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(it) Comidad n.109: Note sullo stalinismo

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Date Tue, 15 Jul 2003 14:52:08 +0200 (CEST)


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NOTE SULLO STALINISMO

La grande sorpresa della fine degli anni '70 fu che i compagni
del PCI, arrivati al dunque, non sapessero fare politica. Nei
confronti del gruppo dirigente del PCI era stata mossa ogni
possibile critica o invettiva, ma non si era mai dubitato del
professionismo dei dirigenti comunisti. Invece è stato proprio
il professionismo a far loro difetto nel momento in cui si sono
andati a confrontare con i raggiri e le provocazioni di Cossiga
e di Pannella, rivelatisi successivamente due agenti americani.

In realtà non si è trattato di inettitudine assoluta, ma di un
eccesso di specializzazione: la mangusta è abile nella caccia ai
cobra, ma non si sa difendere dagli attacchi di un serpente a
sonagli. Allo stesso modo, il personale politico stalinista si
era specializzato nella eliminazione degli avversari a sinistra,
ma si è sempre rivelato ingenuo e sprovveduto nei confronti
delle manovre della destra.

Per influenza del trotskismo, lo stalinismo è stato erroneamente
identificato con due tesi:
· la possibilità di costruire il socialismo anche in un solo
paese,
· la necessità della vigilanza nei confronti delle possibili
infiltrazioni di agenti nemici.

Entrambe le tesi fanno parte del mero buon senso, in quanto:
· si deve fare ciò che si può, dove e quando lo si può fare, con
le forze che si hanno effettivamente a disposizione;
· l'infiltrazione è una delle tattiche di guerra più frequenti
ed efficaci, e non tenerne conto sarebbe suicida.

Il trotskismo ha fatto quindi un favore allo stalinismo, facendo
in modo che venisse identificato con il buon senso, e non
facendo comprendere quanto fosse pretestuosa e incongruente
l'adozione di queste due tesi da parte dello stalinismo stesso.

La definizione storica dello stalinismo è invece questa: è
stalinismo ogni teoria/pratica che assegni la priorità alla
lotta all'avversario interno, piuttosto che a quello esterno.

Questa caccia al nemico a sinistra, questa pretestuosità nel
lanciare l'accusa di essere un infiltrato o un provocatore, è
sempre stata per lo stalinismo solo un'arma contro gli avversari
di sinistra , e infatti non ha mai funzionato contro i veri
agenti provocatori, ma solo nei confronti dei compagni in buona
fede ingiustamente colpiti dal sospetto.

Il vero agente provocatore ha infatti mezzi, relazioni, agganci,
ribalta, cose che gli consentono di star sempre a galla, e di
poter comunque far la parte della vittima senza mai subire veri
danni. È stato il caso di Pannella e, ancor prima, di Ignazio
Silone, protagonista di decenni di propaganda vittimistica, la
cui appartenenza ai servizi segreti fascisti è stata alla fine
documentata.

Del resto il gruppo dirigente del PCI, sempre pronto a
perseguitare gli innocenti, ha scoperto i suoi veri infiltrati
solo a cose fatte, quando il nemico, per suoi assestamenti
interni, ha ritenuto di sputtanarli.

Siamo di fronte ad un rovesciamento della logica amico/nemico,
per cui il nemico viene cercato e individuato all'interno,
mentre il nemico di classe viene percepito come potenziale
alleato. Ai toni brutali e sprezzanti adoperati contro il nemico
interno, corrisponde perciò una critica del nemico di classe
formulata nei termini del lirismo e della blandizie. Di volta in
volta, fascisti, nazisti, clericali, qualunquisti, leghisti,
ecc., sono stati tutti percepiti dal gruppo dirigente comunista
come potenziali alleati; e non solo questo, poichè la
conseguenza successiva è stata anche un appiattimento nei
confronti degli alleati di turno, tanto da perdere completamente
il senso delle distinzioni e divenendo vulnerabili alle
provocazioni.

Ora, nel 1978 il gruppo dirigente del PCI poteva mai immaginare
che Cossiga fosse divenuto il principale amico e collaboratore
di Moro solo per tradirlo al momento opportuno? Poteva
immaginare che Cossiga e Pannella, apparentemente avversari,
lavorassero per lo stesso padrone e si facessero reciprocamente
da sponda?

La vera risposta a tali domande è una constatazione: anche la
scoperta dei rapporti fra Cossiga e "Gladio" non ha impedito,
nel 1999, a D'Alema di accettare i voti dello stesso Cossiga per
formare un governo ad hoc, solo per consentire agli aerei
americani di bombardare la Serbia.

Settarismo, scissionismo, epurazionismo sono forme che
predispongono allo stalinismo. Occorre ricordarsi che il
congresso di Saint-Imier fu la risposta all'espulsione dei
bakuninisti avvenuta poco prima al congresso dell'Aja ad opera
dei marxisti; allo stesso modo, furono i socialisti di Turati, e
non gli anarchici, a volere la scissione di Genova del 1892. La
visione anarchica dell'organizzazione è, storicamente,
pluralistica e unitaria, di sintesi.

Ciò significa che lo stalinismo va contrastato denunciandone
sistematicamente la logica che è quella di vedere il nemico a
sinistra e l'alleato a destra; NON cadendo nella sua logica,
altrimenti la ovvia conseguenza sarà quella di cercare alleati a
destra pur di battere lo stalinismo.

Ad esempio, ciò vuol dire che sui luoghi di lavoro occorre
mettere in evidenza la forma mentis del sindacalista CGIL, per
il quale il lavoratore costituisce un effettivo nemico, mentre
il padrone è considerato invece un potenziale amico; d'altro
canto, per quanto possa apparire assurdo (ma non lo è), NON se
ne deve trarre la conseguenza che il battere la CGIL costituisca
per noi l'obiettivo prioritario.

In altre parole, il nemico di classe non è soltanto un nemico,
ma è anche un prezioso referente, perciò la nozione della sua
ostilità è ciò che ci consente di non disperdere la nostra
ostilità su altri obiettivi.

COMIDAD, febbraio 2003

bollettino di collegamento nazionale
comidad 109 - luglio 2003




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