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(it) Comunismo Libertario No.58: Editoriale

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Fri, 23 Apr 2004 16:12:36 +0200 (CEST)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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La strage di Madrid sta a dimostrare che la strada della guerra
permanente ci vede tutti coinvolti. LA GUERRA E’ LA VOSTRA I MORTI
NOSTRI. Lo slogan che ha mobilitato gli spagnoli chiarisce contro chi è
diretta la guerra, ma indica anche la consapevolezza crescente nei
lavoratori, negli individui e nella quotidianità il concreto rischio di
diventare obiettivi/vittime. Le guerre e le ragioni delle guerre, sono
alla base mosse dalla necessità di ridisegnare percorsi e territori,
strategie di comando planetarie a cui i più si sentono estranei. Il
pacifismo e il rifiuto della guerra, quale tendenza economica del
liberismo, è una consapevolezza presente nel movimento e nella società
civile. Viviamo in una economia che produce la guerra e per farla si
militarizza sempre più la società, si aumenta il dominio del capitale sul
lavoro, si affina il controllo sociale e la repressione .

L’opposizione diventa sempre crescente.

Nel caso italiano, nazione in guerra, il sistema dei media
completamente asservito, oscura la grande manifestazione del 20 a Roma
contro l’invasione e l’occupazione dell’Irak, e per l’immediato ritiro
delle truppe italiane, dando spazio alle convulsioni isteriche della
sinistra-liberista/di governo in cerca di spettacolarità. Il
protagonista segretario dei D.S. veste i panni del novello S.
Sebastiano, in quanto aspetta per ore il momento opportuno per entrare
nel corteo multiforme e poliedrico . Lascia passare suore e preti,
rifondazione comunista, arci, lillipuziani e nonviolenti, cgil e
cattolici per optare per l’ala dei centri sociali e degli antagonisti.
Indubbio il risultato: la presenza di Fassino crea contestazione,
nonostante la protezione di una coriacea e attempata centuria
"macedone" e l’inevitabile esclusione dal corteo per indegnità
belligerante. Situazione che permette una ampia risonanza sui media
televisivi e cartacei che annulla un corteo di più di un milione di
partecipanti, e permette un maldestro tentativo di richiamare la
propria base sociale e elettorale ad un ricompattamento attorno ai
vertici, per evitare dispersioni elettorali alle prossime regionali ed
europee. I segnali dalla Spagna e dalla Francia sono molto chiari e
consistono nel panorama italiano nei primi indizi della prossima
rimonta dell’Ulivo, ma è un processo tutto da definire nei termini
percentuali specialmente quando non è scontato che il triciclo sia una
scelta opportuna. Chi era a quella manifestazione si è reso ben conto del
distacco netto tra le molteplici caratteristiche del movimento e il
grigiore autoreferenziale di un ceto politico il cui unico vero
obbiettivo è la tenace salvaguardia di se stesso. La disuguaglianza
sociale sempre più marcata è l’altra faccia della fase liberista. Il
drastico calo della ricchezza prodotta destinato ai salari e agli
stipendi, uno scarto del 10%, che si sta manifestando dagli accordi del
92/93 per la politica dei redditi, ha creato una situazione
intollerabile per i redditi da lavoro. Il decentramento delle attività
produttive nell’Europa dell’est e la commercializzazione di prodotti
dell’Estremo oriente innestano una deindustrializzazione che marcia a
tappe forzate ed inevitabili da cui consegue la chiusura di aziende,
anche con insediamenti decennali e ciò costringe gli operai a dure
mobilitazione per conservare il proprio posto di lavoro e... lo
sfruttamento. Questa tendenza è accentuata dalla predominanza
finanziaria dell’economia contribuisce ad accentuare la deficienza dei
servizi (banche, brokers, assicurazioni) nazionali, e lo spostamento in
lidi finanziari collaudati e lontani della ricerca di interessi
monetari. L’Italia si avvia ad assumere il ruolo di periferia della
metropoli capitalistica, e la risposta governativa a questa tendenza si
concreta nel tentativo elettoralistico di ridurre le tasse ai ricchi e
diminuire le ferie ai lavoratori. Certo un ceto politico di questa
levatura è un grosso aiuto alla ripresa della lotta di classe poiché
riesce con le sue scelte politiche/economiche , a coagulare fronti ampi
di mobilitazione. Scuola, ricerca, pensioni, droghe, immigrazione sono
"riforme"che aprono immediatamente nuovi fronti di opposizione alla linea
del governo. L’azione dell’esecutivo, nel tentativo di
ridimensionare la validità dell’art.18, è riuscita a produrre una
sterzata "movimentista" nella Cgil e una stagione di ampie e
partecipate mobilitazioni politiche/sociali, che hanno segnato uno
spostamento nei rapporti di forza tra le classi tale da ridimensionare
ogni tentativo di attacco frontale. Tutto ciò nonostante gli errori di un
referendum, e la sua sconfitta seguente che, per fortuna, pare abbia
avuto effetti sociali contenuti: ma un effetto lo ha prodotto spostando
l’interesse di rifondazione comunista nelle dissertazioni sul
partito-movimento (povera Rosa Luxemburg) e sulla non-violenza
ghandiana. Tutto ciò è forse preludio per una rifondazione non
comunista e nemmeno socialista, semplicemente democratica e
sicuramente... ministeriale. La riduzione dei diritti procede, ed è ormai
giunta ad una fase più avanzata con i decreti attuativi della legge 30,
(la legge Biagi), con l’attacco ai livelli minimi di
solidarietà che si prefigura nel ridimensionamento o l’eliminazione del
contratto nazionale di lavoro, con lo smantellamento dello stato
sociale’ che sta portando alla soglia di povertà milioni di famiglie e di
pensionati. Il delirio della concorrenza spinge a competere con sistemi
produttivi che utilizzano anche forme di schiavitù per produrre a costi
sempre più bassi, e appare sempre più evidente che nessun paese può
reggere economicamente senza un industria manifatturiera con una
composizione organica che dia certezza di reddito e di lavoro non
precario. Basta dare uno sguardo al nord-est modello basato su
lavorazioni povere, dove si coinvolge il tessuto familiare per
bypassare i bassi salari, il livello minimo dei servizi necessari a una
moderna produzione e l’organizzazione sindacale. La Confindustria di
Montezemolo punterà ad un nuovo dialogo sociale ponendo fine al
collateralismo stretto col governo e agli scontri simbolici. Incassando
il lavoro fatto da Berlusconi che ha ampliato e velocizzato le tracce dei
precedenti governi, e proponendo una fase di confronto sociale partendo
da un punto acquisito ‘la centralità dell’impresa’ e la
svalorizzazione del lavoro. L’obiettivo è quello dei contratti di
lavoro individuali certificati dai sindacati confederali coinvolti
nell’operazione in un ruolo da comprimari - questa volta riconosciuto - e
la pace sociale per la ripresa economica. Il documento che sta alla base
dello sciopero generale di 4 ore del 26/03 proclamato da
CGIL-Cisl-Uil e che ha visto una forte partecipazione in tutto il
paese, al di la del titolo roboante ‘costruiamo il futuro, non difende
assolutamente le condizioni di vita dei lavoratori e dei settori più
deboli. La ricerca di una unità d’azione a tutti i costi perseguita dal
gruppo dirigente della Cgil con Cisl e Uil nasconde l’idea di
riprendere in grande stile la concertazione. La deriva di consistenti
settori del gruppo dirigente della Cgil e il loro schiacciamento con le
componenti più moderate del centrosinistra riflette la totale assenza di
ogni autonomia dal quadro politico esistente e dalle compatibilità con il
capitale. Il tutto nell’auspicio di un governo amico il quale, una volta
caduto il centro destra, possa riconferire al sindacato il precedente
ruolo concertativo. Le lotte di questi ultimi mesi, dagli scioperi
selvaggi dei tranvieri del Coordinamento Nazionale, ai
metalmeccanici della Fiom per non subire un contratto nazionale
inaccettabile, passando per le acciaierie di Genova e Terni, ma anche dai
precari e dei lavoratori dell’università e della ricerca associate a
tutte le altre mobilitazioni di carattere sociale, rendono visibile un
nuovo protagonismo con forme di democrazia sindacale e
organizzazione orizzontali convergenti in un’azione diretta dei
lavoratori che esprime l’incompatibilità con le esigenze del mercato, del
capitale e del "paese". E’ necessaria una forte iniziativa di
elaborazione politica e sindacale che veda nell’autonomia del movimento
dei lavoratori un momento cardine della ricomposizione di classe, e che
superi, denunciandole ai lavoratori, le tendenze alla "cinghia di
trasmissione" tenacemente perseguite da frazioni sindacali espressione
diretta e subalterna alle compagini politiche e parlamentari. La
ricerca di nuovi spazi politici è essenziale se si vuole uscire dalla
ritualizzazione e dalla fraseologia sulla lotta di classe; ricostruire un
percorso solidale tra i lavoratori e tra proletari è il compito militante
degli anarchici, dei libertari nella concretezza dei rapporti sociali,
economici e di classe non è cosa da poco. Lo scollamento tra partiti
politici e compagini sindacali subalterne ai gruppi
parlamentari da una parte e la "società" dall’altra offre di sicuro nuove
possibilità di azione politica ai libertari, ma bisogna evitare ogni
autoreferenzialità e costruire una posizione politica libertaria stando
nel gorgo dei soggetti sociali in movimento, di cui vanno
riconosciuti sia i limiti e sia le notevoli potenzialità.Oggi,
l’offensiva padronale punta direttamente ad eliminare la capacità
collettiva di contrattare il prezzo della forza-lavoro. A questa
offensiva del capitalismo si risponde unendo le forze disponibili
contro le logiche neo-liberiste. Occorre quindi darsi reali e
coordinati percorsi di militanza libertaria nei movimenti per
contribuire alla crescita della critica dell’esistente, rigettando il
suicidio politico nel ribellismo nichilista del gesto esemplare (se non
sono semplici provocazioni dei servizi...? ). Con questi presupposti
cercheremo come anarchici di condurre avanti nelle lotte sociali un
progetto per il comunismo libertario che si cali nel movimento contro la
guerra, nell’antifascismo e nel rifiuto del razzismo anche al fianco di
chi, sia pure con differenti percorsi, si oppone alla distruzione sociale
provocata dal liberismo

Da COMUNISMO LIBERTARIO No.58
http://comunismolibertario.firenze.net





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