A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Català_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ TŘrkše_ The.Supplement
First few lines of all posts of last 24 hours || of past 30 days | of 2002 | of 2003 | of 2004

Syndication Of A-Infos - including RDF | How to Syndicate A-Infos
Subscribe to the a-infos newsgroups
{Info on A-Infos}

(it) UmanitÓ Nova n.11: L'IFA a congresso dal 9 al 12 aprile aBesanšon, Francia

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Fri, 2 Apr 2004 11:37:54 +0200 (CEST)


________________________________________________
A - I N F O S N E W S S E R V I C E
http://www.ainfos.ca/
http://ainfos.ca/index24.html
________________________________________________

UN FILO ROSSO E NERO DI LIBERTA', SOLIDARIETA', LOTTA
Il clima di guerra "duratura e permanente" Ŕ diventato una costante del
nostro vivere quotidiano, con tutti gli annessi e connessi del caso
(manipolazione dell'informazione, propaganda, falsitÓ, repressione,
condizionamento psicologico, ecc.). Gli esperti della guerra ad alta e
bassa intensitÓ, di tutti i fronti, sono all'opera per restringere
ovunque gli spazi di libertÓ politica e sindacale, ora in modo palese,
ora in modo occulto. Nel mondo "occidentale" la "lotta al terrorismo" Ŕ
diventato il pretesto per sferrare un attacco determinante e
determinato a tutti i nodi di crisi, a tutti gli ostacoli che stanno
sulla strada degli interessi del sistema di potere internazionale
imperniato sul governo statunitense, prima che altri soggetti
acquisiscano una forza tale da mettere in discussione tale supremazia.

Sul piano mondiale la guerra d'aggressione all'Iraq e il massacro senza
fine in Medio Oriente continuano a tenere banco mentre altri possibili
teatri di conflitto si stanno aprendo e le guerre "nascoste" proseguono
senza sosta (dal Sudan alla Repubblica Centroafricana, dalla Cecenia alla
Colombia, dal Burundi alla Repubblica Democratica del Congo, dalla
Colombia alla Costa d'Avorio, al Chiapas, ecc.). La violenza
terroristica che si Ŕ abbattuta in questi ultimi tempi su Istanbul,
Casablanca, Madrid - alimentata dal mitico progetto reazionario della
nazione panislamica e dall'incapacitÓ delle varie componenti della
borghesia araba di fuoriuscire dal recinto in cui le potenze
imperialiste le hanno messe, in Iraq come in Palestina - Ŕ sempre pi¨
funzionale all'instaurarsi di una situazione di barbarie progressiva,
nella quale solo le classi sfruttate ed oppresse sono costrette a
pagare il conto.

L'euforia, la baldanza, che avevano caratterizzato, dopo la caduta del
muro di Berlino, le "magnifiche sorti progressive" della
globalizzazione economica, osannata dal neoliberismo imperante, si stanno
progressivamente sgonfiando in seguito alla fase recessiva
attuale contraddistinta da contrazione dei commerci, dalla limitazione
dei movimenti finanziari, da prudentissime stime di sviluppo. Un
ridimensionamento che costringe le classi dirigenti a riavviare
politiche di intervento "pubblico", cioŔ statale, per far fronte sia alle
necessitÓ delle politiche di guerra che ai processi di
ristrutturazione in uno scenario che vede la guerra come esito
inevitabile della crisi dei rapporti internazionali. In un contesto per˛
ove la forza militare dello Stato nordamericano Ŕ tale da farci
intravedere una nuova fase del processo di globalizzazione: quella
incentrata su una sorta di politica imperiale che costringe tutti gli
altri Stati a un rapporto di subordinazione, ove coabitano pratiche
contemporaneamente di integrazione e di concorrenza. Il monito di Bush -
o con noi o contro di noi - testimonia della volontÓ USA di imporsi,
sempre e comunque, in un mondo reso pi¨ complesso dai processi di
globalizzazione economica e dai suoi, a volte, inestricabili intrecci.
Intrecci che pi¨ di una volta, nel recente passato, hanno condizionato lo
sviluppo di tale volontÓ, ma che, dopo l'attacco alle Twin Towers, non ne
paiono pi¨ in grado.

Se infatti la globalizzazione economica era diventata un grande sipario
che nascondeva la continua ridefinizione dei poteri e della loro
gerarchia, l'11 settembre ha costretto alla sua lacerazione disvelando la
volontÓ di controllo totalitario del globo da parte dei gruppi
dirigenti statunitensi, il cui comportamento non pu˛ e non deve essere
soggetto ad alcun giudizio.

In questa situazione il movimento che si Ŕ espresso contro la
globalizzazione economica, contro le multinazionali e i loro organi,
contro la guerra, Ŕ costretto a ridefinire pratiche e obiettivi. Non ci
si pu˛ pi¨ limitare ad un pacifismo generico, nÚ alla contestazione degli
organismi economici senza affrontare cosa e chi li regge e quali
politiche li muove. Occorre fare un salto, dando consistenza politica e
sociale alle proprie proposte, alla propria rabbia, alla propria
indignazione, riattualizzando le proposte rivoluzionarie dirette
all'abbattimento del potere politico ed economico e all'autogestione
generalizzata.

Nel clima di "guerra civile" che Ŕ stato artatamente creato per
occultare responsabilitÓ e volontÓ reali, per scatenare gli uni contro
gli altri, lavoratori e popoli, giovani e movimenti, occorre vederci
chiaro e individuare pericoli e trappole. Come quello, ben presente, di
rinchiudersi su base regionale o nazionale, etnica o religiosa, come
tentativo di chiamarsi "fuori", ridando fiato alle logiche
nazionaliste.

Occorre invece ridare fiato all'internazionalismo, quello che ha
animato questa stagione di lotte, quello che ha avuto nelle componenti
sociali pi¨ radicali e libertarie, l'anima pi¨ lucida e determinata.

Il relazionarsi dei movimenti ovunque essi si manifestino, il dialogo tra
le diverse culture politiche ed ideologiche che li animano, il confronto
a tutto campo, sono e debbono essere gli strumenti di
un'azione che vuole opporsi alla barbarie della guerra, che vuole
affossare la guerra e tutto il sistema che la genera. Ma che per essere
tale non deve cadere nell'ennesima illusione riformista,
sostanzialmente socialdemocratica, che da Porto Alegre a Cancun ha
celebrato il suo rito.

Non ha senso infatti un internazionalismo che non abbia una base ben
solida costituita dall'impegno di lotta contro il "proprio" Stato, contro
il "proprio" sistema di potere; ed Ŕ, in effetti, su questo terreno che
si pu˛ misurare l'effettiva volontÓ di trasformazione
sociale che anima le diverse anime di movimento. Nella fase che stiamo
vivendo, caratterizzata, come ben vediamo, da un'accelerazione delle
politiche di taglio e liquidazione delle "garanzie" sociali, di
contenimento e di selezione sociale, dipenderÓ da quanto sapremo
mettere in campo, come proposta, come intelligenza, come energia, lo
sviluppo e l'orientamento del movimento. Un movimento che dovrÓ essere in
grado di "bypassare" le forche caudine di un'opposizione di facciata per
aggregare intorno a sÚ quanti non sono pi¨ disponibili a subire la
violenza quotidiana del sistema di potere, quanti credono veramente che
un altro mondo non solo Ŕ possibile, ma addirittura indispensabile.

In questa direzione gli anarchici stanno dando il proprio contributo di
attivitÓ e di incisivitÓ, praticamente in ogni parte del mondo,
riallacciando il filo rosso e nero della solidarietÓ,
dell'organizzazione, della lotta. Quel filo che l'Internazionale di
Federazioni Anarchiche, costituita nel 1968, intende continuare a
tessere nel rafforzamento dei legami tra le organizzazioni aderenti e
nella sollecitazione ad un'iniziativa congiunta con l'insieme del
movimento anarchico, che tenga conto delle ricchezze e delle
particolaritÓ di ogni singola realtÓ e che sia in grado di mettere a
confronto, nel riconoscimento reciproco, percorsi ed opzioni che hanno
radici ed finalitÓ comuni. Il settimo Congresso dell'Internazionale che
si terrÓ a Besanšon, dal 10 al 12 aprile, rappresenta un'occasione
importante in questo processo, un'occasione per vedersi, scambiare
informazioni e analisi, per discutere dell'evoluzione del sistema che ci
opprime, per confrontare le nostre strategie e per costruire
pratiche in comune.

Partecipano attualmente alla vita dell'IFA la Federazione di lingua
francese (Francia e Belgio), il Forum di lingua tedesca (Germania), la
Federazione Iberica (Spagna e Portogallo), la Federazione di Gran
Bretagna e Irlanda, la Federazione Libertaria Argentina, la Federazione
di Cechia e Slovacchia, la Federazione Bulgara e la Federazione
Italiana. L'Associazione dei Movimenti di Russia ha chiesto l'adesione.
Al Congresso hanno attualmente confermato la loro presenza, oltre alle
organizzazioni federate, la Commissione di Relazioni Anarchiche del
Venezuela, la Federazione Bielorussa, la Federazione degli Anarchici
Internazionalisti di Serbia, mentre hanno inviato saluti e messaggi la
Workers Solidarity Alliance di New York e il gruppo anarchico di Poznan
in Polonia.

Documenti, prese di posizione e statuti dell'IFA sono visibili al sito
web http://www.iaf-ifa.org.

Il Segretariato dell'IFA


da UmanitÓ Nova, numero 11 del 28 marzo 2004, Anno 84
http://www.ecn.org/uenne




*******
*******
****** A-Infos News Service *****
Notizie su e per gli anarchici

Per iscriversi -> mandare un messaggio a LISTS@AINFOS.CA e
nel corpo del msg scrivere SUBSCRIBE A-INFOS-IT
Per informazioni -> http://www.ainfos.ca/it
Per inoltrare altrove -> includere questa sezione
Per rispondere a questo messaggio -> a-infos-d-it@ainfos.ca



A-Infos Information Center