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(it) Referendum: contributo al dibattito

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Date Tue, 20 May 2003 18:53:55 +0200 (CEST)


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Da: Umanità Nova redazione torinese <fat@inrete.it>

Contributo al dibattito a proposito del referendum
Lotta o delega?

Di fronte al crescente dibattito emerso sul referendum per l’estensione
dell’articolo 18, riteniamo necessario riflettere sulla possibilità di
utilizzo di questo mezzo da parte degli anarchici. Non consideriamo
infatti il referendum uno strumento di democrazia diretta, ma un abile
raggiro da parte del potere per darsi una veste di partecipazione. I
meccanismi del suo funzionamento sono ben lungi dall’esser libertari. Il
referendum presuppone una scelta impositiva univoca, che non lascia
spazio alla convivenza e sperimentazione di soluzioni diversificate.
Inoltre coinvolge anche soggetti esterni e non toccati in prima persona
dal problema. Ma non sono solo motivi di ordine teorico ad alimentare il
nostro rifiuto di questo mezzo, esso infatti si rivela anche del tutto
inefficace da un punto di vista pratico. Il referendum non è un reale
strumento decisionale ma lascia un vuoto legislativo che successivamente
lo stato riempie o aggira. Anche una eventuale (seppur improbabile)
vittoria su questo fronte non impedisce allo stato e al potere padronale di
inserire forme lavorative non soggette ai vincoli posti in questo modo
(vedi interinale, co.co.co, etc…). Solo per citare un esempio, il
referendum che vinse contro il finanziamento pubblico ai partiti non
provocò certo la fine dell’afflusso di denaro pubblico nelle tasche dei
politici, ma dapprima una modifica delle norme di elargizione attraverso
il 4 per 1000 delle tasse, per divenire successivamente una semplice
modifica nominale come rimborso delle spese elettorali. La strada
referendaria si rivela dunque essere una mera illusione sulla reale
detenzione del potere, facendo credere alla gente di contare quando si
tratta invece di una semplice concessione dall’alto che può essere
disattesa in qualunque momento. Di più, non solo è inefficace dal punto
di vista dei risultati, ma diventa duplice sconfitta: da una parte
infatti inganna su quali siano i reali meccanismi del potere democratico,
e dall’altra rilegittima l’istituzione statale. Per i motivi sopra esposti
non ci sembra proponibile una partecipazione degli anarchici alla campagna
referendaria. Questo non significa non dare un valore positivo alle varie
lotte dei lavoratori in difesa degli attacchi padronali ed alle conquiste
parziali che si possono riuscire ad ottenere, ma queste non devono essere
pagate con la statalizzazione e istituzionalizzazione del movimento
operaio. Questo significherebbe infatti un netto arretramento della
coscienza rivoluzionaria. La lotta non deve incentrarsi solo sui fini
pratici ma soprattutto sui mezzi, affinché siano adeguati alla presa di
coscienza dei soggetti coinvolti e alla fiducia nelle loro reali capacità
di autodeterminazione. Solo la pratica dell’azione diretta e
dell’autogestione sviluppano una crescente consapevolezza di quali siano
le proprie forze, svelando la non necessità di ogni tutela e direzione
burocratica e statale, condizione necessaria per una radicale
trasformazione dell’esistente in senso libertario. Al contrario, lo
strumento referendario, a prescindere dagli esiti della consultazione,
riporta il terreno dello
scontro sociale sul piano istituzionale rafforzando i meccanismi di
consenso al dominio e allo sfruttamento. Come gli anarchici hanno da
sempre sostenuto, la coerenza fra i mezzi e i fini è la sola strada
percorribile: alla libertà si giunge solamente attraverso la libertà, non
certo con percorsi istituzionali. L’attività degli anarchici nei
movimenti sociali deve spingere in questa direzione. Dare priorità ai
fini parziali a scapito di mezzi coerenti, come paiono fare i compagni
referendari, non fa che ridurre l’azione degli anarchici da attività
rivoluzionaria a mera azione di volontariato.

Fabio Ascheri, Davide
Balliano, Giovanni Base, Marco Chieppa, Aldo Greco, Michele Lumine, Maria
Matteo, Claudia Mauro, Donato Mauro, Emilio Penna (aderenti alla
Federazione Anarchica Torinese - FAI)




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