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(it) Costituente del Coordinamento Sindacatiu di Base delle Marche

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Sun, 11 May 2003 14:11:48 +0200 (CEST)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
http://www.ainfos.ca/
http://ainfos.ca/index24.html
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PER L’UNITA’ DEI LAVORATORI
PER LA COSTRUZIONE DEL SINDACATO DI CLASSE

Da anni le conquiste, in termini di diritti, democrazia,
salario, qualità della vita, ottenute con la lotta dal movimento
dei lavoratori vengono erose in maniera sempre più accelerata ed
eclatante dall’attacco padronale, ben assecondato dalle
politiche dei sindacati concertativi.

L’accordo sulla politica dei redditi, Il dilagare del
precariato, le leggi antisciopero, le norme-cappio sulla
rappresentatività, il patto per l’Italia sono stati i passaggi
che il sindacalismo concertativo ed il padronato hanno
scientemente costruito e praticato per negare l’identità e
l’autonomia del mondo del lavoro, per sostituire il sindacato
dei lavoratori con istituzioni rette da funzionari.

In questi lunghi anni solo il sindacalismo indipendente e di
base è riuscito a mantenere nei luoghi di lavoro, nel paese, un
punto di vista autonomo, indipendente dal quadro politico, dai
partiti, dalle "compatibilità" imposte dai padroni.

Un sindacalismo conflittuale, che assume come propri i bisogni
ed i diritti sociali del mondo del lavoro, capace di essere
realmente democratico e di base, un sindacalismo che è
cresciuto, maturato, fino ad essere presente significativamente
in ogni ambito del mondo del lavoro, in ogni angolo del paese
con una piattaforma complessiva per la redistribuzione della
ricchezza, per i diritti contro precariato, guerre,
neo-liberismo.

Oggi noi riteniamo sia nostro preciso compito rispondere al
chiaro bisogno di sindacato generale che viene dal mondo del
lavoro, dando seguito in modo chiaro ed inequivocabile all’unità
che abbiamo costruito sui fatti, sui modi, sui contenuti. Per
questo intendiamo procedere alla costituzione del coordinamento
Regionale dei Sindacati di Base.


SABATO 17 MAGGIO 2003 ORE 17.00
ASSEMBLEA COSTITUENTE DEL
COORDINAMENTO
SINDACATI DI BASE DELLE MARCHE

PRESSO LA CAMERA DEL SINDACALISMO DI BASE DI ANCONA

VIA PIAVE 49 - SCALA C


SONO INVITATI/E TUTTI/E I /LE DELEGATI/E RSU, TUTTI/E I/LE
LAVORATORI/TRICI

RdB/CUB, S.in.Cobas, CIB Unicobas, USI/AIT, Conf.COBAS, SNATER
Telecom, ALLPesaro, ALI Senigallia
Camera del sindacalismo di base - Via Piave 49 Ancona

tel. 071-2072091, 339.7472449

e-mail: sindacatibase.ancona@libero.it

**********************************

Per un fronte sindacale di classe
Per l’unità dei lavoratori

Gli interessi del mercato, quindi del capitale, sono ormai
assunti dalla politica come interessi generali della società. Il
benessere, lo sviluppo sociale vengono presentati come
direttamente proporzionali allo sviluppo delle imprese, alla
totale libertà del mercato. I diritti delle persone e dei
lavoratori vengono dipinti come lacci ed impedimenti allo
sviluppo delle imprese, del paese. Questo è quanto ci propongono
non solo i due maggiori schieramenti politici, con sfumature
diverse, ma anche la quasi totalità delle forze sindacali; come
spiegare altrimenti l’adesione di cisl e uil al "patto per
l’Italia", o la firma della triplice al completo di accordi come
quello sul lavoro interinale e sul rinnovo dei contratti della
P.A. del 4/2/2002 che prevede esplicitamente il licenziamento di
migliaia di lavoratori ? Come spiegare altrimenti la reiterata
riproposizione della politica dei redditi che ha pesantemente
penalizzato i salari del lavoro dipendente ? Per quanto riguarda
le OO.SS. concertative , arrivarono addirittura al punto di
sospendere le agitazioni per non disturbare le manovre belliche
durante l’aggressione alla ex-jugoslavia. Quello fu l’approdo
naturale di una politica di condivisione totale degli interessi
padronali; la guerra non serve a liberare i popoli dalla
schiavitù, ma a conquistare con le armi nuovi spazi di mercato
ed il controllo di territori più o meno strategici. In
quell’occasione, la linea praticata da cgil-cisl-uil favorì e
giustificò il massacro di migliaia di civili appoggiando, di
fatto, le manovre espansionistiche ed imperialiste del blocco
NATO.

Segnale confortante è la sostanziale tenuta ed in molti casi la
crescita quali-quantitativa del sindacalismo antagonista che
continua a trovare consensi fra i lavoratori e che riesce a
costruire scadenze di massa, ad essere presente in maniera
autonoma, visibile, con una propria identità e progettualità ,
con parole d’ordine e scadenze proprie nelle battaglie del mondo
del lavoro, dalla scuola alla fiat, dalla sanità ai trasporti,
dai ministeri alla Telecom.

Siamo certi che ricostruire una identità di classe nel paese sia
oggi possibile, e sappiamo che ci sono tutti gli spazi per la
costruzione di un sindacato indipendente, antagonista, di classe
con caratteristiche di massa che possa davvero restituire ai
lavoratori identità e potere.

In questo senso intendiamo compiere un passo, con la fondazione
di un Coordinamento Regionale dei Sindacati di base.


La situazione nelle Marche

La nostra regione ha un panorama particolare; la vocazione
sociale non è del tutto spenta così come non è sparita una
vocazione comunitaria facilitata dalle piccole dimensioni dei
comuni, delle città.

Il tessuto produttivo è rappresentato da poche grandi industrie
e da una miriade di imprese ben al disotto dei 15 dipendenti,
spesso a gestione familiare, la disoccupazione è quasi assente
(2,37%), i servizi sono scadenti ma probabilmente fra i migliori
nel paese.

A fronte di una certa vitalità del sociale, ad un impegno
diffuso ed una partecipazione significativa alla vita politica e
sociale corrisponde un tasso di antagonismo, di conflittualità,
decisamente basso determinato probabilmente sia dalla sensazione
di vivere in parte in un’isola felice sia dal grande radicamento
dei sindacati storici e dei partiti della sinistra. Nelle Marche
su 1.500.000 abitanti, cgil-cisl-uil contano quasi 300.000
iscritti, di cui 180.000 solo della cgil.

È chiaro che anche in questa "isola dorata (?)" gli elementi di
crisi avanzano. Crisi occupazionale nell’indotto fiat, destinata
ad aggravarsi nei prossimi mesi, dove in particolare si segnala
la "liquidazione" di 120 interinali alla AP di Moie e la SIPE di
Borghetto (senza reazione alcuna di CGIL-CISL-UIL), la
delocalizzazione delle produzioni, verso Giappone e Polonia,
della Hydropro-Caterpillar, un altissimo tasso di morti sul
lavoro, la necessità del ridimensionamento dei servizi pubblici,
in particolare la sanità che è uno dei terreni di scontro più
roventi attualmente in regione, la salvaguardia dell’ambiente in
un territorio in cui insiste una delle più grandi raffinerie
d’Europa e numerosi impianti turbogas.

In una regione comunque "chiusa", restia a novità che vengono
vissute come tentativi di incrinare un livello di vita
probabilmente migliore che in altre aree del paese, l’ipotesi di
un sindacato altro, con caratteristiche generali e confederali,
trova a fatica spazio nella concezione dei lavoratori, abituati
a vivere cgil-cisl-uil come istituzioni eterne ed
indiscutibili...

Ciononostante i passi avanti compiuti dal sindacalismo di base
in regione sono innegabili.

Collettivamente superiamo i 2000 voti alle elezioni RSU (la sola
RdB ne ha ottenuti 1.000) ed eleggiamo circa 150 delegati, a
testimonianza di un radicamento diffuso e significativo in
regione. Altre grosse testimonianze del nostro insediamento e
delle nostre potenzialità sono state le migliaia di firme
raccolte per la campagna referendaria e la manifestazione del 18
Ottobre ad Ancona in cui, in contemporanea con la cgil, abbiamo
dato vita ad un corteo grosso e dai contenuti chiari, con un
migliaio di lavoratori in piazza che hanno scelto coscientemente
la nostra piattaforma, la nostra piazza contro guerra e
concertazione.

La stessa apertura della camera del sindacalismo di base di
Ancona, oltre ad essere un evidente elemento che testimonia di
un salto di qualità, può aiutarci a dare un segnale di
credibilità e forza ai lavoratori.

Noi sappiamo che l’unità fino ad oggi praticata è stata
l’elemento che ci ha reso possibile un salto di qualità già
effettuato, quel salto che ci ha permesso, appunto, di dare vita
alla prima manifestazione di massa dei sindacati di base in
regione, che ci ha consentito di guadagnare visibilità e
credibilità, di assumere un ruolo ormai riconosciuto dalle forze
sociali che deve essere riconosciuto anche dalle istituzioni.

Alla luce dei fatti riteniamo necessario e non rinviabile
formalizzare una forma di coordinamento stabile che dia
continuità alle mobilitazioni, che accresca la nostra visibilità
e credibilità, che costruisca la base per una aggregazione
sindacale di classe.

Anche gli esempi di mobilitazioni e scadenze unitarie a livello
nazionale ci fanno registrare successi non indifferenti, dalle
manifestazioni unitarie, tutte riuscite, alla presentazione di
liste comuni in telecom che hanno ottenuto un risultato
decisamente lusinghiero.

Vogliamo far partire questo percorso a livello regionale anche
come stimolo a livello nazionale, praticando il massimo
dell’unità possibile. Sappiamo di mirare alto: nondimeno oggi
frenare il percorso unitario che ci coinvolge sarebbe un pesante
arretramento per tutti.


Una piattaforma unitaria dei sindacati indipendenti e di base
delle marche

I sindacati indipendenti e di base delle Marche individuano nei
contenuti della manifestazione del 18 Ottobre gli elementi
fondanti di una piattaforma unitaria incisiva e coerente.

- Primo elemento della nostra piattaforma non può essere che
l’opposizione senza se e senza ma alle guerre di aggressione
dell’occidente, e dei suoi vassalli-alleati, ai danni dei
popoli.

E’ questo un elemento indiscutibile di quella identità di classe
già richiamata nel documento. Non si tratta solamente di una
generica opposizione etica alla guerra, pur presente e doverosa.
Noi individuiamo nella guerra infinita, lanciata dalle
multinazionali per bocca del governo degli stati uniti
d’america, lo strumento di difesa degli interessi economici
dell’occidente contro le legittime aspirazioni dei popoli alla
libertà ed all’autodeterminazione. Noi sappiamo che nessuna
strage di civili, che nessun governo fantoccio migliorerà le
condizioni di vita di nessun lavoratore e sappiamo che la guerra
significa sacrifici e restringimento della libertà nel nostro
paese.

La guerra non solo è una mostruosità; la guerra è contraria agli
interessi materiali dei lavoratori ed alla libertà dei popoli.

Contro la guerra il nostro impegno sarà chiaro, costante,
determinato, inequivocabile, fatto di lotta e di boicottaggio
verso gli interessi dei guerrafondai, di informazione e denuncia
continue. Un impegno che parte dalla necessità ineludibile
dell’unità dei lavoratori di ogni paese, dall’internazionalismo
del proletariato che da sempre è costituente genetica del
movimento operaio.

Parimenti ricusiamo il terrorismo, animato da una logica del
tutto omologa a quello della guerra. Siamo estranei e
contrapposti a questa logica nella quale, nel nome della lotta
al "male", la morte di migliaia di civili inermi è un "effetto
collaterale".

I sindacati di base delle marche ritengono necessario continuare
ed ampliare la mobilitazione contro quella che si preannuncia
ormai una "guerra permanente" per il controllo diretto,
coloniale, di vaste aree del mondo.

- la difesa della scuola pubblica contro il progetto di riforma
moratti per la difesa del carattere pubblico della scuola, per
il rilancio di un sapere critico, condiviso, partecipato. Una
riforma che, seppur approvata in via definitiva dalle camere,
non vede ancora confermata la sua copertura finanziaria, in
quanto nelle intenzioni di questo ministero esiste la precisa
volontà di lasciare il terreno delle garanzie del pubblico per
concedere solo al privato, in base alle prerogative di
finanziamento diretto (ricordiamo l’approvazione della Legge
sulla parità scolastica fortemente voluta nel ’99 dall’allora
governo di centrosinistra) e indiretto (buoni scuola di
competenza regionale). Nei fatti ciò si traduce in una piena
sconfitta per il servizio pubblico, quello che dovrebbe tutelare
i diritti di tutti e di tutte, e una vittoria per i sostenitori
della scuola-azienda e dell’istruzione-merce. E’ una sconfitta
preparata già nei cinque anni di governo di centrosinistra, il
quale aveva impostato la riforma Berlinguer su linee-guida
analoghe a quelle della Moratti, con la separazione tra
istruzione e "addestramento al mestiere", con la riduzione della
qualità formativa della scuola, con il taglio drastico delle
quantità di materie, ore di didattica, posti di lavoro e, in
ultimo, con la riduzione degli anni di obbligo scolastico che,
con l’attuale riforma, viene ulteriormente ridotto di un anno,
facendo così risultare l’Italia come unico paese in Europa ad
avere un numero inferiore di anni di obbligatorietà scolastica.
Altro obiettivo distruttivo è riferibile al definitivo passaggio
di competenze alla Regione di tutta l’istruzione professionale
di stato e di gran parte degli indirizzi dell’istruzione
tecnica. La regionalizzazione comporta da un lato la
privatizzazione: infatti le regioni finanziano ma non gestiscono
la formazione professionale che invece sarà appaltata
interamente ad aziende ed enti confessionali o di emanazione
sindacale. Dall’altro il degrado a rango di allievi dei centri
di F.P. di oltre il 60% di tutti gli studenti delle superiori.
Infatti i Centri Professionali Regionali rilasceranno solo
qualifiche addestrative che costringeranno ad una permanente
subalternità e marginalità i giovani che le conseguono. Con la
cancellazione, poi, del valore legale del titolo di studio,
antico obiettivo di Confindustria, la pratica delle professioni
diventerà di fatto un sistema di cooptazione nelle corporazioni
gestite dagli ordini professionali. Un esiguo spaccato, questo,
ma indicativo del fatto che ormai la scuola di "nuova
concezione" dovrà essere orientata alla determinazione di
flessibilità lavorativa e a nuove forme di precarizzazione, che
unita alle recenti misure di razionalizzazione, comporterà un
consistente taglio anche negli organici degli insegnanti

- La difesa della sanità pubblica regionale, terreno su cui
occorre sviluppare

il massimo di unità d’azione e di analisi fra le realtà del
coordinamento stesso in ogni territorio nell’ottica di garanzia
del diritto alla salute, e non solo alla cura, per tutti/e.

La difesa della sanità pubblica, la sua qualità ed efficienza,
sono fra i nostri obiettivi. Assicurarne la fruibilità effettiva
è una priorità che parte dalla battaglia contro liste d’attesa
infinite legate alla possibilità della "libera professione" per
i medici del SSN e dall’impegno per la diffusione dei servizi
nel territorio e per il potenziamento dei servizi di
prevenzione.

- La diminuzione dell’orario di lavoro a parità di salario, come
terreno concreto di riappropriazione del proprio tempo.

- L’opposizione alla privatizzazione ed alla esternalizzazione
dei servizi.

Gli accordi del WTO vedono nei servizi pubblici un impedimento
allo sviluppo del "libero mercato". In essi l’istruzione, la
sanità, l’acqua, i trasporti sono indicati come occasioni di
investimenti e guadagni da parte dei privati. Tale passaggio
degli accordi WTO invita esplicitamente i paesi aderenti alla
privatizzazione di tutto ciò.

Per noi questo significa essere danneggiati sia come cittadini
che come lavoratori.

La privatizzazione dei servizi pubblici, da un lato comporta
l’espulsione dalla P.A. di migliaia di lavoratori, la loro
consegna ad aziende e micro-aziende private con la drastica
riduzione della loro capacità di lotta collettiva e quindi il
peggioramento delle loro condizioni di vita, dall’altro disegna
servizi, che dovrebbero assicurare il rispetto di diritti, a
disposizione invece solo di chi può pagarli, quindi diritti
trasformati in merce; salute, istruzione, trasporti, ma non
solo. I progetti di privatizzazione prevedono l’appalto del
prelievo fiscale ad aziende private, l’ attività di ispezione in
rispetto delle norme sulla sicurezza del lavoro, ed altro
ancora.

Insomma, l’appalto di tutte le funzioni che dovrebbero essere
assolte dalle strutture pubbliche, la consegna di ulteriori
quote di potere reale ai privati, la costruzione di diversi
livelli di diritti in base alla possibilità di pagarli;
parallelamente una condizione di maggior subordinazione dei
lavoratori che si troveranno spesso ad operare in piccole
aziende prive anche della tutela dell’art.18, come è già
capitato ai lavoratori della Telecom, delle PT, agli addetti
alle pulizie delle FF.SS. che dopo l’esternalizzazione e la loro
"consegna" a piccole aziende e cooperative hanno perso migliaia
di posti di lavoro.

- L’opposizione ferma alla politica dei redditi ed alla
concertazione e la battaglia per la reintroduzione della scala
mobile e la redistribuzione della ricchezza.

La politica dei redditi e la concertazione sono l’ossatura della
politica salariale degli ultimi 10 anni. In pratica, in cambio
dell’impegno da parte del governo a "calmierare" le tariffe, le
OO.SS. si sono impegnate a mantenere le richieste salariali
all’interno dell’inflazione programmata.

Criticammo quell’accordo quando fu firmato, ravvisandone un
cambiamento della natura e dello scopo del sindacato, che si
trasformava in cogestore delle politiche economiche invece che
rappresentanza di interessi di un blocco sociale, segnalammo la
certezza di grosse perdite nel potere d’acquisto dei salari.

Tutto ciò si è avverato con chiarezza; Il divario fra inflazione
programmata e reale è ormai grottesco. I dati ISTAT parlano di
una perdita del potere d’acquisto dei salari del 10% dal ’93 ad
oggi. La distribuzione della ricchezza nel paese ha ribaltato i
suoi parametri: nel 1989 il 60% del fatturato delle imprese era
destinato ai salari, il 40% al profitto d’impresa. Oggi il 65%
del fatturato delle aziende si trasforma in profitti d’impresa,
lasciando ai salari un misero 35%.

Inoltre siamo in presenza di un patto privo ormai di senso, in
cui il governo si impegna a calmierare tariffe di servizi che
sono stati ormai privatizzati su cui ha quindi un potere
estremamente limitato.

Questi dati ci danno il senso del totale fallimento, dal punto
di vista dei lavoratori, della politica dei redditi sancita
dall’accordo di Luglio ’93; a questo fallimento rispondiamo con
la proposta di ripristino di un meccanismo automatico di
indicizzazione del salario, la vecchia "scala mobile", per la
difesa del potere d’acquisto dei salari e perchè i rinnovi
contrattuali non si giochino, dal punto di vista salariale, sul
perdere il meno possibile ma sulla redistribuzione della
ricchezza e sull’allargamento dei diritti. Redistribuzione della
ricchezza che rivendichiamo non solo in termini salariali ma
anche come redistribuzione in termini sociali, cioè di servizi e
della loro fruibilità.

- L’opposizione al precariato ed al lavoro interinale.

Nuovi terreni di caporalato che vedono i lavoratori privi di
ogni garanzia, a totale disposizione del datore di lavoro.
Questa condizione esclude diritti e democrazia, finanche
dignità, per migliaia di persone che vengono anche utilizzate
come strumento che indebolisce le lotte dei maggiormente
garantiti.

Il rifiuto di questa condizione lavorativa è una battaglia per
l’unità della classe, per dare forza alle rivendicazioni
complessive di un settore sociale che ci candidiamo a
rappresentare dal punto di vista sindacale.

- L’estensione a tutti/e degli artt. 18 e 35 dello statuto dei
lavoratori

Il diritto alla libertà di espressione, di lotta e di
organizzazione sindacale non può essere legato alla dimensione
dell’azienda in cui si opera; si tratta di diritti individuali
ed irrinunciabili. Oggi le aziende con meno di 15 dipendenti
occupano la maggior parte dei lavoratori salariati e spesso sono
tutt’altro che aziende piccole ed artigiane. Si tratta sovente
di terminali di enormi multinazionali, di aziende con fatturati
importanti.

Estendere gli artt. 18 e 35 Lg. 300/70 significa dare strumenti
di dignità ad ogni lavoratore, significa affermare che la legge
è uguale per tutti.

- La conquista della democrazia sindacale e del diritto di
sciopero.

Gli accordi fra organizzazioni sindacali concertative e governo
sono tesi a limitare le capacità di sviluppo del sindacalismo
indipendente, a mantenere livelli di esclusività dei diritti ,
delle agibilità, dell’accesso alla trattativa. Nel settore
privato l’accordo che regala, comunque vadano le elezioni, il
33% dei seggi RSU a CGIL-CISL-UIL è un chiaro strappo della
democrazia, una norma che ricorda l’apartheid assegnando diverso
valore al voto dei lavoratori. Questa norma deve essere
abrogata, i diritti e le agibilità sindacali non possono essere
appannaggio dei sindacati; devono essere dei lavoratori.

Per quanto riguarda il diritto di sciopero, esso deve tornare
realmente fruibile. In interi settori è diventato quasi
impossibile scioperare ( dalla sanità ai trasporti), e
CGIl-CISL-UIL continuano nella firma di accordi ulteriormente
restrittivi quale quello, recente, sul diritto di sciopero per i
lavoratori delle aziende farmaceutiche.

Tutelare il diritto della cittadinanza ai servizi pubblici
essenziali, non può significare abrogare il diritto di sciopero
per migliaia di lavoratori; questa contrapposizione è artefatta,
artificiale, strumentale ed ha come unico scopo impedire ai
lavoratori di mobilitarsi per i propri diritti. Tanta attenzione
verso la funzionalità dei servizi pubblici in caso di sciopero è
sospetta quando viene da chi questi servizi li sta facendo
morire quotidianamente, da chi opera per il loro smantellamento
e privatizzazione.

La libertà di lotta dei lavoratori è, oggi, la maggior garanzia
di mantenimento e miglioramento dei servizi pubblici. L’adesione
a questa piattaforma è condizione per l’adesione al CSB.

Il coordinamento reg.le dei sindacati di base

Il coordinamento si realizza in forma stabile e continuativa nel
quadro della piattaforma unitaria sopra esposta; un
coordinamento a dimensione reg.le che possa moltiplicare le
nostre forze, che si pronunci e si mobiliti a tutto campo sia su
scadenze unitarie naz.li che su obiettivi e vertenze regionali.

Le organizzazioni che aderiscono al coordinamento mantengono la
propria totale indipendenza ed autonomia, i propri statuti ed
organismi.

E’ auspicabile l’informazione reciproca sulle proprie scadenze e
la loro costruzione collettiva.

Il coordinamento, da ora indicato come CSB, è luogo in cui
confrontare le esperienze nei diversi settori, tentare una
sintesi ed una lettura unitaria dei processi in corso e
costruire risposte e progetti collettivi.

E’ la sede privilegiata in cui la dimensione generale della
nostra battaglia si sostanzia e fa passi in avanti, in cui
ognuna delle nostre OO.SS. fa crescere tramite il confronto e la
mobilitazione una dimensione più generale, in cui le conoscenze
ed i contenuti possono diventare forte patrimonio collettivo.

Organismo che dà continuità e rappresentanza esterna al CSB è un
esecutivo composto da uno o più compagni per ogni OO.SS. Il ( o
i) compagno è indicato dalla O.S. di provenienza e sarebbe
auspicabile fossero sempre gli stessi per dare continuità al
confronto; fondamentale è che il compagno indicato possa
assumersi la responsabilità di parlare a nome e per conto della
sua O.S.

Le indicazioni generali delle linee del CSB sono date dalle
OO.SS. con gli strumenti che riterranno opportuni, all’esecutivo
spetta rendere operative tali indicazioni.

Le decisioni operative dell’esecutivo vengono assunte
all’unanimità; la sigla "coordinamento dei Sindacati di Base"
(CSB) è patrimonio di tutte le OO.SS. firmatarie del presente
documento e può quindi essere utilizzata solo con l’assenso di
tutte le componenti. Resta inteso che ogni O.S. ha piena
autonomia di intessere i rapporti politici e sociali che ritiene
utili nella logica di autonomia delle O.s. che non viene
limitata dal coordinamento. L’ingresso di altre OO.SS. che
aderiscano alla piattaforma del CSB viene deciso all’unanimità
da tutte le componenti.

Tranne che per questioni di motivata urgenza, che richiedono
azioni immediate, l’O.d.G. delle riunioni deve pervenire alle
varie OO.SS. almeno con 10 giorni di anticipo per consentirne la
discussione e porre il delegato in condizione di riportare le
decisioni o gli orientamenti al coordinamento.

E’utile la costruzione periodica di assemblee generali dei
militanti sia per un confronto su quanto fatto sia per
l’assunzione di posizioni su specifiche mobilitazioni.

E’ fra gli obiettivi del coordinamento giungere ai tavoli di
trattativa regionale, tanto in un’ottica rivendicativa, che con
lo scopo di portare le contraddizioni laddove istituzioni e
sindacati concertativi le esprimono. Tale obiettivo è rafforzato
dalla dimensione federalista che il nostro paese va assumendo,
in qui le regioni diventano sempre più depositarie di potere.

Noi siamo certi che il nostro obiettivo sia, pur se ambizioso,
praticabile e sappiamo che i tempi sono maturi per questo
passaggio. Auspichiamo che in altre regioni, in altri territori,
si possano sostanziare strutture analoghe e che il coordinamento
fra i sindacati antagonisti, di base, possa crescere a livello
naz.le poiché siamo certi che uno dei passi irrinunciabili per
la costruzione del Sindacato di Classe nel paese sia l’unità del
Sindacalismo di Base.




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