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(it) Umanità Nova n.25: L'arca di governo fa acqua

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Date Wed, 9 Jul 2003 17:27:44 +0200 (CEST)


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Da "Umanità Nova" n. 25 del 6 luglio 2003

L'arca di governo fa acqua
Le diverse anime della destra in rotta di collisione

Nelle passate settimane abbiamo assistito alla più grave, almeno
a seguire i media, crisi dei rapporti interni alla destra
parlamentare.

La Lega nord, dismesso, provvisoriamente, il doppiopetto ha
reindossato la camicia verde e si è esibita in un attacco di una
brutalità notevolissima nei confronti del Ministro degli Interni
accusato di mollezza nella gestione del problema
dell'immigrazione, degli alleati "moderati", di santa romana
chiesa colpevole di "tutelare" gli immigrati stessi.

La crisi sembra rientrata ma qualche strascico lo ha lasciato e
ha, comunque, a che fare con la qualità del ceto politico della
destra, per un verso, e, soprattutto, con la tenuta del blocco
sociale che sostiene il governo.

Ritengo che se ne possa dare una lettura a diversi livelli che
si intrecciano fra di loro ma che comunque richiedono una
lettura differenziata:


Che se ne dica male purché se ne parli

Come è sin troppo noto la Lega Nord si è risolta all'alleanza
col Polo spinta dalla nobilissima esigenza di sopravvivere
perlomeno come ceto politico a fronte di una caduta in discesa
libera dal punto di vista del consenso elettorale e di una
riduzione della sua presenza alle aree, diciamo così,
fisiologicamente leghiste. Si tratta, perché negarlo, di una
precondizione favorevole alle alleanze politiche, il crudo
interesse di bottega.

È altrettanto evidente che, per quanto si possano stimare i
leghisti dei semideficienti, l'alleanza col mafioso di Arcore e
con Totò Cuffaro qualche problemino di credibilità e di identità
lo pone. La Lega, in buona sostanza, si trova intrappolata nello
schema destra - sinistra, quello schema che aveva disperatamente
cercato per anni di evitare presentandosi come alternativa a
Roma Polo ed a Roma Ulivo.

E, dentro questo schema, la Lega ha un'esigenza disperata di
visibilità, deve porre all'ordine del giorno i temi che la
caratterizzano: la lotta all'immigrazione, la devoluzione, la
riduzione della pressione fiscale ecc...

È assolutamente evidente che di ridurre veramente le tasse non
se ne parla nemmeno, che la riforma federalista dello stato
procede a rilento, che l'alleanza organica con l'universo della
destra post democristiana e post fascista rimanda al quarto
millennio la realizzazione del programma leghista originario.

Resta il tema dell'emigrazione, un tema "caldo" che il governo
pretende di aver "risolto" per l'essenziale e che la lega
riprende dando voce agli umori più animaleschi, non me ne
vogliano i compagni di sensibilità animalista, della destra
sociale proponendo omicidi di massa ecc... Ancora una volta
vale, come scialuppa di salvataggio, per la lega il comune
convincimento che i suoi esponenti parlano per dar aria ai denti
e che, se pensano, non pensano quello che dicono.

Il ministro degli interni ha avuto l'occasione per esibirsi nel
ruolo di uomo dai saldi principi liberali e cristiani,
altrettanto hanno fatto i settori moderati della maggioranza,
l'onorevole Berlusconi è sceso in campo e ha portato la pace
nella maggioranza o, almeno ha affermato di averlo fatto e tutti
i salmi sono finiti in gloria.

Per quanto ci riguarda, a parte la sensazione di schifo, ci si
potrebbe limitare a trovare l'ennesima conferma del carattere
farsesco della politica parlamentare.


Un regolamento di conti solo differito

In realtà, la destra vive tensioni reali al suo interno dal
punto di vista delle relazioni fra i segmenti del ceto politico
che lo compongono. Con l'eccezione dei democristiani d'hoc
dell'UDC le ultime elezioni sono state decisamente deludenti per
tutti i fratelli minori di Forza Italia. AN è stata punita in
Lazio ed a Brescia, la Lega in Friuli. Se la Lega porta una
diretta responsabilità nella disfatta visto che ha imposto una
candidata debole quando la destra aveva tutte le carte per
vincere, AN ha tutte le ragioni per chiedere di cambiare rotta.

La destra populista e meridionale, infatti, è stata penalizzata
sia dalla polemica antiromana della Lega che, soprattutto, dalla
politica economica del governo che ha penalizzato, certo, i ceti
popolari nel complesso ma, in particolare, il tessuto
clientelare della destra. È un mistero di pulcinella che il
welfare berlusconiano che dovrebbe essere realizzato con opere
pubbliche faraoniche non ha i fondi per partire con l'effetto
che si va diffondendo un clima di delusione che i discorsi del
conducator stentano sempre di più a contrastare.

Alzando il polverone sull'immigrazione la Lega ha, in altri
termini, anticipato gli avversari interni alla destra, imposto
un terreno di confronto che avrebbe messo in imbarazzo in
particolare AN, divisa fra l'esigenza di presentarsi come un
partito responsabile e gli umori non proprio liberali della sua
base, posto le condizioni per presentare il maggior attivismo
del governo sul tema immigrazione come il prodotto della sua
iniziativa.

La graziosa immagine "un pugno nel palazzo, i piedi nel popolo"
è la traduzione bossiana del "partito di lotta e di governo" di
piccista memoria.

D'altro canto, il Polo può pagare un certo prezzo alla Lega,
della quale ha bisogno perché i, pochi, voti dell'UDC non
divengano determinanti, ma non ne può sopportare oltre un certo
limite le mattane pena un discredito crescente sia a livello
nazionale che internazionale. In particolare AN sta preparando
il suo regolamento di conti e, non ci vuole molto, in maniera
più seria.


Un blocco sociale segmentato

Quello che mostra di tenere male sul medio periodo è proprio il
composito blocco sociale che sostiene la destra. Obiettivamente
la principale difficoltà per la sua tenuta non è la mediocrità,
evidente, del suo ceto politico di riferimento ma il ciclo
economico a livello internazionale.

L'onorevole Berlusconi, infatti, ha certo molte colpe ma di
questa deriva non è certo responsabile.

Per di più, in una fase di stagnazione economica il rachitico
capitalismo italiano tutto può permettersi tranne un energica
cura liberista. La prima misura liberista, infatti, dovrebbe
consistere in un secco taglio delle tasse accompagnato da un
ancor più secco taglio dei servizi sociali tali da porre le
condizioni di un rilancio dell'accumulazione. Ora, è sin troppo
evidente che il "popolo delle partite IVA" le tasse le combatte
tradizionalmente con l'evasione e che una riduzione seria della
pressione fiscale avvantaggerebbe in Italia soprattutto il
lavoro dipendente. In altri termini, si tratterebbe di misure
magari gradite ma economicamente insostenibili.

Il liberismo all'italiana si deve, di conseguenza, concentrare
sulla seconda parte del tipico programma liberista: il taglio
della spesa sociale (pensioni, servizi ecc.) e la distruzione
delle garanzie residue del lavoro dipendente.

Ogni intervento su questo terreno non può, e ne abbiamo avuto la
prova, che crescere lo scontro sociale con il coinvolgimento
nelle lotte anche di robusti settori dell'elettorato della
destra.

Sullo stesso tema dell'immigrazione lo scontro fra "moderati" ed
"estremisti" della destra corrisponde a quello fra settori
populisti che pongono al centro la richiesta di legge ed ordine
e settori padronali che hanno bisogno di forza lavoro fresca.

Si tratta di una situazione non facile per il governo, di una
situazione che vede accrescersi la divaricazioni fra aree ricche
del paese (il mitico nord est, in primo luogo) ed aree di crisi
(il sud ma non solo). E nello stesso nord est il padronato gli
immigrati li vuole, certo alle sue condizioni, ma li vuole.

Il paradosso della destra consiste proprio nel fatto che
l'essere risuscita a mettere assieme un arco di segmenti sociali
composito, dai padroncini del nord est alle clientele del sud
blocca le scelte e fa sì che ogni decisione sia sgradita ad un
segmento della sua base sociale.

Nei prossimi mesi queste contraddizioni rischiano di diventare
ancora più ingestibili, sta anche a noi la capacità di cogliere
le possibilità che apriranno e di impedire che siano utilizzate
dalla sinistra parlamentare come occasione per indurre il
padronato a cambiare di spalla al fucile perché la sinistra
faccia quello che la destra non riesce a fare.

Cosimo Scarinzi


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