prendono ordini solo dagli organismi
dirigenti. Spesso guadagnano molto di più di coloro che sono chiamati a
rappresentare, siedono a fianco dei padroni e del governo nelle
commissioni, nei consigli di amministrazione delle compagnie parastatali
o di altri comitati di nomina governativa... In breve conducono una vita
molto differente da quella delle persone per cui dovrebbero lavorare. La
maggior parte dei funzionari di nuova nomina non ha mai lavorato in vita
loro. Vedono il loro incarico in termini carrieristici. Spesso molti di
loro fanno un cambio di campo e passano alle dipendenze delle
organizzazioni imprenditoriali. Possono diventare arbitri nelle cause di
lavoro, conciliatori, negoziatori.

3.2 A loro interessa soprattutto dimostrare le loro capacità di abili
negoziatori, più che contrattare a vantaggio dei loro iscritti.
Perseguono interessi personali e circoscritti, seguono un percorso che
non tiene conto degli interessi generali dei lavoratori. Raramente si
fanno promotori di scioperi. Preferiscono invece seguire le strade che
portano alla Commissione Relazioni Industriali, alla Magistratura del
Lavoro, alla Commissione per i Diritti, alla Conferenza
Sindacati-Imprenditori o a qualsiasi altro tavolo di discussione che gli
venga in mente. Negozieranno finché "tutte le pecore tornano nell'ovile",
finché sia raggiunta una soluzione "ragionevole". Vedono lo sciopero come
una risorsa estrema e sono pronti a condannare senza esitazione qualsiasi
azione di lotta che non abbia avuto la loro
autorizzazione.

3.3 Questi funzionari non amano indire gli scioperi, ma a volte vi sono
costretti dal rifiuto degli imprenditori a negoziare oppure se non
vengono rispettate le procedure della concertazione. D'altra parte si
prendono tutto il tempo che vogliono se si tratta di giungere ad un
accordo concertato senza...contrattare nulla, invece di optare per
un'azione di lotta sindacale.

3.4 Non si tratta certo di individui cattivi. Il loro comportamento
deriva dal troppo potere di cui dispongono e di cui non intendono
rispondere in alcun modo verso gli iscritti al sindacato. Il potere
corrompe chiunque. Si tratta di un comportamento inevitabile, non importa
quanto siano radicali o di sinistra quando iniziano la loro attività, è
un ruolo che ti risucchia nel business della conciliazione. Inoltre
questi funzionari devono riuscire a tenere sotto controllo i loro
iscritti, cosa che in genere si traduce nel fermare qualsiasi azione di
lotta contro i padroni, se vogliono poi avere delle chances al tavolo
delle trattative. La cosa può sembrare strana, ma non va dimenticato che
i dirigenti sindacali fanno pesare sul piatto della bilancia la loro
capacità di controllare i lavoratori e di frenare gli scioperi.

3.5 E' quindi del tutto evidente che quanto più il potere di iniziativa
e di controllo è nelle mani delle burocrazie sindacali, tanto più ne sono
privi gli organismi dei lavoratori nei posti di lavoro.

3.6 Presa nel suo insieme, la burocrazia sindacale si muove tra la
posizione di chi intende mediare e la posizione di chi intende difendere
lo status quo. Però, come ceto sindacale non possono spingersi troppo
oltre nel difendere gli interessi dei padroni, considerato che in qualche
modo devono pur rispondere alle richieste degli iscritti e perché
lavorano pur sempre in organizzazioni di lavoratori. Tutto ciò non
comporta che tutti, o la maggior parte dei burocrati sindacali si
ergerebbero necessariamente a difensori degli interessi padronali, ma la
natura della loro posizione è tale che inevitabilmente non possono
neanche rispondere direttamente alle richieste della base, poiché sarebbe
la fine del loro ruolo, del loro potere e della loro carriera. Ci sono
naturalmente delle eccezioni individuali, ma in quanto ceto collettivo è
questo il comportamento dominante.

3.7 Questa burocrazia, la cui natura non è data dagli individui che la
compongono bensì dalla sua posizione oggettiva nella relazione con la
massa degli iscritti al sindacato, non può che opporsi alla
auto-organizzazione dei lavoratori nella maggior parte dei conflitti. La
sua natura è pertanto autoritaria.


4. UN PASSO AVANTI, UN PASSO INDIETRO

4.1 La sinistra in genere risponde dicendo che si tratta di eleggere e/o
nominare dirigenti sindacali "migliori". Il problema viene così
affrontato in termini di individui che occupano dei posti. La fonte di
questa posizione va ritrovata nella loro concezione di "socialismo" come
una sorta di gigantesca burocrazia di uno stato-impresa in cui le cose si
fanno "per i lavoratori". All'interno di questa concezione non vi è
alcuno spazio per
l'auto-organizzazione dei lavoratori, poiché il controllo operaio non
rientra nei loro piani per una società "socialista". Queste idee sono
fortemente radicate in una visione autoritaria delle cose.

4.2 Una questione che, di tanto in tanto, si è posta in altri paesi
riguarda il fatto che i lavoratori dovrebbero uscire dai sindacati e poi
distruggerli; che nessuna organizzazione sindacale in epoca capitalistica
può evitare di essere totalmente integrata nello Stato e di divenire uno
strumento nelle mani dei padroni. Chi sostiene questa assurdità pensa che
i sindacati impediscano ai lavoratori di fare la rivoluzione... ora!
Questa analisi è solo qualcosa di più di un mero desiderio con cui si
spera di evitare le difficoltà reali per conquistare la massa dei
lavoratori ad una politica rivoluzionaria. E' un'analisi che offre poco
ad un'organizzazione che cerca di stare nelle lotte reali della classe,
con tutti i limiti. E' un'analisi che ignora del tutto il bisogno
quotidiano dei lavoratori di difendere collettivamente i loro interessi.

4.3 Una terza tesi con cui succede di confrontarsi è quella che sostiene
che occorra uscire da questi sindacati per formarne di nuovi. L'effetto
di questa scelta sarebbe di far uscire dal sindacato la minoranza più
radicale e combattiva, per lasciare la maggioranza dei lavoratori
totalmente nelle mani di quella burocrazia le cui tattiche nefande hanno
provocato la scissione. Noi richiamiamo questi lavoratori a restare e a
lottare all'interno dei sindacato per conquistarsi i lavoratori per non
lasciarli senza un riferimento combattivo. Uscire dai sindacati non offre
alla lunga alcuna possibilità di alternativa, dal momento che gli stessi
fenomeni da cui si è fuggiti tendono a ripresentarsi nei nuovi sindacati.
La storia sindacale in Irlanda è piena di questi esempi. La ITGWU [1] e
la FWUI [2] (che si sono unificati per formare la SIPTU [3]) ed il
National Bus and Railworkers' Union, per fare i nomi di alcuni sindacati
importanti, sono tutti nati come scissioni da "sinistra". Ora, sebbene ci
dichiariamo contrari alle scissioni sindacali, salvo in casi del tutto
eccezionali, recentemente siamo giunti a ritenere fondato il diritto dei
lavoratori di scegliere il loro destino in autonomia.


5. SINDACALISMO RIVOLUZIONARIO

5.1 Il sindacalismo rivoluzionario e specialmente l'anarco-sindacalismo,
è stata una corrente importante in molti paesi, specialmente nell'Europa
Meridionale e nell'America Latina. L'idea di base è quella di organizzare
tutti i lavoratori dentro "un solo grande sindacato", in cui il controllo
sia nelle mani degli iscritti in opposizione a qualsiasi tentativo di
creare una burocrazia di funzionari irrevocabili. A differenza degli
altri sindacati, la convinzione è che il sindacato possa servire non solo
a ottenere miglioramenti dai padroni ma anche a rovesciare il sistema
capitalistico. Si sostiene che se la maggioranza dei lavoratori non è
rivoluzionaria è perché vengono costretti in sindacati le cui strutture
sviliscono il ruolo degli organismi sindacali di base. L'alternativa è
quindi organizzare tutti i lavoratori nel "one big union" in preparazione
dello sciopero generale rivoluzionario. Il problema più grosso pare stia
più nelle strutture dei sindacati esistenti piuttosto che nelle ideologie
che legano i lavoratori ad una visione autoritaria e capitalistica delle
cose.

5.2 Il sindacalismo rivoluzionario non costruisce un'organizzazione
politica rivoluzionaria. Ma crea sindacati su base industriale. Il
sindacalismo rivoluzionario è a-politico, nel senso che ciò che è
necessario perché i lavoratori facciano la rivoluzione è autogestire la
terra e le fabbriche. Dopo di che, lo Stato e tutte le altre istituzioni
delle classi dominanti crolleranno. Il sindacalismo rivoluzionario non
prevede che la classe operaia debba prendere il potere politico. Anzi,
tutto il potere deve essere immediatamente abolito il primo giorno della
rivoluzione.

5.3 Il sindacalismo rivoluzionario organizza sindacalmente tutti i
lavoratori indipendentemente dalle loro idee politiche. Nel corso della
storia i lavoratori hanno aderito al sindacalismo rivoluzionario non
perché fossero anarchici, ma perché era l'organizzazione di massa più
conflittuale che otteneva i migliori risultati. In virtù di questo vi
sono sempre state le tendenze riformiste.

5.4 Il sindacalismo rivoluzionario sostiene correttamente la centralità
dell'organizzazione operaia nei luoghi di lavoro. Vanno respinte le
critiche che vogliono questa posizione incapace di organizzare i
lavoratori fuori dal luogo di lavoro. Nel caso dell'anarco-sindacalismo
spagnolo è chiaro che esso riuscì ad organizzare l'intera classe operaia
come si ricava dall'esistenza di strutture come la Federazione Iberica
della Gioventù Libertaria, le Mujeres Libres, gli organismi di quartiere.

5.5 I limiti del sindacalismo rivoluzionario stanno nella sua concezione
su ciò che lega i lavoratori al capitalismo e su ciò che è necessario per
fare la rivoluzione. La Spagna del 1936-37 rappresenta il punto più alto
dell'anarco-sindacalismo. Ma a causa del suo a-politicismo non fu in
grado di sviluppare un programma per il potere dei lavoratori, non fu in
grado di gestire la battaglia politica contro altre correnti esistenti
nel movimento operaio (come i riformisti e gli stalinisti), non fu in
grado di dare un indirizzo alla classe intera per il raggiungimento del
completo potere dei lavoratori.
Invece si fecero coinvolgere nel sostegno al governo del Fronte Popolare,
con la conseguenza di restare muti e complici quando lo Stato
Repubblicano attaccò le collettività e le milizie. La minoranza nella
CNT, organizzata intorno agli Amici di Durruti, venne espulsa quando
diramò un proclama che chiamava i lavoratori alla presa del potere,
escludendo qualsiasi condivisione con i padroni e con i partiti
autoritari.

5.6 La CNT spagnola era convinta che una volta che i lavoratori avessero
preso il controllo dei mezzi di produzione e della distribuzione, sarebbe
avvenuta la "liquidazione dello Stato borghese per asfissia". La storia
ci ha insegnato una realtà ben diversa: in una situazione di potere duale
si rende necessario l'abbattimento dello Stato.

5.7 A questa posizione si opponevano gli Amici di Durruti, per i quali
era chiaro che "per sconfiggere Franco era necessario abbattere la
borghesia ed i suoi alleati stalinisti e socialisti perché lo Stato
capitalista deve essere distrutto completamente per essere sostituito dal
potere degli organismi di massa dei lavoratori, per cui l'anarchismo
a-politico aveva fallito". La confusione politica all'interno della
dirigenza della CNT era tale che definirono come un "male" l'idea che i
lavoratori potessero prendere il potere perché avrebbe portato ad una
"dittatura anarchica".

5.8 L'AIT ed altre organizzazioni sindacaliste rivoluzionarie ritennero
che la CNT non aveva commesso un errore nel "posporre" la rivoluzione
all'ingresso nel governo. Hanno avallato l'episodio come una scelta
dovuta alle "eccezionali condizioni" in cui si era verificato e che "non
si sarebbe mai più ripetuta". Il punto è che avendo negato che si era
trattato di un errore di proporzioni storiche, è destino che esso si
ripeta (qualora si verificassero le condizioni).

5.9 Riconosciamo ai sindacati rivoluzionari, laddove esistono, un ruolo
molto più progressista di qualsiasi altro sindacato. Ma l'organizzazione
comunista-anarchica organizzerà i suoi militanti ovunque i lavoratori
siano organizzati. Noi non liquideremo la nostra organizzazione specifica
e la nostra politica specifica nell'apoliticismo del sindacalismo
rivoluzionario.

5.10 Al tempo stesso riconosciamo che le strutture sindacali da noi
sostenute sono essenzialmente le stesse previste dal sindacalismo
rivoluzionario, il quale, nel contesto degli organismi sindacali,
costituisce un esempio contemporaneamente storico ed attuale di come
certi metodi di organizzazione operaia non solo funzionano ma portano
anche a dei risultati.


6. PARTITI POLITICI E SINDACATI

6.1 In Irlanda come in molti altri paesi esistono legami formali tra i
partiti politici (socialdemocratici, nazionalisti o liberali che siano)
ed i sindacati. Il più grande sindacato irlandese è affiliato al Partito
Laburista irlandese, il quale ben lungi dall'essere la "voce politica" o
lo "strumento" dei lavoratori, cerca di moderare la loro politica; anche
quando accade che i lavoratori abbiano favorevoli rapporti di forza nella
società, scendono in campo i burocrati sindacali dicendo che fuori dai
luoghi di lavoro "ci pensa il Partito Laburista". Così l'iscrizione
politica al partito vuol dire mettere le lotte politiche dei lavoratori
sotto il controllo di "rappresentanti" professionisti della politica.
Tutto ciò incrementa la passività nella gente.

6.2 In Irlanda poi il Partito Laburista non trova nemmeno molto appoggio
elettorale dalla maggior parte dei sindacalisti. Propriamente parlando
non è il partito dei sindacati, bensì il partito della burocrazia
sindacale, ma cerca di indebolire persino questo legame.

6.3 Non possiamo che vedere con favore lo sganciamento dei sindacati dal
Partito Laburista. Invece, cerchiamo di mobilitare la forza dei sindacati
per iniziative su temi politici. Per fare questo occorre innanzitutto
portare le questioni politiche a livello di categorie e di sezioni locali
perché sostengano manifestazioni specifiche, perché vengano votate
mozioni su temi come la lotta al razzismo o la solidarietà ad altri
lavoratori in lotta. Ogni risoluzione dovrebbe sfociare in un'azione
dimostrativa, non importa quanto minima possa essere in una fase
iniziale.


7. IL RUOLO DEL WSM NEI SINDACATI

7.1 Il nostro obiettivo nei sindacati è quello di spingere i lavoratori
ad assumere direttamente la lotta contro i padroni, contro l'interferenza
dello Stato e contro la burocrazia sindacale. Il luogo privilegiato della
nostra azione sindacale è il luogo di lavoro.

7.2 Siamo favorevoli alla piena sindacalizzazione e tutti i militanti del
WSM sono iscritti ai sindacati di categoria. Quando capita di trovare
lavoro in un posto non sindacalizzato, è nostro compito aprire le
iscrizioni al sindacato di riferimento. Può rendersi necessario, per un
certo periodo di tempo, che il militante WSM mantenga segreta la sua
iscrizione al sindacato e quindi sia in "sonno", poiché il processo di
sindacalizzazione di un posto dove il sindacato era assente è alquanto
vario e complesso. In certi casi un'immediata spinta organizzativa può
sindacalizzare tutti i lavoratori, in altri casi occorre partire da una
questione specifica per iniziare a rendere i lavoratori ricettivi verso
la sindacalizzazione, in altri si tratta di un lavoro lento e paziente
teso a convincere magari uno o due lavoratori. I militanti del WSM sono
nella condizione migliore per decidere quale strategia usare nel loro
particolare lavoro.

7.3 Nessun militante WSM accetterà incarichi sindacali che non siano
frutto di una elezione e che comportino qualche forma di potere sugli
iscritti al sindacato.

7.4 I militanti WSM eletti dai lavoratori nel luogo di lavoro si
considerano come "delegati" e non come "rappresentanti" che magari
agiscono al di sopra degli iscritti.

7.5 Qualora si presentassero come candidati nelle elezioni nei luoghi di
lavoro, i nostri militanti dovranno rendere chiaro a tutti che non
accettano le strutture esistenti. Il nostro compito è farne strutture che
rendano conto del loro operato e che diano informazioni ai lavoratori.

7.6 I punti seguenti costituiscono una guida per la nostra attività
sindacale quotidiana e sono legati al nostro scopo anarchico tramite la
metodologia che vi sta dietro.

7.6.1 SALARI
(a) Opposizione alla contrattazione salariale centralizzata. Difesa della
libera contrattazione collettiva.
(b) Incoraggiare vertenze ed azioni unitarie tra i sindacati e le
categorie. (c) Per aumenti salariali preferibilmente in percentuale sulla
base salariale senza code contrattuali.
(d) Opposizione alla pratica della concertazione, la quale non solo
riduce i salari ma riduce anche la partecipazione attiva degli iscritti
alla vita sindacale mentre promuove la menzogna che vi possa essere un
comune interesse tra lavoratori, padroni e governo
(e) Per un salario minimo nazionale che dovrà essere fissato come
percentuale del salario medio industriale nazionale.

7.6.2. DISOCCUPAZIONE
(a) A causa delle crisi cicliche del capitalismo, la disoccupazione di
massa resta una minaccia costante che non può essere sradicata finché
esiste il capitalismo. Possiamo comunque lottare contro la pretesa dei
padroni di far pagare ai lavoratori il costo delle crisi capitalistiche.
(b) Opposizione a tutte le riduzioni di forza-lavoro tramite scioperi ed
occupazioni sviluppando la più grande solidarietà possibile da parte di
tutto il movimento sindacale.
(c) Ad ogni eventuale chiusura di posti di lavoro opporre la richiesta di
mantenere l'occupazione senza riduzione di salario o di diritti
sindacali, senza preoccuparci se subentrerà un nuovo proprietario o se vi
sarà una nazionalizzazione.
(d) La nazionalizzazione non è una panacea e lo Stato imprenditore non ci
avvicina di un solo passo al socialismo.
(e) Opposizione a tutti gli accordi sulla produttività che comportino
perdita di posti di lavoro.
(f) Opposizione alla "riduzione naturale" di posti di lavoro tramite i
pensionamenti anticipati.
(g) Pieno diritto di iscrizione ai sindacati per i disoccupati, perché
nascano organismi dei disoccupati all'interno delle confederazioni
sindacali. (h) Dove è possibile, dovrebbero nascere organizzazioni dei
lavoratori disoccupati che tengano stretti contatti con i lavoratori
occupati aiutandoli durante i picchetti e nel costruire legami con i
sindacati. Dovrebbero anche stringere rapporti con le associazioni degli
inquilini e di quartiere. Se da una parte le organizzazioni dei
disoccupati svolgono una funzione importante nel richiedere l'erogazione
di servizi sociali, dall'altra è necessario che ci sia un combattivo
movimento dei disoccupati che porti avanti una lotta politica per il
lavoro, per l'accesso ai servizi sociali, ecc.
(i) Sostegno sindacale alle richieste dei disoccupati, tramite servizi
solidali e l'opposizione al taglio delle utenze.
(j) Fare pressione sullo Stato perché intervenga finanziariamente nel
sistema industriale a sostegno sia dell'occupazione nelle grandi aziende
che del lavoro socialmente utile. Per un programma di lavori pubblici a
salario non inferiore a quello sindacale. Per un dirompente programma di
edilizia pubblica che impieghi direttamente manodopera assunta dalle
amministrazioni locali. (k) Per una sindacalizzazione dei lavoratori
costretti a lavorare nei progetti statali per la formazione-lavoro, per
il rispetto dei salari minimi su base sindacale nei lavori previsti da
questi progetti statali.
(l) Respingere l'idea che i disoccupati devono ringraziare per qualsiasi
lavoro gli venga offerto; noi chiediamo che siano lavori dignitosi, ben
pagati e socialmente utili.

7.6.3 INTERFERENZA DELLO STATO

(a) Opposizione a tutte le leggi che limitano il diritto di sciopero, a
tutte le leggi che interferiscono con l'autonomia dei sindacati.
Opposizione alle aggressioni contro i sindacati. Per l'abrogazione dei
provvedimenti anti-sindacali dalla Legge sulle Relazioni Industriali.
(b) Opposizione ai progetti di "direzione e partecipazione dei
lavoratori" nelle industrie. Non è altro che un trucco per negare la
realtà del dominio di classe dei padroni, così come sono i progetti per
il shareholding. Gli interessi dei lavoratori sono ovviamente opposti
agli interessi dei padroni. (c) Laddove è possibile invitiamo i
lavoratori a non ricorrere alla Magistratura del Lavoro o ad altre
istituzioni ritenute "imparziali". E' preferibile l'azione sindacale
basata sulla solidarietà.
(d) Chiediamo il ritiro dei rappresentanti dell'ICTU [4] dalla
Employer-Labour Conference [5], dalla N.I. Police Authority [6], dagli
organismi statali e parastatali. Siamo contrari ad ogni partecipazione
dei sindacati in organismi che cercano di distruggere l'indipendenza
delle organizzazioni sindacali coinvolgendole nel modello della "social
partnership".
(e) Siamo contrari agli "accordi amorosi" negoziati da alcuni sindacati
con l'Industrial Development Board/Enterprise Ireland [7], i quali
concedono i diritti sindacali ad un singolo sindacato senza l'accordo dei
lavoratori. Sosteniamo il diritto dei lavoratori a potersi scegliere il
sindacato che vogliono.

7.6.4 UGUAGLIANZA

(a) Incoraggiare le donne, i giovani e i migranti a partecipare
integralmente nei sindacati.
(b) Siamo contrari alle quote di posti per le donne negli organismi
sindacali. Si tratta di una concezione antidemocratica e simbolica. La
vera alternativa è che i sindacati facciano propri i temi delle donne sul
serio.
(c) Uguali diritti e benefici per tutti i lavoratori senza distinzione di
sesso, età o di impiego a tempo pieno o part-time.
(d) Per un congedo retribuito di 6 mesi per maternità o paternità. (e)
Opposizione all'uso del congedo per maternità come disincentivo a pagare
i benefici relativi.
(f) Servizi di cura dei minori a spese del sindacato per permettere alle
donne di partecipare attivamente alla vita sindacale.
(g) Difesa del diritto delle donne al lavoro tramite provvedimenti di
assistenza ai minori a spese dei padroni e sotto la supervisione dei
lavoratori.
(h) Per il tempo di lavoro flessibile a richiesta dei lavoratori con
figli (i) Chi i sindacati si impegnino a sostenere il diritto della donna
a controllare la propria fertilità, compreso il diritto di servirsi
dell'aborto, tramite sostegno morale e materiale a campagne per garantire
questo diritto.

7.6.5 DEMOCRAZIA SINDACALE

(a) Ci battiamo per un mutamento del ruolo dei funzionari a tempo pieno e
non per cambiare gli individui che hanno questo incarico. E' il loro
potere decisionale che deve essere rimosso e restituito alla base del
sindacato. I funzionari dovrebbero essere eletti e retribuiti in base
alla media salariale dei lavoratori che rappresentano. Dovrebbero restare
in carica per un periodo non superiore a 5 anni, dopo di che dovrebbero
tornare al loro posto di lavoro normale, che il sindacato si sarà
preoccupato di far conservare perché questa prassi sia realistica.
(b) Tutti i funzionari devono essere soggetti a revoca e sono tenuti a
rispondere al mandato ricevuto.
(c) Siamo totalmente contrari al picchetto "two-tier" dell'ICTU [8]. (d)
Per riunioni sindacali regolari sia a livello di sezione che di luogo di
lavoro, possibilmente in orario di lavoro.
(e) Per l'elezione diretta di tutti i delegati sindacali a livello locale
e nazionale, revocabili e soggetti a mandato.
(f) Tutti gli scioperi sono indetti automaticamente a condizione che non
siano in contraddizione con i principi del sindacato.
(g) Sostegno a tutte le vertenze, ufficiali o informali, per aumenti
salariali, migliori condizioni, posti di lavoro, diritti sindacali o
qualsiasi altro tema legato agli interessi di classe.
(h) Pubblicazione dei verbali di tutte le riunioni sindacali.
(i) Qualora dei rivoluzionari ottengano il mandato di base per essere
eletti membri degli organismi nazionali di sindacati, grandi o piccoli,
tale mandato deve andare oltre la semplice elezione del candidato. Esso
deve essere usato per cambiare radicalmente la struttura del sindacato in
modo che il potere torni alla base ed i funzionari perdano ogni potere
decisionale per diventare semplici amministratori ed utili risorse per il
sindacato.

8. IL MOVIMENTO DI BASE

8.1 Il movimento di base è quel movimento che all'interno del sindacato
raccoglie gli attivisti più combattivi che si prepara a lottare
indipendentemente dalle burocrazie sindacali e se necessario anche contro
di esse.

8.2 In Irlanda questo movimento è costituito da organismi di delegati di
base, da organismi inter-fabbriche, raggruppamenti di attivisti dentro un
sindacato o una categoria.

8.3 Un movimento simile sorge quando i lavoratori scendono in lotta e
vengono attaccati non solo dai padroni ma anche dai loro dirigenti
sindacali. Esso richiede la forza tale per combattere su entrambi i
fronti e deve tendere a generalizzarsi al massimo chiedendo la
solidarietà necessaria a sfidare sia il padronato che la burocrazia
sindacale.

8.4 Nel caso esso elabori una piattaforma di rivendicazioni sindacali,
dovrebbe essere abbastanza grande da attrarre i lavoratori più attivi ma
senza puntare a particolari opzioni politiche. Le basi sufficienti per
agire sono: a. democrazia sindacale
b. uguaglianza di diritti nel luogo di lavoro e nel sindacato
c. contro le restrizioni salariali
d. lotta per l'occupazione
e. sostegno agli scioperi

8.5 Noi portiamo le nostre posizioni politiche all'interno del movimento
di base e non le nascondiamo. Ma non ci interessa imporle dal momento che
il movimento dovrebbe essere indipendente da qualsiasi organizzazione
politica. Anche se noi cerchiamo di convincere i lavoratori della
necessità
dell'anarchismo, non abbiamo un approccio opportunistico che vada a danno
della crescita del movimento. Mai si dovrebbe fare un fronte che
appartenga all'organizzazione di specifica. Il ruolo di quest'ultima è
solo quello di fornire un punto di riferimento ai lavoratori che si
radicalizzano a sinistra e che vogliono lottare.

8.6 Il movimento di base in genere è il risultato delle lotte, quando i
lavoratori vedono i loro dirigenti sindacali come un impedimento alle
lotte stesse. Non si crea un movimento di base solo perché lo vogliono
alcuni individui. Nel frattempo, può essere utile costruire reti di
solidarietà per collegare i lavoratori sulla base di una piattaforma
minima in cui poter discutere i temi della democrazia e le strategie per
il futuro. Noi cerchiamo di costruire reti di solidarietà dove è
possibile coordinarsi nella prospettiva di costruire un movimento di base
di attivisti sindacali.


9. SOSTEGNO ALLE VERTENZE OPERAIE

9.1 In linea con il nostro riconoscere la necessità della solidarietà, il
WSM, nell'ambito delle proprie risorse, offre sostegno ai lavoratori in
vertenza. Con ciò non intendiamo "fornire un servizio", bensì
incoraggiare
l'auto-organizzazione dei lavoratori. Li spingiamo a fare pressioni sul
sindacato per ricevere sostegno materiale. Solo quando ciò non è
possibile, interveniamo con volantini ed altro. Mettiamo la nostra
organizzazione a loro disposizione in termini di aiuto con la raccolta di
fondi, collette, propaganda, contatti per azioni di solidarietà e di
boicottaggio- ma lo facciamo CON loro e non PER loro.

9.2 Il nostro scopo prioritario in qualsiasi sciopero è vincere. Ma non è
il solo. Noi siamo militanti politici e non solo bravi sindacalisti, per
cui facciamo la nostra politica. Cerchiamo sostegno per la nostra
politica, cerchiamo di fare militanti per la nostra organizzazione.

9.3 Laddove i lavoratori in sciopero cercano di costituire un gruppo di
sostegno allo sciopero, noi facciamo la nostra parte fornendo le nostre
limitate risorse per assicurare la formazione ed il successo di tale
gruppo di supporto. Comunque, all'interno di questo gruppo insisteremo
che siamo sempre i lavoratori ad averne il controllo e lavoreremo perché
gli scioperanti acquistino fiducia nella loro crescente capacità di agire
in nome dei loro interessi. Non appoggeremo un gruppo che voglia fare
attività in sostituzione del sindacato di competenza, perché è nelle
strutture del sindacato che occorre porre la domanda di lotta per e con
gli scioperanti. Noi cercheremo di garantire che questi gruppi di
sostegno non facciano le cose "per" i lavoratori in sciopero, ma invece
diano assistenza e consulenza al fine di aiutare i lavoratori a lottare
autonomamente. Se possibile, alla fine di uno sciopero, invitiamo i
lavoratori a scrivere un articolo o un opuscolo sulla loro esperienza.
Questo materiale potrà servire come "archivio della memoria" e tornare
utile nei prossimi scioperi per le stesse battaglie.

10. ACCORDI BLINDATI

10.1 Quando diciamo che siamo favorevoli ad una sindacalizzazione al 100%
nei luoghi di lavoro vogliamo dire proprio questo. Un sindacato
combattivo otterrà il sostegno della grande maggioranza dei lavoratori.
Ma ci sarà quella piccola minoranza fatta anche di parassiti e crumiri
che rifiuterà di iscriversi. Dal momento che essi beneficiano
automaticamente di ogni conquista sindacale, a loro non dovrebbe essere
permesso di scegliere di stare fuori dalla lotta necessaria. Quando la
maggioranza dei lavoratori decide per un accordo d'azienda blindato, noi
siamo favorevoli. Ma non appoggiamo gli accordi stipulati da un singolo
sindacato sulla testa dei lavoratori. La cosa importante è che ciascuno
stia in un sindacato corretto, non importa quale sindacato sia.

11. I SINDACATI E LA RIVOLUZIONE

11.1 I sindacati non sono e non diventeranno organizzazioni
rivoluzionarie, né nascono per diventarlo. Tuttavia è dall'interno
dell'organizzazione di massa che sorge l'embrione dei consigli operai del
futuro. E' possibile intravederlo ogni volta che i lavoratori creano una
loro organizzazione di base di attivisti (senza la mediazione di un ceto
"onnisciente") per perseguire i loro interessi di classe.

11.2 E' per questo fine che noi spingiamo con tutte le forze per
l'indipendenza dei lavoratori dal controllo delle burocrazie sindacali.

11.3 Il ruolo del WSM all'interno di queste lotte è quello di unificare
le diverse lotte settoriali in una coscienza della lotta complessiva tra
le classi; è quello di agire come "memoria collettiva" per il movimento
(in grado di spiegare le lezioni delle lotte precedenti); è quello di
scalzare dal movimento le politiche riformiste e leniniste; è quello di
spiegare e divulgare la visione comunista-anarchica. Il nostro ruolo è
essenzialmente quello di "guida delle idee", in opposizione al ruolo di
leader di individui elitari.


12. PROSPETTIVE A BREVE TERMINE

12.1 Nei luoghi di lavoro gli imprenditori sono all'offensiva. Essi
vogliono abbassare il costo dei salari, aumentare il potere dei
dirigenti, indebolire l'organizzazione sindacale di base a vantaggio dei
vertici sindacali della burocrazia dell'ICTU e del SIPTU.
Dal 1987 la maggioranza dei sindacalisti si è lasciata ingannare nel
sostenere e partecipare alla concertazione. Ma non bisogna dimenticare
che un terzo dei lavoratori sindacalizzati ha votato contro ogni accordo
concertativo. Anche se la maggior parte di loro non ha un'opposizione di
principio alla concertazione, si tratta comunque di un'indicazione del
fatto che essi avvertono di essere stati ingannati e cercano di ritornare
ad un sindacalismo più aggressivo. Negli anni dal 1987 in poi, il
movimento sindacale di base e conflittuale è andato indebolendosi fino a
diventare quasi insignificante con l'accordo "Sustaining Progress" [9].
Oggi le campagne della base sindacale contro la concertazione sono molto
limitate e se ne sa così poco, e così troppo tardi, al punto che una
lettura benevola che se ne fa si limita a constatare che ci sono non per
ottenere qualcosa o per costruire un movimento, ma solo per "fare
qualcosa". Una lettura più cinica ci dice che esse esistono solo per
stabilire qualche nuovo contatto sindacale utile ai partiti politici più
importanti che stanno dietro di esse.
Tuttavia una fetta significativa di lavoratori ha votato contro ogni
accordo concertativo, dimostrando così la loro insoddisfazione verso i
termini degli accordi. Questa opposizione non ha trovato un punto di
riferimento ed i vari tentativi fatti da sindacalisti di sinistra per
fornirne uno sono falliti anno dopo anno. Occorre una nuova strategia
radicale e prolungata oppure che ci sia una recrudescenza dell'offensiva
padronale sotto i colpi della crisi del capitalismo. I padroni potrebbero
sentirsi così forti da offrire un accordo al ribasso tale da essere
respinto dalla maggioranza del mondo del lavoro con la conseguenza di
andare ad un accordo per condizioni migliori, ma anche in questo caso
sarebbe solo la migliore opportunità capitata negli ultimi anni per
mobilitare un'opposizione contro la concertazione.

12.2 Gli anarchici devono lavorare per sviluppare la più ampia
solidarietà tra i lavoratori in lotta, sia dentro le strutture ufficiali
dei sindacati che fuori. Se non possiamo voltare le spalle a strutture
ufficiali del sindacato come i comitati di sezione, i consigli di
categoria, ecc., dobbiamo anche prendere atto che questi organismi stanno
diventando sempre più distanti dai bisogni dei lavoratori e sono
attualmente incapaci di organizzare qualcosa sul piano dell'azione
solidale.
Per cui è importante che il WSM sappia portare la sua voce per la
democrazia di base e l'azione diretta, in opposizione alla strategia
della "grande sinistra" che vuole conquistare posizioni su cui non è più
possibile poi nessun controllo dal basso degli attivisti.
I compiti principali che abbiamo davanti a noi sono:
* lavorare per massimizzare l'azione di solidarietà con i lavoratori in
lotta * smontare il concetto stesso della concertazione
* lanciare un appello per comitati misti internazionali di delegati di
base di aziende multinazionali; questi comitati di delegati, svincolati
dal controllo delle burocrazie sindacali, possono condurre ad una
situazione in cui i lavoratori possano rifiutare di essere messi gli uni
contro gli altri nel gioco degli interessi nazionali degli impianti.

12.3
12.3.1 I tanti anni di concertazione ed il basso livello delle lotte
hanno devastato il movimento di base degli attivisti nella maggior parte
dei sindacati. Le riunioni di sezione e i Congressi sono poco frequentate
ed i posti nel tessuto sindacale o nei comitati di sezione vengono
semplicemente dati a chi ha voglia di lavorare senza che siano contestati
tra la base. Nel settore privato la sindacalizzazione è drasticamente
diminuita al punto che ci sono molte nuove aziende non-sindacalizzate (i
dati CSO danno la
sindacalizzazione del 2003 ad appena il 20% degli occupati nel settore
privato, e solo il 10% dei sindacalizzati è sotto i 25 anni di età).
12.3.2 Questo vuol dire che pochissimi dei giovani attivisti politici
hanno qualche esperienza di attività sindacale. Incoraggiare la gente a
coinvolgersi nel lavoro sindacale non è più una semplice questione di
andare alle riunioni sindacali, o candidarsi alle rsu anche perché se
fatta in solitudine può risultare essere un'esperienza demoralizzante.
Per cui i giovani lavoratori si trovano oggi in aziende in cui il
sindacato non esiste. Chiedere loro di iscriversi al sindacato può essere
una strategia senza sbocco, quando sentono dire che i sindacati non hanno
mordente oppure che portano avanti vertenze che si risolvono in una
sconfitta o in una vittoria di Pirro.
12.3.3 E' di poco aiuto sapere che in alcuni settori dove vi è una vera
militanza, gli attivisti osservano i leader sindacali marciare
ripetutamente a fianco del movimento di base fino alla cima della collina
allo scopo poi di riportarlo a valle con un compromesso raggiunto
all'ultimo minuto. Quando ci sono le grandi vertenze, esse spesso si
limitano ad un giorno di lotta o al boicottaggio di una singola area di
lavoro. La vera solidarietà viene spesso alienata agli altri lavoratori e
le vertenze si concludono con compromessi melmosi invece che con una
vittoria.
12.3.4 Certo è un'analisi deprimente, un'analisi che gran parte della
sinistra non vuole affrontare. Ci sono esempi positivi di lotte in giro,
ma esse non costituiscono una tendenza. Tuttavia resta il nostro compito
di fare il possibile per costruire un movimento sindacale di lotta sotto
il controllo della base. Per cui:
a) riteniamo urgente la formazione di reti che mettano insieme attivisti
sindacali con lo scopo di discutere, elaborare e mettere a punto
strategie che possano aiutare a condurre lotte vincenti nei propri luoghi
di lavoro, oppure, dove possibile e dove non ci sono già, costruire
sindacati in cui ci sia il controllo della base e delle sezioni
sindacali. Queste reti possono cercare di colmare l'isolamento
individuale degli attivisti quando si trovano spesso ad affrontare le
lotte sindacali nel luogo di lavoro.
b) cercheremo di aprire un processo di realistica valutazione della
situazione attuale discutendo con gli attuali attivisti della sinistra
sindacale, sia per capire la situazione attuale sia per capire quali
strategie siano realistiche nel breve termine.
c) faremo circolare e pubblicheremo ogni notizia positiva che riguardi le
lotte sindacali in Irlanda.
d) se ne avremo la possibilità cercheremo di organizzare delle iniziative
con militanti libertari di sindacati di base di altri paesi per parlare
non solo delle loro lotte ma anche del modo alternativo in cui questi
sindacati si sono organizzati.

Emendato in luglio 2004
WORKERS SOLIDARITY MOVEMENT
http://www.struggle.ws/wsm

Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali
http://www.fdca.it

[ndt:
1. Irish Transport & General Workers' Union
2. Federated Workers' Union of Ireland
3. Services Industrial Professional Technical Union
4. Irish Congress of Trade Unions - la confederazione dei sindacati
irlandesi 5. Congresso degli Industrialisti e i Lavoratori
6. Polizia dell'Irlanda del Nord, costituitasi in seguito all'Accordo di
Belfast al posto della Royal Ulster Constabulary/RUC.
7. Ente statale per lo sviluppo dell'industria, ora pan-irlandese. 8.
Questo sistema, introdotto dall'ICTU negli anni '70, vuole che il
picchetto venga rispettato dai soli membri del sindacato in sciopero.
Lavoratori di altri sindacati o ospiti non devono rispettare il
picchetto. Il sindacato in questione può richiedere dall'ICTU la
concessione di un picchetto "tout court" (raramente ottenuto) che gli
iscritti di tutti i sindacati devono rispettare. 9. Accordo di
concertazione tra il governo e i sindacati, simile al cosiddetto "Patto
per l'Italia".
10. Central Statistics Office]

Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>






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