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(it) FAL: Referendum sull'Articolo 18

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Sat, 22 Mar 2003 11:39:22 +0100 (CET)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
http://www.ainfos.ca/
http://ainfos.ca/index24.html
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Da: "tiziano antonelli" <t.antonelli@tin.it>

Il Governo ha fissato la data per lo svolgimento del referendum,
indetto per l'estensione dell'art.18 dello Statuto dei
lavoratori alle aziende con meno di 15 dipendenti, al 15 giugno
prossimo venturo.

L'obiettivo della difesa dell'articolo 18 l'anno scorso ha visto
la mobilitazione di milioni di lavoratori e una crescita da
molti inaspettata delle ore di sciopero, ha imposto alla CGIL
una più incisiva azione di lotta e alla fine ha costretto il
Governo ad una marcia indietro che forse era già prevista.

Di questa mobilitazione i lavoratori anarchici e le strutture
della FAI sono stati una componente importante, anche la FAL ha
partecipato alle iniziative dei comitati per l'art. 18 e ha
provato a promuoverne uno anche a Livorno.

Questo referendum, indetto per il 15 giugno 2003, si pone come
logico sviluppo di quella mobilitazione, così da trasformare una
vittoria in una battaglia difensiva in un'offensiva vittoriosa
contro il Governo e i capitalisti.

La questione, vista la nostra partecipazione al conflitto
dell'anno scorso, ci interessa direttamente e richiede di essere
esaminata attentamente.

Comprendiamo che la partecipazione di militanti anarchici al
movimento per l'articolo 18 e più in generale al movimento dei
lavoratori provochi delle contraddizioni, tanto più accentuate
quanto la pressione delle organizzazioni autoritarie e
riformiste si esercita a favore di scelte non condivise
all'interno del movimento anarchico. Crediamo che non sia
sufficiente la critica dello sfruttamento elettorale delle
battaglie dei lavoratori o il richiamo alla coerenza con i sacri
principi; dobbiamo essere capaci di dare risposte capaci di
proporre alternative all'intero movimento dei lavoratori e non
solo consolatorie per il movimento anarchico. L'anarchismo, che
intende arrivare alla libertà per mezzo della libertà, è un
metodo sperimentale per eccellenza, ed ogni volta deve
dimostrare la propria validità.

D'atra parte, non esiste sovrapposizione fra movimento dei
lavoratori e movimento anarchico, è possibile quindi che gli
obiettivi e i metodi di questo entrino in contraddizione con gli
interessi espressi da quello, se così non fosse, l'uno sarebbe
un inutile duplicato dell'altro, e sarebbe tagliato alla radice
dall'inesorabile rasoio di Occam.

Crediamo che due questioni siano centrali nel definire questo
problema:

1) l'elemento decisivo nella costruzione di un movimento dei
lavoratori più forte ed incisivo, possibilmente a base
libertaria;
2) l'efficacia del metodo referendario nell'affermazione degli
interessi dei lavoratori.

L'elemento decisivo si ritrova secondo noi all'interno del
processo di produzione immediato. E' il rapporto di forza fra
capitalista e lavoratore salariato sul posto di lavoro che
determina, in ultima analisi, il rapporto tra borghesia e
proletariato. In questo senso, se l'anno scorso ha visto
un'enorme crescita delle ore di sciopero su tematiche generali,
ha visto al tempo stesso un dimezzamento delle ore di sciopero
legate a conflitti aziendali. Questa indicazione è coerente con
il generale peggioramento delle condizioni della lotta sindacale
sui posti di lavoro, e dimostra l'incapacità della battaglia
combattuta sull'art.18 a modificare i rapporti di forza reali,
anche per il suo carattere difensivo.

Può allora la battaglia referendaria, di cui abbiamo
riconosciuto il carattere offensivo, modificare tale rapporto?
Senza riandare al referendum sulla scala mobile, che quasi
vent'anni or sono ha visto la sconfitta del Partito Comunista ch
ne era stato uno dei promotori, basta andare ai recenti
referendum su altri articoli dello Statuto dei Lavoratori per
vedere come votazioni indette con lo scopo di allargare i
diritti dei lavoratori si siano tradotte in altrettanti successi
per le burocrazie sindacali. Lo stesso attacco governativo
all'articolo 18 era stato preceduto dalla sconfitta di un
precedente referendum indetto dai radicali per la sua
abolizione: ecco il conto in cui Governo e capitalisti tengono
il responso delle urne.

Se poi lo scopo è quello di estendere l'influenza libertaria sul
movimento dei lavoratori, questo non può essere fatto senza
mettere in discussione il principio maggioritario: il
decentramento, l'autonomia, la solidarietà hanno senso solo se
si accetta il principio che le decisioni impegnano solo chi le
approva. In questo senso è ovviamente diseducativo riproporlo
come mezzo di lotta per tutti i lavoratori.

Gli aderenti alla Federazione Anarchica Livornese (FAI)
ribadiscono quindi la loro scelta astensionista in occasione del
referendum sull'articolo 18 e individuano in una generale
battaglia per l'aumento del reddito proletario, nella
costruzione di strutture sindacali al di fuori dei sindacati di
Stato e nella pratica dell'azione diretta le condizioni per la
ripresa del movimento dei lavoratori.

Livorno, 16/03/2003
Per la Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Livornese

Tiziano Antonelli





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