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(it) Umanità Nova n.26: Spezzano Albanese 21-24 agosto

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Date Fri, 18 Jul 2003 10:32:46 +0200 (CEST)


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Da "Umanità Nova" n. 26 del 13 luglio 2003

Spezzano Albanese 21 22 23 24 agosto
Idee, sperimentazioni e pratiche di autogoverno


Il tanto decantato "villaggio globale"

Il sistema sociale gerarchico prosegue incessante la sua lotta
contro il genere umano e contro ogni altra forma di vita, per
continuare ad imporsi con la barbarie, che però a seconda del
campo dove la applica, la chiama flessibilità, accoglienza,
sicurezza, uso saggio delle risorse naturali, missioni di pace,
intervento umanitario, guerra al terrorismo, guerra infinita,
preventiva, ecc.:

* nel nord come nel sud del pianeta, innumerevoli schiere di
persone elemosinano lavoro ed indirettamente lo sfruttamento che
ne consegue;
i servizi sociali ormai aziendalizzati, in mano a privati o allo
stato, migliorano per i pochi (i ricchi) e peggiorano per i
molti (i poveri);
* proliferano liberamente le mafie in campo economico e
politico, si rafforzano gli apparati repressivi e giudiziari nei
confronti di chi si ribella e lotta contro le iniquità sociali,
mentre la sicurezza del sistema di dominio viene spacciata per
sicurezza civica;
* si deturpa e si saccheggia il territorio, vengono imposte
coltivazioni forzate, si distrugge l'ecosistema, si lasciano
nella miseria più completa intere popolazioni del sud del mondo,
derubate nelle materie prime e risorse naturali;
* ovunque la guerra per il dominio assoluto nel mondo, definita
a seconda del momento, pulizia etnica, umanitaria, preventiva,
permanente, consuma veri e propri genocidi seminando la morte
non solo per gli esseri umani, ma anche per animali e ambiente;
* sempre più innumerevoli schiere di popoli, costrette dalla
barbarie della guerra, dalla fame e dalla miseria emigrano dalle
loro terre, per finire relegate come bestie nei moderni lager
(case di accoglienza) della tanto osannata civiltà occidentale,
in attesa di essere dati in pasto al neoschiavismo liberista,
alla delinquenza, alla mafia; ecc.

È questo il tanto decantato "villaggio globale" che il sempre
attivo cantiere gerarchico del democratico sistema del
capitalismo internazionale infaticabilmente costruisce giorno
dopo giorno, servendosi della forza lavoro di coloro che di
questo "villaggio globale" sono i moderni schiavi.


Il sonno della ragione provoca mostri

La borghesia, che su questo motto ha permeato la propria
rivoluzione proponendosi il ruolo di cultrice e coltrice della
ragione, del paradosso di questo motto è oggi lo specchio
fedele.

Ha preteso di realizzare libertè, fraternitè, egalitè ma
poggiando il suo credo sociale sulla democrazia delegata in
campo politico e sul capitale in campo economico, a gerarchia ha
sostituito gerarchia, a sfruttamento ha sostituito sfruttamento,
a mostri ha sostituito mostri lasciando versare la ragione in un
sonno profondo.

La stessa identica sorte è toccata a quelle scuole politiche che
hanno preteso di giungere ad una società egualitaria attraverso
la gerarchia (autodefinitesi rivoluzionarie o
socialdemocratiche), con la differenza che mentre alcune sono
già inesorabilmente implose, altre continuano paradossalmente a
marciare a braccetto col sistema di potere contro il quale erano
sorte. A trionfare, dunque, è sempre il dominio.

Il dominio dei padroni e delle istituzioni gerarchiche. Il
dominio dei pochi sui molti, che nelle realtà produttive passa
attraverso la gerarchia d'impresa e nelle realtà politiche e
sociali attraverso la scala gerarchica di amministrazioni
comunali, provinciali, regionali, nazionali, continentali,
intercontinentali e di strutture associative presenti nel
sociale che di queste ultime riproducono pari pari
l'impostazione piramidale.


Ma questa non è l'unica società possibile

Perché non è una società data. È una società costruita su un
modello anziché su un altro. Ed a costruirla e mantenerla in
vita sono i suoi componenti. Dunque, come è stata costruita così
può essere destrutturata e rifondata su un nuovo modello. Quanti
non condividono e né si riconoscono nell'attuale modello sociale
possono, sempre che lo vogliano, riformulare e praticare da
liberi e da eguali il vivere in società fuori dal recinto
gerarchico.

Utopisti continuano ad essere definiti coloro che alla libertà
vogliono giungervi attraverso la libertà, quanti affermano che
non ci può essere transizione verso una società egualitaria se
si lascia in vita la gerarchia, o meglio se proprio dell'emblema
di quest'ultima, ossia dello stato, ci si vuole servire per
realizzarla.

Intanto, l'incoerenza genera il paradosso, e paradossale risulta
infatti oggi il progetto di quanti hanno ritenuto di poter
costruire la libertà con la gerarchia annidandosi negli stati
già esistenti o dando vita a degli altri. Infatti, anziché
determinare la realizzazione di una società egualitaria sono
finiti col partecipare alla conservazione di quel sistema di
società borghese che intendevano distruggere: l'utopia
cosmopolita della borghesia illuminista marcia, oggi come ieri,
a suon di guerre fra le varie fazioni nazionali e imperialiste a
danno di inermi popolazioni, con la forza delle bombe
"intelligenti", "umanitarie", "preventive" e con le altre
sofisticate armi della flessibilità, dell'accoglienza, della
sicurezza, dell'uso saggio delle risorse naturali, ecc., verso
la globalizzazione di un "potentato di cittadini del mondo" che
si candida a diventare democratico dominatore assoluto di un
mondo di neoschiavi.

Per ironia della storia, dunque, l'accusa di utopismo ricade su
coloro che l'hanno teorizzata, mentre le aspirazioni libertarie
contro le quali l'accusa venne a suo tempo lanciata, continuano
a rappresentare l'alternativa possibile alla barbarie.
Un'alternativa che oggi ad esempio trova vigore, anche se con
variegate sfaccettature, in variegate anime del movimento
noglobal e contro la guerra. Un'alternativa che vive in nuce in
una miriade di strutture autorganizzate, autogestionarie e di
base presenti nel mondo del lavoro e nel sociale. Un'alternativa
che vivacizza correnti di pensiero e dibattito in vari settori
culturali.


All'azione libertaria il fare da sprone

Nuovi orizzonti si schiudono per l'azione libertaria. Orizzonti
che necessitano di profonde analisi, di sviscerate discussioni,
di una radicale prassi sociale autogestionaria, antiautoritaria,
antigerarchica. Orizzonti che la spronano a spronare gli altri
per insieme disegnare una progettualità gradualista ma
rivoluzionaria protesa nel contempo alla distruzione
dell'esistente ed alla costruzione dell'alternativa, di una
progettualità che non si accontenti di un mero rivendicazionismo
ma che sappia andare oltre, che sappia orientarsi verso la
realizzazione già nell'oggi delle basi su cui edificare la
società del domani. Se la prassi rivendicazionista rappresenta
senza dubbio una ginnastica rivoluzionaria, protesa a far
comprendere agli sfruttati ed agli oppressi che lottando si
possono migliorare le proprie condizioni di vita, la prassi
proiettata alla realizzazione di una società alternativa al
dominio deve invece rappresentare la certezza di come ciò sia
possibile cominciare a realizzarlo già nell'oggi:
* smascherare nel campo economico le contraddizioni e i
paradossi del dominio;
* non estraniarsi da coloro che lottano per stimolarli a
comprendere che è possibile trasformarci in artefici del nostro
vivere in società, in artefici di una prassi di organizzazione
politica ed economica diversa da quella gerarchica.
* spronare chi lotta a non fermarsi nel chiedere ai padroni, a
non lasciare inalterate le cause che rendono possibile lo
sfruttamento e il profitto, a indirizzare la lotta verso
l'esproprio e la socializzazione dei mezzi e degli strumenti di
produzione, a proiettare l'azione verso l'autogestione
economica, a rilanciare ad esempio il cooperativismo delle
origini mutualista e solidale, a costruire una rete
autogestionaria di produttori e consumatori, autonoma dallo
stato e dal potentato economico, relazionandola alle lotte dei
lavoratori salariati e di tutte le fasce sociali meno abbienti;
* agire nella sfera politica e sociale delle comunità in cui
ognuno di noi vive e opera con una prassi che non si limiti a
partecipare o a fungere meramente da controllo alle decisioni
delle amministrazioni di stato, dimostrare con la prassi
comunalista della democrazia diretta come a decidere ed a
praticare la risoluzione delle problematiche territoriali
(servizi, ambiente, ecc.) possano essere i diretti interessati,
i lavoratori, i disoccupati, i pensionati, gli studenti, sia in
quanto tali che in quanto "cittadini".

Ecco è su una simile prassi libertaria che riteniamo sia giunta
l'ora di interrogarci. Una prassi che non si nutra di illusioni
riformiste e neppure di una rivoluzione di cui si aspetta lo
scoppio per poi rimandarne il fine, bensì una prassi gradualista
rivoluzionaria che trovando linfa nel conflitto si progetti
giorno dopo giorno, fuori dalle istituzioni del potere, con
strutture autorganizzate ed autogestionarie, che a partire dalle
municipalità prefigurino in nuce la "società altra": la società
dell'autogoverno.

FMB - Federazione Municipale di Base di Spezzano Albanese


http://www.ecn.org/uenne/




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