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(it) Contropotere n.11 - Sulla rivoluzione

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Date Wed, 7 May 2003 10:23:58 +0200 (CEST)


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da Contropotere no.11 - Aprile 2003

Sulla rivoluzione

Ci si batte e si crede nella rivoluzione, nella possibilità di
rovesciare l'ordine costituito, per ricreare una società che
possa portare all’uguaglianza dei diritti e delle possibilità di
ogni individui, un mondo senza sfruttamento, senza guerre e
senza oppressione, dove nessuno debba rischiare di morire di
fame.

Oggi lo stessa sistema di produzione non solo non soddisfa
affatto le necessità di più dell'ottanta per cento della
popolazione, ma sta distruggendo rapidamente il delicato
equilibrio ecologico del pianeta, immettendo in quest'ultimo una
massa di prodotti che non possono rientrare in nessun ciclo
biologico, ma ne minano le basi e ne compromettono lo svolgersi.
Più di cento anni fa il "grande filosofo" Marx, si è
letteralmente spaccato il cervello, cercando di analizzare
profondamente le cause della contraddittorietà del sistema e le
possibilità di rovesciarlo.

Senza entrare nel merito delle sue analisi e disquisizioni,
voglio fare delle considerazioni di carattere generale e
sostanziale. Sullo stesso piano Marxista, ossia quello
filosofico, si è nell'ultimo secolo approdati, a riflessioni
molto interessanti. In filosofia si è capito che un identico
processo (per es. quello storico), può essere giustificato con
innumerevoli motivazioni, che partono da un particolare,
generalizzandolo, senza che nessuna di queste giustificazioni
possa essere, nella prospettiva scelta per l'analisi, ritenuta
falsa. Questo cosa vuol dire? Vuol dire lasciare lo spazio al
nichilismo o al relativismo? Dove ognuno può trarre qualsiasi
conclusione, dovendo rinunciare ad arrivare a risposte più reali
ed obiettive? Assolutamente no! L'errore non è nella realtà
delle cose, ma nel carattere contraddittorio, convenzionale e
limitante del linguaggio.

Mi spiego, il linguaggio per sua costituzione intrinseca
(caratterizzata da un divario incolmabile tra logica e realtà),
è destinato ad entrare in contraddizione: qualsiasi teoria, per
il fatto stesso di essere una teoria, entra in contraddizione
con se stessa, se spinta fino all'estremo delle sue
affermazioni.

La teoria Marxista, si può riassumere alla nota affermazione,
che non è la coscienza dell'uomo che determina il suo essere, ma
viceversa è il suo essere sociale a determinare la sua
coscienza. Da tale assunto poi, viene la teoria della lotta di
classe e tutto il resto... Se si afferma, che le coscienze degli
uomini sono determinate dal loro essere sociale, non si potrà
negare che ad un tipo di estrazione sociale, dovrà
consequenzialmente discendere un solo tipo di coscienza,
altrimenti tale affermazione non avrebbe senso; ma discendendo
dalla stessa estrazione sociale, un numero diversificatissimo di
coscienze, ne consegue che l'assunto, che l'essere sociale
determina la coscienza dell'uomo, è logicamente insostenibile e
con esso, tutta la teoria marxista. A chi invece sostiene, che
l'essere diversificato delle coscienze, conduce sempre in ultima
analisi al fattore sociale, io rispondo che se così fosse, la
teoria sarebbe insignificante poiché pur conoscendo l'essere
sociale di un individuo, non potremmo dedurne la sua coscienza e
comunque, non si dovrebbe avere necessariamente un irrigidimento
in classi; quindi a che pro continuare a sostenere che l'essere
sociale dell'uomo determina la sua coscienza?

Lungi dall'essere una teoria scientifica, il Marxismo assomiglia
molto di più ad un messianesimo religioso, dove il proletariato
rappresenta il popolo eletto che libererà il mondo, ed il
comunismo il fine escatologico. I suoi presupposti sono solo
assunti dogmatici, non hanno un riscontro coerente nella realtà.
L'unica vera rivoluzione possibile, non ha bisogno di un unica
classe ribelle e di una soluzione violenta, dove il comunismo
dovrà aspettare prima, una risistemazione sociale da parte di
una dittatura del popolo (contraddizione in termini); ma si basa
su un autonomo riconoscimento della propria "libertà" ed
"identità", all'interno di una società -come la nostra-,
opprimente e vincolante nelle scelte, su un risveglio dei nostri
sentimenti e dei nostri voleri più spontanei, sulla
considerazione del prossimo senza troppa diffidenza. Si deve
basare su un risveglio di coscienze, ogni singolo essere
dovrebbe considerare se stesso e il suo volere, non vincolati ai
valori di questa società, ma portare avanti nuovi valori,
separandosi così dallo scorrere e dal funzionamento del sistema.

Francesco

http://www.ecn.org/contropotere




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