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(it) Umanità Nova n.28: Energia: l'emergenza fittizia

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Wed, 17 Sep 2003 10:36:04 +0200 (CEST)


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Bel tempo, governo ladro!
Energia: l'emergenza fittizia

È stato il tormentone dell'estate. Dopo le "interruzioni
programmate" del 26 giugno, che secondo le fonti ufficiali
avrebbero interessato circa 6,5 milioni di utenti domestici, la
minaccia del black out ha attraversato tutta l'estate,
alimentata da campagne di stampa sapientemente orchestrate dal
Gestore di rete, la SpA pubblica che gestisce i flussi dell'alta
tensione e ordina la generazione ai produttori.

UNA CAMPAGNA DI STAMPA SUL RISCHIO BLACK OUT

Sul numero 26 di UN, scrivevamo che la disinvolta gestione del
"rischio" energetico era volta a facilitare la costruzione di
nuovi impianti, un po' ovunque osteggiati dalle popolazioni,
rilanciare fonti energetiche sporche, nucleare e carbone
compresi, e a favorire la promulgazione di provvedimenti
governativi d'emergenza, devastanti dal punto di vista
ambientale. Siamo stati facili profeti. In realtà, come ben
sappiamo, in estate non è successo nulla di più di una saltuaria
intermittenza di elettricità alle imprese industriali che in
cambio di sostanziosi sconti tariffari hanno accettato di
stipulare i cosiddetti “contratti interrompibili". Praticamente
ben poco considerata la siccità e l'afa eccezionali di
quest'anno. Ma nell'immaginario collettivo è stata radicata la
convinzione che l'energia elettrica non basta e che, quindi, ci
vogliono nuovi impianti (magari nucleari e a carbone) e nuovi
elettrodotti. Questa degli elettrodotti è una novità degli
ultimi mesi. Le argomentazioni sono sostanzialmente due: gli
impianti esistenti non sono in grado di produrre tutta l'energia
necessaria e la sufficienza energetica è garantita solo dalle
importazioni, descritte come un fenomeno dannoso. Si tratta di
due enormi frottole.

GLI IMPIANTI PER LA PRODUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA CI SONO MA
VENGONO TENUTI FERMI

Secondo le fonti ufficiali nel 2002 la “potenza efficiente
netta" del sistema elettrico italiano, cioè l'energia
potenzialmente realizzabile negli impianti, era pari a 76950
MegaWatt (MW), l'1,1% in più del 2001. La potenza media
realmente prodotta era invece pari a circa 49000 MW. Insomma il
sistema elettrico italiano produce il 30% in meno del suo
potenziale. Non chiedete una spiegazione “ufficiale" a questa
anomalia, poiché né governo né altri la danno. In realtà, come
ha ammesso il presidente della Edison Quadrino, molte centrali
sono ferme perché non sufficientemente redditizie. Si tratta di
una delle conseguenze della tanto decantata privatizzazione:
secondo Quadrino circa 4000 MW di potenza sono state messe fuori
gioco dopo la vendita di una parte delle centrali da parte del
vecchio monopolista pubblico, l'ENEL. Insomma i gruppi
concorrenti dell'ENEL hanno acquistato gli impianti ma giudicano
più redditizio tenerne fermi alcuni. Per di più dovendo
presentare risultati positivi i gruppi energetici, ENEL
compreso, tagliano sulle spese e sugli investimenti considerati
meno lucrosi come, ad esempio, la manutenzione e questo rende
meno efficienti gli impianti e le infrastrutture.

LE IMPORTAZIONI DI ELETTRICITA' SONO UN OTTIMO AFFARE

Diversamente da quanto ci vorrebbero far credere le importazioni
di energia (circa il 10,5% del fabbisogno energetico italiano
del 2003) costituiscono un ottimo affare visto la straordinaria
differenza fra il prezzo dell'elettricità all'ingrosso in
Italia, circa 64 euro/MW, e quello medio europeo, circa 20
euro/MW all'inizio dell'estate scorsa. Anche se nel futuro è
prevedibile una riduzione di questa “forbice", si tratta di una
condizione che renderà ancora per molto tempo conveniente
acquistare all'estero anche perché nei paesi del nord Europa
assurde politiche energetiche hanno provocato notevoli eccedenze
produttive in campo energetico. Così abbiamo importato energia
dalla Francia a prezzi stracciati e in continua diminuzione (dai
40 euro/MW del 1995 ai 34 euro/MW del 2001) per il semplice
motivo che il faraonico piano energetico francese, concepito e
realizzato fra gli anni 70 e 80 e basato su centrali nucleari e
a carbone, produce un notevole surplus di energia che viene
venduto ai paesi confinanti a prezzi ben inferiori a quelli di
produzione! Come ha evidenziato un recente studio del CNEL sul
sistema energetico italiano (23 aprile 2003) “la richiesta dei
settori produttivi è quella di importare dall'estero a prezzi
inferiori a quelli nazionali".

LE SOLUZIONI PROPOSTE DAL GOVERNO: ABBASSARE LA TUTELA
DELL'AMBIENTE IN MODO DA COSTRUIRE NUOVI IMPIANTI, NUOVI
ELETTRODOTTI, RIPENSARE IL NUCLEARE, RILANCIARE IL CARBONE

Il governo, vero regista della campagna d'estate, ha cercato di
trarne il maggior vantaggio possibile. Il 29 agosto,
approfittando dell'emergenza così artificialmente creata, il
governo Berlusconi ha promulgato un decreto legge, valido fino
al 31 dicembre 2004, che gli permette, in caso di necessità, di
far funzionare le centrali elettriche in deroga ai limiti
previsti per l'emissione in atmosfera, per la qualità dell'aria
e per la temperatura degli scarichi delle acque di
raffreddamento delle turbine. Il governo ha anche rilanciato la
campagna per la costruzione di nuovi impianti (sono stati sino
ad ora presentati progetti per circa 45000 MW di potenza, 11000
dei quali dovrebbero essere realizzati entro i prossimi due
anni) e, ultimissima novità, ha ufficialmente aperto il battage
pubblicitario per realizzare nei prossimi tre anni 2035 Km di
nuovi elettrodotti, di cui solo 727 per sostituire le linee
esistenti. Si tratta di un ulteriore inquinamento assolutamente
non giustificato, visto che il citato studio del CNEL giudica
“ridondante" la rete elettrica nazionale, concepita “con il
criterio di poter funzionare anche nell'ipotesi di un guasto ad
un collegamento". In tutta questa confusione mediatica non
poteva mancare il rituale richiamo al nucleare. Così mentre
negli Stati Uniti il black out spegneva una dopo l'altra le
centrali atomiche, mentre in Francia le centrali nucleari non
sono state spente solo grazie ad un decreto che ha alzato le
temperature delle acque di scarico (e comunque ciò non ha
impedito i black out), mentre la Finlandia atomica è rimasta
senza luce, in Italia qualche imbecille è arrivato a chiedere la
riapertura delle centrali nucleari di Caorso e Trino Vercellese.
Non è mancato neppure chi, come l'ex ministro dell'Ambiente
Ronchi, ha perorato il ritorno al carbone, naturalmente
“pulito".

UNA SOLA ALTERNATIVA: LE FONTI RINNOVABILI E IL RISPARMIO
ENERGETICO

Occorre uscire da questa logica che cerca di mantenere lo status
quo in nome di un falso realismo. Dobbiamo costruire un mondo
sopportabile dove la crescita della domanda di energia sia
regolata sugli effettivi bisogni collettivi senza sacrificare le
generazioni future. La rapida crescita delle fonti rinnovabili -
oggi nel mondo si usa l'energia eolica dieci volte di più e
l'energia solare sette volte di più di quanto si facesse 10 anni
fa - è stato il frutto di anni di lotte dal basso. Questa è la
strada giusta, l'unica. Secondo stime attendibili fra 20/25 anni
le riserve di idrocarburi liquidi cominceranno a diminuire,
abbiamo quindi un intervallo di tempo per imporre il passaggio
alle fonti rinnovabili ed evitare un collasso che avrebbe
conseguenze irrimediabili sull'ambiente. La rivoluzione
energetica si fonderà, probabilmente, su un uso intelligente di
eolico, solare, geotermico, idrolettrico, maree, correnti e moto
ondoso dei mari, energia tecnica del mare e biomasse e troverà
il suo fulcro nell'idrogeno, il combustibile del futuro prodotto
da energie rinnovabili.


M.Z.


Da "Umanità Nova" n. 28 del 14 settembre 2003

http://www.ecn.org/uenne/




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