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(it) Israele-Palestina: Intervista accidentale di un anarchico [versione corretto*] (en)

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Mon, 23 Aug 2004 21:11:41 +0200 (CEST)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
http://www.ainfos.ca/
http://ainfos.ca/index24.html
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Questa intervista è stata fatto tra un attivista britannico dell'ISM e
Raz, un militante degli "Anarchici Contro il Muro" israeliani, durante
una pausa nel corteo dell'ISM lungo il percorso del Muro dell'Apartheid
in Palestina. Le domande sono dell'intervistatore e della redazione di
Freedom [giornale anarchico britannico].

Chiamare gli "Anarchici Contro il Muro" un'organizzazione non sarebbe
preciso nel senso formale, e loro stessi probabilmente preferirebbero non
avere l'etichetta. Il nome è stato assegnato loro dai media
israeliani una volta le loro azione hanno attirato l'attenzione della
stampa. L'intervista ha reso chiaro che loro preferirebbero essere noti
come anarchici, e l'opposizione al muro nasce dall'essere tali. Poco dopo
l'intervista, due di loro, durante un'azione iniziata da loro stessi,
hanno buttato giù due cancelli nel muro, uno dei quali era elettrificato
(non con carica mortale, solo per ammonire). Questa
azione diretta è stata incoraggiata e approvata dalla popolazione
palestinese e ha visto la partecipazione di alcuni palestinesi.
Comunque, serviva a mettere in mostra il ruolo speciale che gli
anarchici israeliani hanno nella lotta non armata. Come cittadini
israeliani, hanno molto più da temere dall'IDF (forze armate
israeliane) e dal sistema giuridico rispetto agli attivisti stranieri, ma
il fatto che sono proprio cittadini israeliani rende ancora più
appassionata la loro lotta.

1) Quant'è grande l'organizzazione e quali sono le sue principali
funzioni?

Raz: Ci sono manifestazioni o azioni uno o due volte a settimana e
normalmente ci siamo in 10-15. Più che un'organizzazione, siamo una rete
di un centinaio di attivisti anarchici che vogliono fare delle azioni
dirette. Per quanto riguardo le funzioni, cambiano insieme ai
palestinesi. Fino a dicembre dello scorso anno, facevamo principalmente
delle azioni dirette contro il muro, tagliando i fili del recinto o
aprendo i cancelli a forza. Ma con tempo abbiamo cambiato, specialmente
dopo due grandi eventi: la fine del campo di pace di Mas'ha, e le
proteste di massa a Budrus. A Budrus, eravamo contenti di partecipare
all'insurrezione popolare - è stata la gente del posto ad invitarci a
prendere parte alle manifestazioni quotidiane che si svolgevano lì, ed è
stato veramente bello veder insorgere tutta la comunità. Da allora,
cerchiamo di mischiare questi due aspetti di lotta e questa marcia può
considerarsi parte di questo tentativo.

2) Come ha reagito lo Stato alla vostra nascita?

Le nostre prime due azioni, a Zubaba e ad Anin, non hanno visto alcun
intervento da parte dello Stato. Invece a Mas'ha, il 26 settembre,
l'esercito ha colpito un anarchico alle gambe con fuoco vivo. Un
attivista è stato arrestato in seguito ad una manifestazione ed è stato
costretto a firmare un impegno di non danneggiare più il muro (nota
dell'intervistatore: questi "impegni" sono molto usati dalle forze di
sicurezza israeliane, essendo uno strumento di propaganda molto utile;
hanno la duplice funzione di far sembrare calmo e ragionevole
l'esercito e il firmatario, sebbene rilasciato senza alcuna accusa sembra
colpevole per associazione). Alcuni attivisti sono stati
interrogati dallo Shabak (i servizi segreti). Ora, durante le
manifestazioni, la polizia cerca sempre di arrestare gli israeliani. Non
credo che ci vorrà molto prima che qualcuno di noi venga condannato a
passare un bel po' di tempo in carcere. Siamo anche sorvegliati, cosa che
solo l'esperienza ti insegna di notare. Lo Shabak ci sta sempre alle
spalle, ci monitorano e ci fermano prima delle azioni: se loro sanno dove
e quando attraverseremo il muro per entrare in Palestina, devono solo
notificare il punto di controllo in anticipo o far fermare la nostra
macchina per bloccare l'azione. Quando il processo sul Muro alla Corte
Internazionale dell'Aia è iniziato il 23 febbraio, ci hanno fermato ben 3
volte mentre andavamo ad una manifestazionhe (pensate anche che ogni
volta abbiamo scelto un percorso diverso!). È finito che abbiamo deciso
di tornare a Tel Aviv e manifestare davanti al Ministero di Guerra, che
si trova in una vasta zona recintato al centro della città. Un gruppo di
persone ha bloccato l'accesso al ministero per qualche tempo e hanno
arrestato 12 persone per questa azione. Ci
troviamo accusati di aver usato violenza
contro la polizia, per aver semplicemente resistito passivamente
all'arresto. A settembre inizierà il processo, ed è probabile che il
sistema giuridico ci fregherà a questo punto.

3) Quanto sostegno trovate in Israele per le vostre attività?

Effettivamente, alcuni ci sostengono, ma non abbiamo alcun sostegno
ufficiale da gruppi - solo da alcune individualità che fanno parte dei
gruppi pacifisti e anche da qualche giornalista. Dopo l'indicente a
Mas'ha quando Gil Na'amati è stato sparato ad entrambi le gambe da un
cecchino dell'esercito, ci sono state alcune grandi manifestazioni a
favore nostro e contro il trattamento dell'IDF nei confronti dei
manifestanti israeliani. In una di queste manifestazioni la strada numero
5 che porta alla colonia di Ariel è stata bloccata per circa 2 ore da
centinai di attivisti da una vasta gamma di gruppi pacifisti israeliani.

A livello internazionale, c'è stato un concerto di beneficienza per noi
ad Amsterdam 2 mesi fa e alcuni mesi fa, due di noi hanno girato
l'Europa dove hanno potuto pubblicizzare la campagna e raccogliere fondi.

4) Queste visite sono state all'interno del movimento anarchico in quei
paesi dove siete stati?

No, non è stato esplicitamente un giro anarchico. L'idea era di
raccontare alla gente la realtà sul muro e sull'occupazione.

5) Secondo voi, come si svilupperà la situazione?

Continueranno le confische di terra, e il muro verrà esteso. Non credo
che la situazione possa migliorare. Sembra che la resistenza in Israele
alla rimozione delle colonie (specialmente all'interno del governo)
risulterà nella continuazione della costruzione del muro in quei luoghi
dove attualmente si progetta il percorso, ossia ben al di là della "Linea
verde" (ossia dalla parte palestinese, per chi pensa a
"parti"...). Non mi fraintendete... noi non vogliamo per niente il muro -
né oltre la Linea verde né lungo la Linea verde. Per quanto riguarda la
situazione generale, non ci potrà essere pace mentre esistono le colonie.

6) Avete preso in considerazione la possibilità di manifestare presso le
colonie?

No. È probabile che le forze di sicurezza dei coloni ci sparerebbero.
Comunque, a che cosa servirebbe? I coloni certamente non ci darebbero
retta. Queste persone credono che fanno la volontà di dio! In
confronto, l'esercito sembra quasi buono.

7) Quali sono le vostre intenzioni per il futuro? In quale direzione
pensate di muovervi?

Dipende dai palestinesi. In fondo, seguiamo le loro iniziative dal
momento che saranno più loro che soffriranno a causa dell'occupazione.
Partecipiamo alle loro iniziative, ma cerchiamo di essere coinvolti
nell'organizzazione e nelle decisioni.

8) Pensate di poter aumentare le vostre dimensioni?

Non molto. Abbiamo riunito gli anarchici che vogliono agire
direttamente. Non credo che abbiamo convertito nessuno!

9) Questa risposta porta alla prossima domanda: per te personalmente, che
cosa ti interessava principalmente, l'opposizione all'occupazione o
l'anarchismo?

L'opposizione all'occupazione.

10) Secondo te, è naturale che gli anarchici sostengono questa lotta e la
vostra partecipazione nella lotta? Faccio la parte dell'avvocato del
diavolo, ma non si tratta di una lotta di liberazione nazionale, con
tanto di dominanza religiosa e nazionalistica?

Io mi aspetto che gli anarchici sostengano questa lotta. Non è una lotta
per la liberazione nazionale: è una lotta per i diritti umani. Beh, è una
specie di lotta per la liberazione nazionale ma è
soprattutto una lotta per i diritti umani per la libertà e
l'uguaglianza ed è questo ciò che mi importa principalmente.

11) La risposta è esatta! Allora, vuoi invitare gli anarchici di altri
paesi a venire qui per aiutarvi?

Certo. Non lo facciamo molto, ma abbiamo case e posti dove potete
stare. È una cosa che ci piaccerebbe.

12) Avete qualche messaggio per il movimento anarchico internazionale?
Naturalmente, tutti leggono Freedom!

Chi vede questa lotta come parte integrale delle loro lotte è il
benvenuto qui da noi. Vogliamo aumentare i contatti con altre
organizzazioni a livello internazionale.

Poi, un'altra cosa un po' così... ma servono sempre i soldi. Abbiamo un
sito web, anche se non mi ricordo l'url ma è linkato da
www.onestruggle.org il sito anarchico degli animalisti israeliani.
Probabilmente la cosa migliore sarebbe di scrivere alla mia mail,
barvazduck@yahoo.com , per qualsiasi cosa, non solo per mandarci
denaro.

13) Un'ultima domanda, allora. Ci sono anarchici tra i palestinesi?

Sembrerebbe di sì! Qualcuno ha detto di aver conosciuto degli anarchici
palestinesi a Nablus, al campo rifiugiati di Balata. Poi ci sono delle
persone con cui lavoriamo che sono anarchici in segreto e non lo
vogliano ammettere! Dovresti chiedere a loro!


Così abbiamo terminato l'intervista. Devo ammettere che, trascrivendo
l'intervista, non ho citato parola per parola tutto quello che il
compagno mi ha detto e me ne vergogno moltissimo. Parlava un inglese
perfetto, ma non ho potuto scrivere tutto, solo degli appunti e dopo mi
sono affidato alla memoria per completare l'articolo. Detto questo,
l'informazione nell'intervista dovrebbe essere precisa.

Traduzione a cura dell'Ufficio Relazioni Internazionali FdCA


* Questa versione dell'intervista e' la traduzione della versione
corretta da Raz stesso, che corregge certi errori dell'originale.

Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <internazionale@fdca.it>





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