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(it) Alternativa Libertaria, 03/04: Il bivio - riflessioni in libertà sulle lotte degli autoferrotranvieri

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Date Mon, 5 Apr 2004 12:35:01 +0200 (CEST)


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Una volta esisteva la lotta ed esisteva lo sciopero. Oggi, forse perché
abbruttiti dai tanti arretramenti e dalle tante sconfitte subite dal
movimento operaio negli ultimi anni, di fronte al "fenomeno"
autoferrotranvieri ci siamo stropicciati gli occhi e non abbiamo potuto
fare a meno di definire la loro lotta esemplare e i loro scioperi
selvaggi (in questo caso non nell'accezione negativa che ne dà la
stampa borghese, bensì con un senso di malcelato compiacimento
machista-rivoluzionario). Lotta esemplare e sciopero selvaggio, in
realtà, sono due definizioni che testimoniano l'eccezionalità di quanto è
accaduto nelle rimesse di autobus, tram e metropolitane un po' in tutta
Italia.

E' eccezionale, di questi tempi, che i lavoratori siano scesi in lotta e
in sciopero anche senza rispettare una legge ed una serie di lacci e
lacciuoli (i famigerati accordi attuativi) che sono stati concepiti per
svuotare di significato e vanificare proprio quella lotta e quello
sciopero; è stato anche eccezionale - ma di questo si parla, purtroppo,
un pò meno - che i lavoratori vi siano giunti discutendone in assemblee
autorganizzate in cui i burocrati sindacali o non si sono fatti vedere o
hanno taciuto o hanno cercato debolmente (fortunatamente, con scarsi
risultati) di cavalcare la tigre della protesta. E' eccezionale eppure
questo è accaduto, da prima di Natale, in Italia. Gli
autoferrotranvieri, con i loro scioperi selvaggi, hanno rotto schemi a
cui eravamo ormai assuefatti, additando a tutti il re nudo
dell'inflazione galoppante, dell'ultradecennale moratoria salariale, dei
guasti prodotti dalle privatizzazioni nei servizi pubblici, della
repressione dello stato democratico. Nel fare questo hanno travolto,
oltre agli schemi, anche i puntelli degli schemi: sindacati
concertativi, partiti del centrosinistra, spezzoni di "società civile"
(quasi tutte le associazioni dei consumatori) sono infatti stati
costretti al confronto con i lavoratori autorganizzati, manifestando la
propria vera natura burocratica e/o antioperaia ed uscendone malconci.
Chi, sul versante cosiddetto progressista, ha a suo tempo messo in atto
le devastanti politiche neoliberiste e liberticide di cui sentiamo ormai
pesantemente le conseguenze, è oggi imbarazzato: forte è stata infatti da
parte sua la tentazione di utilizzare gli scioperi dei
tranvieri in chiave antiberlusconiana ma forte è stata anche la
preoccupazione che questa lotta potesse continuare ed estendersi ad altre
categorie e ad altri comparti, lasciando in eredità al nuovo possibile
governo ulivista un conflitto sociale generalizzato non
facilmente controllabile dalle centrali sindacali amiche. Queste
ultime, dopo aver firmato il contratto - già bocciato "sul campo" con gli
scioperi dalla categoria -, hanno avuto tutto l'interesse a far
trascorrere il tempo impegnandosi nella loro finta polemica referendum sì
- referendum no, confidando nella stanchezza degli autisti e nella
consunzione della loro agitazione, "agevolata" anche dall'arrivo delle
sanzioni promesse dal governo agli scioperanti.

In questo quadro assume un'importanza vitale, per gli
autoferrotranvieri, estendere e generalizzare subito la lotta,
orientandola meglio e con più decisione per la difesa del servizio
pubblico, contro la privatizzazione, cercando il coinvolgimento delle
altre categorie e spezzare definitivamente il cordone ombelicale che li
lega tuttora a CGIL-CISL-UIL. Gli argomenti per lanciare una campagna
contro le privatizzazioni dei servizi - e quindi anche dei trasporti -
davvero non mancano. In tutta Europa i lavoratori si battono contro le
liberalizzazioni dei servizi pubblici, in alcuni casi introducendo
notevoli contraddizioni addirittura nello stesso campo istituzionale. La
vicenda della bocciatura della liberalizzazione dei porti da parte del
parlamento europeo è, in questo senso, emblematica. In Italia poi le
contraddizioni, in seno allo schieramento padronal - governativo, hanno
raggiunto l'apice con la legge che consente alle amministrazioni locali
di gestire il trasporto pubblico attraverso le proprie aziende ex
municipalizzate: un governo iperliberista che consente ai comuni di
gestire il trasporto in condizioni di monopolio pubblico! Se questa non è
una contraddizione da sfruttare!

Sul versante sindacale, invece, pochi forse si sono resi conto di
un'anomalia che stride davvero tanto con la lotta che continua e che
rischia di farla impantanare nelle sabbie mobili del sindacalismo di
regime: a trattare per il contratto aziendale, a Milano, sono andati
ancora una volta i sindacati concertativi. Questo sta accadendo anche a
Genova ed in altre città dove pure forte e drammatico è stato lo
strappo con CGIL-CISL-UIL. Dunque questo movimento degli autoferro non ha
ancora le idee chiare, l'autorevolezza o i livelli organizzativi adeguati
per avocare a sé le trattative? Questo passaggio fondamentale non è stato
compiuto ed al massimo qualche collettivo di lavoratori si limita a
chiedere di far partecipare alle trattative - in qualità di osservatori -
delegati espressi direttamente dalla base. Probabilmente è questione di
tempo e di crescita del livello di consapevolezza, da parte dei
lavoratori, del valore dell'autorganizzazione. Che non può limitarsi alla
gestione delle lotte ma deve porsi l'obiettivo della contrattazione
diretta. I lavoratori in trattativa non può rimanere uno slogan ma deve
diventare un programma. In questo senso i sindacati di base della
categoria possono fornire una risposta e strutture aperte ai lavoratori,
costruendo insieme a loro, negli impianti, la piattaforma del nuovo
contratto, rivendicando e lasciando ad essi la gestione della
contrattazione. I sindacati di base si stanno muovendo bene nella
vicenda autoferro, devono avere il coraggio se non di unificarsi almeno
di federarsi ed avere la capacità di diventare punti di riferimento. I
lavoratori autoferrotranvieri hanno davanti a sé due strade: farsi
risucchiare nei gorghi del sindacalismo concertativo concedendo tempo a
CGIL-CISL-UIL di riorganizzarsi o saltare il fosso, continuare la
strada così coraggiosamente intrapresa, coinvolgere nella lotta gli altri
lavoratori e la società, portare a compimento il processo di
autorganizzazione.

(Fabrizio Acanfora)


da Alternativa Libertaria, marzo 2004
foglio della Federazione dei Comunisti Anarchici

http://www.fdca.it





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