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(it) Per la ripresa delle lotte

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Tue, 17 Jun 2003 16:38:10 +0200 (CEST)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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Da: usiait1@virgilio.it

Finita senza successo questa fase referendaria, occorre
ricominciare a parlare di lotte, di autorganizzazione, di
situazione politica e di prospettive ... anche se bisogna tener
viva sia la rete territoriale che si è venuta a creare in questo
periodo che i comitati trasversali sull’estensione dell’art. 18.

Anche se abbiamo appoggiato la battaglia referendaria insieme a
tutta l’autorganizzazione sindacale, pur non ritenendola uno
strumento decisivo, come USI non abbiamo sospeso le lotte sia
territoriali che nazionali.

A Roma abbiamo occupato, in quest’ultimo mese, con le precarie
degli asili nido i gruppi consiliari e con i lavoratori dell’AMA
l’assessorato all’ambiente.

Abbiamo vinto la battaglia per il riaffidamento al Comune di
Roma di alcuni servizi esternalizzati (eliminando anche
contratti di co.co.co) e abbiamo messo in cantiere, con il
nostro servizio legali, dei "28" per attività antisindacale
contro alcune aziende della holding Campidoglio, dove siamo
presenti con strutture sindacali USI e con varie decine di
lavoratori e lavoratrici iscritti/e.

Abbiamo inoltre aperto la battaglia per l’affidamento al Comune
di tutto il servizio di assistenza ai bambini disabili (quello
degli AEC) ancora in parte gestito da cooperative e dove la
nostra presenza sindacale è ormai superiore ai cento aderenti
(sui 500 lavoratori).

Come USI AIT SCUOLA abbiamo avviato in varie province la
vertenza legale per il riconoscimento del servizio prestato
dagli ATA ex enti locali, così come ci stiamo muovendo contro i
tagli degli organici, in specie di sostegno, in alcuni istituti.

A Milano ci siamo costituiti tra il personale degli aeroporti ed
in alcune ditte di pulizia, anche presso gli ospedali, e stiamo
mobilitandoci per alcuni cambi di appalto ... una situazione per
l’UNIONE SINDACALE ITALIANA che si può valutare
complessivamente buona anche per le mobilitazioni nazionali
sviluppate nel comparto della ricerca.

Occorre però una valutazione più complessiva della situazione
che ci ha portato a produrre questo documento ed a rilanciare la
nostra proposta di una Piattaforma unitaria di lotta per tutto
il movimento sindacale e sociopolitico. Il documento che
diffondiamo sarà alla base del nostro dibattito nel prossimo
esecutivo nazionale che si svolgerà a Milano presso la sede di
Via Isonzo 10 nel prossimo fine settimana e che servirà anche
come base del dibattito congressuale di Roma a Dicembre e del
prossimo Comitato Nazionale dei Delegati, che si svolgerà ad
Udine nel prossimo mese di settembre.

Infatti a nostro avviso c’è bisogno, anche per la sconfitta
referendaria, di un momento di riflessione collettiva ... di
lettura degli ultimi dati, anche di bassa partecipazione dei
lavoratori, così come di valutazione delle nuove leggi sul
lavoro imposte da questo governo e così via ...

Molto si parla di crisi economica - di recessione, ma anche di
primi segnali di ripresa dell’economia americana ed europea,
anche se questi segnali sono molto falsati ... servono solo a
coprire e giustificare gli enormi costi della guerra, le spese
che tutti i paesi occidentali dovranno sostenere per mantenere
le proprie truppe di "occupazione" in Iraq - in Afghanistan e
... così via.

I dati reali sono invece diversi a partire da quelli del nostro
paese; finalmente si incomincia a dichiarare che siamo in una
fase di crisi economica, che l’aumento del PIL è sullo 0 virgola
qualcosa.

Il "libero mercato" non funziona più!

Ci troviamo in una fase di crisi economica, di recessione...
L’economia americana, la locomotiva (non quella mitica degli
anarchici, cantata da Guccini) non tira più, soffocata dagli
scandali dei suoi manager, dalle spese sostenute per mantenere
in piedi la sua politica di "dominio imperialista" (così si
diceva un tempo!) o di "impero del male" (termine più adatto ...
da guerre stellari!) che ha prodotto il modello della guerra
infinità ... per giustificare la sua stessa esistenza di uno
STATO - NAZIONE dominatore ... che nonostante tutte le apparenze
gli USA non sono poi realmente capaci di essere.

Infatti il dominio reale è affidato alla "società del potere",
la vera internazionale - quella del "denaro", gestita da
multinazionali e finanziarie che hanno prima assicurato
l’elezione di Bush e poi l’hanno aiutato nelle sue guerre
coloniali ... e che oggi vogliono trarre i massimi benefici dal
dominio coloniale americano e dal petrolio irakeno.

La crisi non è solo economica ma è anche di tipo sociale, dovuta
anche alla sfiducia, alle paure e alle insicurezze che
coinvolgono tutto l’occidente a partire proprio dal popolo
americano, che incontra sempre maggiori difficoltà ad ottenere
delle serie prospettive di lavoro (lì, ormai, è quasi tutto
precarizzato, mentre aumenta costantemente la disoccupazione!),
così come la difesa della propria salute e della propria
pensione (vedi il fallimento delle mutue private, dei fondi
pensione che sempre più investivano i soldi dei lavoratori nella
ricapitalizzazione della stessa azienda o in mercati di rapina
del terzo mondo!) ...

Dopo l’11 settembre gli USA hanno, anche per questo, dovuto
inventarsi nemici esterni da combattere (quei BIN LADEN e SADDAM
che avevano addestrato contro i Russi e gli Iraniani!) o stati
"canaglia" da attaccare, far pesare il diffondersi del
terrorismo internazionale, che è spesso un "effetto" imposto da
governi dittatoriali o autoritari (vedi in Palestina, nei Paesi
Baschi, in Cecenia ed in molti paesi africani o sudamericani).

La stessa EUROPA, costruita da poco sulle ceneri delle politiche
sociali ormai in via di smantellamento, si è sempre più basata
sui rigidi parametri di stabilità previsti dagli accordi di
Maastricht e trova difficoltà a costruirsi un proprio "binario"
e ... rallenta anch’essa la sua corsa, non solo frenata dalla
locomotiva americana, ma anche da suoi stessi dubbi ... dalle
sue incapacità, dalle sue paure . dalla mancanza di una sinistra
determinata a guidare la lotta.

Purtroppo l’Europa non è nata da un tentativo di svolta ... da
un cambiamento sociale, da una politica alternativa (cioè da una
rivoluzione sociale e culturale!!) capace di risolvere i reali
problemi dei suoi cittadini. E’ stata una costruzione troppo
ardita e "frettolosa", sovradeterminante, rispetto ai bisogni
reali della stessa popolazione, tanto per poter "imporre" il
libero mercato di scambio ed il potere delle "grandi" imprese!

L’Europa nasce dalla paura di una crisi, di una recessione, che
oggi si sta puntualmente verificando e contro la quale non si
sono prese adeguate "medicine alternative"; che non può certo
trovare la sua base nello statuto costituzionale in fase di
approvazione.

Questa crisi, questa paura, questa sfiducia e insicurezza ha
trovato, come in America, la necessità di essere rivolta contro
qualcuno (quando invece l’unico vero accusato è il sistema
capitalistico!) i diversi, i non allineati (com’è stato a
Genova!), i MIGRANTI (costretti, come gli Italiani un tempo, a
pagare due volte la "crisi" causata da questo sistema; prima nel
loro paese d’origine e poi nel paese dove sono fuggiti cercando
di sopravvivere!).

Una risposta ... in molti casi è stata la guerra; le tante
guerre che infestano il "globo" ne sono la dimostrazione ... ma
quanti sono i costi ... quanti i sacrifici ... le perdite umane
che si devono pagare sull’altare del "dio denaro"!

Un’altra via è la "nostra" (ci piacerebbe intitolarla la "VIA
DELL’ANARCHIA" ma purtroppo non si è ancora sviluppato un
concreto percorso di autorganizzazione e di autogestione e
quindi per ora non la si può definire!) quella di chi non crede
in questo sistema, in questo modello di STATI più o meno
federati; la via di chi ha compreso (stando nell’USI e nel
movimento) che non è più sostenibile questo tipo di sviluppo,
che il sistema capitalistico non funziona e non dà futuro.

La via di chi pensa che sia necessario un riequilibrio, frenando
il "consumismo", lo sfruttamento dell’uomo e della natura,
l’inquinamento e così via.

Purtroppo la paura e l’insicurezza, a volte, non fanno pensare
... Nel caso italiano ed in quello europeo (che maggiormente ci
interessano anche a livello di intervento sindacale) hanno
portato ad una svolta a destra (forse anche per il disincanto
verso una sinistra sempre più liberista) portando al potere, in
Europa, governi conservatori e reazionari; che trovano
"adeguati" alleati nelle dittature, spesso militari, presenti in
altre parti del mondo.

Tutti questi modelli di stati servono ormai solo da gendarmi ...
ma sono realmente incapaci di dare prospettive politiche alle
proprie popolazioni e sono ancora di più incapaci di costruire
reali situazioni economiche svincolate dal controllo della
sovrastruttura dominante, quella "società del denaro e del
potere" di cui parlavamo prima.

I governi europei (così come quello USA e tanti altri) cercano
solo di rafforzare il potere dei forti (com’è sempre più
evidente nel nostro paese!) e stanno trasformando l’Europa in
una fortezza, anzi in una serie di fortezze (visto che anche le
frontiere vengono nuovamente blindate in caso di manifestazioni
internazionali), come le vecchie città medioevali.

La globalizzazione dell’intero pianeta sta ottenendo proprio
l’effetto opposto ... si torna indietro ... ma questo lo si vede
non solo nei territori ma anche sui posti di lavoro, dove sembra
quasi essere tornati nelle condizioni del primo novecento (e
forse per noi sindacalisti rivoluzionari si riaprono spazi di
intervento, se saremo capaci di farci comprendere dai
lavoratori). L’unica globalizzazione vera è quella del mercato
"capitalistico", della privatizzazione, del maggiore
sfruttamento del terzo mondo.

Sarà forse anche per questo che assume sempre più validità la
parola d’ordine: L’EMANCIPAZIONE DEI LAVORATORI SARA’ OPERA DEI
LAVORATORI STESSI ... O NON SARA’! (ma per far questo occorre
anche avere un progetto di trasformazione, lavorare in un
sindacato autogestito come l’USI!)

E’ infatti chiaro che in queste condizioni di crisi, cresceranno
sempre più le giuste istanze di rivolta da parte delle
popolazioni (non quelle ridicole forme di "lotta armata" che
qualche "nostalgico" ancora propugna!) ... a partire dalle
periferie dell’impero del male (vedi Argentina), riprenderanno
le lotte popolari di massa (e lo vediamo anche negli scioperi
sindacali francesi e austriaci), la "lotta di classe" (proprio a
partire dal nostro paese, dove l’autorganizzazione seppure
ancora debole numericamente e divisa è riuscita a lanciare
segnali forti vedi anche sul referendum per l’estensione
dell’art. 18 trascinandosi anche la CGIL!).

Anche dopo Evian (successo della manifestazione internazionale
contro il G8) non si può più sottovalutare la continuità del
movimento internazionale "NO GLOBAL", che ha cercato di
interpretare e rappresentare (a volte, purtroppo, a suo unico
beneficio) molte di queste istanze, spesso non riuscendo ad
incidere nella quotidianità e nella territorialità; anche se
unica vera dimenticanza del movimento è stata la lotta per/su
"il lavoro". Per noi dell’USI anche le mobilitazioni contro la
guerra (e ne abbiamo fatto un punto anche di frizione con le
altre strutture di base) dovevano tenere al loro interno anche
la lotta per i diritti e per la giustizia sociale e la battaglia
per il lavoro doveva diventare un elemento centrale di una
Piattaforma unitaria da costruire, proprio perché è la
contraddizione centrale.

Così come doveva essere presa in considerazione maggiormente la
tematica della difesa della scuola pubblica, che invece è stata
molto marginalizzata, a differenza di quanto è successo in
Francia dove docenti, personale scolastico, studenti sono stati
in prima fila nelle lotte contro il governo con scioperi
massicci e prolungati.

Per fare un buon lavoro, anche come sindacato di base
autogestito, bisogna sporcarsi le mani, come spesso facciamo noi
compagni e compagne dell’UNIONE SINDACALE ITALIANA ... bisogna
rilanciare e rafforzare sul territorio e nei posti di lavoro
l’autorganizzazione sindacale e sociale, pensando anche alla
rinascita delle CAMERE DEL LAVORO (quelle definite, nel primo
‘900, "rivoluzionarie" e, oggi, come "autogestite" o sociali)
per le quali ci sono, da parte nostra, primi tentativi di
"nascita" (vedi le possibilità offerte dalla situazione
territoriale del Quarticciolo e del Laboratorio sociale La
Talpa).

Per noi, è sempre valido il motto del movimento anarchico: "NE’
DIO, NE’ STATO, NE’ SERVI NE’ PADRONI" aggiungendovi anche
"ALL’ARREMBAGGIO DEL FUTURO"! (com’era scritto sullo striscione
di Genova!)

Occorre però anche fare controinformazione, per rendere evidente
come questi governi, conservatori e reazionari, espressioni di
un modello di stato che potremmo definire "autoritario" siano
stati capace di fare ulteriori danni (sì, perché altri ne
avevano già fatti i governi precedenti gestiti dalla "sinistra
liberista" ... e non solo in Italia!!) abolendo quel poco di
welfare state esistente (da noi: sanità, istruzione ... e fra
poco le pensioni!). E’ questo un compito che ci spetta come
sindacato ... più o meno "rivoluzionario" lo si possa
considerare ... in ogni caso di base; perché non possiamo fare a
meno di intervenire localmente ... mantenendo il nostro pensiero
sempre alla globalità dei problemi!

Si abbassano le tasse ai ricchi (mentre aumenteranno quelle sul
TFR), aumenta l’evasione fiscale ... anche questa è una causa,
insieme alla recessione economica, delle basse entrate fiscali
(risolte provvisoriamente con condoni più o meno grandi!).
Quanto sta facendo il Governo è niente rispetto al reale costo
della vita, che gli aumenti contrattuali non riescono a
recuperare in nessuna maniera, CGIL - CISL - UIL continuano a
firmare di tutto solo per mantenersi i loro distacchi e i loro
apparati, accontentandosi di darci gli avanzi.

Ma questo avviene anche negli altri paesi ... nella
socialdemocratica Germania, dove le scelte della "società del
denaro" - che sta ormai sostituendo in importanza ogni
organizzazione internazionale ed ogni parlamento nazionale - ha
imposto le sue direttive ... quelle della globalizzazione
neoliberista e quelle del WTO; così come nella socialista
Inghilterra e chissà forse anche nel Brasile dell’ex
sindacalista Lula, dove sono in lotta i dipendenti statali!

Tutto quanto sta avvenendo in Italia è sempre più funzionale
come dicevamo prima all’abbattimento di quel poco di "welfare
state" assicurato dai precedenti governi (ma quale benessere!!)
per rientrare nei parametri veri imposti dal FMI, dalla Banca
Mondiale ... dal WTO, che anzi a Cancun in Mexico a Settembre
... deciderà ancora una volta di sovradeterminare le
scelte degli stati nazionali imponendo la liberalizzazione per
l’acqua, l’energia elettrica, la salute e la scuola ... nel
senso di una sua sempre maggiore liberalizzazione, cioè
privatizzazione, per estendere a tutto anche ai servizi pubblici
essenziali o ai beni primari la logica del mercato ... del
profitto ... e della società del denaro ... con l’aumento dei
costi che questa in ogni caso comporta!.

Questo cerchio si sta chiudendo sulle nostre teste, come in
altri paesi (vedi in quasi tutta l’Europa), ma è un cerchio che
bisogna spezzare proprio a partire da una ripresa delle lotte
che il sindacalismo di base si deve assumere (ed alla quale
l’USI in prima persona, proprio per il suo patrimonio storico di
opposizione al sindacalismo riformista, deve chiamare) ... senza
più le tante divisioni attuali che lo hanno, finora, solo
indebolito, a vantaggio dei "concertativi" ...

Un discorso di alleanze che però non possono portare al
tentativo egemonico di qualche struttura di base di dare la
linea, inventandosi cifre stratosferiche di iscritti.

Oggi occorre costruire unitariamente, anche a livello
assembleare (come noi dell’USI avevamo proposto già dallo scorso
anno) una PIATTAFORMA SOCIALE DI LOTTA che comprenda tutti i
temi su cui il movimento ed i lavoratori autorganizzati si sono
espressi; una Piattaforma da cui partire per una rete del
sindacalismo alternativo e del movimento antagonista, per
ribaltare il modello neoliberista e globalizzante.

Sarà questo certamente un lavoro duro ma che non può essere più
rinviato ... che occorrerà incominciare già dal prossimo autunno
... cercando da subito di trovare alleanze costruttive, anche in
Italia, nelle situazioni sindacali e sociali che ci sono state
vicine anche nella battaglia referendaria.

Come UNIONE SINDACALE ITALIANA, storica Confederazione di
sindacati autogestiti, ci troviamo nella necessità di proporre A
TUTTE LE LAVORATRICI E A TUTTI I LAVORATORI, MILITANTI OD
ISCRITTI ALL’AUTORGANIZZAZIONE, DI DARSI COMUNI PAROLE D’ORDINE
SULLE QUALI LOTTARE, quali ad esempio:

1. Contro la guerra e le politiche neoliberiste;

2. Contro gli effetti negativi del Patto per l’Italia e degli
ultimi accordi collettivi nazionali;

3. Contro la "riforma della scuola", gli attacchi all’istruzione
e alla sanità pubblica;

4. Contro le privatizzazioni ed i tagli ai servizi pubblici e
sociali;

5. Contro la precarizzazione dei rapporti di lavoro e le
esternalizzazione dei servizi;

6. Per un lavoro/reddito e la casa per tutti/e;

7. Per l’assunzione dei precari nelle pubbliche amministrazioni;

8. Per i miglioramenti sul salario, sui diritti, sulla salute,
sulla sicurezza nei luoghi di lavoro;

9. Per miglioramenti nella qualità della vita e per un salario
sociale garantito;

10. Contro l’attacco al sistema pensionistico;

11. Contro l’attacco ai diritti dei lavoratori e delle
lavoratrici, alla Legge 300/70 (Statuto dei lavoratori) che si
deve estendere a tutti/e, e in particolare per difendere
l’articolo 18, anche dando la massima collaborazione alla
riuscita del referendum;

12. In difesa della contrattazione collettiva, anche se
costruita dal basso, del diritto di sciopero e delle libertà
sindacali;

13. Per i diritti di cittadinanza per tutti/e, contro la legge
razzista Bossi/Fini.

Per far questo occorre però anche rafforzare il modello USI,
cioè di un sindacato capace di proiettarsi nello scenario
politico ... capace di costruire spazi di autogestione, di
autorganizzazione, di azione diretta ... tutte cose che nessuna
delle altre strutture di base invece finora ha realmente
perseguito.

Per far questo occorrerà sempre di più spiegare il "modello"
autogestionario dell’ USI ai lavoratori ... ai compagni ... a
tutta l’area che, con noi, si è relazionata in questi ultimi
anni.

Occorrerà incominciare a costruire le camere del lavoro
territoriali, unico luogo possibile di incontro dei precari ...
dei disoccupati ... degli interinali ... dei co.co.co. ... per
dar loro forza di rappresentanza ... uno spazio per discutere e
per crescere politicamente e sindacalmente. Dobbiamo
incominciare a comprendere come non si possa più fare sindacato
se non si ha una visione complessiva della situazione ... se non
si sa contro chi dobbiamo lottare anche a livello mondiale ...

Dobbiamo sapere come in ogni piccola cosa ... a partire dalla
microvertenza sui posti di lavoro ... il nostro compito è quello
di costruire un altro futuro in cui nessuno sia più sfruttato o
si possa sentire diverso dagli altri ... sia pure mantenendo un
modello libertario che permetta ogni espressione di pensiero e
di azione!

Sul terreno della pratica concreta in questi anni abbiamo
dimostrato (anche con le migliaia di iscritti) la validità del
nostro progetto, anche come bisogno reale dei lavoratori e delle
lavoratrici e non per scelta di un gruppo dirigente.

Oggi l’USI ed il suo progetto delle CAMERE DEL LAVORO
DELL’AUTORGANIZZAZIONE è l’unica risposta alla frantumazione
della classe lavoratrice ... alla sua precarietà e
territorialità. E’ l’USI, quella della solidarietà tra i
lavoratori di vari settori, quella che ha permesso la nascita di
strutture unitarie vincenti.

E’ l’USI che ha dato centralità alle lotte sul precariato (da
quelle nazionali sugli LSU/LPU a quelle del precariato nelle
scuole e negli asili ...) riuscendo a vincerle.

E’ l’USI che si è dotata di tutti quegli strumenti necessari per
un sindacato confederale ... a partire da un forte e nazionale
servizio legale (messo sempre a disposizione di tutta
l’autorganizzazione).

E’ l’USI tramite i suoi sindacati e le sue associazioni
nazionali (vedi l’USICONS - associazione di difesa degli utenti
e dei consumatori - o l’Associazione Culturale Iside) che sta
portando avanti un percorso di intervento politico-sociale
collettivo e che sta cercando di dar vita, come già si è
verificato a Roma, a cooperative autogestite di lavoro.

E’ l’insieme di queste esperienze che deve essere esportato
nella galassia dell’autorganizzazione sindacale e sociale, per
dar vita a quella rete di cui parlavamo prima e dalla quale può
nascere un progetto collettivo per costruire un altro futuro.

Noi crediamo che si può incominciare a sconfiggere, tutti
insieme, il modello sociale finora vincente: il CAPITALISMO; è
per questo che siamo disponibili a dare il nostro aiuto e
contributo alle altre situazioni di base, sindacali e sociali,
dichiarandoci sin d’ora disponibili a contatti e confronti anche
a livello nazionale.

Info 06/70451981 - e-mail usiait1@virgilio.it




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