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(it) Giornale CLAAACG8 N.2 : Il pianeta si degrada... (en,fr)

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Date Tue, 27 May 2003 19:13:35 +0200 (CEST)


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Da "Umanità Nova" n. 19 del 25 maggio 2003

Il pianeta si degrada, le diseguaglianze crescono
I veleni del G8 ambiente...


Alla fine di aprile si è tenuto a Parigi il G8 ambiente.
Numerose manifestazioni di contestazione e dibattito si sono
svolte in varie località della Francia: da Angers, dove
inizialmente avrebbe dovuto svolgersi il vertice, a Rennes alla
stessa Parigi. Il testo che vi proponiamo di seguito è stato
pubblicato su Claac n. 2, il giornalino del Coordinamento delle
realtà libertarie contro il G8 in Francia.


Sviluppo, progresso e rispetto dell'ambiente sono idee da
qualche tempo ampiamente condivise, a destra come a sinistra.
Tuttavia questo "progresso" e questo "sviluppo" sono
perfettamente in contraddizione con il rispetto dell'ambiente e
appaiono sempre più chiaramente come dannosi per l'umanità e per
l'intero pianeta.


Per due secoli, lo sviluppo economico e le scoperte tecniche
hanno favorito una crescente produzione di beni e un aumento
continuo delle capacità di produzione. Invece di alleggerire il
peso del lavoro, i grandi progressi in termini di produttività
sono stati utilizzati per produrre sempre di più. Le società si
sono trovate trascinate dal capitalismo in una logica produttiva
che è stata eretta a valore comune e presentata come un fine in
se. Tale produttivismo è intrinseco al capitalismo, fondato su
una concorrenza sfrenata che implica per ogni impresa la
necessità di produrre al minor costo, senza considerare né lo
sfruttamento dei lavoratori né i danni che essa porta
all'ambiente. Ogni idea di progresso è quindi legata a questa
frenesia produttiva. La questione sociale, ci veniva detto,
troverà la sua soluzione nell'abbondanza e la felicità
dell'umanità sarà ottenuta grazie all'effetto congiunto della
scienza e della tecnica, senza considerare chi decide e dunque
chi controlla le scelte. La questione ecologica non era
naturalmente neppure considerata.

Ora che il capitalismo si è esteso su scala planetaria è facile
costatare che i bilanci sociali ed ecologici sono negativi. Se
nei vecchi paesi industrializzati lo sfruttamento degli esseri
umani può sembrare meno selvaggio che nel secolo scorso, su
scala mondiale si può costatare che lo sfruttamento economico
degli uomini, delle donne, dei bambini è considerevolmente
aumentato.


Lo stato del pianeta si degrada ogni anno di più

È la globalizzazione del modello economico presentata come la
sola via possibile, il capitalismo, che genera un degrado sempre
maggiore del pianeta. Degrado senza limite che raggiunge
l'irreversibilità: le riserve d'acqua, i suoli, la diversità del
vivente, le condizioni di vita delle popolazioni.

I finanzieri e gli industriali conducono i loro progetti con una
mano di ferro nascosta dal guanto di velluto dell'ideologia
dello sviluppo infinito e del progresso economico. Muovendosi al
di sopra delle frontiere essi dettano gli orientamenti -
attraverso la Banca mondiale, il Fondo mondiale internazionale,
l'Organizzazione mondiale del commercio, il G8, tra gli altri -
che rispondono solo ai loro interessi economici e alla loro
preoccupazione di mantenere il dominio sul mondo.

Accanto ai gruppi finanziari e industriali, molteplici complici,
nascosti dietro orpelli di tutti i colori, cercano di dare al
capitalismo un odore migliore attraverso iniziative che
favoriscono un minor degrado della natura. Questi signori
vorrebbero avvallare la favola di un capitalismo edulcorato,
sedicente rispettoso dell'ambiente, portatore di un "sviluppo
durevole".

I leader delle organizzazioni operaie riformiste come i nuovi
socialdemocratici (sul tipo ATTAC), hanno veicolato e continuano
a veicolare un'ideologia produttiva inseparabile dallo
sfruttamento del lavoro umano. Per di più essi chiedono la
restaurazione dello Stato, un suo miglior controllo
dell'economia capitalista. Alcuni arrivano a proporre la
creazione di un supergoverno mondiale. Allo stesso modo, benché
critici su alcuni aspetti dell'ideologia produttiva, gli
ecologisti più o meno liberali o socialdemocratici lasciano
senza risposta la soluzione radicale delle questioni ecologiche
facendo credere che semplici rimaneggiamenti successivi, guidati
dagli Stati, permetteranno di cambiare le mentalità, mentre
occorrerebbe per lo meno rivendicare la centralità delle
popolazioni nelle scelte che le riguardano: sono le popolazioni
che devono valutare l'utilità sociale delle loro attività.


Smascherare le chimere che ci conducono alla sottomissione
sociale e alla catastrofe ecologica

Concentrando l'attenzione sulle proposte tecniche, questi
manipolatori ambientalisti non concepiscono neppure di rimettere
in discussione il sistema economico generatore delle principali
catastrofi ecologiche passate, presenti e future. Essi
favoriscono una visione parziale del problema ecologico mentre
ci pare evidente come non sia possibile affrontare seriamente
l'oltraggioso sfruttamento della natura senza considerare quello
derivato dalla stessa causa: lo sfruttamento dell'uomo
sull'uomo.

Le catastrofi, come le inondazioni eccezionali, si succedono ad
un ritmo accelerato, arrecando sempre più danni e vittime. Molti
politici cercano di nascondersi dietro gli sconvolgimenti
climatici definiti come "fatalità". In effetti la crisi
climatica appare legata direttamente agli effetti di attività
umane e più precisamente a quelle effettuate nell'ultimo periodo
industriale e capitalista. L'influenza di questi fattori, la cui
importanza non è stata ancora chiaramente definita, non deve
tuttavia far dimenticare il ruolo comunque determinante di una
gestione del territorio compiuta a dispetto del buon senso
ecologico, gestione che vede implicato lo Stato nelle sue
articolazioni centrali e periferiche.

Altro esempio: la costruzione di grandi infrastrutture apre la
via all'espansione del mercato mondiale e sottomette le
popolazioni agli imperativi dell'economia capitalista
globalizzata, ad una divisione internazionale del lavoro
totalmente irrazionale, provocando la distruzione della piccola
attività produttiva tradizionale e delle economie locali o
regionali autocentrante sui loro territori. L'aumento dei
chilometri percorsi dalle merci prima di arrivare al consumatore
è particolarmente evidente nel caso dei prodotti alimentari. La
Politica Agricola Comune europea incoraggia la produzione su
grande scala e nello stesso tempo aumenta la distanza di
trasporto degli alimenti. Il 70% del traffico attuale è in
realtà superfluo. La circolazione incessante delle merci come
degli esseri umani, l'ossessione del "tempo risparmiato" è il
contrario della libertà, si tratta di dispositivi che rafforzano
ancor più il senso d'impotenza e sottomissione.


Il salvataggio del pianeta potrà avvenire solo liberandosi dal
regno della merce che coinvolge tutti gli aspetti della nostra
esistenza. Occorre svelare le carte di questo gigantesco bluff
giocato dai finanzieri di tutti i paesi depredando risorse che
appartengono a tutti, popolazioni di oggi e generazioni future.
Partiti e sindacati, nelle loro versioni passate o rinnovate, si
pongono in una stessa dinamica, alla stessa maniera delle ONG o
di altre associazioni. Alcuni si disinteressano della questione
ecologica continuando a nutrire la chimera della crescita
economica, altri affrontano il degrado imposto al pianeta senza
analizzarne le cause sociali, economiche e politiche. Invece
occorre legare la questione ecologica con le scelte della
società. Se nel mondo il modello capitalistico continuerà a
svilupparsi possiamo essere certi che nel futuro ci sarà ben
poco spazio per l'ecologia, la pace e il progresso sociale.

Testo liberamente tradotto da Denis dal giornale della CLAAC, n.
2, maggio 2003.

Per saperne di più: CLAAAAC G8 presso La plume noir, 19, rue
Pierre Blanc, 69001 Lyon France, sito internet
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mail: claaacg8@claaacg8.org


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