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(it) Umanità Nova n.16: Lotte sociali - Un anno vissuto pericolosamente

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Date Thu, 1 May 2003 09:24:16 +0200 (CEST)


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Da "Umanità Nova" n. 16 del 4 maggio 2003

Lotte sociali
Un anno vissuto pericolosamente

Non è, a mio avviso, possibile riflettere sullo stato del
conflitto sociale in Italia nell'anno passato prescindendo dal
modificarsi del quadro politico e sindacale a livello nazionale
e da una situazione internazionale che ha visto evidenziarsi,
con la seconda guerra del golfo, uno scontro senza precedenti
fra partito americano e partito europeo.

Il conflitto sindacale, infatti, non é un processo chimicamente
puro ma risente dell'azione delle organizzazioni politiche e
sindacali, della pressione dei soggetti istituzionali, della
dialettica fra movimenti che si sviluppano sui diversi terreni
della vita sociale.

Quanto detto trova conferma nel fatto che le ore di sciopero, la
cui crescita rilevantissima abbiamo segnalato a più riprese,
sono state, per la parte maggiore, determinate da vertenze di
carattere generale (articolo 18, Fiat, contratti nazionali)
mentre il tasso di conflitto aziendale e locale non ha visto un
accrescimento comparabile.

La stessa vertenza Fiat che, a rigore, è aziendale ha avuto un
evidente carattere di vertenza generale che coinvolgeva il
governo locale e nazionale.

Una prima considerazione è possibile a partire da questo dato di
fatto: la statalizzazione e burocratizzazione della società
determina, come inevitabile conseguenza, che retribuzioni,
diritti, occupazione sono immediatamente oggetto di uno scontro
politico generale.

Questo carattere dei movimenti e del conflitto determina le
stesse modalità di sviluppo dell'autoattività delle classi
subalterne, più che alla crescita di forme di autorganizzazione
a partire da livelli locali ed aziendali abbiamo assistito alla
diffusione di reti di relazioni, dibattito, iniziative su grandi
campagne di carattere nazionale ed internazionale. Per certi
versi, evidentemente, una ricchezza ed un'opportunità
interessanti, per altri un problema.

Molto schematicamente, il movimento dei lavoratori ha affrontato
alcuni temi centrali:

- quello dei diritti principalmente con l'opposizione alla
modificazione dell'articolo 18;

- quello dell'occupazione con la vertenza Fiat ma non solo;

- alcune grandi vertenze contrattuali con, in particolare,
quelle dei metalmeccanici e dei lavoratori della scuola.

Su ognuno di questi fronti, la partita è, per l'essenziale,
aperta.

Come è noto, infatti, la legislazione sui diritti dei lavoratori
è stata modificata nella direzione della deregolamentazione
radicale a inizio anno nel mentre la tornata referendaria di
giugno sull'articolo 18, pur spostando su di un terreno
istituzionale la questione, rappresenta comunque un'occasione di
discussione su questi temi.

Negli ultimi mesi vi sono state, e non sono state forse
sufficientemente pubblicizzate, alcune interessanti vertenze dei
precari, penso all'Angelo Cosa ed all'Atesia di Roma, si tratta
di vedere se la tendenza che queste vicende sembrano segnalare
si diffonderà.

La Fiat vedrà, sempre all'inizio dell'estate una seconda, e più
significativa, puntata della vicenda che la coinvolge con la
messa in cassa integrazione di altre migliaia di lavoratori. Si
tratterà, a breve, di costruire un'iniziativa più ampia e più
efficace rispetto a quella della fine dell'anno passato. In
particolare, l'attenzione andrà posta sia su forme di lotta
capaci di colpire il gruppo che su di una piattaforma
rivendicativa che sappia porre al centro la difesa del reddito
di tutti i lavoratori del gruppo Fiat e dell'indotto.

Sul piano contrattuale, la situazione è decisamente complessa.

Il contratto dei metalmeccanici vede una spaccatura verticale
fra FIM e UILM, da una parte, e FIOM , dall'altra, per quel che
riguarda le piattaforme. Mentre la CGIL chiudeva i contratti
negli altri settori pubblici e privati in sereno accordo con
CISL e UIL, la FIOM ha mantenuto un livello di iniziativa
autonoma non irrilevante almeno rispetto al passato. È
interessante notare il fatto che, nella scorse settimane, la
CGIL ha riproposto a CISL e UIL un confronto sull'argomento. Si
possono fare, nel merito, due ipotesi:

- che la CGIL stia riconducendo all'ordine la FIOM anche sulla
base della pressione dei DS;

- che vi sia una sorta di divisione dei ruoli con la CGIL che
toglie alla FIOM, impegnata su di un'ipotesi massimalista
difficilmente sostenibile, le castagne dal fuoco "obbligandola"
ad una mediazione al ribasso con FIM e UILM.

In ogni caso, è evidente che il gruppo dirigente della CGIL sta
iniziando a trovare faticosa la linea "estremista" dell'anno
passato, linea che ha, certo, sapientemente gestito sul piano
generale mentre nelle categorie e nelle aziende manteneva
l'impianto concertativo ma che, comunque, non è sostenibile alla
lunga a meno di un'improbabile svolta radicale.

Il contratto della scuola, che sembrava chiuso a fine dicembre,
è ancora aperto non perché CGIL-CISL-UIL e SNALS (questa volta
in fraterno accodo) non lo vogliano chiudere ma perché il
governo ha, per un verso, tagliato le risorse disponibili e
concesse con l'accordo del 19 dicembre e, per l'altro, tentato
alcuni affondi sulla normativa e, in particolare, sui diritti
sindacali e sul potere dei dirigenti scolastici.

Un classico caso di indurimento da parte dell'amministrazione
che valuta la buona riuscita dello sciopero del 24 marzo un
fuoco di paglia e che punta a dividere, tanto per cambiare, la
CGIL dalla CISL e dai suoi satelliti.

Per dirla con più franchezza che discrezione, quando la CGIL ha
provato a denunciare le malvagie pratiche del governo si è
trovata in splendido isolamento con CISL, UIL e SNALS
decisamente propensi a chiudere la partita.

Inutile dire che, dal punto di vista della "tecnica sindacale",
hanno perfettamente ragione i burocrati di destra a fronte di
quelli di "sinistra", se si deve fare un contratto che scambia,
limitatissimi, aumenti salariali con, consistenti, tagli
dell'organico, non ha senso fare la guerra per qualche euro in
meno rispetto a quelli promessi.

Se, invece, si ritiene possibile una vertenza su retribuzione e
organico, è evidente che l'ipotesi contrattuale del governo e
quella dei sindacati istituzionali sono inaccettabili ma questo
è un altro discorso.

Nel complesso, una situazione per molti versi vischiosa con una
capacità di mobilitazione su grandi temi generali alla quale non
corrisponde un livello di conflitto sui posti di lavoro
comparabile ma anche una situazione da valutare con attenzione.
È, infatti, possibile che proprio una radicalizzanzione sociale
sui temi generali possa produrre nuove energie dal punto di
vista sindacale così come, storicamente, un livello alto di
lotte sindacali è condizione necessaria perché gli stessi
movimenti sul terreno generale assumano un'effettiva potenza
trasformativa.

Cosimo Scarinzi


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