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(it) Umanità Nova n.40: Terrore di Stato. 12 dicembre 1969 - 12 dicembre 2004: la criminalità del potere

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Sun, 12 Dec 2004 10:33:44 +0100 (CET)


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Manifestare e mobilitarsi per un avvenimento che è ormai storia: che
senso ha? potrebbe obiettare qualcuno. Ma è proprio l'interesse e la
partecipazione delle giovani generazioni, di quanti allora non erano
nemmeno nati, a dare la misura dell'importanza di queste date (il 12 e 15
dicembre) e di questo periodo per la storia sociale italiana. Date che
hanno segnato in modo indelebile intere generazioni tanto da proiettare
su quelle successive il bisogno di capire, di essere presenti, nel
ricordo e nella denuncia, in ideale collegamento con le vittime coscienti
ed incoscienti, della strategia del terrore di Stato. Furono anni quelli
di intensa conflittualità sociale, di messa in discussione dei valori
dominanti, di profonde trasformazioni della vita quotidiana, fatti questi
che attraversarono la vita di centinaia di migliaia di individui con il
loro bisogno di libertà e di giustizia sociale. Individui "giovani,
lavoratori, studenti, donne" che dalla seconda metà degli anni ?60, e per
circa un ventennio, hanno scavato fino alle fondamenta i pilastri
apparentemente immutabili della società italiana. Dopo di allora nulla è
rimasto come prima. Per ridimensionare tutto questo, questa grande ondata
rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale, ci sono volute
l'alleanza di tutto il sistema dei partiti, l'uso di tutti i corpi
militari e repressivi, una modifica radicale del cosiddetto "stato di
diritto" - fino alle carceri speciali, all'isolamento, alla tortura - la
subordinazione della magistratura al potere politico, il supporto di
tutti i mezzi di informazione.

Ci sono volute soprattutto le bombe e le stragi: da P.zza Fontana alla
Stazione di Bologna. Ci sono voluti centinaia tra morti e feriti, 40.000
denunciati, 15.000 incarcerati, 4000 condannati.

Il terrorismo è sempre uso della violenza indiscriminata al fine di
diffondere la paura tra la popolazione al fine di raggiungere dei fini
politici. Oggi esso è presentato come una pratica diffusa, un elemento
del nostro quotidiano: dai kamikaze alle auto-bomba, dai sequestri di
bambini alla barbara eliminazione di ostaggi. Parallelamente alla pratica
del terrorismo si affianca l'uso del terrorismo da parte dei media che,
appiattiti sulle politiche governative, amplificano questo strumento di
morte per sostenerle. Così oggi gruppi armati, clandestini e mascherati,
appaiono come gli unici dispensatori del terrore ed il terrorismo come il
vero nemico da battere. In realtà il terrorismo è semplicemente un mezzo
per ottenere un fine e come tale è sempre stato praticato da soggetti
diversi su scale di varie dimensioni. Metabolizzato e santificato quando
è vincente; esorcizzato e criminalizzato quando è perdente. Denunciare il
terrorismo dei gruppi armati e occultare il terrorismo dell'ordine
statale (dalle carneficine belliche alla barbarie dello schiavismo e del
colonialismo, all'oppressione di classe) è prassi comune per chi detiene
le leve del potere.

La storia degli Stati moderni è strettamente connessa con il terrorismo e
l'uso calcolato del terrore di massa è sempre una conseguenza diretta
della volontà degli Stati di prevalere sia sulle proprie popolazioni che
su altri paesi. La storia di questo secondo dopoguerra italiano non fa
eccezione.

Ricordare oggi la strage di Piazza Fontana "la madre di tutte le stragi"
e l'assassinio avvenuto nei locali della Questura di Milano del
ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli vuol dire non solo compiere una
doverosa commemorazione delle vittime della criminalità del potere e
denunciare la continua manipolazione di un'intera fase storica, ma
soprattutto contribuire a fare chiarezza sui reali dispensatori del
terrore: la memoria di quegli anni, la denuncia della violenza di Stato,
devono essere di sprone per le lotte che ci sono e per quelle che
verranno.

M.V.

da Umanità Nova, numero 40 del 12 dicembre 2004, Anno 84
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