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(it) FdCA: "Piattaformismo senza illusioni: Cile" (en)

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Date Mon, 9 Jun 2003 16:51:05 +0200 (CEST)


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Da: FdCA <fdca@fdca.it>

F.d.C.A. - FEDERAZIONE dei COMUNISTI ANARCHICI
Ufficio Relazioni Internazionali

PIATTAFORMISMO SENZA ILLUSIONI: CILE
Intervista al CUAC-Congreso de Unificaciòn Anarco-Comunista
a cura della NEFAC (Usa-Canada)

Nel Cile post-Pinochet l'anarchismo ha avuto una grande
rinascita. Uno dei gruppi più attivi è il CUAC,
un'organizzazione relativamente giovane con forti influenze
piattaformiste, nata più o meno contemporaneamente alla Nefac.
Nei circa 3 anni di vita in comune sia il CUAC che la NEFAC
hanno percorso un sentiero simile di crescita e di sviluppo
dell'organizzazione, mantenendo stabili rapporti. Quella che
segue è l'intervista raccolta da MArk della Nefac di Boston
presso Josè Antonio Gutierrez e Juan, entrambi segretari del
CUAC.

NEFAC: Iniziamo con una breve storia dell'anarchismo in Cile?

CUAC: L'anarchismo in Cile ha una lunga tradizione. Già agli
inizi del 1890 c'erano numerose organizzazioni operaie. In
taluni casi queste organizzazioni mantenevano forti legami col
precedente movimento artigiano, ma in altri casi vi fu una forte
contrapposizione tra le nuove organizzazioni di lotta e
l'ideologia mutualista degli artigiani. In questo contesto, nel
1897, fecero la prima comparsa sulla stampa operaia articoli di
Kropotkin. Nello stesso anno nacque l'Unione Socialista, la
quale pur non dichiarandosi esplicitamente anarchica, aveva in
sè numerosi germogli anarchici. L'anno dopo uscì El Rebelde, il
primo giornale anarchico, e gli anarchici iniziarono ad
organizzare nuovi sindacati di classe, chiamandoli Società di
Resistenza. Fu così che l'anarchismo cileno ebbe un'origine
fortemente di classe, un forte coinvolgimento fin da subito nel
movimento e nelle organizzazioni di massa, al punto che la
storiografia ufficiale riconosce come le origini del
sindacalismo cileno si ritrovano proprio in quelle società di
resistenza create dagli anarchici. Un altro aspetto interessante
dell'anarchismo cileno è la sua origine autoctona. Mentre
l'anarchismo argentino parte con gli immigrati italiani e
spagnoli, in Cile non vi fu lo stesso impatto migratorio e le
idee anarchiche provenienti dall'Argentina attecchirono su
militanti nati in Cile.

All'inizio del XX secolo le società di resistenza si erano
moltiplicate tra i portuali ed i minatori del carbone e del
nitrato, tra i carpentieri e i calzolai, tra i tipografi e i
muratori. Il primo importante sciopero è dei portuali di
Valparaiso nel 1903, guidato dagli anarchici e dallo loro
organizzazioni. Nel 1905 è Santiago a scioperare contro il
caro-vita, e nello stesso anno viene costituita la Federazione
Operaia Cilena, presto vittima della repressione. Un altro
sciopero nel nord del paese nel 1906. La repressione condotta
dalle forze armate fu violentissima e portò a centinaia di
morti.

Il crimine peggiore di quegli anni ed al tempo stesso un grave
colpo per l'anarchismo fu il massacro alla scuola di Santa
Maria, avvenuto nel nord a Iquique il 21 dicembre 1907. Lo
sciopero dei minatori, guidato dagli anarchici, fu duramente
represso ed alla fine si contarono tra le 2000 e 3600 vittime.
L'obiettivo dello sciopero era un aumento del salario ed il suo
pagamento in contanti, anzichè nella valuta privata non-legale
spendibile solo negli spacci di proprietà padronale.

Seguirono anni di alti e bassi per il movimento anarchico,
finchè nel 1914 nacque la FORC, durata poco ma abbastanza per
fondare la sezione cilena dell'IWW nel 1919, con circa 20.000
iscritti. In quegli stessi anni, gli anarchici fondarono la Lega
degli Inquilini che organizzava gli abitanti dei quartieri più
poveri (conventillos) e chiedeva case migliori. Fu il là per i
futuri organismi di lotta nei quartieri. Ancora gli anarchici
alle origini della Federazione Studentesca, alquanto forte alla
fine degli anni '10. Ma nel 1920 un'altra ondata di repressione
colpì duramente le organizzazioni nate in quegli anni; ci furono
massacri, arresti, perquisizioni e distruzioni delle Camere del
Lavoro.

Al sud del continente ci furono violente repressioni sia in Cile
che in Patagonia ai danni della FORA. Ma il movimento era troppo
forte per cadere sotto i colpi della repressione. Nel 1925 i
sindacati furono legalizzati, gli anarchici rimasero spiazzati e
nei sindacati entrarono quei comunisti autoritari la cui
influenza era stata respinta dai sindacati di resistenza. Per
molto tempo il movimento anarchico è rimasto paralizzato da un
approccio dogmatico verso la nuova situazione, con la
conseguenza di perdere progressivamente influenza.

Un altro fattore importante nel declino dell'anarchismo cileno
fu il colpo di stato Ibanez nel 1927: l'intero movimento
rivoluzionario venne perseguitato e distrutto mentre il
movimento anarchico venne smantellato tramite una sorta di
"pulizia sindacale". Sebbene i sindacati fossero stati illegali
fino al 1925, gli anarchici non avevano mai dovuto affrontare un
lungo periodo di clandestinità: le organizzazioni politiche
possono sopravvivere in clandestinità, ma la cosa è molto più
difficile per i sindacati. Seppure in clandestinità restarono
attivi gruppi come "Siempre!" ed alcuni fogli del sindacato
dell'edilizia. Nel 1931 Ibanez cadde sotto la spinta popolare e
venne formata la nuova CGT che raccolse i resti del movimento
anarchico. Anche l'IWW continuò ad esistere. Nacquero alcuni
gruppi di propaganda e fu costituita la Federazione Anarchica.
Ma per molti anarchici era necessaria una organizzazione
politica rivoluzionaria che si affiancasse ai sindacati. E non
riuscendo a far ciò nell'ambito del movimento anarchico,
aderirono unitamente ai marxisti rivoluzionari al Partito
Socialista Cileno, che prese subito le distanze sia dalle II^
che dalla III^ Internazionale.

L'influenza del movimento anarchico si ridusse fatto salvo per i
lavoratori delle calzature, dell'edilizia, dei laterizi, delle
stamperie, delle carni; bisogna attendere il 1940 perchè una
nuova generazione di anarco-sindacalisti rompesse l'isolamento,
facendo la sua comparsa proprio all'interno dei sindacati
ufficiali. Nel 1950 benne costituito il MUNT (Movimento per
l'unità dei lavoratori), un'organizzazione anarco-sindacalista
che ebbe un ruolo fondamentale per la successiva nascita, nel
1953, della CUT, sindacato unico dei lavoratori, la cui
dichiarazione di intenti venne redatta in parte da anarchici e
che aveva tra i segretari nazionali alcuni anarchici.

Nel 1955 la resa dei conti tra anarchici e comunisti: il
presidente cileno era in procinto di dimettersi e gli anarchici
chiedevano che la CUT prendesse il controllo della situazione
economica, invece i comunisti sostenevano la necessità di
stabilire un dialogo con le istituzioni. Finì con uno sciopero
privo di conseguenze e la resa degli anarchici. Alla fine degli
anni '50 nacque il Movimento Libertario 7 luglio, che per la
prima volta si fece carico seriamente del problema
dell'organizzazione anarchica. Nei primi anni '60 nacque il MFR
(Movimento delle Forze Rivoluzionarie) col fine di raccogliere
le tendenze rivoluzionarie, fra cui una forte presenza
anarchica. Incapace di organizzarsi e quindi di confrontarsi con
la forza dei grandi partiti della sinistra, l'anarchismo andò
incontro ad un processo di rimozione, da cui si salvò almeno la
sua prassi.

La si potè vedere diffusamente -infatti- all'interno del forte
movimento popolare durante il governo di Unità Popolare
(1970-73): esperienze sindacali dal basso come le reti
industriali ed i comitati di consumo, forme abbozzate di
autogestione, frutto delle spontanee tendenze libertarie diffuse
tra la gente, ma anche colte come l'espressione di una
tradizione e di una prassi libertaria sopravvissuta al movimento
anarchico vero e e proprio.

NEFAC: Durante la dittatura di Pinochet (1973-1990), il
movimento anarchico fu in grado di sopravvivere e di influenzare
direttamente nuive generazioni di militanti, oppure le idee
anarchiche sono state "riscoperte" all'indomani della dittatura
fascista?

CUAC: Durante la dittatura c'era una certa attività specifica,
come pure intervento di anarchici in vari gruppi e movimenti. Ma
si trattava di un'attività molto limitata ed oscurata dalla
presenza dei grandi partiti della sinistra, senza contare che si
trattava di appena un pugno di militanti in un movimento di
massa molto vasto. Alla metà degli anni '70 alcuni anarchici
presero parte in collegamento col MRP all'iniziale Resistencia
organizzata dal MIR, e da questa esperienza nacque alla fine
degli anni '70 un gruppo di resistenza con una certa influenza
anarchica. Si trattava della Brigadas Populares. Non si faceva
intervento ideologico, e possiamo essere sicuri della presenza
anarchica solo perchè erano anarchici conosciuti i militanti che
ne facevano parte.

Agli inizi degli anni '80, crebbe la spinta del movimento che si
opponeva alla dittatura e rifiorì la propaganda anarchica. Va
ricordato il contributo dato in questa fase da compagni come
Aliste e soprattutto Jose Ego Aguirre, che purtroppo ci ha
lasciato di recente. Aguirre era solito andare a diffondere
stampa anarchica da solo fuori dele scuole, delle fabbriche e
delle università. Riuscì a formare un gruppo anarchico di
studenti che nei primi anni '80 fu uno dei protagonisti della
lotta contro la dittatura. Il gruppo, composto da circa 17
studenti, venne sorpreso dalla CNI (polizia politica cilena);
tutti vennero imprigionati per essere interrogati sotto tortura
da Guaton Romo, noto scagnozzo di Pinochet. Uno degli studenti
arrestati ha poi raccontato che dato che Pinochet aveva
dichiarato guerra al marxismo, la polizia si trovò spiazzata nel
sentirli parlare di anarchismo, ecologia ed altri temi di cui
gli aguzzini non sapevano nulla. Furono rilasciati, non senza
subire torture fisiche, in particolare Ego Aguirre, già anziano,
affinchè imparassero a non cacciarsi nei guai. Ma il gruppo
continuò la sua attività di propaganda con un certo successo tra
i giovani: molti giovani anarchici iniziarono a partecipare
attivamente alle lotte per i diritti umani, al movimento
antimilitarista ed ai movimenti contro la tortura.

Anche nelle realtà (poblaciones) in cui il movimento di
resistenza era forte, c'erano anarchici attivi nelle lotte di
resistenza, all'interno del MIR e poi nel FPMR (Fronte
Patriottico Manuel Rodriguez, braccio armato del PC cileno fino
al 1987 quando si sciolse). Iniziarono a nascere i primi
collettivi anarchici universitari: nel 1983, l'anno della grande
protesta di massa contro Pinochet, fu molto attivo
nell'Università del Cile, il gruppo Jose Domingo Gomez Rojas
(dal nome di uno studente anarchico ucciso in manicomio nel 1929
dopo tre settimane di torture).
Il RIA, un gruppo anarchico nell'Università Cattolica, vinse le
elezioni studentesche nel 1984, ma già dal 1980, la federzione
degli studenti dell'Università del Cile stampava un giornalino
studentesco chiamato Despertar (Risveglio), in cui c'erano
articoli sugli studenti anarchici degli anni '20 a dimostrazione
di un nuovo interesse verso le idee libertarie. La rinascita del
movimento anarchico negli anni '90 si deve quindi all'attività
dei primi collettivi che negli anni tra il 1983 ed il 1986 erano
stati attivi nelle lotte contro la dittatura e nel vasto
movimento di massa che le sosteneva.

Il primo foglio anarchico che apparve durante la dittatura, nel
1985, si chiamava "Hombre y sociedad": uscì fino al 1988 grazie
alla solidarietà internazionale degli esuli anarchici
latino-americanai collegati alla Federazione Anarchica Francese.
Il giornale fu prezioso perchè riuscì a riunire anarchici della
vecchia guardia ed anarco-sindacalisti dei decenni passati,
fornendo ottime analisi sulle lotte in corso nel Cile di
Pinochet.

La carenza di risorse, le difficoltà di produzione, le copie
limitate fecero sì che il giornale non avesse che un impatto
limitato fuori del movimento anarchico. Nel 1988 uscirono altri
giornali: a Concepcion vide la luce El Acrata, filiazione di
Tasys, un centro sociale molto attivo in quella realtà come
luogo di coordinamento di sindacati e comitati di quartiere; nel
1989 a Santiago apparve "Accion Directa", prodotto da militanti
già in "Hombre y sociedad" più un buon numero di giovani
compagni che si stavano avvicinando all'anarchismo. Insomma la
vecchia generazione di militanti anarchici si mescolava con la
nuova, fatta di giovani delusi dai vecchi metodi politici dei
partiti tradizionali, pronti a gestire insieme al dittatore la
cosiddetta "transizione alla democrazia".

Il "boom " di idee e prassi anarchiche dei primi anni '90 non fu
una vera e propria riscoperta, quanto un effetto dell'attività
svolta negli anni '80. Il "boom" nasceva dall'interesse delle
nuove generazioni per nuovi metodi di organizzazione, per le
nuove prospettive aperte da una possibile società rivoluzionaria
(e questo è merito della precedente propaganda anarchica),
nonchè dal fallimento e dagli errori della politica dei partiti
di sinistra tradizionali, e probabilmente da una vera e propria
sensazione di tradimento diffusa nella base sociale di quei
partiti. Ma, a differenza degli anni '80, quando il movimento
anarchico era mescolato nei movimenti di massa, negli anni '90
il movimento di massa subisce un drastico ridimensionamento a
causa del miraggio democratico. Il che provoca la sensazione che
gli anarchici nel movimento siano relativamente molti di più,
senza probabilmente andare lontano dal vero. Infatti gli
anarchici rappresentano una sorta di eccezione alla regola che
in quegli anni vedeva calare a migliaia gli iscritti ai partiti
di sinistra ed aumentare i militanti anarchici dovunque. Da qui
la sensazione di una riscoperta ex-novo dell'anarchismo in Cile
negli anni '90; ma la verità è che veniva a maturazione un
processo iniziato nei primi anni '80.

NEFAC: Quando è nato il CUAC? Qual è la provenienza politica dei
suoi militanti fondatori?

CUAC: Ufficialmente Il CUAC si è formato il 29 novembre 1999
come esito del Primo Congresso Comunista-Anarchico Cileno, ma il
processo costitutivo era iniziato già 2 anni prima. Agli inizi
degli anni '90, quando era ormai svanito il miraggio di un
governo eletto democraticamente, molti giovani si avvicinarono
all'anarchismo delusi dai partiti tradizionali, dalle loro
strutture autoritarie, dalle false promesse di democrazia, dato
che si concedeva al popolo di eleggersi un nuovo dittatore ogni
6 anni, dalla mancanza di cambiamenti e dal persistere delle
istituzioni della dittarura.

Molti giovani anarchici provenivano dalle file dei più forti
partiti della sinistra: dal PC, dal PS (forse più radicale dello
stesso PC, avendo aderito all'internazionale socialista solo nei
primi anni '90), dal MIR (Movimento della Sinistra
Rivoluzionaria). Allo stesso tempo, con la crisi di questi
partiti, molti giovani senza alcuna esperienza politica
precedente si avvicinarono all'anarchismo. Alla metà degli anni
'90 si iniziò a porre il problema dell'organizzazione politica e
di organizzare efficacemente l'intervento degli anarchici negli
organismi popolari. Nel 1994 si fecero molti tentativi senza
raggiungere lo scopo. Una conferenza anarchica convocata a
Santiago nel 1997 con lo scopo di formare il "Movimento
Anarchico Nazionale" si risolse in un vero disastro per
l'incapacità dei partecipanti di trovare un minimo accordo sulle
cose fondamentali. Da allora ci rendemmo conto che era
impossibile organizzare tutti quelli che si dichiaravano
"anarchici", per il solo fatto di dichiararsi tali, in un'unica
organizzazione politica. Si trattava di riflettere sui
fallimenti registrati e trarne conclusioni utili per le future
esperienze. Nel 1999, i diversi gruppi che cercavano soluzioni
alla questione organizzativa iniziarono a considerare la
possibilità di fondersu in una sola organizzazione, che fosse
qualcosa di più di una somma di gruppi e che segnasse una svolta
decisiva tesa a porre il movimento anarchico come una forza
politica matura immersa nelle lotte popolari nonchè strumento di
riferimento nelle lotte degli sfruttati. Era quindi necessario
abbandonare le paure riguardo una certa "impurità" insita
nell'organizzazione; era necessario impegnarsi per costruire
un'organizzazione in grado di avere un reale intervento nei
movimenti di massa.

I compagni del gruppo Comunitancia (fusione delle parole
comunismo e militancia) già avanti nella riflessione sulla
necessità di un'organizzazione nazionale specifica anarchica, i
compagni del giornale Hombre y Sociedad che stava lo stesso
lavorando sull'organizzazione rivoluzionaria, più compagni con
alle spalle una lunga tradizione di sinistra rivoluzionaria,
attivi nei comitati di quartiere di Villa Francia e Pudahuel, 2
aree popolari di Santiago, decisero di unificarsi in una sola
organizzazione. Ma, diversamente dal passato, tutto venne
preparato attraverso documenti propedeutici al congresso su temi
quali la propaganda, il sindacato, l'organizzazione, la storia
recente del movimento, ecc...); venne stampato "Il Manifesto dei
Comunisti Libertari" di Fontenis e "La Piattaforma" del Dielo
Trouda. Non essendo interessati ad un'organizzazione di
anarchici in quanto tali, vennero poste delle condizioni per
partecipare al congresso: ritenere necessaria l'organizzazione,
ritenere l'anarchismo quale prodotto della lotta di classe, fare
intervento politico di classe, condividere la necessità della
rivoluzione sociale (con quello che ne segue). Inoltre lo stesso
nome dato all'appuntamento: Congresso Comunista Anarchico serì
da filtro a monte. Il Congresso durò 2 giorni e ne uscì la
nostra nuova organizzazione. Grazie all'analisi fatta sulle
precedenti esperienze furono evitati i vecchi errori ed il
congresso ebbe successo. I militanti della nuova organizzazione
si lasciavano alle spalle chi la militanza nei partiti
tradizionali della sinistra cilena degli anni '80, come il MIR,
il PC o il PS; chi i nuovi movimenti della metà degli anni '90,
altri si erano fatti le ossa nei collettivi studenteschi e nei
comitati di quartiere.

NEFAC: Come siete organizzati? Dove siete presenti?

CUAC: Il CUAC è organizzato in base ai principi del federalismo,
ma è una sola organizzazione. Le basi della nostra
organizzazione stanno nel lavoro all'interno di strutture che
chiamiamo fronti ed attualmente siamo attivi nel Fronte
Studentesco e nel Fronte delle Poblaciones, il Fronte Sindacale
sta per essere riattivato. E' nei fronti che i nostri militanti
svolgono gran parte del lavoro organizzativo e sviluppano le
linee politiche dell'organizzazione. Vi si tengono le assemblee
per la discussione dei problemi generali, delle risoluzioni e
degli impegni per il CUAC. Ogni fronte di intervento ha delegati
che ne rappresentano l'attività alle riunioni del Consiglio
(consejo) di cui fanno parte delegati e segreteria.

Oltre Santiago, siamo presenti a Valparaiso. Abbiamo stretti
contatti con alcuni gruppi a Concepcion (Assemblea di
Convergenza Libertaria), a Chillan e Temuco (Movimento
Libertario Joaquim Murieta) con cui vorremmo giungere a
stabilire rapporti formali per costituire un fronte libertario
nazionale.

NEFAC: Il CUAC è un gruppo comunista-anarchico con forti
influenze piattaformiste. In che modo siete venuti in contatto
con la Piattaforma e che cosa vi ha condotti a questo sviluppo
teorico?

CUAC: Come già si è detto, la nostra vicinanza alla tradizione
piattaformista proviene dalla nostra stessa esperienza, dalle
difficoltà e dai fallimenti affrontati per dare una forma
organizzata al movimento. Abbiamo iniziato convinti che fosse
necessario essere organizzati e siamo giunti a conclusioni
simili a quelle della Piattaforma, senza averne alcuna
conoscenza, dato che essa era virtualmente sconosciuta al
movimento di ispanofono. Man mano che le nostre riflessioni
assumevano corpo, ci siamo ritrovati "piattaformisti" con nostra
stessa sorpresa. Sebbene non ne fossimo a conoscenza, avevamo
già capito che dovevamo prendere le distanze da coloro che non
avevano chiare le tradizioni rivoluzionarie dell'anarchismo:
bisognava considerare l'anarchismo come una teoria
rivoluzionaria della lotta di classe, che vive necessariamente
nei movimenti di massa e non isolata nei salotti dei detentori
della verità. Si tratta di un passaggio importante, dal momento
che spesso il piattaformismo viene ridotto ad una ricetta per
l'organizzazione, quando in realtà è molto di più di questo.

Come Archinov scrisse in "Il vecchio ed il nuovo anarchismo", la
parte organizzativa non è che UNO degli elementi della
Piattaforma. Essa è più di un documento sull'organizzazione: è
la raccolta degli aspetti fondamentali e più generali della
lotta di classe e dell'anarchismo rivoluzionario; la parte
organizzativa deriva naturalmente da questo approccio
all'anarchismo. Non si può accetare la parte organizzativa e
respingere le altre o viceversa, poichè vi è una coerenza
interna fra tutte le parti della Piattaforma.

Senza saperlo, siamo diventati piattaformisti attraverso la
nostra attività politica, pur non conoscendo il documento. Non
deve perciò sorprendere che l'abbiamo fatto nostro non appena lo
abbiamo scoperto e che l'organizzazione, appena fondata, lo
abbia accolto ed abbia accolto il piattaformismo come parte
della nostra tradizione anarchica. E' stato grazie ad un caso,
dovuto ad un errore di spedizione postale, che siamo venuti a
conoscenza della Piattaforma, di cui non conoscevamo nè
l'esistenza in sè, nè eisteva una sua traduzione in spagnolo.
Avevamo ordinato dei libri in Inghilterra e per errore ci era
giunto "Il Manifesto dei Comunisti Libertari" di Fontenis,
anch'esso a noi sconosciuto. Trovandovi conferma delle nostre
convinzioni, non più così originali, lo abbiamo tradotto e
poichè nella presentazione in inglese si faceva riferimento alla
tradizione piattaformista ed alla Piattaforma, ne abbiamo
scoperto l'esistenza. Grazie ai compagni inglesi della rivista
Black Flag ed ai compagni irlandesi del Workers Solidarity
Movement, siamo entrati in possesso di una copia della
Piattaforma, l'abbiamo tradotta -probabilmente per la prima
volta in assoluto- in spagnolo e quindi pubblicata sul giornale
Hombre y Sociedad. Così abbiamo saputo dell'esistenza di una
tradizione piattaformista. E sebbene in spagnolo non si sia mai
usata questa espressione, fortunatamente essa corrisponde
fortemente in Cile alle parole comunista-anarchico che
caratterizzano i nostri metodi ed i nostri prinicipi.
Le posizioni piattaformiste stanno avendo una grande importanza
nel movimento, anche ben oltre il CUAC, e vengono accolte da un
numero sempre maggiore di compagni. Dalla fondazione del CUAC,
il movimento anarchico cileno è cresciuto ed è oggi più maturo.
Non si tratta di una coincidenza, bensì è la conseguenza del
serio lavoro all'interno dei movimenti popolari e dell'effetto
positino dei nuovi metodi libertari. Probabilmente non vi è
altro modo perchè l'anarchismo cresca e riesca ad organizzarsi:
il piattaformismo come sviluppo necessario all'interno dei
movimenti locali. Ma ciò che è innegabile è che la nostra
organizzazione, grazie a questi aspetti positivi e nonostante
alcuni errori, abbia dimostrato come l'organizzazione anarchica
sia una possibilità reale per le lotte, anche se non ci
consideriamo soddisfatti e riteniamo che ci sia molto lavoro da
fare. Il nostro stato organizzativo è ancora debole, non siamo
ancora quanti vorremmo essere e vorremmo essere più presenti
nelle diverse lotte sociali.

NEFAC: In quali settori intervenite? In fatto di essere un
gruppo anarchico organizzato vi aiuta a rendere più efficacce il
vostro intervento e a far avanzare l'influenza anarchica
all'interno delle lotte?

CUAC: La nostra organizzazione è attiva a diversi livelli: nelle
università siamo nei sindacati degli studenti e nelle campagne
contro la privatizzazione delle università, con scioperi ed
occupazioni; nei quartieri siamo attivi per quanto riguarda
l'istruzione ed i programmi radio popolari, siamo nei comitati
di quartiere per i vari problemi locali; stiamo rimettendo in
piedi l'intervento sindacale in modo più organizzato.
Naturalmente avere un'organizzazione alle spalle aiuta molto: è
di grande importanza perchè permette di moltiplicare l'influenza
anarchica, di dare coerenza e presenza concreta con proposte
pratiche e politiche adeguate. L'organizzazione sviluppa
maggiore maturità nei militanti e rafforza il credito politico
delle nostre proposte. Ma l'organizzazione non è servita solo ai
militanti anarchici in senso stretto, bensì anche alla gente con
cui abbiamo lavorato, dimostrando la necessità di un serio
movimento anarchico all'interno delle lotte e della società.

Quando abbiamo iniziato a discutere di organizzazione, c'erano
cosiddetti anarchici che temevano l'organizzazione, erano
riluttanti, facevano della filosofia astratta, scettici sul
poter cambiare la società: era molto disarmante. Ma avevamo
bisogno di un movimento per cambiare la società, questo era il
compito prioritario e non eravamo disponibili a rinunce. Per
cambiare la società ci serviva un'organizzazione, così abbiamo
imparato a lavorare con altra gente ed a perdere il complesso di
essere al centro dell'universo. Quei "compagni" non capiscono
che danno argomenti proprio a quegli autoritari i quali
sostengono che non si può supporre che si possa organizzare in
modo libertario. Ma se abbiamo paura di organizzarci, alla fine
avremo dato una mano al capitalismo non scegliendo con maturità
di stare nelle lotte, ed avremo lasciato campo libero agli
autoritari perchè la loro sia l'unica opzione possibile.

NEFAC: Quali sono i vostri progetti futuri?

CUAC: Soprattutto, speriamo di allargare e rafforzare le lotte
in corso, di diventare più attivi in nuove realtà sociali,
mobilitando i comunisti-anarchici inattivi, aprendo nuovi fronti
di lotta. Ma vogliamo anche lavorare per l'attività e la
struttura organizzativa del CUAC, gestendo con attenzione il
processo di crescita che stiamo attraversando, adattando la
nostra organizzazione politica alle sfide delle mobilitazioni e
dei movimenti popolari, con cui dobbiamo misurarci in questa
fase di crisi galoppante. Non ci piace improvvisare, per cui
dovremo organizzarci e stare in guardia.

Ci stiamo impegnando molto anche sul versante dell'unià del
movimento anarchico cileno, grazie ai segnali positivi che
vengono dalla maggior parte delle organizzazioni anarchiche, per
sviluppare legami di solidarietà, basati soprattutto su una
comune prassi di lotta di classe, così come sgorga dalle lotte
concrete. Stiamo battendo la strada per una Federazione
Comunista Anarchica in Cile e non possiamo restare ciechi:
sappiamo che il rafforzamento del nostro lavoro locale, insieme
alla crescita di altre organizzazioni in America Latina e nel
resto del mondo, portano al medesimo fine: un'internazionale
rosso e nera!

NEFAC: La repressione è una dura realtà in Cile; la polizia
attacca ancora le manifestazioni di piazza. In questo clima,
quale futuro si prepara per l'anarchismo in Cile?

CUAC: E' vero che la repressione disvela il ruolo della
dittatura militare anche negli aggiustamenti neoliberisti in
corso che ci stanno strangolando. E se ieri il terrore era
totale e persistente, oggi che al potere c'è la coalizione
chiamata Concertacion, non vediamo che una dittatura mascherata,
che manipola l'informazione, che adotta la censura, che
perseguita ed uccide i militanti politici, con la benedizione di
quel progressista e persino esteta di sinistra che è il nostro
presidente Ricardo Lagos. La minaccia è concreta:ogni nostra
protesta contro i loro progetti viene accusata di terrorismo e
scatta la repressione legale nel nome della Costituzione fatta
sotto Pinochet. Ci rendiamo conto in questo modo che il
neo-liberismo in Cile ha avuto vari stadi: che il regime di
Pinochet non è stato altro che un governo di marionette
manovrato dall'imperialismo yankee e che il regime attuale non
cambierà l'apparato repressivo, anzi lo renderà sempre più
perfetto. E' esemplare di quanto diciamo il caso dell'assassinio
di un giovane militante Mapuche, conosciuto come Alex Lemun, nel
novembre 2002. Alex morì sotto i colpi della polizia mentre
partecipava all'occupazione delle terre dei suoi antenati. Il
ministro degli interni espresse cinicamente il suo
rincrescimento per quanto accaduto ma, al tempo stesso, dichiarò
minacciosamente che non sarebbe stata tollerata alcuna azione
dimostrativa illegale e che se necessario si sarebbe usata la
forza. Neanche a farlo apposta, solo una settimana dopo, veniva
in Cile il ministro della difesa americano Donald Rumsfeld per
la quinta conferenza dei ministri della difesa delle Americhe,
in cui -a dispetto di tutta l'enfasi sulla difesa- venne
concordato di coordinare la repressione in tutto l'emisfero per
soffocare le lotte popolari nel continente. Non viene legittimo
pensare che l'assassinio di Lemun non fosse altro che un atto di
obbedienza verso i piani del Pentagono, rappresentato da
Rumsfeld?

Questo è solo un aspetto della situazione di repressione oggi in
Cile, ma dove trovare le risposte se non nell'azione collettiva
delle vittime reali, del popolo? Perchè nonostante
l'insicurezza, lo stato permanente di assedio e la paura della
repressione, sappiamo solo che se ci isoliamo dalle masse, se
agiamo come una banda clantestina, offriremo al potere il
pretesto per smantellare la nostra organizzazione. E siccome il
nostro scopo principale è la realizzazione del potere popolare,
tramite il lavoro nelle reti pubbliche di solidarietà, perchè il
popolo si organizzi e sia unito, noi dovremmo essere proprio lì,
senza trascurare ovviamente che il problema della resistenza,
della sicurezza, della violenza rivoluzionaria cada nelle mani
dei "metafisici"; consapevoli al tempo stesso che le risposte
non possono che venire dal senso profondo della nostra attività
politica. Il futuro del CUAC è nella mani dei nostri stessi
principi, ed in ultima analisi nella maturità dell'anarchismo
come tale.

CUAC,c/o Grupo Trabajo, casilla 16, Santiago 58, Cile


(ndt: l'intervista ai compagni cileni è contenuta nel numero
6/2003 della rivista "The NorthEastern Anarchist" edito dalla
NEFAC-North Eastern Federation of Anarcho-Communists di Usa e
Canada; nel medesimo numero compaiono nella serie
"Piattaformismo senza illusioni "le interviste alla Anarchist
Federation-UK, al Workers Solidarity Movement-Irlanda; ad
Alternative Libertaire-Francia, alla Federazione dei Comunisti
Anarchici-Italia, all'Organizzazione Rivoluzionaria
Anarchica-Solidarita-Rep.Ceca, al Bikisha Media Collective-Sud
Africa, alla Federacao Anarquista Gaucha-Brasile)

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Federazione dei Comunisti Anarchici
http://www.fdca.it




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