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(it) L'USI-AIT su: Pensioni, guerra e diritti. L'ora della lotta.

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Date Tue, 30 Sep 2003 15:32:24 +0200 (CEST)


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Da: "Segreteria USI-AIT" <usi-ait@ecn.org>

PENSIONI, GUERRA E DIRITTI:
E' L'ORA DELLO SCIOPERO GENERALE
E' L'ORA DELLA RIVOLTA SINDACALE

Padroni e governo stanno portando avanti in questi giorni un
durissimo attacco contro noi lavoratori e contro noi che lavoro
non abbiamo, contro la nostra vita e i nostri diritti.

Certamente l'aumento dell'età pensionabile dal 2008 (65/60 anni,
40 di contributi) rappresenta la punta di diamante di quest'attacco
che andrà a colpire più di dieci milioni di lavoratori (favorendo
contemporaneamente un nuovo forte aumento della disoccupazione
giovanile e non). Un vero "ergastolo" (40 anni di sfruttamento
continuo) dove al lavoratore viene tolta perfino la speranza di
poter vivere un pò di anni in libertà, relegandolo al ruolo di
moderno schiavo assoluto del sistema del profitto e del dominio
capialista.

Ma dobbiamo anche ricordare che l'azione attuale del potere del
centrodestra non fa altro che seguire la strada tracciata da un
centrosinistra che cominciò a colpire le pensioni e ad alzare l'età
pensionabile già con la devastante legge 335/95 e con l'attiva
collaborazione di CGIL, CISL e UIL.

Diffidiamo quindi dei complici di ieri divenuti oggi strumentali
oppositori di facciata. Gli sciacalli restano sempre tali.

Un'altra questione di estrema gravità è il tentativo di colpire
nuovamente i diritti dei lavoratori e in particolare l'arma dello
sciopero (già oggi pesantemente limitato) impedendo ai sindacati
considerati "non rappresentativi" (in nome di quale rappresentatività?
forse di quella mafiosa, istituzionale e clientelare che oggi
garantisce i "numeri" a sindacati confederali ed autonomi?) la
proclamazione di scioperi generali nazionali di tutte le categorie.
Se è ovvio che con questa mossa si vogliono colpire particolarmente i
Sindacati di Base e le loro mobilitazioni sia contro la guerra sia
contro la politica governativa e padronale, è anche ovvio che si va
a eliminare un diritto di libertà (un tempo garantito anche
costituzionalmente) patrimonio di ogni singolo lavoratore.

L'arroganza e l'aggressività del potere ha oggi raggiunto un livello
tale per cui non esistono più regole che possano ostacolarne la
prepotenza per difendere i più deboli. Basta pensare alla recente
"Legge Delega" (Biagi) sul lavoro con le sue mille forme di precariato
e sfruttamento diffuso (senza alcun diritto alla tutela sindacale) e
la sparizione dei contratti nazionali.

Il tutto infine si muove in un contesto (economico, culturale,
repressivo) di "guerra infinita" voluta dagli USA per il controllo
del mondo e delle sue ricchezze e a cui l'Italia (prima con l'ulivo
e oggi con la destra) partecipa attivamente. La guerra, appena
cominciata e tutt'altro che finita, infuria come non mai (sia in
Irak che in Afghanistan) e nuovi scenari bellici si stanno rapidamente
avvicinando (Iran, ecc.).

Quello che più infastidisce è il silenzio attuale in cui tutto questo
avviene, con l'assenza e il menefreghismo di molte componenti
cosiddette pacifiste legate ai carrozzoni dei Social Forum, dei partiti
e della CGIL. Evidentemente per costoro l'opposizione alla guerra serve
solo quando riesce a fare spettacolo mediatico e a ottenere piccoli o
grandi nuovi spazi di potere.

Per noi lavoratori e per quelli di noi che lavoro non hanno il rifiuto
della guerra invece, oltre che fondamentale istanza solidaristica ed
antimilitarista, è anche esigenza primaria della nostra lotta quotidiana
in quanto la sindrome militarista e guerrafondaia è anch'essa causa
delle nostre precarie condizioni di vita, scusante per portarci ogni
tipo di attacchi economici e sociali, movente per la costante
militarizzazione del territorio e la graduale privazione della libertà.

L'U.S.I.-A.I.T., Unione Sindacale Italiana (sezione dell'Internazionale
dei Lavoratori) ritiene indispensabile innescare un nuovo ciclo di lotta
e di fortissima conflittualità teso a impedire le manovre in atto contro
pensioni e diritti, il tutto ben saldato con l'opposizione alla guerra e
ad ogni militarismo.

Dobbiamo comunque constatare che ci troviamo davanti a un potere che,
pur di affermare il suo dominio e di portare i suoi attacchi, non
rispetta più nessuna regola. Per questo la nostra risposta dovrà essere
più forte ed incisiva che mai, attraverso la pratica di una conflittualità
diffusa (nelle aziende come in tutto il territorio) e l'uso costante delle
forme d'azione diretta che l'autorganizzazione svilupperà.

Lo sciopero generale su pensioni, guerra e diritti, la cui procedura di
convocazione l'USI-AIT ha già avviato assieme ad altri Sindacati di Base,
sarà quindi solo una tappa di una lunga lotta che, evitando trappole e
perdenti scorciatoie istituzionali, dovrà invece divenire momento
generalizzato di rivolta sindacale e sociale fino al raggiungimento dei
nostri obiettivi.

non abbiamo nulla da perdere
abbiamo un mondo da costruire

Segreteria Nazionale USI-AIT
(Careri Gianfranco)
usi-ait@ecn.org




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