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(it) Umanità Nova n.19: Ad Evian contro il G8

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Date Tue, 27 May 2003 19:08:42 +0200 (CEST)


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Da "Umanità Nova" n. 19 del 25 maggio 2003

Ad Evian contro il G8
Un altro futuro è possibile


Tra una decina di giorni, dal 1 al 3 giugno, si svolgerà ad
Evian in Francia la riunione annuale dei G8, i capi dei governi
dei paesi più ricchi e potenti della terra, un consesso
informale dagli esiti micidiali per le vite di sei miliardi di
abitanti del pianeta. Intorno all'evento si addensano le ormai
consuete nubi: migliaia di poliziotti in assetto antisommossa,
pallottole di gomma, gas urticanti, poliziotti tedeschi chiamati
in soccorso dei colleghi svizzeri e francesi, l'esercito pronto
ad intervenire... insomma la democrazia nella sua più limpida e
nitida espressione!

Sulle rive del lago Lemano, dove la Svizzera si incunea nella
Francia, si sta preparando "l'accoglienza" per i contestatori
pronti a convergere da ogni dove per ribadire che il mondo ad
immagine dei G8 non è il loro mondo, non è il luogo libero e
solidale in cui ogni uomo, donna, bambino di questo pianeta
vorrebbe e dovrebbe abitare.

La presenza delegittimante del movimento no-global deve essere
depotenziata, ridotta ad un problema di ordine pubblico per
celare le ragioni di un'opposizione che trova sempre maggior
consenso. Un'opposizione che negli ultimi mesi si è sostanziata
nel movimento contro la guerra in Iraq, nella lotta contro la
privatizzazione dell'acqua, della sanità, della scuola, nel
tentativo di inceppare e far fallire il prossimo vertice del WTO
- l'Organizzazione Mondiale del Commercio - in programma a
Cancun nel prossimo settembre.

L'appuntamento di Evian assume una particolare importanza perché
rappresenta anche l'occasione per verificare la tenuta del
movimento dopo mesi e mesi di presenza di piazza contro
l'avventura bellica della gang Bush tra il Tigri e l'Eufrate.
Proprio in questi giorni dall'Arabia Saudita al Marocco ad
Israele gli echi terribili del terrorismo suicida mostrano i
frutti avvelenati della guerra planetaria di Bush, che, ben
lungi dal fermare i terroristi, essendo essa stessa il peggiore
dei terrorismi, non fa che moltiplicare all'infinito i massacri,
l'orrore, la scia di morte. La guerra in questo primo scorcio di
secolo, ben lungi dal palesarsi come accidente temporaneo,
diviene elemento costante del nostro panorama, mezzo per
ridisegnare con la forza l'ordine del mondo disciplinando i
riottosi sia sul piano esterno che su quello interno.

Nonostante l'opposizione di milioni e milioni di persone la
macchina bellica è andata avanti sino al suo esito finale: il
monopolio della forza pare oggi poter fare a meno del consenso
dei sudditi, persino di quelli che abitano nel nord ricco e
potente. Appare chiaro che la spinta etica, prima ancora che
politica, che ha animato i pacifisti è stata del tutto
insufficiente ad inceppare i meccanismi feroci della guerra, del
militarismo, del capitalismo.

Le componenti libertarie ed anticapitaliste del movimento
no-global hanno sempre sostenuto che lo stato ed il capitalismo
sono irriformabili, che non vi sono ricette che consentano un
"addolcimento" dei meccanismi di sfruttamento, dominazione,
spoliazione del pianeta e dei suoi abitanti che vanno sotto il
nome di democrazia e libero mercato. Le possibilità di crescita
e sviluppo del movimento dipendono dalla capacità di sviluppare
una critica ed una prassi radicali capaci di risostanziare
"l'altro mondo possibile" che auspichiamo. Per far ciò occorre
fuggire la tentazione di ridursi a mero movimento di opinione,
anima bella di una sinistra istituzionale che ha perso per
strada persino l'attitudine riformista.

Sappiamo bene che gettare sabbia nel loro motore è innanzitutto
opera quotidiana, capillare di radicalità e radicamento nei
nostri territori ma sappiamo anche che i grandi appuntamenti
hanno un grande valore simbolico perché mettono a nudo il re ed
i suoi servi. Anche in questo giugno i potenti della terra si
riuniranno circondati da uomini in armi e barriere di ferro: le
palizzate dorate che li circondano sono il segno simbolico e
reale che ben mette in luce l'iniquità di questi 8 criminali.

Sappiamo bene che la loro libertà è servitù, che la loro libertà
è sfruttamento selvaggio, che la loro libertà è guerra e morte.
Nel mondo che vogliamo non c'è posto per loro. Un altro futuro è
possibile.

Mortisia


http://www.ecn.org/uenne/




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