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(it) resoconto workshop "Abolire le frontiere dal basso"

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Tue, 14 Oct 2003 10:46:04 +0200 (CEST)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
http://www.ainfos.ca/
http://ainfos.ca/index24.html
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Da: border zero <border0@tmcrew.org>

Breve resoconto del workshop "Abolendo le frontiere dal basso"
venerdi 3 ottobre, Roma, Laurentinokkupato - DIY weeks
[www.tmcrew.org/laurentinokkupato/diy.htm]

Il workshop prevedeva una distribuzione di materiale sulla Fortezza
Europa, la presentazione del progetto border=0 e un dibattito in
divenire attorno al coinvolgimento dei migranti nella lotta antirazzista
e antiautoritaria.

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Dopo una sintetica introduzione che ha presentato il progetto border=0
collegandolo alle campagne noborder internazionali (contro l'oim e le
compagnie aeree della "deportation class") e alle mobilitazioni che da
qui a tre anni hanno attraversato il globo per rivendicare la libertà di
movimento, installazione e comunicazione, la discussione si è
concentrata sul rapporto attivista-migrante.

La repressione, la condizione di radicale precarietà e il desiderio di
appagare bisogni primari e quotidiani fanno il comune denominatore. I
sistemi di controllo e repressivi che la fortezza europa va dispiegando
nei nostri territori ci colpiscono direttamente con la stessa intensità
con cui vengono trattati i migranti. Molto spesso quella sottile
demarcazione tra poco più e poco meno garantiti si annulla nei data base
del SIS (che raccoglie informazione sui movimenti degli attivisti, così
come per gli immigrati), nelle questure, nelle carceri, nelle periferie
abbandonate dai servizi pubblici e nel desiderio comune di libertà e
soddisfazione. L'esperienza di lotta di alcuni attivisti (di Bologna e
Ostia) ha messo bene in luce questa progressiva corrosione delle
differenze, rimane "solo" (si fa per dire) il passaporto a fare per ora
da spartiacque.

Ma se per il potere precari, attivisti e migranti sono soggetti sociali
da trattare in ogni caso in termini repressivi, la differenza tra il
soggetto politico e quello sociale emerge nella quotidianità della
lotta, nella possibilità dello sviluppo della pratica antiautoritaria e
antirazzista. E' nella lotta collettiva e quotidiana che la pratica
della distruzione delle frontiere (immateriali questa volta) diviene
quel working-in-progress che ci coinvolge direttamente e in prima
persona. Condivisa da tutte le esperienze è stato il chiaro rifiuto di
quell'atteggiamento pietistico e caritatevole (tipico delle grosse
organizzazioni sociali ma anche di alcuni compagni) che fa
dell'assistenzialismo e del lavoro *SUI* migranti l'unica relazione tra
cultura alternativa e soggetto migrante. Un subdolo razzismo striscia in
questo metodo!

Il desiderio invece di abbattere le frontiere dal basso, anche quelle
culturali, e' il terreno che condividiamo non con la forza della verità
precostituita ma con la condivisione orizzontale di esperienze e
pratiche. D'altronde il sessismo, l'omofobia, il nazionalismo, il
razzismo e la produzione di gerarchie che combattiamo quotidianamente
non sono patrimonio esclusivo delle società occidentali ma sono cancri
che ammorbano tutte le comunità. La lotta collettiva per i bisogni può
divenire il terreno eccezionale per l'abolizione di queste maledette
frontiere e divisioni. Soprattutto laddove per bisogni si intende la
necessità comune dei soggetti sociali di aggregarsi e socializzare,
crescere e confrontarsi, vivere e abitare con dignita'. Il tavolo di
discussione ha sottolineato infatti il "rischio", che spesso si corre,
di trasformare le lotte per i bisogni sociali in vertenze sindacali,
strada che storicamente porta alla verticizazzione dei movimenti. Questo
a nostro avviso accade quando i bisogni primari, evidentemente da
soddisfare (casa, integrazione), escludono invece, nel momento della
vertenza, tutte le molteplici altre pulsioni che danno qualità, dignità
e specificità all'individuo. Insomma, solo con il rapporto informale,
l'azione diretta, e la rete degli individui è possibile creare un
tessuto sociale ricco di personalità che va oltre le categorie di
migante/non migrante, e che unisce tutti i soggetti
nell'antagonismo complessivo (ma non generico) al modello capitalista e
statale. Ma e' un discorso che ovviamente il workshop non ha potuto
esaurire, visto anche sottili ma indicative differenze fra gli
interventi.

Una chiave di lettura interessante sul superamento della condizione
stessa di migrante viene ovviamente dall'analisi e dalla pratica
anarchica e libertaria (nello specifico sono state citate le esperienze
nordeuropee più radicali e greche). In fondo la solidarietà più concreta
e radicale, oltre alla lotta collettiva quotidiana per la soddisfazione
dei comuni bisogni, viene dall'immaginare un mondo senza stati, dove e'
allora la categoria stessa del migante, condizione creata dal capitale e
dai confini, a venire meno. Quindi il conflitto anticapitalista per
l'abbattimento degli stati, e non "l'integrazione" del "soggetto debole"
come vuole la sinistra ufficiale e non, è la tendenza ultima a cui la
nostra sfida aspira. Un'occhio all'immediato, l'altro all'infinito.

Un altro argomento del dibattito è emerso dal desiderio di alcuni
attivisti e militanti noborder di aprire una campagna di comunicazione e
sabotaggio sulle nuove politiche UE in termini di controllo sociale e
immigrazione e sull'Oim, la grande piovra nemica della libertà di
movimento e
installazione. L'OIM e' una sorta di WTO dell'immigrazione che con i suoi
tentacoli gestisce il movimento di milioni di uomini e donne, promuove
la formazione di frontiere armate e lager in tutto il mondo. In Italia
il movimento e la società sono quasi all'oscuro della funzione reale che
questo organismo sovranazionale ha all'interno dei processi di
sfruttamento, controllo e repressione globale; da qui il desiderio di
aumentare la contro-informazione attraverso l'utilizzo dei media tattici
e dell'azione diretta.

Il progetto border=0 si inserisce all'interno di questo desiderio
tentando attraverso la condivisione di esperiene e saperi di costruire
cyber-attrezzi utili alla pratica noborder. Ci lasciamo ripercorrendo e
narrandoci le ultime tappe del movimento noborder: i campeggi
internazionali e locali. Dall'Australia alla Romania il
working-in-progress antirazzista attraversa il mondo, con i limiti e le
grandezze di
un'esperienza nuova da costruire, perfezionare, aperta all intreccio
continuo di saperi, pratiche ed esperienze. La manifestazione, interna
alle mobilitazioni contro il G8 di quest'anno, che ha portato i
contenuti di opposizione e radicalità fin sotto gli uffici dell'OIM e il
corteo di solidarietà che ha aperto le giornate di Salonicco con lo
striscione "NEL MONDO DEI PADRONI SIAMO TUTTI STRANIERI", riaffermano
con forza e determinazione tutto l'antagonismo che ci vuole contro i
regimi delle frontiere e il business dell'immigrazione.

NESSUNO STATO, NESSUN CONFINE, NESSUNA PRIGIONE


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e-mail: border0@tmcrew.org
lista: borderzerolist@inventati.org
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