A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Català_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
{Info on A-Infos}

(it) Umanità Nova n.27 : L'insegnamento cileno

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Wed, 10 Sep 2003 10:00:22 +0200 (CEST)


________________________________________________
A - I N F O S N E W S S E R V I C E
http://www.ainfos.ca/
http://ainfos.ca/index24.html
________________________________________________

Da "Umanità Nova" n. 27 del 7 settembre 2003

L'insegnamento cileno: A trent'anni dal colpo di stato

Negli anni '60 si affermava in Cile il Partito Democratico
Cristiano portatore della parola d'ordine "rivoluzione nella
libertà" che tentava di incanalare su di sé la domanda di
giustizia sociale delle masse operaie e contadine impoverite e
di sviare il loro potenziale sostegno alle formazioni di
sinistra, grazie ad una poderosa campagna anticomunista e
antisocialista. Il programma iniziale, basato su riforma agraria
e nazionalizzazione delle miniere di rame, si arenò
progressivamente dimostrando la sua funzione strumentale. Le
miniere rimasero nelle potenti mani delle multinazionali
(Anaconda, Kenecott e Cerro de Pasco) e nelle campagne la
riforma disattese la richiesta di terre dei contadini poveri.

La disillusione fece crescere allora l'opposizione che, nel 1970
dopo grandi e significative battaglie sociali e sindacali, fu
alla base della vittoria elettorale di "Unità Popolare", una
coalizione capitanata dal medico socialista Salvador Allende,
formata dal Partito Comunista, dal MAPU e dalla Sinistra
Cristiana. Questo governo nazionalizzò senza alcun indennizzo le
imprese che sfruttavano i giacimenti di rame (grande ricchezza
del paese) o che operavano in altri settori strategici (circa
200 compagnie), statalizzò le banche private ed il commercio
estero e diede impulso alla riforma agraria favorendo forme
collettivizzate di produzione. Insomma una serie di misure da
"socialismo di stato" realizzate sul filo della legalità
costituzionale. Misure che prima ancora di poter dimostrare la
loro valenza, incontrarono l'opposizione dei ceti possidenti che
trovarono comprensione e sostegno nell'amministrazione USA, nel
Pentagono, nella CIA e nelle multinazionali nordamericane, in
particolare l'ITT. L'ultradestra si incaricò di fare il gioco
sporco sovvenzionando gli scioperi nei trasporti che provocarono
seri problemi di approvvigionamento nelle città mentre donne
dell'alta e media borghesia davano vita a cortei con pentole e
cucchiai per protestare contro la "fame". In un clima di
provocazioni crescenti l'11 settembre 1973 si produceva il colpo
di stato diretto dal generale Augusto Pinochet, nominato capo di
stato maggiore dell'esercito, solo poco tempo prima, dallo
stesso Allende, che confidava in lui, preoccupato com'era della
tenuta "democratica" delle forze armate… Allende sarà poi
ucciso, mentre resisteva con estrema coerenza e dignità, nel
palazzo presidenziale della Moneda, attaccato da aerei e carri
armati, e una repressione violentissima si abbatterà
indistintamente su quanti, per lo più a mani nude, cercarono di
resistere, sui militanti politici e sindacali della sinistra:
migliaia furono gli incarcerati, i torturati, gli scomparsi, i
fucilati sommariamente. Lo stadio di calcio di Santiago divenne
il primo campo di concentramento operativo, simbolo di una
barbarie testimoniata da fotografie che fecero il giro del mondo
suscitando un'ondata di esecrazione e di mobilitazione
generalizzata. Ci furono anche dei tentativi di organizzare
colonne di combattenti pronte a partire per il Cile,
nell'illusione di una nuova epopea spagnola. Ma il Cile non era
la Spagna, e il movimento popolare cileno pur registrando la
presenza significativa di militanti anarcosindacalisti nelle
centrali operaie come di gruppi anarchici, era ampiamente
influenzato dal legalitarismo riformista di marca socialista e
stalinista. Un legalitarismo che fino all'ultimo impedì a Unidad
Popular e al suo presidente di comprendere che un processo come
quello iniziato, per compiersi doveva avere l'appoggio delle
masse operaie e contadine in possesso di quelle armi che
andavano sottratte alle forze armate. Attaccare il privilegio
economico senza disarmare l'apparato statale, nella convinzione
che l'autonomia del politico potesse condurre fino in fondo il
processo di espropriazione giocando in punta di lama con i
codicilli costituzionali, è stato il più grave errore allora
compiuto. Errore che diede avvio poi a quella riflessione
condotta in Italia da Enrico Berlinguer, segretario del PCI,
sulla necessità del "compromesso storico" tra comunisti e
democristiani, per governare il paese. Secondo il leader del PCI
nemmeno la vittoria elettorale delle sinistre avrebbe potuto
modificare l'assetto di potere esistente e solo un'alleanza con
la DC avrebbe dato questi frutti. In realtà con questa scelta si
escludeva ogni via sia pur minimamente rivoluzionaria, proprio
nel momento in cui la spinta del '68-'69 continuava a fare
sentire i suoi effetti, si permetteva alla DC, già in grave
crisi, di continuare a essere il centro politico del paese e a
Craxi-Ghino di Tacco di condizionare, con una rappresentanza
elettorale poco significativa, il quadro istituzionale. In
sostanza il compromesso storico prendeva atto della crescente
aggressività dell'imperialismo americano (colpo di stato in
Grecia, strage di stato in Italia, colpo di stato in Cile) che
si sarebbe poi ulteriormente manifestato con il sostegno alle
dittature militari in Uruguay ed Argentina, dando però una
risposta del tutto difensiva e liquidatoria di ogni processo di
effettiva trasformazione sociale. Invece di radicalizzare il
proprio impegno operando fino in fondo una scelta di classe, il
PCI abbandonava di fatto questo terreno, trascinando alla
sconfitta l'insieme della sinistra politica e sindacale
italiana. La reazione movimentista e lottarmatista che ne seguì
non riuscì (e nemmeno poteva) invertire le rotta ed anzi
accelerò di fatto il processo di integrazione di un Partito che
si fece stato e punta di lancia della repressione (vedi 7 aprile
e dintorni).

Per chi visse quegli anni la data dell'undici settembre non può
lasciare indifferenti. Essa, al pari del 12 dicembre 1969, segna
un punto di non ritorno. E non solo per le emozioni che gli Inti
Illimani hanno saputo suscitare, quanto per la determinazione a
seguire un percorso di giustizia sociale che solo un processo
autenticamente rivoluzionario può garantire. Oggi come allora.

M. V.


http://www.ecn.org/uenne/




*******
*******
****** A-Infos News Service *****
Notizie su e per gli anarchici

Per iscriversi -> mandare un messaggio a LISTS@AINFOS.CA e
nel corpo del msg scrivere SUBSCRIBE A-INFOS-IT
Per informazioni -> http://www.ainfos.ca/it
Per inoltrare altrove -> includere questa sezione
Per rispondere a questo messaggio -> a-infos-d-it@ainfos.ca



A-Infos Information Center