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(it) UmanitÓ Nova n.37: Sciopero generale del 7 novembre

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Tue, 18 Nov 2003 09:46:13 +0100 (CET)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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Ce n'est qu'un debut: Scende in campo l'opposizione sociale

Ha avuto luogo a Milano, la mattina di venerdý 7 novembre, la
manifestazione nazionale prevista per lo sciopero generale
autorganizzato indetto da CUB e USI-AIT. La scadenza,
dichiaratamente alternativa ed antagonista rispetto allo
"sciopericchio" di due settimane prima di CGIL-CISL-UIL (che
ha visto accodarsi peraltro anche alcune strutture "di
base"), si caratterizzava per una piattaforma rivendicativa
non solo difensiva sulla questione delle pensioni, ma per un
ampliamento consistente dei diritti del lavoro e dei diritti
ai servizi, la scuola e l'assistenza, per riportare, come ha
detto dal palco un oratore della CUB "il problema del lavoro
al centro del dibattito nel Paese".

Ma anche, come si legge in una nota della Segreteria
dell'USI-AIT, "per ribadire il no a ogni guerra, alle spese
militari e al terrore permanente degli eserciti".
L'iniziativa si ricollega quindi ai passati scioperi generali
antimilitaristi che sono stati pietre miliari dei percorsi
unitari del sindacalismo autogestionario e di base,
delineando per questo un percorso sindacale attento non solo
alle rivendicazioni economiche, ma anche a questioni sociali
pi¨ complessive.

Secondo gli organizzatori, al corteo hanno preso parte circa
50.000 persone, organizzate nei vari spezzoni sindacali, e
avrebbero aderito allo sciopero 1.500.000 lavoratori, esclusi
i metalmeccanici, settore dove scioperava anche la FIOM e in
cui in totale si sarebbe arrivati a oltre l'80% delle
adesioni.

La copertura mediatica come al solito Ŕ molto scarsa, ma in
questo caso c'Ŕ stata qualche brevissima "strisciata" di
telegiornale.

Al corteo Ŕ stato presente un nutrito spezzone anarchico e
libertario, dato l'esplicito appoggio che Ŕ stato dato allo
sciopero in particolare dalla FAI, la cui Commissione "La
Questione sociale" aveva diffuso nelle settimane precedenti
un apposito comunicato. In coda, gruppi di studenti e centri
sociali milanesi.

Come prima impressione, pare di poter dire che l'iniziativa Ŕ
riuscita, a testimonianza del consolidato radicamento di
spezzoni di opposizione sociale non riconducibili a
compatibilitÓ padronali o politiche, ma la strada da fare non
Ŕ breve nÚ semplice.

Il Governo, ponendo la fiducia sulla manovra finanziaria, ha
senz'altro dimostrato una serie di debolezze soprattutto
interne. La recente bocciatura della riforma giudiziaria di
Castelli indica chiaramente che la maggioranza non si pu˛
sentire del tutto sicura delle proprie stesse truppe. Da una
parte, il Cavaliere si trova a vedersela con l'asse AN-UDC,
che ha trovato un nuovo protagonismo anche con le ultime
uscite spettacolari di Fini sul voto agli immigrati, e
reclama, tramite un eventuale rimpasto, fette un po' pi¨
generose della torta. Costoro si stanno probabilmente ponendo
anche il problema di correre ai ripari da una gestione
berlusco-tremontiana dei conti pubblici che sta scontentando
un po' troppa gente; in particolare le proteste da parte di
settori statali, parastatali, enti locali e universitÓ
rischiano di far perdere clientele piuttosto importanti, alla
faccia delle favole sul superamento della "prima repubblica"
(sic).

Dall'altra parte, il rissoso alleato leghista si dibatte fra
le esigenze dell'apparato governativo e le richieste della
base e delle componenti pi¨ becere, oltre che sull'eterna
contraddizione dei feroci secessionisti ben piantati sui
banchi del governo romano, e non si sa quanto le acrobazie
bossiane saranno in grado di tenere in piedi la baracca.

L'impressione Ŕ che questo governo avrebbe i giorni contati,
se l'opposizione di centro-sinistra avesse una consistenza
politica e progettuale almeno un po' superiore a quella
dell'ectoplasma.

CGIL-CISL-UIL, dal canto loro, dopo il 24, posati megafoni e
bandiere, hanno ricominciato a strepitare per riaccedere al
tavolo delle trattative. Questi signori evidentemente
soffrono pi¨ per la perdita della loro fetta di potere
concertativo che per le reali garanzie sociali. Stesso
discorso vale, peraltro, per i "duri" della FIOM, oggi in
piazza a Roma, domani pronti a barattare nuovamente diritti
del lavoro per diritti dell'apparato e forse, il 19 novembre,
pronti a scendere in piazza contro il terrorismo con alla
testa nientepopodimeno che Lui, il Presidente del Consiglio
(Epifani ha giÓ dato il suo "apprezzamento" alla proposta del
premier).

Fuori di burla, potrebbe essere proprio questa riedizione del
"compromesso storico" che stanno cercando di tessere in
questi giorni componenti "bipartisan", a fornire un
salvagente per molti problemi dell'esecutivo. Al di lÓ delle
ipotesi, fa pensare che sempre, in fasi cruciali dello
scontro sociale, escano fuori arresti spettacolari, attentati
e pacchi esplosivi che a tutto sembra vadano salvo che a
vantaggio dello scontro sociale stesso. E fa pensare la
cecitÓ politica di un sindacato e di una sinistra
istituzionale che in una situazione drammatica, in cui il
terrorismo di stato si dispiega nella sua massima forma della
guerra, e nelle sue pi¨ svariate manifestazioni interne , non
sanno proporre altro che queste ammucchiate da unitÓ
nazionale prive di spessore progettuale e critico.

Per quanto riguarda l'opposizione sociale di cui sopra, Ŕ
ovviamente ancora troppo debole per esercitare un peso
decisivo sulla bilancia dei rapporti di forza, ma non si pu˛
prescindere, per un progetto sociale libertario e
autogestionario, da questo interlocutore privilegiato che
sono le componenti del sindacalismo autogestionario e di
base, almeno quelle che ancora rivendicano progetti e
percorsi alternativi a quelli del sindacalismo di stato.

Anche se il tentennamento di molti al momento da dare corpo
definitivo a questo sciopero, testimonia una situazione non
certo semplice. Proprio per questo sta agli anarchici attivi
nel mondo del lavoro portare nelle strutture di base il
nostro patrimonio autenticamente antiburocratico,
autogestionario, solidaristico e internazionalista. Sfide
importanti saranno la ricostruzione di un tessuto di
strutture sindacali territoriali in grado di dare risposte
concrete, nel locale, al problema della frammentazione
sociale e di classe indotta dalle attuali strutture di
accumulazione, e reti di solidarietÓ e mutuo appoggio per
dare risposte agli infiniti problemi pratici che comporta
l'applicazione dei detti principi.

Tanto pi¨ efficace sarÓ la nostra azione quanto pi¨ la
presenza di militanti anarchici e militanti anarchiche in
differenti sindacati di base sarÓ vista come occasione di
incentivare significativi momenti unitari.

Naturalmente, per questa come per altre lotte, sarÓ
necessario dare gambe al radicamento sociale e territoriale
dell'anarchismo comunista e organizzatore, a partire
dall'attivazione sul territorio delle potenzialitÓ di
propaganda, visibilitÓ e azione sociale dei gruppi e delle
federazioni locali, e via via svilupparsi e prendere
l'iniziativa su scala sempre pi¨ ampia.

F. F.


Da "UmanitÓ Nova" n. 37 del 16 novembre 2003
http://www.ecn.org/uenne/




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