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(it) UmanitÓ Nova n. 8 - Guerra: un treno da fermare

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Date Mon, 3 Mar 2003 15:34:03 +0100 (CET)


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Da "UmanitÓ Nova" n. 8 del 2 marzo 2003

Guerra: un treno da fermare


Fine settimana movimentato in prossimitÓ di molte stazioni
ferroviarie, e non per il previsto sciopero dei ferrovieri che
pure ha dato il suo contributo a due giorni di azione diretta
contro la guerra.

Dopo le imponenti manifestazioni del 15 febbraio era evidente
che nulla poteva essere come prima e le iniziative che da
venerdý 21 si sono susseguite per trentasei ore in molte
localitÓ del centro-nord hanno dimostrato che il movimento
contro la guerra Ŕ deciso a giocare tutte le carte disponibili
per ostacolare il conflitto che si sta preparando.

Gli aspetti positivi di questa attitudine sono evidenti: la
lotta coinvolge tutte le varie anime del movimento che,
nonostante l'esasperato protagonismo dei soliti noti, si sono
mobilitate per cercare di bloccare o quantomeno di intralciare
la partecipazione italiana alla guerra.

Partecipazione che prevede il supporto completo ed
incondizionato della macchina bellica statunitense che sul
territorio della penisola ha sempre avuto, complici tutti i
governi, mano libera per quanto riguarda l'aspetto logistico
delle sue imprese militari.

Ed Ŕ proprio su uno degli aspetti pi¨ evidenti di questo
supporto, il trasporto di materiale bellico fra le varie basi
Usa, che il movimento ha deciso di intervenire lanciando la
parola d'ordine del blocco dei treni della morte.

Grazie ad una rete di collegamento formata da Internet,
soprattutto dal sito di Indymedia, alcune radio militanti, gli
onnipresenti telefonini e la fattiva collaborazione di non pochi
lavoratori delle FS, in poche ore Ŕ partito un monitoraggio
della rete ferroviaria in grado di segnalare, in tempo quasi
reale, i continui spostamenti dei treni che la mobilitazione ha
costretto a percorsi tortuosi per evitare i blocchi. In tutto
questo la zona fra Pisa e Livorno Ŕ diventata centrale, a causa
della destinazione finale dei treni, la base di Camp Darby.

A Pisa i tentativi di blocco dei convogli sono stati due, il
primo poco prima dell'alba ed il secondo nella tarda serata di
sabato 21, tra questi due momenti ci sono state due
manifestazioni: la mattina nei pressi dell'aeroporto militare ed
il pomeriggio un corteo che ha attraversato il centro cittadino.


Ed Ŕ stata proprio quest'ultima l'iniziativa che ha visto la
maggiore partecipazione: diverse centinaia di compagni e
compagne, di tutte le aree del movimento, si sono concentrate
davanti alla stazione centrale. Ai militanti locali si sono
aggiunti anche quelli provenienti da province vicine e lontane,
i ciclisti di Critical Mass e diversi cittadini. Durante il
concentramento si Ŕ sparsa la voce che da lý a poco sarebbe
passato un treno, non previsto, proveniente da Firenze ed Ŕ
stato a questo punto che i compagni hanno provato ad entrare
nella stazione ma sono stati respinti dal cordone di polizia e
carabinieri. Poi, inspiegabilmente, Ŕ stato deciso di far
partire il corteo proprio mentre, invisibile ai partecipanti, il
treno "fantasma" arrivava in stazione e ripartiva senza
problemi.

Il tentativo di blocco serale Ŕ stato segnato da un episodio
significativo: il ferroviere alla guida di un convoglio
passeggeri, giunto alla piccola stazione di Migliarino ha
bloccato il treno e si Ŕ rifiutato di farlo ripartire per
ragioni di sicurezza. ╚ stato solo dopo la pressione delle forze
del dis-ordine pubblico che il convoglio ha ripreso la marcia.
Purtroppo anche il blocco ha dovuto cedere alla forza ed anche
il terzo treno Ŕ riuscito a passare.

Nonostante che il movimento sia riuscito a mettere in campo solo
una infinitamente piccola parte della sua forza e che questo
abbia sicuramente condizionato la riuscita delle varie azioni, Ŕ
significativo che il passaggio all'azione diretta contro la
guerra sia stato condiviso e partecipato come mai prima era
successo in occasioni del genere. Un segnale che, assieme alla
solidarietÓ mostrata da alcuni settori del mondo del lavoro, Ŕ
sicuramente positivo per il proseguimento della mobilitazione
contro i guerrafondai ed i loro complici.

Pepsy


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