A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Català_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
{Info on A-Infos}

(it) USI: Prima scheda informativa sulla "Legge Biagi" (Pt.I)

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Sun, 12 Oct 2003 17:36:36 +0200 (CEST)


________________________________________________
A - I N F O S N E W S S E R V I C E
http://www.ainfos.ca/
http://ainfos.ca/index24.html
________________________________________________

LEGGE 30/2003: PRIMA SCHEDA INFORMATIVA SULLA "LEGGE BIAGI"
APPUNTI SULLO SMANTELLAMENTO DELLE REGOLE SUL/DEL LAVORO (COME
LE CONOSCEVAMO...) [Parte I]

Premessa

Questo primo lavoro scritto, è il contributo informativo di base
sulle profonde modificazioni che si sono effettuate in Italia e
relative alle tematiche del lavoro, che hanno avuto la loro
piena consacrazione nella Delega al Governo di emanare un testo
avente valore di legge che intervenisse in maniera strutturale a
cambiare parte delle regole sul lavoro, le soluzioni
occupazionali e gli stessi diritti e libertà delle lavoratrici e
dei lavoratori.

Il testo definitivo porta il nome di "Legge Biagi", la L. N°
30/2003, dal 31 Luglio di quest'anno sono in vigore i decreti
attuativi (86 articoli), che quindi costituiscono la nuova base
normativa, sostitutiva e in molti casi in peggio delle
disposizioni legislative in vigore in materia di occupazione,
mercato del lavoro e tipologie contrattuali, quindi delle parti
fondamentali del rapporto di lavoro, per tradizione affidato
alle norme del codice civile o di provvedimenti legislativi del
Parlamento.

Una prima critica è quindi sul metodo, affidare al Governo una
materia così complessa e delicata, in una fase di accesa
conflittualità sindacale non solo in Italia ma a livello europeo
e mondiale, è stata una scelta in sintonia con i processi di
modificazione delle regole e dei principi costituzionali,
saltando ogni forma di reale dibattito e partecipazione con
questo provvedimento.

Si rileva subito che si tratta della continuazione del percorso
di progressivo smantellamento del diritto del lavoro e di
riduzione della capacità di difesa dei lavoratori, già avviata
con la L. 196/97 detta "Pacchetto Treu" e del successivo accordo
nazionale del 2002 chiamato "Patto per l'Italia".

Nel testo sono previsti interventi sulla revisione dei servizi
pubblici e privati per l'impiego, collocamento e intermediazione
di manodopera (art. 1), contratti a contenuto formativo (art.
2), riforma della disciplina del part time (art. 3), le nuove
tipologie di lavoro (art. 4), le certificazioni dei rapporti di
lavoro tramite gli Enti bilaterali (art. 5), le modifiche di
"razionalizzazione" alle funzioni ispettive in materia di
previdenza sociale e del lavoro (art. 8).

Il Parlamento ha poi introdotto le modifiche alla L. 142/2001
sul socio lavoratore di cooperativa (art. 9) e i benefici alle
imprese artigiane, del commercio e del turismo (art. 10), che
non erano inserite nella delega originale ma che contengono
norme dirette.

Tutto l'impianto della legge ha una finalità molto chiara:
spostare l'asse dalle tutele e dalla disciplina rigida del
rapporto di lavoro, alla liberalizzazione secondo le regole del
"mercato", quindi con i padroni pubblici e privati in una
posizione più forte di prima, riducendo fino ad annullarla ogni
tutela collettiva pubblica o contrattuale (eliminando di fatto
l'intervento dei sindacati conflittuali) e ponendo come perno
centrale l'individualizzazione delle situazioni lavorative.

In pratica, la legge attua la ulteriore frammentazione delle
tipologie contrattuali e della rigidità del diritto del lavoro,
spezza l'unità contrattuale (patrimonio del movimento operaio e
sindacale era riportare le situazioni singole all'interno dei
diritti posti dalla contrattazione collettiva) e le rigidità in
termini di diritti e di pari opportunità anche nella
retribuzione.

Un ulteriore effetto, non secondario l'accentuazione delle
disparità di trattamento e delle discriminazioni di genere,
specie per il prospettato impiego della miriade di nuove
tipologie di lavoro e dello sfruttamento della manodopera
femminile addirittura minorile (stage formativi e tirocini
durante il percorso scolastico...).

La legge tende ad aumentare la precarizzazione del mondo del
lavoro, sia nella fase di accesso (collocamento e creazione
delle nuove tipologie di rapporti di lavoro), nella fase di
svolgimento del rapporto lavorativo, nella fase del percorso di
formazione/istruzione/collocamento, con l'accentuazione
dell'autonomia individuale a danno della tutela collettiva e di
disposizioni imperative e inderogabili di legge. Ulteriore
conseguenza, la riduzione a funzione marginale della
magistratura del lavoro e della sua capacità di intervento.

In questo documento, si analizzeranno gli aspetti salienti con
scheda sui "nuovi contratti".


Note sull'art. 1

L'intenzione del governo in funzione di legislatore, in materia
di collocamento e di forme di decentramento produttivo è quella
di allentare i numerosi vincoli che hanno spesso provocato gli
interventi degli imprenditori, i quali da molti anni nelle loro
dichiarazioni si ritenevano penalizzati da un monopolio pubblico
del collocamento, dalla onerosità delle procedure e dalla
burocrazia, come se da queste situazioni fosse mai dipeso
l'andamento occupazionale reale.

E' quindi stata operata attraverso lo snellimento delle
procedure, l'attività di semplificazione degli oneri
burocratici, la totale apertura del collocamento al privato e la
riduzione dell'intervento pubblico in funzione di impulso,
incontro tra domanda e offerta di lavoro, controllo del
collocamento al lavoro.

Si ricorda che già la L. 196/97, il "pacchetto Treu" , aveva
introdotto il lavoro interinale (in affitto) e avviato in Italia
lo sviluppo delle Agenzie private di intermediazione di
manodopera.

La legge 30/2003 conclude questo percorso, con la fine del
collocamento pubblico in funzione di organismo monopolistico in
questa materia, con il ridimensionamento sostanziale della
funzione di controllo pubblico, che provocherà gli inevitabili
rischi di discriminazioni, abusi e intolleranze, si pensi alla
disciplina della L. 68/99 sull'avviamento al lavoro dei disabili
e alle difficoltà di inserimento delle c.d. "categorie
protette", alle funzioni di controllo da parte degli organismi
previsti dalla legge e dai servizi ispettivi del lavoro.

Si elimina praticamente la stessa L. 1369/60, che regolamentava
il "divieto di intermediazione di mano d'opera", quindi il
fenomeno del caporalato.

La legge permette di nuovo ai padroni grandi e piccoli o ai loro
"intermediari" di fiducia, di poter appaltare le prestazioni di
lavoro (anche in agricoltura sono ammessi gli interinali e si
legittima il caporalato come fattore ineliminabile di chiamata
per il lavoro stagionale...), quando esista una ragione di
natura organizzativa, tecnica o produttiva, individuata dalla
legge o per rinvio dai contratti collettivi nazionali di lavoro
(CCNL) o da quelli territoriali.

Questa modifica non solo mette in preventivo disparità di
trattamento tra le varie zone del Paese, anche con il richiamo
alla contrattazione territoriale (comprensiva di contratti
d'area, gabbie salariali, deroghe ed eccezioni...) anche a
parità di mansioni e qualifiche, ma garantisce anche il
carattere di liceità dell'intermediazione di mano d'opera, sotto
il profilo penale (con la vecchia legge del 1960
l'intermediazione era vietata e sanzionata non solo con pene
pecuniarie ma anche con misure detentive).

Sempre nell'art. 1, si riduce fortemente anche la tutela
prevista dall'art. 2112 del codice civile italiano (emanato nel
1942...), che garantiva pienamente i lavoratori nei casi di
trasferimenti di azienda. La legge 30/2003, in merito al
requisito dell'autonomia funzionale richiesta alle società nei
casi di procedure di trasferimenti di rami o servizi aziendali,
prevede ora solo il possesso di questo requisito al momento del
trasferimento. Significa che non è necessario che questa
autonomia funzionale sia precedente al trasferimento del ramo
d'azienda, in modo tale da permettere all'imprenditore di creare
temporanee e artificiali condizioni di "autonomia" di un settore
di lavoro, per poter trasferire pezzi dell'azienda e relativi
lavoratori assegnati, ad altra azienda e in altro luogo senza
alcun limite, soprattutto senza chiedere più il consenso
esplicito dei lavoratori colpiti da questo processo.

La questione va collegata anche con la riduzione delle tutele
poste dalla L. 300/70 per i trasferimenti dei dipendenti, anche
di quelli tutelati da funzioni sindacali (si pone quindi un
contrasto con la tutela dei dirigenti e dei rappresentanti
sindacali, RSA o RSU, prevista all'art. 22 dello Statuto dei
Lavoratori) e l'attacco ai diritti individuali e collettivi e
alle stesse agibilità e libertà sindacali.


Note sull'art. 2

In questo articolo, sono definite le linee - guida per il
riordino dei rapporti "speciali" di lavoro con contenuto
formativo, delle misure di inserimento e/o di reinserimento al
lavoro per determinate categorie (disabili e donne) e della
previsione degli organismi pubblici o di Enti bilaterali con
competenze autorizzatorie, per le modalità attuative
dell'attività formativa nelle aziende.

E' indicato poi l'orientamento per lo snellimento e la
semplificazione delle procedure di incentivi connessi ai
contratti a contenuto formativo.

Il nostro ordinamento giuridico prevede già dei contratti tipici
di natura formativa: l'apprendistato (L. 25/1955 e
modificazioni), il contratto di formazione e lavoro CFL (L.
863/84 e integrazioni e modificazioni), ai quali si sono
aggiunte gli stage formativi e il tirocinio, a seguito delle
trasformazioni legislative nel settore dell'istruzione e della
formazione.

La legge 30/2003 prevede per l'apprendistato un riordino
dell'istituto e delle forme contrattuali in alternanza con il
sistema dell'istruzione e della formazione, il passaggio da un
sistema all'altro e il coordinamento con le forme di tirocinio
post scuola (o post laurea), come tirocinio d'impresa.

Per i CFL, è confermato il carattere di specializzazione (nelle
tre tipologie di 12, 18 e 24 mesi) con la finalità di
inserimento e di reinserimento mirato del lavoratore
nell'azienda:

Si rafforza la funzione degli Enti Bilaterali, già inseriti in
alcuni CCNL (Commercio, Turismo) e degli organismi pubblici per
quanto riguarda le competenze e le autorizzazioni, per le
sperimentazioni e le linee - guida sui contenuti dell'attività
formativa.

Si opera un rinvio ai CCNL o ai Contratti collettivi
territoriali, per la determinazione delle modalità attuative
sulla formazione, anche all'interno degli Enti Bilaterali.

In assenza di accordo tra le parti, i codici di comportamento e
le linee - guida sono determinate da atti delle Regioni assieme
al Min. del Lavoro e delle P.S.

Si introduce il concetto di "sindacati comparativamente più
rappresentativi a livello nazionale o territoriale", parte
assieme alle associazioni dei datori di lavoro negli Enti
Bilaterali o stipulanti i CCNL, in questi aspetti di
"concertazione" e di cogestione, in assenza di una legge sulla
rappresentanza e sulla rappresentatività sindacale che
stabilisca parametri oggettivi e requisiti certi per
l'ottenimento delle agibilità in materia di contrattazione e
negoziazione.

E' un aspetto che non deve riguardare solo gli addetti ai
lavori, ma che investe l'intero mondo del lavoro, troppo spesso
soggetto a stipulazioni di accordi o intese con sindacati o
confederazioni sindacali troppo "compiacenti" con le controparti
padronali o quelle governative.

La legge inserisce inoltre misure di revisione per l'inserimento
al lavoro di situazioni che non costituiscono rapporti di lavoro
(tirocini, da uno a dodici mesi e anche quelli per i disabili
con collocamento mirato fino a 24 mesi), così come sono previste
misure finalizzate all'inserimento o al reinserimento delle
donne nel "mercato del lavoro", specie per chi ha effettuato
"...adempimento di compiti familiari...". La visione della
funzione della donna all'interno della famiglia, è in sintonia
in questo articolo della legge con l'impostazione generale del
governo attuale sulle politiche della famiglia "tradizionale" e
del ruolo della donna.

Sono inoltre definite le linee - guida specificate nei decreti
attuativi, per lo snellimento e la semplificazione delle
procedure di incentivi connessi ai contratti a contenuto
formativo, incentivi alle imprese per l'elargizione di forme di
sfruttamento della forza lavoro in formazione, anche in
relazione al tasso di occupazione femminile.


Note sull'art. 3

La legge interviene riformando alcuni aspetti della disciplina
del rapporto di lavoro a tempo parziale (part - time), già
modificata dal T.U. sul part time (D. Lgs. 61/2000, D. Lgs.
100/2001).

Si sono estese in senso flessibile, fornendo maggiore spazio di
autonomia negoziale tra le parti (datore di lavoro e lavoratore)
le tipologie di part time (non più solo orizzontale, verticale o
ciclico) ma con l'impulso allo sviluppo di forme di part time
misto (che quindi combinano alcuni elementi delle precedenti
tipologie di distribuzione dell'orario di lavoro nella
settimana, nel mese o nell'anno lavorativo).

E' rimasta la possibilità per le organizzazioni sindacali, di
poter definire attraverso gli strumenti dei contratti collettivi
nazionali e in sede di contrattazione aziendale, accordi di
regolamentazione delle innovazioni legislative sul part time per
adattarle alle concrete esigenze dell'organizzazione del lavoro
e in relazione alle motivazioni (familiari, sanitarie o di
studio) che spingono lavoratrici e lavoratori a richiedere il
tempo parziale.

Le limitazioni o addirittura la materiale esclusione della
tutela collettiva e sindacale, avviene invece per l'eliminazione
di ogni vincolo sul lavoro supplementare e straordinario per il
part time orizzontale anche nei casi già fissati con accordi
sindacali (anche di livello territoriale o aziendale), ma con il
semplice consenso del lavoratore o lavoratrice in assenza di
contratti collettivi.

E' facile rendersi conto, per chi ha un po' di esperienza
sindacale, quali spazi e margini di "autonomia" e di "libertà di
espressione" rimarranno ai singoli lavoratori o lavoratrici in
questi casi.

Si ricorda che la legge sul part time, fissava il limite al 10%
rispetto all'orario di lavoro ridotto effettuato con il part
time, con la finalità di evitare il ricorso a forme di lavoro
supplementare o straordinario superiori per chi fa il tempo
parziale alle "normali" prestazioni lavorative di chi sta a
tempo pieno, usufruendo le imprese di incentivi e sgravi
contributivi e fiscali in caso di assunzioni nuove con part time
o di trasformazione del rapporto di lavoro (da tempo pieno a
tempo parziale).

E' prevista poi l'estensione del part time "flessibile" per i
contratti a termine e l'estensione di tutte le disposizioni sul
tempo parziale al settore agricolo.

La combinazione della "flessibilità" e dell'uso elastico del
part time come modifica del Testo Unico del 2001, applicata
alle "nuove tipologie di lavoro", come il "lavoro intermittente
o a chiamata" o nella ipotesi del "job sharing" (lavoro
ripartito in coppia), provoca per il lavoratore il concreto
impedimento di poter organizzare il proprio tempo di lavoro e di
vita, con un effetto di disgregazione sociale il cui impatto è
da verificare, ma che sicuramente determinerà una maggiore
incidenza in quella che si è definita come "precarizzazione" del
rapporto di lavoro e della socialità.

Per la descrizione e le prime riflessioni sulle nuove tipologie
di lavoro e di contratti individualizzati, si veda il punto
relativo di questo documento.



USI AIT - UNIONE SINDACALE ITALIANA
Confederazione di sindacati nazionali autogestiti e di
Federazioni intercategoriali
Via Iside 12 - 00184 Roma Tel. 06/70451981 Fax 06/77201444
Via Isonzo 10 - 20136 Milano Tel. 06/54107087 Fax 06/54107095




*******
*******
****** A-Infos News Service *****
Notizie su e per gli anarchici

Per iscriversi -> mandare un messaggio a LISTS@AINFOS.CA e
nel corpo del msg scrivere SUBSCRIBE A-INFOS-IT
Per informazioni -> http://www.ainfos.ca/it
Per inoltrare altrove -> includere questa sezione
Per rispondere a questo messaggio -> a-infos-d-it@ainfos.ca



A-Infos Information Center