A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 40 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Català_ Deutsch_ Nederlands_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ The.Supplement
{Info on A-Infos}

(it) un contributo al dibattito per il SI al referendum sull'art.18

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Sun, 18 May 2003 21:10:56 +0200 (CEST)


________________________________________________
A - I N F O S N E W S S E R V I C E
http://www.ainfos.ca/
http://ainfos.ca/index24.html
________________________________________________

Da: usiait1@virgilio.it

UN CONTRIBUTO DELL'UNIONE SINDACALE ITALIANA
SUL DIBATTITO PER IL SI AL REFERENDUM SULL'ART. 18

La questione relativa all'articolo 18 della L. 300/70 e al quesito
referendario, va, per noi, inquadrata nel contesto più ampio di lotta
di resistenza, messa in campo da diverse forze sindacali, politiche e
associative in materia di diritti sul/del lavoro e della generale lotta
per la democrazia sostanziale e la civiltà non solo giuridica, contro
la barbaria padronale.

Sui vari aspetti relativi agli effetti e alla portata giuridica della
questione si sono già spesi autorevoli esponenti e molte sono e saranno
le implicazioni politiche e sociali in ogni caso, se come auspichiamo
vincerà il "SI", o nell'ipotesi di vittoria del "NO" o del mancato
raggiungimento del quorum necessario alla validità del quesito
referendario.

Con questo breve contributo intendiamo evidenziare due aspetti,
collegati alla questione specifica e alla prosecuzione ideale e pratica
del percorso messo in campo e che vede tutti/e noi impegnati su più
fronti.

Il primo aspetto riguarda l'affermazione ribadita a più riprese
dall'USI AIT e oggetto di costante verifica pratica, del carattere
ineliminabile del CONFLITTO, come fattore dinamico e irriducibile
nelle varie forme e modalità nelle quali esso si sviluppa e trova
suo costante alimento, a partire dalla fondamentale, anche se non
unica, contraddizione tra capitale e lavoro.

Se si prende atto del processo di rilevanza mondiale di disgregazione
e scomposizione del lavoro come conosciuto nel secolo scorso, della
pratica locale di diversificazione dei regimi contrattuali, dello
smantellamento o del progressivo indebolimento di diritti considerati
acquisiti, come elemento cardine delle politiche padronali e di tendenze
consolidate, tese alla distruzione della "rigidità" del lavoro, alla
frammentazione o alla cancellazione del "sapere operaio", in nome di
una modernizzazione basata su flessibilità totale della prestazione e
di totale disponibilità della forza lavoro, potenziamento del regime
di controllo gerarchico, si comprende come la portata e la rilevanza
del quesito referendario vada al di là dell'aspetto certamente limitativo
di una risposta secca.

Vincere il referendum popolare, come da molti evidenziato, significa
dare uno scossone alla situazione attuale di lotte solo difensive, per
lo sviluppo di lotte sociali di più ampio respiro, per
servizi/lavoro/reddito/diversa qualità della vita e socialità non
mercificata.

Significa anche lo sviluppo dell'autorganizzazione sindacale e sociale,
di una rete stabile di collegamento tra strutture lavorative, RSU,
associazioni, comitati di quartiere che possa proseguire la lotta per
l'emancipazione e per l'estensione dei diritti e delle tutele per tutti
e per tutte.

L'altro aspetto è relativo alle forme della partecipazione diretta e di
una democrazia non ridotta a puro esercizio istituzionale o limitata
alla delega al partito o al sindacato più o meno combattivo.

Lo sviluppo di modalità concrete e di decisionalità dal basso nelle
scelte che riguardano il lavoro, la determinazione degli aspetti
sul "salario sociale", la riconquista del carattere pubblico dei servizi
primari, passa necessariamente per la soluzione del modello partecipativo
e di pratica dell'autogoverno dei municipi, dei luoghi di socializzazione
e di vita concreta delle cittadine e dei cittadini anche come lavoratrici
e lavoratori, di forme di autogestione in alcuni settori della produzione
dei servizi.

Se si ritiene giusto sottoporre un contratto o un accordo collettivo
al referendum tra i diretti interessati, prima della sua approvazione
definitiva, se il percorso sulla scelta di esternalizzare un servizio
e fare un confronto sulle dinamiche occupazionali e sull'impatto
ambientale o urbanistico, è rimesso alla volontà o alla scelta
partecipativa e non sottoposta a ricatti o condizioni di chi lavora in
quel settore e di chi abita in un dato territorio. Se questi percorsi
sono da considerarsi come una futura e consolidata prassi da instaurare
all'interno delle dinamiche positive del conflitto e del superamento
della delega e delle tendenze disgregatrici, nei luoghi di lavoro come
nelle realtà urbane, allora acquista un senso più profondo la campagna
denigratoria, diffamatoria o il bavaglio all'informazione operata dalle
effettive controparti
politiche ed economico sociali, che avversano oggi il referendum popolare
per l'estensione dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, per dominare
domani l'asse dell'istruzione, della formazione e del collocamento della
forza lavoro, già in attività o in preparazione (gli studenti). La posta
in gioco è ben più alta del fatto specifico del referendum.

L'esperienza storica del movimento operaio e dei movimenti sociali
di opposizione, hanno sempre dovuto affrontare uno spartiacque
imprescindibile, dal quale può effettivamente svilupparsi la possibilità
di liberazione dalla schiavitù (dal lavoro salariato, dal potere, dal
maschilismo, dalle tendenze nazionaliste o razziste?) o l'ingabbiamento
delle spinte genuine di movimenti e lotte sociali nella stessa logica
che a parole si dice di voler combattere. Conflitto o concertazione,
democrazia diretta e partecipazione per la ricomposizione di segmenti
di classi subalterne o delega al sistema istituzionale, autogoverno,
solidarietà e autogestione oppure istituzionalizzazione partitica,
concessa dall'alto dai sovrani o governanti illuminati nei futuri
assetti della politica europea e mondiale, mantenimento del sistema
produttivo e sociale capitalistico anche se "umanizzato".

Si tratta di quesiti e percorsi che per molti di noi sono la sfida e
il terreno di confronto sul quale siamo disponibili a confrontarci e
a misurarci, dalle piccole esperienze nelle aziende o nei municipi o
comuni, fino ai più grandi scenari di rilevanza internazionale.

E' la scelta che ha portato molte migliaia di lavoratrici e di
lavoratori, dopo 90 anni dalla fondazione a riprendere con maggiore
efficacia la bandiera delle lotte internazionaliste, dell'autogestione
sindacale e sociale, della solidarietà riprendendo e sviluppando il
progetto dell'antica Unione Sindacale Italiana e delle Camere del
Lavoro "rivoluzionarie" dei primi del '900.

E' il motivo principale per cui ci siamo schierati per il SI al
REFERENDUM sull'estensione a tutti dell'art. 18 dello Statuto dei
lavoratori

UNIONE SINDACALE ITALIANA - VIA ISIDE 12 - 00184 ROMA
TEL. 06/70451981 - FAX 06/77201444 - E-MAIL: usiait1@virgilio.it
sito: http://www.usiait.it







*******
*******
****** A-Infos News Service *****
Notizie su e per gli anarchici

Per iscriversi -> mandare un messaggio a LISTS@AINFOS.CA e
nel corpo del msg scrivere SUBSCRIBE A-INFOS-IT
Per informazioni -> http://www.ainfos.ca/it
Per inoltrare altrove -> includere questa sezione
Per rispondere a questo messaggio -> a-infos-d-it@ainfos.ca



A-Infos Information Center