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(it) Israele/Palestina: Il nostro diritto di protestare - prosegue la lotta contro il Muro. Resoconto dell'azione di Budrus del 7/12/04 di un membro degli Anarchici Contro il Muro (en)

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Wed, 8 Dec 2004 15:29:24 +0100 (CET)


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Lo scopo principale di questa protesta era la rivendicazione del nostro
diritto di manifestare. Noi, israeliani, volevamo trasmettere due
messaggi principali: protestare contro la zona chiusa militare che viene
dichiarata ogni volta che manifestiamo, il cui risultato è di spaventare
gli israeliani con la paura dell'arresto. Il secondo messaggio era di
evidenziare le persecuzioni politiche. Attualmente, 2 attivisti
israeliani sono sotto processo per essersi entrati in una zona chiusa
militare durante una manifestazione a Budrus di qualche settimana fa.
Inoltre, Ahmed Awwa, un insegnante alle superiori di 43 anni e padri di 6
figli, è stato arrestato il 21 ottobre a Budrus. D'allora si trova agli
arresti amministrativi senza che alcuna accusa sia stata communicata a
lui o ai suoi rappresentanti legali.

Siamo arrivati al villaggio tra le 9,00 e le 11,00; eravamo circa 60
israeliani e 40 internazionali. Noi israeliani ci siamo divisi in gruppi
di affinità di circa 5-12 componenti ognuno. Il compito dei membri dei
gruppi era di riguardare gli altri dello stesso gruppo. Portavamo tutti
addosso dei cartelli che dicevano "Io sono Ahmed Awwad" in più lingue. La
protesta è iniziata alle 13,00. Ci siamo diretti verso il cantiere con
circa 100 palestinesi fino ad arrivare a circa 30 metri di distanza dalle
ruspe dove si trovavano i militari. Quest'ultimi hanno subito cominciato
a spingerci e malmenarci, lanciando anche i lacrimogeni e granate ad
urto. Poi ci hanno mostrato un ordine di zona militare chiusa, dicendo
che si sarebbero ritirati se noi facessimo la stessa cosa. Gli
israeliani, però, hanno confermato la loro decisione di non ritirarsi,
com'era stata già decisa in precedenza.

I militari hanno cercato di impedirci dal raggiungere le ruspe, ma ci
siamo tenuti per la mano e siamo riusciti ad arrivarci. Quando siamo
arrivati ho visto un'israeliana che era stata ferita alla testa. Ho detto
ad un militare che questa donna aveva bisogna di cure mediche e mi ha
risposto che non era colpa sua se lei fosse venuta e si fosse fatta male.

E' cominciato un lancio fitto di granate ad urto e vari confronti con i
militari vicini alle ruspe. Non c'è stato alcun tentativo di bloccare le
ruspe. Poi ho visto la gente del paese ritirarsi e i militari hanno
cominciato a sparargli addosso dei proiettili di metallo ricoperte di
gomma.

Un rullo compressore si è diretto verso di noi e qualcuno si è messo
seduto davanti. Il conducente non aveva la minima intenzione di fermarsi
finché un soldato non gliel'ha ordinato. Il conducente ha imprecato
contro di noi, con l'unico risultato che più persone ancora sono venuti e
si sono messi seduti con noi. Un soldato ha cercato di tirarmi indietro
con molta forza, ma ho gridato forte e appena mi sono liberata sono
tornata a sedermi davanti al rullo.

Il rullo compressore infine si è girato. A quel punto ho visto che un
gruppo di 7 militari stava arrestando qualcuno del mio gruppo. Ho trovato
gli altri del gruppo e abbiamo accompagnando il nostro compagno mentre lo
portavano in un posto dove c'erano ancora manifestanti israeliani e
militari. Ci siamo seduti e ci hanno detto che eravamo tutti sotto gli
arresti. Altri israeliani ci hanno raggiunto su propria iniziativa e
eravamo in tutto 34 persone. Abbiamo aspettato circa 2 ore, rifiutandoci
di dare il proprio nome (eravamo venuti senza carte d'identità) e
dichiarando tutti di essere Ahmed Awwad. Poi è arrivata la polizia.
Durante tutto questo periodo sentivamo degli spari provvenienti dal
villaggio; abbiamo saputo dopo che i militari sono entrati nel villaggio,
occupando la scuola e tre case e che sparavano contro la gente per
strada. Un ragazzo è stato ferito.

La polizia ha portato un veicolo per portarci via, ma era grande
abbastanza solo per 10 persone. Dicevano di non preoccuparci perché
avevano tanti veicoli a disposizione. Un agente ha riconosciuto uno dei
manifestanti e che voleva portarlo con sé nella sua jeep. Abbiamo pensato
che avrebber portare via solo le facce riconosciute e che forse avrebber
rilasciato gli altri, così abbiamo messo 10 "persone non ricercate" sul
veicolo e sono stati portati via. Dopo ci hanno telefonato per dire che
la polizia li aveva fatto scendere dopo un po', dicendo che non dovevano
essere arrestati. Infatti, abbiamo capito poco dopo le vere intenzioni
della polizia: volevano in particolare 3 uomini e una donna, e ben presto
erano stati identificati. Ci hanno lasciato qualche minuto per
organizzarci. Abbiamo poi detto che non eravamo disposti a lascarli
portare via i nostri compagni senza una lotta. Così, circondati da una
ventina di militari, abbiamo posizionato i 4 "ricercati" in bel mezzo a
noi e la lotta è iniziata. Ci hanno messo circa 5 minuti a prendere i 4.
I militari e i poliziotti se ne sono andati e noi abbiamo camminato fino
al villaggio dove gli altri ci aspettavano. Abbiamo visto qualche
ragazzino che ancora lanciava sassi contro i soldati sulla collina.

I 4 sono stati rilasciati più tardi in serata con la condizione di non
avvicinarsi a Budrus per sette giorni.

Kerem

traduzione di nmcn/ainfos





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