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(it) comitato anarchico di difesa e solidarieta: sull'andamento del processo per i fatti del 7 Giugno 2004 - in piazza Raibetta - a genova

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Tue, 7 Dec 2004 10:24:44 +0100 (CET)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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http://ainfos.ca/index24.html
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Inoltriamo per conoscenza il breve resoconto della seconda
udienza del processo, per i fatti di piazza Raibetta, a
Genova, il 7 giugno scorso, che portarono all'arresto di
due compagn*.
Con l'occasione re-alleghiamo il comunicato emesso dai
compagn* solidali in occasione dell'apertura del processo
il 12 ottobre di quest'anno, per consentire a coloro che
non conoscessero ancora l'episodio di poter maggiormente
comprendere di cosa si tratta.

IL 2 DICEMBRE E' PROSEGUITO IL PROCESSO A ERRICO E PAOLO,
AGGREDITI E ARRESTATI IL 7 GIUGNO 2004 A GENOVA PER AVER
MANIFESTATO IL LORO DISSENSO DURANTE UN RASTRELLAMENTO DI
AMBULANTI ITALIANI E STRANIERI E ACCUSATI DI RESISTENZA,
LESIONI (ENTRAMBE AGGRAVATE) E DANNEGGIAMENTO.

Breve resoconto dell'udienza/intimidazione in aula...

*il potere non si regge sulla violenza, è esso stesso violenza*

L'udienza è stata interamente dedicata alle deposizioni
dei testimoni dell'accusa. Una "sfilata" di poliziotti
dell' "anticrimine" della Questura di Genova (U.P.G. e
S.P., 4a sezione, criminalità diffusa) che, come era
prevedibile hanno recitato il loro copione. Una
sceneggiata che di fronte alle minime richieste di
chiarimenti della difesa appariva in tutte le sue
incongruenze e contraddizioni ma che ha ottenuto lo scopo
che si prefiggeva: distinguere le condotte degli imputati
per permettere l'accanimento giudiziario e attuare così un
ulteriore forma di repressione. A conferma di questa
strategia repressiva e -insieme- intimidatoria i
poliziotti della 4a sezione non hanno perso l'occasione
per procedere al riconoscimento seduta stante di un
compagno presente in aula per solidarizzare.
L'intento di far pagare cara la messa in discussione di un
atto di repressione poliziesca che ha ridicolizzato in
piazza l'operato dei poliziotti si era già concretizzato
con misure di restrizione particolarmente punitive (un
mese di arresti domiciliari, obbligo di firma quotidiano
in caserma per quattro mesi - misure attualmente
revocate). La costituzione in aula di alcuni dei
poliziotti come parte civile, con la conseguente richiesta
di risarcimento per danni mai subiti, si inserisce
perfettamente nel copione scritto e recitato dalla polizia
in questa vicenda.
L'udienza è stata quindi rinviata all'11 marzo 2005.

   Da uno degli imputati, solidalmente il
  Comitato Anarchico di Difesa e Solidarietà

Comitato Anarchico di Difesa e Solidarietà
Piazza Embriaci 5/13 16123 - Genova
Email:anarcos@ghostmail.net
Conto Corrente Postale n°37158185
- intestato a: "Circolo culturale Biblioteca Libertaria
F.Ferrer"
- causale:
= "Pro CADS"[genericamente a favore del Comitato]
= "Pro CADS/detenuti"[Difesa Legale e supporto Diretto]



allegato:

DIRETTAMENTE DAI COMPAGN* IL COMUNICATO IN OCCASIONE
DELL'APERTURA DEL PROCESSO...

IL 12 OTTOBRE È COMINCIATO IL PROCESSO A ERRICO E PAOLO,
ARRESTATI IL 07 GIUGNO A GENOVA DURANTE UN RASTRELLAMENTO
DI AMBULANTI ITALIANI E STRANIERI E TUTTORA SOTTOPOSTI
ALL'OBBLIGO DI PRESENTAZIONE GIORNALIERA IN CASERMA.
L'UDIENZA È STATA RINVIATA AL 2 DICEMBRE.

Piazza, bella piazza...


Il potere non si regge sulla violenza,
è esso stesso violenza.


LUNEDÌ 07 GIUGNO ci stavamo recando in p.za Raibetta a
Genova per un'iniziativa contro la prossima
commercializzazione del Ritalin, uno psicofarmaco per
bambini "troppo vivaci". Arrivati in piazza abbiamo
assistito alla seguente scena: Polizia, Digos, Vigili
urbani e dipendenti Amiu, in gran accordo, provvedevano a
una pulizia della piazza dagli ambulanti che solitamente
vi si ritrovano, distruggendo le loro mercanzie e
accerchiando gli stranieri per il controllo dei documenti.
Istintivamente, insieme ad altri, abbiamo manifestato la
nostra indignazione. Uno sdegno verbale che, tuttavia, ha
creato particolarmente fastidio, o comunque avuto troppa
risonanza nel silenzio circostante, quella zona grigia che
caratterizza l'involontario pubblico delle frequenti
retate poliziesche (specie di quelle a danno degli
stranieri). Dev'essere per questo che, mentre decine di
persone si stavano fermando per "capire" quello che
purtroppo era evidente, Errico è stato immediatamente
aggredito da tre, poi cinque, poliziotti in borghese che
hanno subito tentato di caricarlo in una macchina. Dopo un
disperato ma audace tentativo di sottrarlo all'arresto da
parte di alcuni -tutti colpiti con calci, pugni e
manganellate- è seguita una caccia all'uomo per i vicoli
che ha portato all'arresto anche di Paolo.

Nel tempo passato in questura zelanti ispettori, che tra
una gomma da masticare e l'altra firmavano decreti di
espulsione a vita per gli stranieri senza documenti non
sfuggiti a quella retata, si sono occupati di trasformare
la nostra protesta in crimine. Hanno così preso forma i
reati di "resistenza a pubblico ufficiale", "lesioni"
(entrambe aggravate) e "danneggiamento" (della vettura) e
in serata siamo stati entrambi trasferiti nel carcere di
Marassi (Genova). La vicenda è quindi apparsa su giornali
e media dei giorni successivi brillantemente riassunta nei
titoli che tuonavano di auto distrutte e poliziotti feriti
(!). Un resoconto inverosimile, anche solo dal punto di
vista dell'asimmetrico rapporto di forze, allestito per
giustificare e coprire quello che era avvenuto in piazza e
la criminalizzazione che ne era seguita. Questa arbitraria
e reale trasfigurazione dei fatti ha trovato una diretta
complicità dei diversi giudici e magistrati che di volta
in volta si sono espressi sulla vicenda, comportando per
noi misure particolarmente restrittive anche in relazione
agli stessi reati contestati.

Le motivazioni con cui il G.I.P Elena Daloiso (lo stesso
giudice che ha disposto le custodie cautelari a danno dei
25 accusati di devastazione e saccheggio al G8 di Genova e
firmato l'ordinanza di archiviazione dell'assassinio di
Carlo Giuliani) ha inizialmente confermato l'ordine di
custodia cautelare nei nostri confronti, pur concedendoci
gli arresti domiciliari, ("indole violenta avvalorata da
ideologia politica") e, successivamente, rigettato le
nostre richieste di permesso per motivi di lavoro, si
inseriscono perfettamente in un clima forcaiolo. Di
identico registro anche quelle contenute nell'ordinanza di
scarcerazione e sostituzione con l'obbligo di firma
giornaliero alla P.G., emessa dal Tribunale del Riesame
dopo un mese di detenzione e a tutt'oggi non ancora
revocata: "si ritiene infatti che un forzato e frequente
contatto con la P.G. [polizia e carabinieri], subito dopo
la pur breve detenzione subita, sia un idoneo richiamo al
rispetto delle forze dell'ordine". Il carattere
disciplinare, oltre che punitivo di questi dispositivi
emerge anche dall' "avviso orale" (così viene denominata
dagli organi di polizia una vera e propria intimidazione
sotto forma di ammonimento) che in questi giorni Paolo si
è visto notificare dalla Questura genovese.

Nella loro assoluta discrezionalità questi provvedimenti
possono colpire chiunque, anche in assenza di reati
precisi. In pratica è sufficiente uscire anche di poco
dall'angusto sentiero che definisce la condotta del
"cittadino conforme" per essere esposti alla "messa al
bando" come soggetti socialmente pericolosi e perseguitati
giuridicamente. Questi provvedimenti, infatti, non
costituiscono "l'eccezione o la degenerazione del sistema
democratico" ma la routine delle procedure giuridiche e
poliziesche attraverso le quali si afferma la continuità
dello Stato. Una legalità democratica che, proprio
attraverso gli strumenti del diritto, legalmente
riconosciuti e socialmente accettati, comporta una
"lezione" di galera e repressione nei confronti di chi non
si adegua al conformismo politico, culturale e ideologico
di una società ordinata, sicura e pulita. Insomma di chi
con la libera espressione di idee e comportamenti crea
"disordine".

L' attuale inasprimento delle misure di sicurezza risponde
a un bisogno legalitario diffuso da media, istituzioni e
politici sia di "destra" che di "sinistra". In nome del
cosiddetto "ordine pubblico", la repressione, la censura,
i divieti sono diventati il pane quotidiano di questo
mondo, qualunque sia la forma di governo. Questa
escalation sicuritaria di volta in volta costruita sullo
spettro del nemico interno (il "clandestino", il
"criminale", il "terrorista") rientra in uno di quegli
ambiti in cui è richiesto sospendere ogni capacità
critica. E, come si è visto negli ultimi tempi, non sono
solo le varie anime del "movimento antagonista" ad essere
nel mirino della repressione ma potenzialmente tutta la
società. Che siano autoferrotranvieri in lotta per
condizioni di lavoro migliori, o "cittadini esasperati
dalle nocività industriali", che siano l'equipaggio di una
nave che soccorre profughi alla deriva o i "soliti
anarchici", l'avvertimento è per tutti. Ma in tutti sono
anche le possibilità per non rassegnarsi a essere
complici. Perché di fronte a un'organizzazione sociale che
produce guerre, catastrofi, epidemie, paura, precarietà e
disperazione anche un solo atto di ribellione può essere
contagioso!

Contro ogni gabbia
La solidarietà è un'arma
Due disertori della "zona grigia"
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Da: "comitato anarchico di difesa e solidarieta" <anarcos@ghostmail.net>




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