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(it) UmanitÓ Nova n.13: Iraq: il capitale si morde la coda - Un pessimo business

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Date Sun, 18 Apr 2004 11:43:58 +0200 (CEST)


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Con un sottile riferimento al divino, nel suo storico discorso dello
scorso novembre in occasione del 20mo anniversario della fondazione
istituita da Reagan per promuovere la democrazia nel mondo, il
presidente Bush concludeva dicendo "Nel momento in cui ci troviamo a
fronteggiare il terrorismo e la violenza nel mondo, possiamo essere certi
che il creatore della libertÓ non rimarrÓ indifferente al destino della
stessa".
Le notizie provenienti quotidianamente dall'Iraq, sembrano al contrario
suggerire che neanche dio Ŕ in grado di proteggere le truppe Usa e della
coalizione dai continui attacchi della guerriglia; il 30 marzo, in un
giorno di ordinaria violenza, sono stati uccisi ben 9
statunitensi, tra militari e uomini della Black Water Security
Consulting, un'agenzia privata specializzata nel campo della cosiddetta
sicurezza.

Per gli occupanti non c'Ŕ sicurezza in alcuna area dell'Iraq ed ogni
componente etnico-religiosa ha le sue ragioni per volerli cacciare; della
pericolositÓ della situazione se ne sono accorti anche gli uomini
d'affari che ora vedono in pericolo il grande business della
ricostruzione. "Mentre la popolazione protesta contro i licenziamenti del
personale degli uffici governativi e reclama sempre pi¨ a gran voce le
elezioni politiche - ha osservato Naomi Klein - appare ormai chiaro che
la convinzione della Casa Bianca, prima della guerra, secondo la quale
gli iracheni avrebbero approvato la liberalizzazione economica del loro
paese, Ŕ forse altrettanto infondata della previsione che i soldati
americani sarebbero stati accolti a braccia aperte".

Gli esperti delle grandi agenzie assicurative ne sono altrettanto
consapevoli e, di fronte ai rischi elevatissimi, rendono problematici i
progetti delle multinazionali. Non solo ci sono sabotaggi e attentati, ma
c'Ŕ la possibilitÓ che un futuro governo iracheno possa decidere la
rinazionalizzazione delle imprese privatizzate, la confisca o il
controllo sulle proprietÓ straniere e l'annullamento dei contratti
firmati dal governo provvisorio.

Per assicurare la costruzione di oleodotti avviata dalla nota
Halliburton Kbr. Ŕ stata necessaria l'approvazione di una specifica legge
protezionista da parte dell'amministrazione Bush.
D'altra parte lo deve sapere bene lo stesso Paul Bremer, capo del
governo provvisorio: prima di essere governatore era infatti un
dirigente della Marsh & McLennan Companies, la pi¨ grande compagnia
assicurativa del mondo: il suo Iraq appare in assicurabile sino a data
imprecisata.

Gli unici investitori che sorridono, oltre a quelli dell'industria
bellica, sono quelli delle imprese che producono dispositivi
antiterrorismo, giubbotti antiproiettile, blindature, sistemi di
evacuazione in caso d'allarme, tecnologia informatica per le strategie di
difesa; i nomi sono noti: Ake Group, Harris Corporation,
Microsoft...

Vanno forte anche circa sessanta societÓ private che si occupano di
sicurezza, per un business calcolato in 3 miliardi di dollari. Tra le pi¨
importanti c'Ŕ la Erinys, fondata da un ex-ufficiale delle forze speciali
britanniche, che ha ottenuto un contratto da 100 milioni di dollari
dall'AutoritÓ provvisoria irachena per la protezione degli impianti
petroliferi della Somo, la compagnia petrolifera statale; la Erinys
avrebbe dovuto garantire anche la security della Fiera di
Baghdad dove erano attese 300 societÓ straniere, ma la Fiera che doveva
aprirsi il 5 aprile Ŕ stata rimandata a data da destinarsi per motivi di
sicurezza. Per i manager in arrivo erano giÓ pronte delle 4X4
blindate con scorta per 13.000 euro al giorno, oppure delle limousine
corazzate per 2.000 euro. Evidentemente con l'aria che tira di questi
tempi a Baghdad non sono bastate.

Complessivamente sotto il comando di Bremer ci sono circa 25.30 mila
mercenari, per un terzo stranieri, incaricati di difendere raffinerie e
pipeline, edifici governativi, installazioni strategiche e personalitÓ
politiche, dato che le truppe d'occupazione non sono in grado di
assicurare tale vigilanza.

Sia per cercare di alleggerire l'impegno militare delle truppe Usa e
degli altri contingenti alleati, sia per alleviare il problema
dirompente della disoccupazione, il governo provvisorio ha inoltre
arruolato circa centomila iracheni nella guardia di frontiera, nella
polizia e nei corpi di difesa civile che sono tra i primi obiettivi della
guerriglia in quanto considerati traditori e collaborazionisti. Nel
tentativo di sopperire alla carenza di intelligence, sono stati
richiamati in servizio persino ex-funzionari e torturatori del vecchio
Mukhabarat, la famigerata polizia politica di Saddam, con l'effetto di
aumentare la tensione e l'ostilitÓ popolare.

I risultati sono sotto gli occhi: la guerra-lampo Ŕ rimasta solo nella
propaganda e dopo aver seminato morte tra gli iracheni, portato lutti in
tante famiglie americane, comincia a far sentire i suoi effetti anche
sull'economia Usa.

Uncle Fester


Da UmanitÓ Nova, numero 13 dell'11 aprile 2004, Anno 84
http://www.ecn.org/uenne





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