A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Català_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
{Info on A-Infos}

(it) Bolivia: analisi sulla situazione attuale

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Fri, 17 Oct 2003 11:39:07 +0200 (CEST)


________________________________________________
A - I N F O S N E W S S E R V I C E
http://www.ainfos.ca/
http://ainfos.ca/index24.html
________________________________________________

[La compagna Julieta, del gruppo anarcofemminista Mujeres
Creando della Bolivia mi ha inviato questa analisi della
situazione attuale in quel paese, presa dalla pubblicazione del
suo collettivo, "Di Bocca in Bocca." Mi è sembrato interessante
diffonderlo data la congiuntura che si sta vivendo
nell'Altopiano, e sulla quale non sono state ancora diffuse
valutazioni da un punto di vista libertario. - Nelson Mendez, El
Libertario]

OSTAGGI DELLO STATO
di Julieta Paredes

Come femministe appartenenti a Mujeres Creando abbiamo la
responsabilità di non assumere posizioni concilianti e di non
seguire ciecamente quello che le masse, così tanto patriarcali,
vogliano imporre.

Quando parlo, lo faccio a mio nome, indubbiamente come parte di
un movimento. Noi di Mujeres Creando costituiamo un movimento
femminista anarchico, dove non ci sono né capi, né
rappresentanti, benché qualcuna voglia sembrarlo; non ci sono
capi in Mujeres Creando, e quello che dice ognuna di noi è sotto
la sua propria responsabilità.

La combattività del nostro popolo non costituisce una novità;
l'analisi di questo momento ci porta a constatare la mancanza di
uscite, e questo non dipende da atto di magia che provenga da
Harvard o della Piazza di San Francisco.

Trovare vie di uscita proviene da un'azione di chiarimento ed
illuminazione, che una volta concretizzata bisogna curare per
sempre; un'azione quotidiana e sostenuta nel tempo che a poco a
poco diventa base di riflessione, di azione e reazione di fronte
ai diversi attacchi che provengono dallo Stato, predatore di
sonni.

Il sistema ha bisogno di tenerci nel suo recinto per poterci
bastonare.

I patriarchi hanno imposto una logica, una forma di
relazionamento con gli altri e le altre: questa metodologia di
relazione, ha varie componenti, tattiche, tecniche e
strategiche, tutte con l'obiettivo di non porre fine al suo
potere. Uno degli aspetti che ci occupa oggi nell'analisi è la
metodologia usata per trascinare sempre l'altro sul proprio
terreno e - una volta che ciò sia accaduto - dargli giù con
tutto quello che si può.

Il terreno è quello della violenza, dell'autoritarismo e della
gerarchizzazione, che è stato inventato dal Patriarcato Statale,
è il linguaggio della guerra. Se noi che vogliamo cambiare il
sistema entriamo nel recinto della violenza ne usciamo tosate,
ci fanno "nere", e per questo esistono le sue armi, che
aumentano e sono migliori delle nostre; è chiaro che in questo
modo i fabbricanti di armi guadagnano denaro dalle guerre e dai
conflitti armati, tuttavia non è solo questione di armi: si
tratta contemporaneamente di una cultura della violenza che si
radica nei nostri comportamenti quotidiani, il che è pericoloso,
molto pericoloso.

Quando il sistema non può trascinarci dentro al suo recinto, non
sa come agire contro la nostra lotta, col risultato che con la
creatività siamo riuscite ad avanzare in altre circostanze; ma
quando non abbiamo proposte da sollevare sia come femministe sia
come gruppo o sindacato, andiamo nelle strade coi cartelli
dietro a tutte, e qualunque siano le manifestazioni che vi si
svolgono. Il che è male perché non si tratta di intrupparsi, in
quanto credo che dobbiamo tentare di costruire altri strumenti,
rinunciando agli atti catartici e giustificatori o - come si
dice - un saluto alla bandiera e punto e basta.

La crisi che stiamo attraversando nasce da varie cause ed è
portatrice di varie rivendicazioni, ma se esiste un tema
agglutinante è quello del gas, che deve essere sfruttato per chi
vive in Bolivia. Immediatamente sorge la domanda: Come?, Si va
dalla posizione di chi dice No alla sua vendita a chiunque
affinché il gas rimanga solo per la Bolivia, a quella di chi
sarebbe favorevole a venderlo al Cile ma con buoni prezzi e
buone condizioni. La mia opinione è che abrogare o derogare la
legge sugli Idrocarburi - che regala la nostra ricchezza alle
transnazionali - è il primo passo, mentre la revisione e la
correzione della legge di capitalizzazione possono costituire il
secondo ed il terzo progetto concreto di industrializzazione del
gas in Bolivia. Queste sono le basi per una discussione, e si
dovrebbe prendere a pugni chi dice: venderemo, in quanto non ci
permette di discutere su quale sia la cosa migliore per la
Bolivia; se ora impariamo ad ascoltarci ci prepariamo a
rifiutare lo Stato come ambito per la soluzione dei nostri
problemi. Vari mezzi di comunicazione stanno facendo programmi
molto interessanti, di informazione e proposta, ma non c'è un
coordinamento che consenta di approfittare meglio di questi
spazi di riflessione. La gente è disgustata e nelle strade
questo disgusto cresce senza però che ci sia un approdo.

C'è un tema agglutinante, quello del gas, ma non abbiamo fiducia
nella delegazione di rappresentanza per assumere decisioni su
questo frutto della Pachamama, e qui siamo sfottute per il
fatto, e per questo il conflitto dura tanto, con un governo di
iene mediocri, come Sánchez Bersaín e Yerco Kukoc, che si mangia
le nostre viscere e sfrutta la repressione e la nostra
incapacità di impegnarci e costruire uno strumento
antipatriarcale che in realtà operi cambiamenti; siamo
ripetitive e ripetitivi, entriamo in circoli viziosi ed alcuni
nel circolo della violenza per farci sconfiggere, e poi andiamo
via con la coda tra le gambe. Si dice che protestare non serve:
ma su che serve! È chiaro che serve, come autoaffermazione, ma
pure come presenza viva; la protesta deve far nascere una
proposta antipatriarcale se no, in breve o lungo tempo riciclare
il Patriarcato con nuove figure. Gli uomini e le donne del
nostro paese che non rompono e che non vogliono rompere il
cerchio della violenza - e nel recinto del Patriarcato violento
perdiamo sempre - per caso non abbiamo memoria?. Non rompono il
cerchio statale della violenza entrano nel gioco e si
trasformano in vittime ed ostaggi dello Stato, giusto dove li
voleva avere.

Voglio distinguere la violenza dalla legittima difesa: non sono
la stessa cosa e non bisogna confonderle. La difesa è legittima
contro chi ti colpisce, cioè - per esempio - il poliziotto, il
soldato, o tuo marito o il tuo amico. Se un'altra persona non
pensa come te o noi, non per questo lo picchiamo; e la gente che
non vuole lottare in base al diritto a pensarla in modo
differente, non per questo motivo la prendiamo a pugni, e non ci
trasformiamo in altri poliziotti che attaccano chi non ci ha
aggrediti direttamente. Le idee si ribattono con idee e se ci
colpiscono bisogna difendersi da chi ci ha colpiti.

Voglio domandare due cose:

CHI SONO GLI UOMINI E DONNE CHE CI STANNO AMMAZZANDO E
REPRIMENDO NELLE STRADE?

Sono soldati inviati dalle loro madri e dai loro padri con molti
festeggiamenti alle caserme, e le cifre ci indicano che il
numero delle donne che si sono presentate alla premilitare si
sono triplicate: siamo ipocriti, se è il popolo medesimo che
nutre lo Stato con le sue figlie e figli, mentre esiste un
grande agitarsi contro il servizio militare obbligatorio; siamo
piccole voci di matte noi di Mujeres Creando che andiamo nelle
scuole a parlare di questo tema. E' vero anche altre persone
parlando sul tema, ma non come un gran movimento.

CHI HA NOMINATO JACHO (POLIZIA) VARGAS DIRIGENTE DEL POPOLO?

E' bastato che questo maschietto sapesse maneggiare le armi e
usarle per chiedere salari di privilegio per i poliziotti suoi
complici o, come egli dice, suoi camerati, perché il paese creda
in lui e salti ad essere nostro dirigente. Non ho mai visto
questo repressore nel corso di una manifestazione o meeting,
unirsi al popolo, come invece ha fatto per la lotta di
riconquista della Democrazia il colonnello (mi pare) Rubin di
Selis: stavamo alla Garita e a Buenos Aires, ed i poliziotti che
ci stavano tirando fuori la controfodera si fecero un giro e ci
dissero che oramai non ci avrebbero più molestato. Quella era
un'altra cosa! Non c'erano interessi salariali in mezzo, bensì
una presa di coscienza. E ora questo poliziotto ci viene a dire
che cosa dobbiamo fare? Vada a fare in culo, nessun poliziotto
mi dice come amare la libertà e costruire la giustizia sociale.
E VADANO A FARE IN CULO QUELLI CHE LO HANNO MESSO DIRIGENTE.

Diversi problemi di una crisi , che mostrano la crisi dello
Stato.

Sempre le nostre società sono state piene di problemi da
risolvere, da quelli di ogni casa, quartiere, città,
Dipartimento, settore, classe, sindacato, gruppo, etc. Ma la
qualità dei problemi ora presentati, riguarda lo Stato
patriarcale. Quando parlo di qualità dei problemi intendo dire
che, sebbene si continui a rivolgere domande allo Stato - cioè
riconoscendogli il potere di risolverli - si tratta di problemi
che dimostrano l'incapacità dei governanti, della classe, casta,
o gruppo dominante e dello Stato. Ne è in pericolo l'egemonia e
deteriora l'immagine del simbolica di dominazione che è lo
Stato, scava la fiducia degli e le povero nello strumento,
bugiardo per certo, del bene comune o Stato, i governi passano
ma lo Stato perdura. Simbolico attraverso il quale ci siamo
lasciati strisciare ad una democrazia che non è per il che,
lottiamo e quasi perdiamo la vita.

Quello che fu il ruolo simbolico della teologia per il dominio
della monarchia, è ora assunto dallo Stato per il dominio della
borghesia riciclata.

Le proposte sono autoritarie e fascistoidi.

Le proposte che escono dal nostro paese sono ancora patriarcali
ed all'interno una cultura fascista, e non è casuale che Solares
(dirigente della COB) abbia parlato di guerra civile, e dopo
debba rivedere la conclusione parlando per ora di resistenza
civile: si tratta di maschietti in gilè i quali credono che non
ci rendiamo conto del loro modo di risolvere i problemi; sono
come quelli del governo, vogliono risolvere le cose con le
pallottole.

Pepita Peralta Presidentessa

Il gringo Gonzalo ed il suo club di mediocri, violente iene
affamate di cadaveri, sanno che non abbiamo alternative di
rappresentatività e di coordinamento delle lotte e dei sogni,
sanno e conoscono la logica dei maschietti come loro e sanno che
quando si vuole, li porta nel loro recinto per dargli una buona
bastonata, per questo ci si dice per televisione, cinicamente,
che non bisogna rinunciare, allora penseremo a quello che
bisogna fare, non continueremo a nutrire la violenza con la
nostra energia, perché la lotta che non sa dove va, si trasforma
in energia contraria. Nella situazione in cui siamo molti sono
candidati alla sedia presidenziale o al governo della Bolivia:
per questo noi diciamo Pepita Peralta Presidentessa. Pepita
Peralta non è nessuno e può essere chiunque. Cioè è una
stupidità pensare in questo momento che la soluzione venga da
una persona o un gruppo. Il gringo Gonzalo non sa risolvere i
problemi, ma ha ragione sul fatto che non ha senso chiedergli di
rinunciare: in poco tempo si avrebbe un rafforzamento della
classe dominante, perché chiunque venga il problema continua,
con la differenza che chi avremo davanti non sarà lo straniero
Ponzalo, bensì uno venuto dal popolo e lì picchiamo testa con
testa.

Scavare sotto il suolo dello Stato e screditarlo davanti alla
sua classe: la viabilità dell'anarchia

Credo che abbiamo due opportunità: da un lato fare gli sforzi di
unità e coordinamento per il problema del gas attorno a
personalità dotate di credibilità popolar/nazionale ed
internazionale, per preparare un capitolo di proposte di
soluzione, progetti sull'industrializzazione del gas, una specie
di spazio alternativo al recinto dello Stato dove si trovano
così chiusi i dirigenti.
Ed un'altra opportunità sta nel mettere lo specchio di fronte
alla mediocrità di modo che i detentori dell'egemonia del potere
si guardino e la vedano, con la loro stupidità e mancanza di
intelligenza; che vedano quanto sono flosci; bisogna burlarci
della loro incompetenza e che non vengano ora a spacciarsi per
poveretti. Se qualcosa di buono accade in Bolivia, o ha la
Bolivia, questo è grazie al popolo, giacché quella questa gente
è stata sempre parassitaria; è perché il voto del popolo è
andato a MNR, MIR, NFR e UCS che questi malviventi stanno ora lì
nel parlamento ed al governo. Qui non ci sono allora e ciascuno
assumerà le proprie responsabilità. È il momento di vederci
chiaro se vogliamo vedere. Io sono femminista anarchica e mai
tanto chiaramente si vede l'inutilità dello Stato, si vede che
non si tratta di cambiare il gringo col cocalero o con l'indio o
con Pepita Peralta. E' il momento della responsabilità della
libertà. È il momento di non avere paura di pensare a darci da
noi stesse le soluzioni, di comprovare che la nostra parola è
capace di comunicare direttamente, senza la mediazioni dei
partiti, e che siamo in grado di coordinare le nostre necessità
ed il bene comune senza avere bisogno dello Stato.

Siano inviati a giudizio Sanchez Bersaín, ministro della difesa,
e Yerco kukoc, ministro dell'interno, per crimini di lesa
umanità.

[trad.- pfz/fdca]




*******
*******
****** A-Infos News Service *****
Notizie su e per gli anarchici

Per iscriversi -> mandare un messaggio a LISTS@AINFOS.CA e
nel corpo del msg scrivere SUBSCRIBE A-INFOS-IT
Per informazioni -> http://www.ainfos.ca/it
Per inoltrare altrove -> includere questa sezione
Per rispondere a questo messaggio -> a-infos-d-it@ainfos.ca



A-Infos Information Center