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(it) Umanità Nova n. 8 - L'Italia mette l'elmetto

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Date Mon, 3 Mar 2003 15:34:46 +0100 (CET)


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Da "Umanità Nova" n. 8 del 2 marzo 2003

L'Italia mette l'elmetto
Il parlamento conferma "l'impegno" in Afganistan


E così il governo di centro-destra, grazie anche ai complici
voti del centro-sinistra, ha confermato e prorogato l'impegno
militare italiano in Afganistan nell'ambito dell'operazione
americana "Enduring Freedom".
Contrari Rifondazione comunista, Verdi e Pdci; astenuti appena 8
parlamentari Ds.

L'Italia è quindi entrata, a tutti gli effetti, in guerra, in
zona di guerra, con compiti di guerra.

A dirlo chiaramente, nel caso sussistessero dubbi, ci ha pensato
fin dallo scorso dicembre l'ammiraglio James Robb dell'Us
Central Command.

Come è noto il contingente italiano di circa mille soldati è
costituito soprattutto da militari di professione appartenenti
ai reparti alpini, ma sono previste sinergie con altre truppe
speciali quali carabinieri-parà del battaglione Tuscania,
paracadutisti della Folgore e incursori di marina del Col
Moschin, sotto la direzione operativa dei comandi multinazionali
presenti in Afganistan sotto la regia Usa.

D'altra parte non è immaginabile un altro ruolo nello scenario
afgano, dove da sempre gli equilibri politici interni passano
attraverso le armi e l'oppio.

Ben consapevoli di questo e non intenzionati ad impantanarsi in
guerriglie infinite, la strategia degli Usa in Afganistan appare
chiara: controllare per quanto possibile i palazzi governativi a
Kabul sostenendo al potere Karzai, loro uomo di fiducia ma che
in realtà non è in grado di controllare neanche il proprio
cortile di casa, attorniato da ministri che in realtà sono i
signori della guerra di diverse etnie.

Tutto il resto del territorio afgano rimane sotto il dominio
armato dei vari clan, costantemente in lotta tra loro ma tutti
ostili verso ogni occupazione straniera, ai quali è stata
assicurata la libertà di riprendere a produrre e commerciare in
grande stile l'oppio.

In apparenza i famigerati Talebani e i fantomatici terroristi di
Al Quaeda risultano dissolti nel nulla, ma in realtà o si sono
riciclati o rimangono asserragliati sulle loro montagne,
tessendo alleanze con i nemici di ieri e insidiando il governo
Karzai, più volte oggetto di attentati, azioni di guerriglia,
ritorsioni terroristiche.

Per tenere sotto controllo tale situazione gli Usa possono usare
soltanto la corruzione per comprarsi gli alleati del momento
oppure assicurarsi temporanee non-belligeranze, intervenendo
militarmente quando una fazione appare troppo pericolosa per gli
interessi "occidentali" o per il governo di Kabul che appare
davvero come un vaso di terracotta tra vasi di ferro.

La storia degli ultimi mesi, anche se le cronache giornalistiche
vi danno uno scarsissimo rilievo, confermano tale totale
instabilità.

Pur seguendo con una certa attenzione quanto accade in tale
area, abbiamo perso il conto degli elicotteri dell'Isaf
precipitati per strani e ricorrenti "guasti"; quasi tutti erano
americani ma in dicembre in uno di questi "incidenti" sono morti
sette militari tedeschi.

Limitandoci agli ultimi due mesi citiamo qualche altro episodio
di tale stillicidio: in gennaio sono stati uccisi due soldati
governativi e un civile in un villaggio ai confini col Pakistan
e altri cinque poliziotti afgani sono caduti in un attacco ad un
convoglio Onu nell'Afganistan orientale vicino a Jalalabad; alla
fine dello stesso mese é caduto un elicottero Usa H-60 nella
zona della base di Bagram, quasi quotidianamente bersagliata con
razzi e mortai, che è la stessa in cui saranno concentrati i
militari italiani.

Inoltre sempre alla fine di gennaio vi è stata una vera
battaglia tra truppe americane e guerriglieri afgani, facenti
capo probabilmente a Gulbudin Hekmatyar, proprio nell'area
pashtun di Khost, ossia quella dove opereranno i "nostri
ragazzi".

Contro tali guerriglieri (sbrigativamente fatti passare per
talibani) sono dovuti intervenire bombardieri Usa B-1 e caccia
F-16 dell'aviazione norvegese a sostegno delle truppe americane
in difficoltà.

Nella prima settimana di febbraio, in scontri ancora nella zona
di Bagram è rimasto ucciso anche un agente della Cia.

Secondo fonti ufficiose ma attendibili, dall'inizio
dell'aggressione all'Afganistan, sarebbero morti almeno 500
militari alleati, di cui 400 statunitensi. Oltre agli oltre
quattromila civili afgani, vittime dei bombardamenti americani.

Questa è la situazione in cui la missione militare italiana
dovrebbe portare la pace e la democrazia.

Non è un caso che il governo abbia cospicuamente aumentato
l'indennità ai militari italiani inviati in Afganistan, e di
sicuro ha già preparato medaglie e solenni funerali di Stato.

Conosciamo la storia.

Uncle Fester


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