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(it) Umanità Nova n.25: Verso il vertice del WTO di settembre in Messico

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Date Thu, 10 Jul 2003 11:44:44 +0200 (CEST)


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Da "Umanità Nova" n. 25 del 6 luglio 2003

Lotta per l'egemonia
Verso il vertice del WTO di settembre in Messico

Il prossimo round negoziale Wto di Cancun, in Messico, a
settembre, si presenta importante sulla scia di alcuni processi
che esorbitano anche la stessa Wto.

Due anni fa, a Doha, blindati dal deserto, le "stanze verdi" in
cui i grandi paesi cercano accordi del genere "do ut des" per
attirare il consenso dei piccoli aderenti il cui voto singolare
fa peso nella determinazione delle maggioranze, hanno prodotto
alcuni dossier su agricoltura, privatizzazione dei servizi e
della proprietà intellettuale (Trip's) e sanità. In questa
dinamica, si è introdotta la campagna antiterrorismo che
coinvolge gli Usa e i loro alleati "volenterosi" e servizievoli;
in sede bilaterale di un tavolo atlantico sta passando una
legislazione poliziesca sul modello illiberale americano che
l'Europol sta accettando, scavalcando i governi nazionali (per
lo più consenzienti) e esautorando le competenze (deboli)
dell'Europarlamento a cui si nega perfino l'accesso alle bozze
di accordo.

Sempre sul tavolo atlantico, si cerca, invano, di dirimere il
contenzioso Usa-Ue sugli ogm, con esito non certo favorevole
agli interessi industriali americani - che peraltro giocano
pesante sulla fame nel mondo come se dipendesse dalla penuria di
alimenti e non dalla loro iniqua distribuzione - preapprestando
un consenso che spalancherebbe le porte all'estensione
illimitata degli ogm senza controlli precauzionali verso
consumatori forti di reddito o di bisogni ma senza informazione
esauriente e senza acculturazione preventiva.

Ad oggi, comunque, gli osservatori accreditati si orientano a
definire di "stallo" la situazione negoziale, nonostante
l'amicizia personale che lega i due pezzi da novanta della Wto:
il negoziatore americano Zoellick e il commissario europeo
Pascal Lamy, il cui ruolo unitario in sede europea esautora i
singoli ministri nazionali del commercio estero, che si
riuniranno a Palermo il prossimo 6 luglio per stendere una
posizione euromediterranea più o meno comune (considerando la
disparità di peso dei partner nel processo abortito di
Barcellona).

Per quanto concerne i tagli tariffari di marca neoliberista ai
prodotti agricoli, che penalizzerebbero le economie dei paesi in
via di sviluppo, il protezionismo illiberale di Bush da 100 mld
di $ è superiore per peso economico pure alla già ultraprotetta
politica agricola comune dell'Ue, con una sentenza dell'Organo
di risoluzione delle dispute in sede Wto che ha già condannato
gli Usa consentendo all'Ue di recuperare a fine 2003 quanto
perso nel commercio sul mercato americano attraverso una sorta
di sanzioni economiche su beni da importare dall'America.
Esattamente speculare a ciò che gli Usa vorrebbero per quanto
riguarda la posizione di "moratoria" europea sugli Ogm per i
quali gli Usa invocano presso il tribunale Wto una analoga
sanzione per discriminazione verso le industrie americane. Sino
ad oggi l'Ue non ha attivato la procedura di recupero attraverso
la sentenza, per equilibrare la pretesa americana ai loro danni,
sperando in un pareggio reciproco.

Per questo dossier la soluzione sembra lontana, anche perché i
paesi medi sono a loro volta divisi in alleanze non univoche
(Giappone e India con l'Ue, Uruguay e il Brasile di Lula con gli
Usa). Ovviamente i produttori locali e la manodopera mondiale
del comparto non sono tenuti affatto in considerazione, sebbene
ciò non rappresenti un problema.

Per la questione relativa alla sanità, le case farmaceutiche pur
uscite sconfitte dalla vertenza sudafricana, mostrano resistenze
continue a cedere a basso costo i brevetti per i farmaci
salvavita limitandosi a solo tre malattie gravi: Aids, malaria e
tubercolosi, ma esclusivamente in contesti di "crisi" della
sanità pubblica, e non di sanità pubblica tout court. Anche qua
i paesi in via di sviluppo, anche per tutelare le loro industrie
competitive su scala nazionale, non intendono cedere terreno, e
l'accordo sembra ancora lontano come a Doha due anni fa.

Più preoccupante appare la diagnosi di una soluzione vicina al
98% per quanto concerne gli accordi sulla privatizzazione dei
prodotti intellettuali (scuola, sanità, intrattenimento), che
significherebbe la corsa al profitto e la mercificazione di beni
indispensabili al benessere e al godimento spirituale del nostro
stare al mondo come soggetti viventi con ragione e passione.

Se ci sarà un esito positivo a Cancun, è probabile che ciò
riguardi i brevetti e la possibilità di privatizzare servizi
alle persone in logiche di mercato non congruenti con la
cittadinanza libera di ciascuno in un dato spazio del pianeta.
Gli altri punti saranno con tutta probabilità rinviati a
ennesimi giri di negoziati per il 2004.

A meno che gli Usa non giochino la pesante carta tutta politica
della iperpotenza imperiale, come si dice in gergo, ricattando
gli altri paesi dall'alto della loro forza e arroganza
tecno-militare invitandoli ad allinearsi alle sue spalle nella
crociata antiterrorismo pena l'inclusione in qualche asse del
male. La minaccia è tanto più forte in quanto alcuni think tank
americani sono dell'avviso che per mantenere una supremazia
euroasiatica in linea con gli interessi geopolitici americani,
l'Ue non vada più blandita e integrata attraverso diversi
strumenti (la Nato, la cooperazione culturale e scientifica, il
modello democratico da esportare insieme al resto del mondo,
ecc.), bensì vada trattata rigidamente come un sub-alleato
recalcitrante, facendo pesare l'enorme distacco tecnologico e
militare a fronte di una concorrenza sempre più pericolosa sul
versante economico, commerciale e monetario (l'euro come sfida
al dollaro quale moneta di riserva e di accumulazione mondiale
di ricchezza e valuta di pagamento delle transazioni).

In tale ottica, Cancun potrà non essere solo un negoziato
commerciale in cui si lotta per la liberalizzazione sfrenata di
beni e servizi da integrare in un mercato mondiale di
sfruttamento da parte di poche oligarchie politico-economiche,
bensì segnerà una tappa della guerra duratura con altre armi che
vede contrapposti ormai gli Usa vs. the Rest of the World.

Salvo Vaccaro


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