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(it) FdCA: Fiat Melfi - profitti e repressione, capitalismo e stato, a braccetto come sempre

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Mon, 26 Apr 2004 19:00:08 +0200 (CEST)


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Ancora una volta il capitalismo, nelle vesti della FIAT, è ricorso alla
violenza istituzionale dello Stato per salvaguardare i propri interessi,
appena minacciati dalle lotte dei lavoratori dello
stabilimento di Melfi e dalla solidarietà di migliaia di altri
lavoratori in Basilicata ed in altri stabilimenti FIAT. Ancora una volta
la repressione dello Stato è scattata a tutela del dominio di classe del
capitale sui lavoratori-merce.
A Melfi era in corso, dopo 10 anni di subordinazione assoluta, un
risveglio della coscienza e del protagonismo di classe dei lavoratori
fondato su 4 precise questioni: il salario, la turnazione, i carichi di
lavoro, la disciplina.

A Melfi la maggiorazione oraria della paga oraria per gli straordinari è
del 45%, in tutti gli altri stabilimenti FIAT è del 60,4%.

A Melfi si lavora per 18 turni la settimana, 3 al giorno di 8 ore
ciascuno di cui 7,15 lavorate, 30 minuti per la mensa, 15 di riduzione;
si monta alle 6, alle 14, alle 22.

A Melfi si lavora due settimane per 6 giorni di fila, la terza
settimana per 3 giorni. Nelle 2 settimane consecutive il turno è sempre
lo stesso, chi monta alle 22 si fa metà mese sempre di notte, uomini e
donne. Centinaia i lavoratori vittima di incidenti d’auto nel ritorno a
casa.

A Melfi vige un regolamento dei tempi di lavoro, il tmc2, che è pensato
per ritmi massacranti.

A Melfi le obiezioni o le proposte dei lavoratori non vengono
ascoltate, alla faccia della tanto sbandierata fabbrica basata sulla
collaborazione di tutti.

A Melfi vengono comminati migliaia di provvedimenti disciplinari
all’anno a carico dei lavoratori.

Le solite armi del dominio del capitale in fabbrica, oggi in piena
globalizzazione, come una volta 150 anni fa.

Contro tutto questo stanno lottando i 5000 lavoratori dello
stabilimento di Melfi più i 3300 dell’indotto, con l’appoggio di alcuni
sindacati di categoria come la FIOM-Cgil e lo SLAI-cobas e con la
determinazione che una vera contrattazione costringa l’azienda a
rivedere le regole imposte 10 anni fa, grazie al ricatto occupazionale in
una regione come la Lucania.

Ancora una volta l’intervento repressivo dello Stato conferma la deriva
autoritaria che porta alla limitazione del diritto di sciopero, alla
criminalizzazione delle lotte sindacali auto-organizzate,
all’intimidazione tramite provvedimenti punitivi, come le sanzioni
comminate ai ferrotranvieri per aver violato la legge
antisciopero146/90.

Ancora una volta le scelte di alcune sigle sindacali confermano
l’obiettivo di dividere i lavoratori, di impedirne l’unità e la piena
titolarità sulle lotte e la contrattazione.

Ancora una volta si firmano accordi contro le indicazioni delle lotte dei
lavoratori.

Ma una nuova soggettività di classe si sta manifestando, ferrotranvieri
anziani con i giovani a contratto a tempo determinato insieme nei
trasporti, i 5000 addetti con i 750 lavoratori in outsourcing insieme
alla Sata di Melfi, la solidarietà negli altri impianti e stabilimenti.

Alla capacità di lotta e di auto-organizzazione dei lavoratori vada il
sostegno di tutto il sindacalismo conflittuale e di tutti i lavoratori,
perché il lavoro non diventi merce e schiavitù.

Contro lo sfruttamento, contro la repressione, auto-organizzazione ed
unità dei lavoratori.



FEDERAZIONE dei COMUNISTI ANARCHICI
(commissione sindacale nazionale)


http://www.fdca.it


Da: FdCA <fdca@fdca.it>




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