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(it) (OSL) Argentina: Organizzare le fabbriche (ca)

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Date Fri, 19 Sep 2003 11:40:06 +0200 (CEST)


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Da: OSL <libertaria@infovia.com.ar>

Organizzare le fabbriche
Organizzare un mondo senza oppressori né oppressi

Nonostante il violento sgombero della fabbrica tessile
"Brukman", recuperata dai suoi lavoratori, le compagne ed i
compagni si mantengono fermi nella sua posizione di recuperarla
di nuovo e di metterla in condizione di produrre. L'ottenimento
della sanzione legale dell'esproprio della "Brukman" costituisce
una decisione nettamente politica, come dimostrano le altre
espropriazioni sanzionate in altri casi.

Mentre il governo nazionale sottolinea il leggero riprendersi
dell'economia con i suoi numeri, i "nostri" numeri continuano
invece a peggiorare: più di un 21 percento di disoccupazione, 21
milioni di argentine/e sotto la linea di povertà, quasi dieci
milioni in situazione di indigenza, il 70 per cento delle
famiglie ha entrate inferiori agli 800 dollari ed un salario
reale il cui potere di acquisto è di un 54 per cento più basso
che nel 1975 [1]. Questo è il risultato di un processo di
impoverimento, di disoccupazione e di consegna delle principali
leve dell'economia ai monopoli finanziari del capitale
mondializzato iniziata nel 1976 e che ha comportato la necessità
dello sterminio di una generazione di militanti, studenti,
operai e gente del popolo che lottavano, continuata poi
politicamente fino al giorno d'oggi. In questo molta parte ha
avuto il ruolo svolto dalla burocrazia sindacale che durante gli
anni '90 è passata a svolgere un ruolo di impresario [2].

Questa situazione si è consolidata spezzando la resistenza della
classe operaia durante la seconda metà degli anni '80 e '90
(flessibilizzazione del lavoro, privatizzazioni,
ristrutturazione dello Stato e concentrazione del sistema
finanziario). Tuttavia, a partire dal primo Cutralcazo, dalla
creazione delle prime organizzazioni di lavoratori disoccupati,
come pure dall'occupazione di alcune fabbriche con la loro
gestione da parte di chi vi lavorava a partire dalla seconda
metà degli anni '90 [3], la classe operaia ha cominciato a
cercare le sue risposte.

Nelle diverse esperienze di fabbriche così recuperate, i
lavoratori e lavoratrici che hanno adottato l'azione collettiva
a difesa dei loro posti di lavoro hanno fatto fronte alla
propria situazione di sussistenza. Come dato comune, la
necessità di organizzarsi è sorta nel momento della chiusura o
della fuga da parte del patronato e non prima, dopo i
licenziamenti e le sospensioni e con l'isolamento deciso dai
rispettivi sindacati nei confronti dei lavoratori.

Ai lavoratori venivano pagati stipendi in nero dal 1995. Negli
ultimi mesi li pagavano con vaglia di 2 e 5 dollari per
settimana [4]: è questa la situazione che descrivono i compagni
e le compagne in ognuna delle fabbriche recuperate. L'appoggio
permanente di assemblee popolari, organizzazioni piqueteras,
studenti, lavoratori di altri settori e perfino di quartieri,
dimostrano la validità di un principio infrangibile che anima i
lavoratori: la solidarietà di classe.

Questo ci permette di segnalare che la cornice generale e
particolare in cui si sviluppano queste occupazioni ed
iniziative di recupero delle fabbriche è nettamente difensiva in
rapporto alla fonte del lavoro. In questo contesto diverse
correnti della sinistra politica hanno cercato di instaurare un
dibattito che veda la cooperativa contrapposta al controllo
operaio. Lottiamo per la statizzazione... non vogliamo
cooperative ... e non abbiamo il fantasma della competenza...
segnalava Celia Martínez della Commissione Interna della "
Brukman" [5] (candidata a Deputata in le ultime elezioni
abitante di Buenos Aires per le Pesete), confondendo la semplice
figura legale di cooperativa, necessaria per ottenere
l'espropriazione della fabbrica, con la prospettiva politica del
cooperativismo. La sua proposta consiste nell'esigere
l'espropriazione senza alcun indennizzo , che lo Stato
conferisca a fondo perduto un capitale iniziale, che si faccia
carico del pagamento dei salari e che in alcuni casi acquisti
quanto viene prodotto. Cioè che lo Stato conferisca e gli
operai gestiscano e pianifichino.

L'espropriazione [6] richiede che i lavoratori adottino una
figura legale come per es. la cooperativa. Ma benché "Brukman",
"Zanon", "Ghelco", "Panificazione 5", "Grisinopolis", tra le
altre 150 fabbriche recuperate abbiano adottato quella figura il
problema va al di là di una questione legale.

La statizzazione sotto gestione operaia può essere considerata
possibile solo nel contesto di uno Stato soggetto al potere
operaio e popolare [7]. Esigerla dallo Stato borghese implica
che l'espropriazione non sia una soluzione possibile nel
contesto capitalista, trasformandosi nell'esercizio di un potere
operaio mediante la consegna delle fabbriche ai lavoratori,
facendosi carico lo Stato degli stipendi ed apportando un
capitale iniziale; va infatti tenuto conto che allo stesso
Stato-governo va addebitata la situazione a cui sono arrivati
oggi i lavoratori, e che le illusioni devono confrontarsi col
fatto che oltre tutto il movimento operaio si trova in una fase
eminentemente difensiva.

D'altra parte, il cooperativismo non è un progetto che permetta
di dare una soluzione di fondo alla situazione dei lavoratori.
E' lungi dal dare risposta all'insieme dei lavoratori in ordine
ai loro interessi. In nessun momento nette in discussione le
relazioni di produzione capitaliste ed i loro tratti
superficiali (monopoli, competenza, etc.). Meno ancora
attraverso una rete di cooperative è possibile creare un
sottosistema parallelo al capitalismo.

L'idea della gestione operaia della produzione e della società
implica che l'unico potere nella società rivoluzionaria sia
quello degli organismi della classe lavoratrice. Questa gestione
operaia va intesa come l'abolizione di tutto il potere
esercitato da una minoranza, del potere borghese, e di ogni
manifestazione dello Stato. I lavoratori e lavoratrici non
devono solo assumere la gestione operaia di campi, fabbrichi ed
officine bensì anche dell'insieme della società.

[1] Convocazione ufficiale a discutere i salari, documento del
CTA, aprile 2003.
[3] Attraverso la partecipazione nelle società non solo della
propria impresa bensì delle AFJP ed ART.
[4] Frigorifico Yaguané nel 1996 e Gip Metal nel 1999, sono solo
alcuni dei molti e vari casi.
[5] "Chi sono gli illegali nella "Brukman", volantino dei
lavoratori "Brukman".
[6] Dibattito nella Facoltà di scienze Economiche dell'UBA su
Cooperative o Controllo Operaio, 19/6/02.
[7] Contemplata nell'Art. 17 della Costituzione Nazionale, oltre
che nella Legge 21499.
[8] Capire questa strategia non significa condividerla.

Da EN LA CALLE, giornale dell'Organisacion Socialista
Libertaria, settembre di 2003 Nº49

[trad.- pfz/fdca]




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