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(it) Umanità Nova n.37: Un'ironica asimmetria

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Date Mon, 17 Nov 2003 18:15:04 +0100 (CET)


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Imperialismo del dollaro: l'oro di carta

Non è difficile trovare esempi di sfruttamento coercitivo
nell'economia globale di questi tempi. Il Fondo Monetario
Internazionale (FMI) impone misure di austerità ai sistemi
economici con debito, con la contrazione stretta dei loro
investimenti e della produzione. Questo produce
disoccupazione e una crisi fiscale interna, mentre quegli
Stati diventano sempre più dipendenti dagli aiuti esterni. Ne
risulta un deficit commerciale che si allarga sempre più,
alimentato da ulteriore indebitamento finanziario, i cui
tassi di interesse aggravano il deficit complessivo della
bilancia dei pagamenti in una spirale di progressivo
deterioramento.

La Banca Mondiale (BM) esige che le nazioni con debito si
procurino il denaro privatizzando il loro patrimonio
pubblico, nonostante il deprezzamento tristemente noto dei
loro beni pubblici, la sottoscrizione di tassi esorbitanti, i
rapporti commerciali sleali, e la caduta di livello degli
standard dei servizi dopo le privatizzazioni.

L'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ostacola i
governi nella loro azione di tassare i profitti e le rendite
prodotti dalle privatizzazioni di questi beni pubblici.

Il suo programma neoliberista ha lo scopo di dirigere verso
le società di capitali multinazionali il controllo sui
mercati, promovendo regole di tassazione che consentono alle
società di dedurre dai profitti tassabili tutte le quote di
interessi e di assicurazioni, i compensi per il management, e
la variabile inevitabile di indebolimento, lo scotto da
pagare dovuto al trasferimento di capitali all'interno delle
stesse società finanziarie attraverso i paradisi fiscali
esteri. Questo costringe finanziariamente alla fame i
governi, costringendoli a farsi prestare sempre più denaro,
anche se tagliano drasticamente i servizi pubblici.
Perciò le nazioni con debito subiscono l'inquinamento di un
debito sempre più crescente - l'incremento dei debiti
superiore alla loro possibilità di pagare, oltre alla
sofferenza dovuta agli standard "ecologici", per purificarle
dal debito, che comportano condizioni economiche da miseria.
L'austerità impedisce ai governi dal mettere in atto gli
investimenti sociali necessari per evitare i costi di una
radicale ed educativa "pulizia" a lunga scadenza per riparare
un sistema sociale spezzato, i costi della pulizia dal debito
per far fronte alla potenza dei creditori che incombe sulle
loro teste e i costi della pulizia propriamente fisica che
risultano dall'ospitare alcune delle industrie più
distruttive dell'ambiente del mondo.

Il significato del "Washington Consensus" (l'identità di
vedute tra FMI, Banca Mondiale e Tesoro degli Stati Uniti
rispetto alle ricette più efficaci da applicare ai Paesi in
via di sviluppo, austerità dei bilanci pubblici,
privatizzazioni e liberalizzazioni) imposto dal FMI, dalla
Banca Mondiale, e dal WTO è quello di smantellare il potere
finanziario dei governi nel mondo e il loro potere di
produrre norme.

Non solo ai governi delle nazioni con debito si impedisce di
governare il loro deficit di bilancio, che gli Stati Uniti
gestiscono liberamente nonostante la loro stessa alta
disoccupazione, ma anche la Banca Centrale Europea (BCE)
blocca i governi membri del Continente dal gestire deficit di
bilancio sostenuti più del 3% del Prodotto Interno Lordo
(PIL), malgrado la contenuta disoccupazione continentale e
l'avanzo della bilancia dei pagamenti.

Queste nazioni con surplus nella bilancia dei pagamenti si
trovano esse stesse incapaci a tenere testa all'afflusso di
dollari derivante dal deficit della bilancia commerciale
Americana, attualmente gravato dalle spese militari, che
minaccia di intensificarsi per l'estendersi dell'avventurismo
degli Stati Uniti nel Medio Oriente. In cambio di questo
eccesso di dollari, l'Europa e l'Asia forniscono le
esportazioni e svendono le loro industrie e le loro risorse.
Ma cosa ricevono in cambio?

Nelle regole economiche mondiali era stato sottinteso un
duplice protocollo, quando il dollaro è stato sganciato
dall'oro, nel 1971, quando il deficit commerciale USA di 10
miliardi di dollari era equivalente a più della metà delle
riserve in oro USA. Ma oggi non vi è più la convertibilità in
oro e quindi non esiste un vincolo significativo alla spesa
degli USA all'estero o in casa. Gli Stati Uniti non hanno
sottoposto se stessi ad alcuna delle dolorose condizioni
finanziarie che tutte le altre nazioni hanno sentito
l'obbligo di seguire. Quello che rende questa asimmetria
tanto ironica è che questo è stato reso possibile da
un'apparente sconfitta finanziaria per gli Stati Uniti.
Una volta che l'America aveva bloccato i pagamenti in oro,
niente di più rimaneva per le altre banche centrali che
chiedere di essere inondate da dollari da parte di
esportatori del settore privato e da venditori di risorse in
eccedenza delle loro necessità.

L'America non avrebbe ceduto mai il controllo dei suoi
settori strategici ai detentori stranieri di questi dollari,
nonostante le nazioni straniere avessero privatizzato le loro
principali aziende fornitrici di servizi di pubblica utilità
e le infrastrutture. Nel 1973, diplomatici USA avevano messo
in chiaro che se le nazioni dell'OPEC avessero tentato di
usare i loro dollari per acquistare le più importanti società
degli Stati Uniti, questo sarebbe stato considerato un atto
di belligeranza. Le nazioni Islamiche venivano informate che
avrebbero incassato interessi depositando il loro denaro
nelle banche Americane, o acquistando Buoni del Tesoro USA, o
- considerando i loro impedimenti di natura religiosa
rispetto all'usura - acquisendo quote di minoranza dei
capitali delle imprese USA, un'attività che avrebbe aumentato
l'offerta del mercato azionario e quindi aiutato a creare un
boom negli Stati Uniti, ma non comprando azioni sufficienti
per dominare quelle società.

Loro potevano acquisire patrimoni immobiliari, sullo stile
Giapponese, aiutando a gonfiare il mercato immobiliare USA.
Ma, in una maniera o in un'altra, l'OPEC e gli altri
detentori di dollari avrebbero conservato i loro flussi di
entrate di dollari nella forma di dollari. Infatti non
esisteva altra alternativa, politicamente parlando e per
meglio dire militarmente.

Tanto basti, per la patina del guanto della retorica del
libero mercato nel quale era stato avvolto questo pugno di
ferro! Ora che l'oro era stato demonetizzato, tutto quello
che le banche centrali estere potevano fare con i loro
dollari in eccedenza era di ritornarli all'Amministrazione
USA, acquistandone Buoni del Tesoro. Se loro non avessero
fatto questo, le loro valute avrebbero fluttuato verso l'alto
nei confronti del dollaro, con la minaccia per i loro
produttori e gli esportatori di merci e di prodotti
alimentari di non essere competitivi nei mercati esteri.
Quello che può causare una frattura fra gli Stati Uniti e i
detentori esteri di dollari è una tensione non-economica: la
guerra Americana contro l'Iraq e la sua minaccia di attacchi
preventivi contro l'Iran, la Corea del Nord, la Siria e il
Nord Africa.

Nel 1960 le spese militari per la guerra in Vietnam avevano
indotto un deficit nella bilancia dei pagamenti Americana,
prosciugando le riserve auree che erano state la fonte del
potere internazionale degli USA fin dalla Prima Guerra
Mondiale.

Tornando ad allora, per lo meno il settore privato era in
pareggio. Ma oggi questo è profondamente in deficit, mentre
le spese militari stanno spaventando il mondo, non soltanto
per l'offerta finanziaria a basso prezzo del valore del
dollaro già in fase di deterioramento, ma per l'avventurismo
politico che sta scatenando le proteste popolari in tutto il
globo. Altre nazioni temono ora l'aggressività militare
dell'America, come pure il suo unilateralismo finanziario
incontrollato. Sebbene la Guerra contro l'Iraq sia solo il
più recente coronamento dello sviluppo incontrastato del
deficit commerciale e della bilancia dei pagamenti degli USA,
le proteste contro la guerra che si sono viste in tutto il
mondo hanno dato al problema una colorazione altamente
politica.

Il mondo ancora ricorda come era stata la Guerra del Vietnam
che aveva costretto l'America a sganciarsi dall'oro, dato che
il deficit Usa nella bilancia dei pagamenti durante gli anni
Sessanta derivava interamente dalle spese militari
d'oltremare. Dal 1971 gli Stati Uniti avevano bloccato il
bilanciamento di oro contro dollari detenuti all'estero, e il
dollaro cessava di avere come corrispettivo l'oro. Quando il
deficit dei pagamenti si trasferì al settore privato, questo
si espresse nella forma della domanda di prodotti esteri.
Questo era ben accetto alle nazioni straniere per il fatto
che così almeno veniva dato impulso alla loro occupazione
interna.

Ma il nuovo avventurismo militare Americano non procura
vantaggi da nessun punto di vista per l'Europa, l'Asia o le
altre regioni. Invece ha fornito alla "qualità" dei Buoni del
Tesoro Statunitensi la connotazione di minaccia politica e
militare, oltre ad essere una pura forma economica di
sfruttamento.

Essendo occorsi più di tre decenni perché la crisi
raggiungesse oggi la sua massa critica, il carattere
multilaterale della finanza internazionale sta ora iniziando
a sgretolarsi, dato che altre nazioni ora stanno cominciando
a rendersi conto come lo Standard Dollaro abbia consentito
agli Stati Uniti di ottenere la più grande scorpacciata
gratuita della storia. Mentre in precedenza il sistema
finanziario mondiale era ancorato all'oro, ora le riserve
delle banche centrali sono costituite da "pagherò" del Tesoro
USA che vengono accumulati senza limiti. L'America è stata
acquirente di prodotti all'estero, e anche di società in
Europa, in Asia e in altre regioni, con crediti cartacei, il
cui volume ora ha assunto dimensioni che vanno oltre la
possibilità da parte degli USA di pagare, e gli Stati Uniti
hanno ben chiarito come non vi sia nemmeno la piccola
intenzione di saldare i propri debiti. Questa è oggi
l'essenza dell'"oro di carta"!

Il deficit della bilancia dei pagamenti che si sta allargando
e la conseguente brusca caduta del dollaro pongono la
questione se qualche concreto limite esista - o possa essere
imposto - agli Stati Uniti dallo spendere di più di quello
che incassano. Il problema consiste nel fatto che si stanno
pagando beni non Statunitensi e servizi con "pagherò" del
Tesoro, cambiali che rapidamente stanno perdendo la
credibilità di essere in qualche tempo onorate.

Questo è il campo in cui il modello disonesto e falso viene
messo in gioco.

Se le nazioni Africane e dell'America Latina - e ora l'Iraq -
non possono ricevere proroghe nel pagamento dei loro debiti
che stanno crescendo in termini esponenziali e chiedono la
cancellazione del debito, possono gli Stati Uniti starsene
nel retroscena? E se il debito USA venisse cancellato,
l'Europa e l'Est Asiatico cosa riceveranno in cambio per
avere fornito un torrente sempre in aumento di automobili e
altri prodotti, per non parlare della vendita delle loro
industrie e società, in conto dollari?

Per quel che li riguarda gli Stati Uniti riceveranno via
libera, proprio mentre i loro economisti promettono al mondo
che questa cosa non può essere considerata come una libera
mangiatoia.

È stato creato un nuovo modo di sfruttamento internazionale.
Come ha sottolineato di recente Henry C. K. Liu in Asia
Times, "L'egemonia del dollaro è una condizione strutturale
nel commercio e nella finanza mondiali, per la quale gli
Stati Uniti producono dollari e il resto del mondo beni che i
dollari possono comprare."

Specialmente nella sua caratteristica finanziaria, questo
nuovo tipo di imperialismo sta trasformando, buttando tutto
all'aria, le forme più classiche di imperialismo.
Diversamente dai modi precedenti di imperialismo, si tratta
di una strategia che prevede un solo potere, quello degli
Stati Uniti, che deve essere applicato. Inoltre nuovo è il
fatto che il livello standard dei Titoli del Tesoro USA non
dipende dai profitti del capitale o dalle iniziative delle
imprese private che investono in altre regioni per ricavare
profitti e interessi. L'imperialismo monetario opera
soprattutto attraverso la bilancia dei pagamenti e con gli
accordi con le Banche Centrali, che in ultima istanza
dipendono dal Governo. Questo avviene fra il Governo degli
Stati Uniti e le Banche centrali delle nazioni che presentano
degli attivi nella bilancia dei pagamenti. Più alta risulta
la crescita di questi attivi, maggiori sono le obbligazioni
del Tesoro USA che loro sono costrette ad acquisire.

L'oro era la fonte del potere finanziario Americano fin dalla
Prima Guerra Mondiale, quando le vendite di armamenti agli
Alleati e le esportazioni di materiali correlati avevano
trasformato gli Stati Uniti da una nazione con debiti in una
creditrice. Dal 1917 fino a tutto il 1950 gli Stati Uniti
hanno sfruttato questa loro posizione di creditori per
dominare la diplomazia internazionale. Il Prestito alla Gran
Bretagna del 1944 aveva garantito sulla condizione che
l'Impero Britannico e la relativa Area della Sterlina
sarebbero decaduti, dopo la fine della Seconda Guerra
Mondiale, e praticamente prodotto un'espansione dell'economia
USA. Lo stesso potere creditizio era stato usato nei
confronti dei debitori del Terzo Mondo fin dagli anni
Cinquanta, una volta che questi avevano esaurito le loro
riserve di valuta estera accumulate durante la Seconda Guerra
Mondiale, come risultato delle forniture di materie prime
agli Alleati e non trovando più da importare molti beni di
consumo o da investire.

Quando gli Stati Uniti si sganciarono dall'oro, apparì subito
che quest'epoca era giunta alla fine. La maggior parte degli
osservatori avevano presunto che le nazioni creditrici
avrebbero dettato legge. Un'epoca era finita, nel senso che
gli Stati Uniti stavano diventando il più grosso debitore del
mondo. Ma quello che sostituiva il loro potere di creditori
era un nuovo potere debitorio, basato sul potere Americano di
mandare in rovina il sistema finanziario mondiale, se le
altre nazioni avessero fatto valere i loro interessi come
creditori, a fronte della richiesta USA di diventare debitori
insolventi.

Giacomo Catrame

Da "Umanità Nova" n. 37 del 16 novembre 2003
http://www.ecn.org/uenne/




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