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(it) Comidad n.109: Lo sciovinismo del linguaggio ...

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Date Thu, 17 Jul 2003 09:48:45 +0200 (CEST)


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Lo sciovinismo del linguaggio e la sua funzione di
prevaricazione

Uno degli effetti caratteristici della propaganda di dominio in
tempi di guerra è quello della produzione e moltiplicazione
delle spinte sciovinistiche. I vantaggi di questa propaganda per
il dominio sono evidenti: rafforzamento della coesione
ideologica interna, esercizio della svalutazione morale e del
disprezzo nei confronti nemico, classificazione del dissenso
interno come sostanziale fiancheggiamento del nemico, cioè
tradimento, trasferimento della responsabilità dell'eliminazione
fisica del nemico sul nemico stesso, in quanto la sua
fondamentale diversità, la sua barbarie, ha prodotto le
condizioni per una sorta di ineluttabile bonifica.

La recente "drôle de guerre" che gli USA hanno condotto contro
l'Iraq non ha fatto eccezione e ci ha fornito molti esempi della
tecnica di propaganda dello sciovinismo occidentale. Questa
tecnica consiste nel creare coppie di falsi opposti che si
insinuano nella dinamica del linguaggio fino a condizionarla e
fino a imporsi come "realtà". Le coppie esplicite generali sono
quelle di occidente/oriente, democrazia dittatura, quelle
implicite di civiltà/barbarie, cristianesimo/islam.

In questo modo i discorsi seguiranno questa strana biforcazione.
Così se il presidente Bush è attorniato da uno staff di
collaboratori, lo stato maggiore iracheno non poteva essere
composto che da accoliti del rais, con tutte le caratteristiche
del clan. Infatti Saddam aveva scelto i suoi satrapi fra i
nativi di Tikrit, sua città natale, per legarli a sé secondo le
regole del potere tribale. Mentre l'entourage di Bush è
costituito da specialisti, magari selezionati in qualche
convention, sorvolando su ogni legame parentale e affaristico.

Se Saddam mette a capo della guardia repubblicana i suoi due
figli, ci troveremo di fronte al solito caso di nepotismo tipico
di tutte le dittature. Se, dopo Bush senior, i cittadini
americani dovranno godersi anche Bush jr. sarà opportuno parlare
di una dinasty di uomini politici di successo.

Il trattamento dei prigionieri americani da parte degli iracheni
è decisamente inumano e viola la Convenzione di Ginevra; nel
caso dei prigionieri iracheni invece la questione non si pone
neppure, visto che per gli stessi soldati iracheni l'esser fatti
prigionieri dagli americani rappresenta una liberazione.

Le immagini della propaganda televisiva rispettano questa
biforcazione. Le manifestazioni anti-americane in Iraq erano
sguaiate, scomposte, violente, con l'immancabile bandiera a
stelle e strisce data alle fiamme, si trattava di dimostrazioni
ovviamente volute ed organizzate dal regime. Le manifestazioni
americane di sostegno alla guerra sono invece pacate e
spontanee, fatte da gente composta che porta in braccio bambini
biondi coi palloncini "support our troops". E d'altronde, mentre
l'esercito iracheno era pronto a usare lo spietato terrore dei
suoi quattromila kamikaze e delle sue armi chimiche, l'esercito
e l'aviazione anglo-americani si limitavano a mettere a tacere
le batterie nemiche oppure a rendere inoffensiva qualche
divisione irachena, per poi dedicarsi alla loro attività
preferita e cioè di fornire pasti caldi e altri aiuti umanitari
alla popolazione civile.

Se Saddam brandisce un fucile davanti alle sue truppe, siamo di
fronte ad una grottesca esibizione di protervia militaristica;
mentre se Bush atterra su di una porta-aerei, scendendo da un
aereo da combattimento e con indosso l'uniforme da pilota, lo fa
per non far mancare a chi ha combattuto il riconoscimento della
nazione. Ma il razzismo può anche utilizzare il
giustificazionismo nei confronti dei suoi bersagli; quindi se
gli iracheni si danno ai saccheggi, allora si tratta di una
reazione prevedibile e comprensibile di sfogo, dopo la
compressione dovuta alla dittatura; mentre i saccheggi avvenuti
a New York durante i black-out venivano bollati come atti
vandalici.

Questa manipolazione propagandistica non è basata su raffinate
alchimie comunicative, visto che il gioco è abbastanza scoperto,
ma si veicola attraverso l'intimidazione, al punto che nelle
sedi della comunicazione ufficiale anche le osservazioni più
ovvie saranno rigorosamente evitate. In altre parole, la
propaganda non è semplice manipolazione dei dati e delle menti,
ma è anche, nella sua sfacciataggine, una prevaricazione, ovvero
un'esibizione della propria potenza e della propria posizione di
forza, in quanto andarla a smentire comporterebbe il pagare un
prezzo che molte persone non si sentono di sostenere, un prezzo
in termini di aggressione e di isolamento.

La prevaricazione propagandistica consiste appunto in questo
gioco ambivalente: da un lato si mostra una suscettibilità
puntigliosa e vittimistica nei confronti di ogni cenno di
sospetto e, nello stesso tempo, si fa capire sfacciatamente che
ciò che si sospetta è sin troppo vero.

Sarebbe quindi errato assumere un atteggiamento di superiorità o
di sussiego nei confronti di questa propaganda, considerandola
una dimostrazione di rozzezza culturale. In realtà, chi porta
avanti questa propaganda sa benissimo cosa sta facendo, si muove
su un terreno consolidato e fa affidamento su reazioni
prevedibili.

Il vero inganno di questa propaganda non consiste perciò nella
versione dei fatti che va a rappresentarti, ma nella
enfatizzazione della propria posizione di forza, che viene
ingigantita agli occhi di chi riceve il messaggio. Non è quindi
la forza a determinare l'atteggiamento di arroganza, ma è
l'arroganza che tende a far immaginare una potenza maggiore di
quella che in realtà non sia. La "legge del più forte" diviene
perciò la menzogna propagandistica più insidiosa, perché fa
passare per pura forza ciò che in realtà poggia su meccanismi
conformistici.

Non a caso, l'aggressione nei confronti dell'Iraq e la sua
conquista da parte degli Usa, si sono potuti consumare soltanto
attraverso la rete di complicità di soggetti apparentemente
neutrali, o che si dichiaravano addirittura critici nei
confronti dell'aggressione stessa.

Comidad


bollettino di collegamento nazionale
comidad 109 - luglio 2003




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