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(it) FdCA: recensione critica della Piattaforma dei comunisti anarchici

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Date Tue, 13 May 2003 16:47:14 +0200 (CEST)


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Da: Federazione dei Comunisti Anarchici <fdca@fdca.it>

RECENSIONE CRITICA DELLA PIATTAFORMA DEI COMUNISTI ANARCHICI DEL
DIELO TROUDA, 1926
ed. Workers Solidarity Movement -Irlanda, 1989
a cura di Mick Black (Nefac-Toronto) e Jessica (Nefac-Boston)

In quanto comunisti anarchici rivoluzionari consideriamo la
Piattaforma una guida al funzionamento della nostra federazione,
delle nostre relazioni interne, dei nostri collettivi, e dei
nostri rapporti con altri anarchici. Il che non esclude che si
tratti di un documento da rivisitare criticamente. La
Piattaforma venne scritta in un contesto sociale molto diverso
da quello che viviamo nella realtà sociale del Nord America di
oggi. Detto questo, il nostro approccio critico alla Piattaforma
tende a preservare i contenuti che hanno giovato ai nostri
sforzi organizzativi e contemporaneamente ad enuclearne le parti
oggi irrelevanti. Questa modesta recensione si iscrive perciò
nel dibattito mai esauritosi che riguarda la Piattaforma ed i
comunisti-anarchici.

La prefazione ed introduzione storica del WSM è essenziale ed
aiuta i lettori nel comprendere sia dove sono i sostenitori di
oggi della Piattaforma, sia le condizioni storiche in cui venne
scritto l'opuscolo. La storia della rivoluzione russa e del
ruolo degli anarchici, compresi gli autori, prima della
repressione bolscevica, viene tracciata a grandi linee, ma
illustra chiaramente la temperie da cui provenivano gli autori
membri del Dielo Trouda. Ci viene anche fornita una breve
ricostruzione della tradizione piattaformista e di quanto fosse
circoscritta. Va dato atto al WSM di aver promosso e diffuso la
Piattaforma negli ultimi 20 anni, permettendole di avere
un'influenza mai avuta prima d'ora nel movimento anarchico
internazionale.

L'introduzione è incentrata sulla frustrazione degli autori
rispetto alla "disorganizzazione generale cronica" del movimento
anarchico. La Piattaforma sostiene che la carenza di
organizzazione sia dovuta a problemi teorici all'interno del
movimento anarchico, di cui il principale sarebbe l'assenza di
responsabilità. Vi è pure una ferma presa di distanza dal
sintetismo in cui individualità che hanno differenti concezioni
delle filosofie anarchiche stanno nella stessa organizzazione
eppure "...concepiscono in maniera diversa i problemi del
movimento anarchico...". Invece la Piattaforma individua
un'organizzazione che abbia "...posizioni definite
ideologicamente, tatticamente e organizzativamente, cioè sulla
base più o meno precisa di un programma omogeneo". La
Piattaforma venne pensata per essere "l'ossatura" di quel
programma che in base alle speranze degli autori una "Unione
Generale degli Anarchici" avrebbe diffuso ovunque.
La parte generale costituisce il cuore dell'opuscolo ed è
suddivisa in varie parti. Il primo paragrafo riguarda la lotta
di classe e vi si legge che "Questa lotta di classe fu sempre,
nella storia delle società umane, il fattore principale e
determinante la forma e la struttura di queste società".
Quest'analisi può apparire oggi semplicistica, stringata e una
sorta di rozza sommatoria di relazioni sociali molto più
complesse. Per gli anarchici contemporanei si rende necessario
dunque rivisitare questo punto, analizzando il ruolo del
patriarcato e della supremazia dei bianchi nella
stratificazione, oppressione e divisione del proletariato.

Ancora, nella Piattaforma, viene criticata la falsità della
democrazia borghese e viene respinta qualsiasi ipotesi di
colaborazione con la classe dominante. Comunque, non vi si
distingue il concetto di democrazia diretta, uno dei principi
dell'anarchismo, per cui si rischia di farne un punto che genera
confusione, cosa che sarebbe stata evitata se invece di
democrazia si fosse usato il termine elettoralismo.

Gli autori criticano severamente la teoria per cui lo Stato può
essere un'arma nelle mani del proletariato nella lotta per
l'emancipazione.

"Lo Stato costituito fin dall'inizio per la cosidetta difesa
delle rivoluzione, finisce immancabilmente per gonfiarsi di
necessità specifiche e congenite, diviene esso stesso uno scopo,
un prodotto di speciali gruppi privilegiati sui quali si
impernea; esso sottomette con la forza le masse alle sue
necessità ed a quelle dei gruppi di potere e restaura, per
conseguenza, i fondamenti del Potere e dello Stato capitalista:
l'asservimento e lo sfruttamento sistematico delle masse,
mediante la violenza".

La Parte Generale si concentra a lungo sul ruolo delle masse e
degli anarchici nella rivoluzione sociale. Si afferma che la
concezione anarchica delle potenzialità delle masse
rivoluzionarie è nettamente diversa da quella degli statalisti.
Questi ultimi ritengono che le masse debbano avere un ruolo
distruttivo nella rivoluzione sociale, abbattendo l'ordine
sociale del capitale; invece gli anarchici attribuiscono alle
masse la piena capacità di autogestire la nuova società.

La Piattaforma si sofferma poi sulla strategia di fondo per il
movimento anarchico sia prima che durante un sollevamento
rivoluzionario. Nel periodo pre-rivoluzionario la strategia è
duplice. Occorre costruire organizzazioni specifiche comuniste
anarchiche (come la Nefac) per la produzione teorica, per la
propaganda e per condurre la battaglia ideologica all'interno
del proletariato in quanto gruppo organizzato. Il secondo
compito per gli anarchici è quello di organizzare operai e
contadini nei luoghi di produzione e consumo. In altre parole,
costruire una forza di classe rivoluzionaria capace sia di
strappare il potere economico dalle mani della classe dominante,
che di riorganizzare la produzione, la distribuzione ed il
consumo durante e dopo la rivoluzione.

"Il compito degli anarchici durante il periodo rivoluzionario,
non può limitarsi alla sola diffusione delle parole d'ordine e
delle idee libertarie" E l'opuscolo prosegue coi compiti del
collettivo anarchico:

"Esso dovrà prendere l'iniziativa e spiegare la sua piena
partecipazione in tutti i campi della rivoluzione sociale: in
quello dell'indirizzo e del carattere generale della
rivoluzione, in quello della guerra civile e della difesa della
rivoluzione, in quello dei compiti positivi della rivoluzione
nel campo della nuova produzione, del consumo, della questione
agraria e via di seguito. Su tutti questi problemi e su molti
altri, le masse pretenderanno dagli anarchici risposte chiare e
precise. Orbene, al momento che gli anarchici si fanno assertori
di una determinata concezione della rivoluzione e della
struttura della società, essi sono tenuti a dare a tutti questi
problemi risposte precise, a ricondurre la soluzione di questi
problemi alla conezione generale del comunismo libertario e ad
impegnarsi con tutte le loro forse per la realizzazione dello
soluzioni date".

La Piattaforma sottolinea la netta insensatezza di qualsiasi
tipo di "periodo di transizione" o di "programma minimo":

"...gli anarchici hanno difeso sempre l'idea della rivoluzione
sociale immediata, che priverà la classe capitalista dei
privilegi politici ed economici, e rimetterà i mezzi e gli
strumenti di produzione così come tutte le funzioni della vita
economica e sociale, nelle mani dei lavoratori".

Si coglie che nella Piattaforma "programma minimo" è equivalente
di riformismo. Il che non significa che lottare per le riforme
sia sbagliato (vedi casa, salari, sanità e salute), ma che esse
non ti fanno fare molta strada poichè vengono riassorbite dal
capitalismo e nella divisione di classe.

Si prosegue col paragrafo dedicato al sindacalismo. Qui ci si
accorge di come le condizioni storiche siano drasticamente
mutate in questi 76 anni. Quando la Piattaforma venne scritta vi
era una vasta esperienza di organizzazioni sindacali
rivoluzionarie di massa in tutto il mondo. Nulla del genere
esiste oggi, specialmente negli USA ed in Canada, ove il
sindacalismo rivoluzionario è sempre stato inferiore al
trade-unionismo e non ha più avuto dimensioni di massa a partire
dagli inizi del 20° secolo. Persino i sindacati rivoluzionari
europei di oggi non sono che ombre di quello che erano in
passato, prima di essere abbattuti durante il periodo fascista.

Detto questo, la Piattaforma presenta 2 punti essenziali
riguardo il sindacalismo. Uno dice che "Raccogliendo i
lavoratori sulla base della produzione, il sindacato
rivoluzionario, come del resto ogni movimento di carattere
professionale, non possiede una determinata ideologia, non
possiede una concezione del mondo che risponsa a tutte le
complicate questioni sociali della realtà contemporanea. Esso
riflette sempre l'ideologia di diversi gruppi politici, e
precisamente di quelli che operano più intensamente fra i suoi
aderenti". Ad ogni modo, ben lungi dal respingere il
sindacalismo a causa del suo deficit teorico nella Piattaforma
si legge:

"Noi consideriamo artificiosa e priva di ogni fondamento e di
ogni buon senso, la tendenza che oppone il counismo anarchico al
sindacalismo e viceversa". Vi si sostiene che "noi riteniamo che
il compito degli anarchici nei ranghi di questo movimento debba
consistere nel tentativo di diffondervi le idee libertarie, di
orientarlo anarchicamente, per trasformarlo in uno strumento
attivo della rivoluzione sociale. Occorre comunque non
dimenticare mai, che se il sindacalismo non troverà al momento
opportuno il sostegno dell'ideologia anarchica, esso ripiegherà,
volente o nolente, sull'ideologia di un qualsiasi partito
statalista".

Fin qui l'orientamento di fondo del piattaformismo verso i
sindacati. La domanda a cui dobbiamo rispondere è: dobbiamo
concentrare i nostri sforzi in piccoli sindacati rivoluzionari
come l'IWW oppure in sindacati più grandi ma terribilmente
riformisti? Senza dubbio la nostra influenza sarebbe maggiore
nell'IWW, dove i nostri piccoli numeri conterebbero per il 10%
degli iscritti dell'IWW, ma vale veramente la pena sforzarsi di
entrare ed organizzarsi nell'IWW, quando le trade-unions
tradizionali contano milioni di iscritti? Non avrebbe più senso
diffondere le nostre idee verso il maggior numero possibile di
lavoratori?

Il paragrafo finale della parte generale riguarda la difesa
della rivoluzione. Qui gli autori sostengono che la peggiore
minaccia per la rivoluzione non sta nell'iniziale rovesciamento
della classe dominante, quanto nella susseguente reazione e
contrattacco. Del resto erano reduci dall'esperienza diretta di
una guerra civile tra i rivoluzionari e l'esercito dei
capitalisti. E' per questa ragione che vi si sostiene la
creazione di un esercito con un comando comune (eufemismo al
posto del più appropriato termine "centrale"). Credo sarebbe
difficile sostenere con qualche credibilità che eserciti
regolari con comandi centralizzati siano più efficienti e capaci
di milizie isolate, temporanee, fatte da cittadini in armi.

Comunque, l'efficienza non è che una parte della questione degli
organismi militari anarchici. L'altra questione profondamente
politica riguarda la possibilità che un'armata regolarmente
costituita possa esistere in una società anarchica senza
divenire il nucleo di uno stato autoritario. Noi rispondiamo no.
Le basi di organismi militari anarchici dovrebbero essere
milizie irregolari composte da gruppi di affinità di
rivoluzionari che si mettono insieme per difendere i luoghi di
lavoro ed i quartieri.

In tempi di guerra civile si rende necessario il coordinamento
dei vari gruppi di affinità armati. Le milizie dovrebbero
riunirsi e formare un unico organismo militare con un comando
centrale eletto democraticamente e revocabile, ma al tempo
stesso mantenere un alto grado di autonomia compresa la libertà
di poter non eseguire gli ordini. Non ci dovrebbero essere nè
leve nè gerarchie.

Di assoluta importanza è che una volta che la guerra civile
fosse finita, il comando centrale dovrebbe essere smantellato, i
soldati tornerebbero a casa, ai campi ed alle fabbriche e le
loro milizie restituite ad un servizio irregolare. Il popolo in
armi è fondamentale per difendere la rivoluzione e gli anarchici
contemporanei dovrebbero porre attenzione alle lezioni ricavate
dalla militarizzazione forzata delle unità combattenti
anarchiche o dal disarmo delle organizzazioni operaie ad opera
degli stalinisti e dei repubblicani durante la guerra civile
spagnola, già 10 anni dopo l'uscita della Piattaforma.

Detto questo, la Piattaforma fornisce alcuni punti-chiave per
l'organizzazione militare anarchica. Eccoli:

"a) il carattere di classe della medesima; b) il volontariato:
ogni costrizione sarà del tutto esclusa dall'opera di difesa
della rivoluzione; c) la libera disciplina -o autodisciplina
rivoluzionaria (il volontariato e l'autodisciplina si
armonizeranno perfettamente insieme, rendendo l'armata
rivoluzionaria spiritualmente più forte di qualsiasi armata
dello Stato); d) la completa subordinazione dell'armata
rivoluzionaria alle masse operaie e contadine, cioè agli
organismi operai e contadini diffusi in tutto il paese e posti
dalle masse alla direzione della vita economica e sociale".

Il fatto che la Piattaforma affronti il tema dell'organizzazione
militare anarchica è importante anche alla luce della rimozione
di questo problema nelle attuali organizzazioni anarchiche.

Tutto ciò introduce la "parte costruttiva" della Piattaforma, in
cui sono delineati i pincipi di fondo dell'organizzazione della
produzione e del consumo durante e dopo la rivoluzione. Un
paragrafo importante di questa parte è dedicato ai contadini ed
anche qui è facile osservare come lo sviluppo del capitalismo
abbia cambiato la realtà sociale.

Abbiamo assistito ad un aumento massiccio del numero delle
persone che vivono nelle città. La moderna agricoltura
capitalista non si basa più sullo sfruttamento di piccole
famiglie contadine o di agricoltori; l'uso delle tecnologie
chimiche in super-fattorie permette lo sviluppo massiccio del
business agricolo con pratiche che impoveriscono i terreni ed
uso massiccio di lavoratori immigrati sfruttati. I contadini di
cui si parla nella Piattaforma non esistono più nella moderna
società industriale.

Il che non significa che la Piattaforma avesse torto
nell'attribuire grande importanza alla questione agraria. La
classe capitalista non ci penserebbe 2 volte nel tentare di
affamare la rivoluzione facendo mancare gli approviggionamenti
agricoli alle città. Si pone la priorità di tenere aperte strade
secondarie di accesso alle città, di avere eccellenti rapporti
tra i lavoratori inurbati e gli agricoltori esistenti, di avere
una congrua quantità di lavoratori urbani che lascino le città
per lavorare in campagna al fine di fornire la necessaria
quantità di cibo per la società, in modo sostenibile e senza
sfruttamento.

E' sorprendente per un documento che vuole sottolineare la
necessità per gli anarchici di essere meglio organizzati, che
proprio la parte organizzativa sia la più breve e la meno
sviluppata. Ciò non impedisce di poter disporre dei 4 punti
fondamentali della teoria organizzativa piattaformista: l'unità
teorica, l'omogeneità tattica, la responsabilità collettiva, il
federalismo.

Questa parte inizia con l'idea che la piattaforma sia il minimo
teorico necessario per riunire le tendenze sane del movimento
anarchico in una unione generale degli anarchici. In breve,
l'idea era quella di formare una internazionale anarchica.
Benchè sia un buona idea, è del tutto prematura per il movimento
anarchico contemporaneo. Innanzitutto dovremmo disporre di
federazioni anarchiche nazionali o regionali numerose e ben
organizzate per poter mettere in cantiere una internazionale
anarchica. E a giudicare dalla mancanza di organizzazione del
movimento aspramente denunciata nella Piattaforma, le cose non
dovevano essere molto diverse neanche nel 1926. In poche parole,
il Dielo Trouda stava lavorando all'incontrario. Avrebbero
dovuto puntare alla costruzione di organizzazioni nazionali
prima di invocare una unione generale internazionale degli
anarchici. La cosa non è corretta, anche se è comprensibile
tenuto conto che gli autori videro il periodo rivoluzionario in
cui erano coinvolti by-passare l'anarchismo al costo di migliaia
di vite di compagni anarchici.

I primi 3 punti della parte organizzativa sono poco sviluppati,
come se gli autori le ritenessero posizioni di senso comune che
andavano giusto enunciate perchè nessuno le confondesse con la
teoria dell'organizzaione anarchica di sintesi. La parte finale
sul federalismo contiene un punto problematico, quello
dell'esecutivo. Sembra impossibile che si possa nello stesso
tempo attaccare in un paragrafo il centralismo democratico e in
un altro scrivere che un'organizzazione anarchica dovrebbe
avere un comitato esecutivo responsabile de "...l'orientamento
ideologico e organizzzativo dell'attività delle singole
associazioni aderenti, conformemente alla linea teorica e
tattica dell'Unione". Gli esecutivi, persino nelle
organizzazioni più estremiste, diventano strutture gerarchiche e
lideristiche che stabilendo gli scopi dell'organizzazione,
deprimono la partecipazione e la militanza. Certamente ci sono
funzioni come la raccolta dei fondi, la propaganda, la
corrispondenza con altre organizzazioni, che richiedono
strutture. Ma una struttura fatta di specifici gruppi di lavoro,
di rotazione delle responsabilità tra i collettivi, di sezioni o
cellule, è preferibile e più anti-autoritaria di un comitato
esecutivo.

Infine, la Piattaforma Organizzativa dei Comunisti Anarchici
resta un valido tentativo del gruppo Dielo Trouda nel fornire
una base teorica agli anarchici che formino organizzazioni
coerenti. Mantiene la sua utilità per gli anarchici
contemporanei che la vedono esattamente come un documento che
vale la pena leggere e da cui prendere degli spunti, altro che
una specie di testo sacro. Ai comunisti anarchici del nostro
tempo il compito di superare i limiti della Piattaforma e
costruire quelle organizzazioni che possano formare una reale
"unione generale degli anarchici".

(trad. R.D.)

[articolo originale tratto dal n.6 del "Northeastern Anarchist",
rivista teorica della North-Eastern Federation of Anarchist
Communists - NEFAC]

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La Piattaforma dei Comunisti Anarchici è disponibile in lingua
italiana sia sul sito della FdCA sia in versione cartacea,
sempre dalla FdCA.

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