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(it) Umanità Nova n.11: Madrid 11 marzo - guerra asimmetrica tra potenti

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Date Sat, 3 Apr 2004 22:58:40 +0200 (CEST)


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IL NEMICO ASSOLUTO
La spettacolare azione di guerra intrapresa dalla galassia delle
organizzazioni combattenti islamiche e la successione di eventi
politici che ha prodotto nel paese iberico segnano un giro di boa
fondamentale nello svolgimento delle guerre americane iniziate con la
prima guerra del Golfo nel 1991, e il cui ultimo atto era stata
l'invasione dell'Iraq la scorsa primavera.
Parliamo di azione di guerra perché quella in atto ormai da tredici anni
è una vera e propria guerra che gli Stati Uniti e i loro alleati
combattono sia con le armi belliche che con quelle finanziarie. È una
guerra che ha come obiettivo il mantenimento della posizione di dominio
americano sull'economia mondo capitalistica allo scopo di permettere alle
classi dominanti a stelle e strisce di succhiare profitto da tutto il
mondo tramite il rastrellamento globale dei capitali internazionali
disponibili. Il controllo militare del globo è necessario agli
americani per il mantenimento di questa posizione alla quale d'altronde
non possono rinunciare. La struttura economica statunitense, infatti, da
almeno venti anni non è più abbastanza competitiva nei confronti di
quelle (potenziali) europea ed asiatica da integrarle all'interno del
proprio sistema di profitto esclusivamente per via commerciale e
produttiva. Al contrario di quello che ci raccontano la concorrenza non è
per nulla l'anima del capitalismo ma la sua negazione. L'acuirsi della
concorrenza comporta la decadenza degli investimenti nei settori
maggiormente esposti alla competizione e il loro trasferimento verso il
facile realizzo della speculazione finanziaria. In tale situazione la
classe dominante nazionale in grado di controllare i mercati finanziari
può mantenere il predominio sulle altre "tosandone" i profitti evitando
di competere direttamente con essi sui mercati.

Per ottenere questo obiettivo la classe dominante che controlla la
finanza internazionale deve necessariamente dotarsi di una forza
militare in grado di imporre la tosatura finanziaria ai possibili
competitori economici. Questo è quanto sta accadendo in questi anni. Gli
Stati Uniti la cui economia denuncia da anni un deficit di
competitività nei confronti delle economie trainanti dell'Europa e
dell'Asia, continuano a godere di un alto tasso di profittabilità
grazie al rastrellamento di capitali internazionali che il Tesoro
americano effettua con lo strumento delle obbligazioni pubbliche
garantite dal ruolo di moneta internazionale assunto dal dollaro e,
naturalmente, dai missili e dalle bombe a stelle e strisce. I possibili
competitori degli Stati Uniti sono chiamati con questo sistema a
finanziarne il deficit con i propri profitti peraltro ottenuti proprio
sul mercato di Washington. Il progressivo rastrellamento di capitali ha
provocato la diminuzione dei profitti delle industrie europee e
asiatiche, e il loro tentativo di garantirsi una sicurezza di realizzo
grazie alla costituzione di spazi economici regionali parzialmente chiusi
verso l'esterno e alla costruzione di relazioni privilegiati con le
classi dominanti dei paesi del Sud del mondo possessori di risorse
energetiche e minerarie centrali nella moderna produzione.

Naturalmente questa strategia mina alla radice le ragioni del
predominio USA e la stessa possibilità di sopravvivere delle classi
dominanti americane come dominanti globali. Contro di essa Washington ha
lanciato la strategia della "globalizzazione" consistente
nell'erosione degli spazi di manovra internazionali delle classi
dominanti europee ed asiatiche. Così l'Europa è stata ricondotta ad uno
spazio economico comune senza progetti di autonomia da Washington (e
soprattutto con mercati ben aperti alla penetrazione a stelle e
strisce) e il tentativo di autonomizzazione dello spazio economico
dell'Estremo Oriente è stato sabotato in modo diretto con la crisi
finanziaria teleguidata del 1997-98.

Il perseguimento del progetto di globalizzazione comporta anche la
cancellazione delle residue autonomie delle classi dominanti del sud del
mondo e al loro sostituzione con dei fantocci creati all'interno delle
Università americane il cui ruolo è l'obbedienza più assoluta di fronte
agli ordini americani. Così Iraq, Afganistan e Jugoslavia hanno subito la
sorte dell'invasione e non pochi paesi africani produttori di minerali o
petrolio sono travolti da anni da guerre feroci alimentate dalla
penetrazione americana in terre finora sottoposte al controllo ex
imperiale francese. Paesi come l'Arabia Saudita e Il Pakistan, un tempo
fedeli alleati degli americani sono sottoposti a pressioni durissime per
abbandonare ogni velleità di autogoverno e trasformare le proprie classi
dominanti in prefetti locali dell'ordine americano.

È in questo clima che deve essere collocato l'11 settembre prima, l'11
marzo poi. Un settore ben preciso della rendita petrolifera
arabo-islamica, la cui identità si è venuta costruendo negli anni del
Jihad contro i sovietici in Afganistan, e la cui formazione è un misto
del fondamentalismo wahabita (ideologia sunnita nata nel XVIII secolo e
religione ufficiale della casata dei Saud) e di corsi militari tenuti da
esperti inglesi ed americani, ha deciso di rifiutare la sorte loro
riservata dagli strateghi USA e ha lanciato la guerra di resistenza
contro la penetrazione americana.

Guerra che per anni si è svolta sul livello della bassa intensità con il
bombardamento di paesi arabi o islamici (Iraq, Afganistan e Sudan),
operazioni in Libano e in Siria dell'aviazione israeliana (che mantiene
il suo ruolo di cane da guardia degli interessi angloamericani in
loco), attentati alle basi americane in Arabia Saudita o alle
ambasciate a stelle e strisce in Africa. Poi è venuto l'11 settembre, la
cui genesi è sicuramente da attribuire alla galassia dei
fondamentalisti islamici, ma la cui realizzazione lascia ampi spazi
all'ipotesi che Washington abbia deciso di farsi colpire per accelerare
il progetto di invasione del Medio Oriente e di installazione di regimi
sotto controllo. Nei mesi seguenti gli americani hanno poi fatto
enormemente avanzare la realizzazione del piano di controllo delle
risorse energetiche fondamentali per i propri concorrenti invadendo
l'Afganistan prima e l'Iraq poi. Una parte dei paesi europei in questo
contesto si è poi schierata con Washington, preferendo un assetto con un
solo centro dominante e la comune dipendenza da esso a quello
ipotetico rappresentato dalla costruzione di un centro alternativo
europeo nel quale questi paesi sarebbero comunque stati partner di
secondo piano. Sono stati gli Stati del secondo cerchio europeo come la
Spagna, l'Italia e la Polonia ad allinearsi con gli Stati Uniti in
occasione dell'ultima guerra. In particolare la Spagna ha giocato un
ruolo centrale nella costituzione di una coalizione internazionale che
supportasse l'azione nel paese asiatico. Per questa ragione è stata
colpita Madrid, in modo da minare il sostegno in tutta Europa
all'occupazione dell'Iraq.

In sintesi quanto è accaduto l'11 marzo nel paese iberico è solo
l'ultimo episodio di una guerra feroce in cui la penetrazione di
Washington in Medio Oriente, finalizzata all'acquisizione di un
vantaggio competitivo sui propri potenziali concorrenti, trova una forte
resistenza nelle classi dominanti arabo-islamiche minacciate di
scomparsa. Una guerra tra dominanti più potenti (e più moderni) e meno
potenti, ma sempre tra dominanti. Il tutto in barba alle teorizzazioni di
alcuni settori antimperialisti nostrani sulle "masse
arabo-islamiche" e sul loro potenziale anticapitalistico.

Colpisce di questa guerra la ferocia, il recupero della categoria di
nemico assoluto, attuato da tutti e due i contendenti. Per entrambi gli
schieramenti non esiste distinzione tra combattenti e civili, i
cittadini iracheni diventano bersaglio dei bombardamenti angloamericani
così come quelli americani o europei lo sono degli attentati di matrice
islamica. L'obiettivo è l'imposizione del terrore nelle altrui società. A
questo fine non esiste distinzione sui mezzi da adoperare per
raggiungerlo, anche perché entrambi i contendenti negano all'altro uno
statuto umano pari al proprio. Su questo piano la guerra asimmetrica
scopre una fondamentale simmetricità fatta di terrore e morte.

La reazione della popolazione spagnola di fronte all'enormità di quanto
accaduto è stata forte e determinata, innanzitutto nei confronti del
proprio governo e delle sue menzogne. Queste ultime sono state
fondamentali nel determinare la percezione della responsabilità
dell'esecutivo e delle sue scelte di politica estera in quanto
accaduto, e hanno determinato la vittoria del leader socialista
Zapatero con l'ausilio fondamentale dell'astensionismo di sinistra
ritornato all'ovile elettorale in seguito all'attentato e alla sua
gestione da parte di Aznar e del PP. Questo dato è una conferma che
l'opposizione alla guerra è diffusa in un vasto settore della
popolazione che trova come unica espressione del proprio rifiuto del
coinvolgimento bellico del proprio paese la "vendetta elettorale" da
consumare sul governante di turno. Questo è il limite fondamentale del
pacifismo europeo che fonda la propria pratica sull'azione di lobbyng
verso i partiti della sinistra e di mobilitazione elettorale per
condizionare i governi. Limite che, al momento, non sembra in grado di
superare.

Giacomo Catrame


da Umanità Nova, numero 11 del 28 marzo 2004, Anno 84
http://www.ecn.org/uenne




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