A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 30 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Català_ Deutsch_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ All_other_languages _The.Supplement
{Info on A-Infos}

(it) Davos 2003 - il W.E.F. [excerpt]

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Thu, 30 Jan 2003 05:57:09 -0500 (EST)


 ________________________________________________
      A - I N F O S  N E W S  S E R V I C E
            http://www.ainfos.ca/
        http://ainfos.ca/index24.html
 ________________________________________________

Mittente: Tactical Media Crew <tactical@tmcrew.org>

a cura di Tactical Media Crew
------------------------------

web: http://www.tmcrew.org/no2wto/davos2003

Cosa si e' riuscito a sapere di quello che si sono detti i ricchi
al loro  vertice.

Davos e' una esclusiva localita' turistica per gli sport invernali
nelle  Alpi Svizzere, rinomata per l'aria particolarmente pregiata
e tra le piu'  grandi d'Europa.

Qui da una trentina d'anni si tiene il Word Economic Forum (WEF),
giunto  appunto alla 33a edizione (23/28 gennaio 2003), che e' un
incontro i cui  principali obiettivi sono: "Condividere
informazioni per perseguire  opportunita' di commercio, progredendo
nelle relazioni internazionali e  segnando una svolta nei maggiori
processi socio-politici per creare  alleanze e partenariato
globale".

Per il WEF si riuniscono le elite del mondo degli affari insieme a
leader  politici, religiosi e altre personalita'.

In un ambiente informale e rilassante, che fa scrivere ai media
circa lo  "spirito di Davos", questa elite di "global-leader" si
scambia opinioni,  crea progetti e accordi per favorire il profitto
ed il mercato.

L'edizione 2003 cade al termine di un anno difficile, con i
numerosi  scandali finanziari nelle grandi compagnie Usa (Enron,
Worldcom su tutte) e  la crisi Argentina, che hanno fatto perdere
fiducia nei mercati, ma al  centro dell'attenzione anche i modi per
risolvere le crisi in Iraq e Corea  del nord.

"Ricreare la fiducia / Building Trust" e' stato scelto, non a caso,
come  uno dei temi principali cui sara' dedicata la fitta agenda di
incontri,  seminari, conferenze e testimonianze.

Al meeting di quest'anno hanno partecipato delegati di 98 nazioni.
Rappresentati quasi tutti i continenti, ad eccezione dell'Africa: a
Davos  infatti erano rappresentanti di meno della meta' degli Stati
del continente  nero.

Fra i settori, gli esponenti del 'business' la fanno da padroni
(!), con  circa 1.300 accreditati, pari al 63% del totale dei
partecipanti, tra i  tanti ci sono per esempio il fondatore di
Microsoft, Bill Gates, Douglas  Daft di Coca Cola, Nobuyuki Idei di
Sony e Carly Fiorina di Hewlett-Packard.

Assai distanziate le personalita' dei media o gli 'opinion leader',
in  totale 264 (pari al 12%). Seguono le autorita' pubbliche (239,
l'11%),  professori ed esperti (172, l'8%). Tra questi il boss del
WTO/OMC World  Trade Organisation, Supachai Panitchpakdi, il
presidente messicano Vicente  Fox, Johannes Rau della Germania, re
Abdullah II di Giordania, il primo  ministro della Malesia Mahathir
Mohamad ed il nuovo presidente del Brasile  Luiz Inacio Lula da
Silva. Molto lontani gli esponenti delle organizzazioni non
governative, 71 in  totale.
37 i leader religiosi presenti, oltre il doppio della pattuglia di
dirigenti sindacali che rappresenta il piu' esiguo drappello
(appena 14  unita').

I poveri, i malati e i benefattori

Grande attenzione dei media (anche come nota di colore) per la
partecipazione del presidente brasiliano, e in qualche modo
portavoce e  ponte delle istanze del Forum Sociale Mondiale, Lula.
Il popolo di Porto Alegre ripone una grande speranza, nonostante la
sua  partecipazione al World economic forum di Davos abbia
suscitato pareri  discordanti. "Parla per noi, compagno Lula",
titolava l'altro ieri l'organo  ufficiale del forum Terra viva,
nello stesso giorno in cui il presidente  del Pt si beccava una
torta in faccia da una attivista dell'improvvisato  gruppo
"confeiteros sem frontieres" ("pasticcieri senza frontiere"). Lula
ha chiesto la creazione di un fondo mondiale contro la poverta', di
 mettere in agenda oltre che la crescita dei profitti anche una
piu' equa  distribuzione della ricchezza e delle condizioni
sociali. Ha avuto parole  dure per il protezionismo dei paesi
ricchi che predicano ma non praticano  il libero mercato. (Infatti
i paesi del sud del mondo devono essere aperti  alla penetrazione
dei prodotti Usa/EU/Jp ma mai il contrario.) Ha anche  detto che il
Brasile ha finito di essere un gigante addormentato e che da  oggi
giochera' un ruolo importante negli scenari globali.

Ma le risposte all'appello di Lula contro la poverta' a Davos sono
state  molto deboli, nonostante siano scesi in campo i pezzi da
novanta, come l'ex  presidente americano Clinton ed il solito Bill
Gates. Gates, con la moglie  Melinda, si e' impegnato con 200
milioni di dollari per la ricerca su AIDS,  malaria ed altre
malattie all'interno dell'iniziativa globale sulla salute,  una
partnership pubblico-privato promossa dal Forum economico mondiale.
La  questione dell'AIDS e delle altre malattie si trascina
vergognosamente  senza una soluzione dal vertice del G8 di Genova
ai negoziati del Wto.

In realta', la potente casa farmaceutica svizzera Pfizer si era
mossa gia'  venerdi', quasi a prevenire le critiche dei
partecipanti del sud,  annunciando il lancio di un programma pilota
per espandere l'accesso alle  medicine per gli abitanti dei paesi
piu' poveri del globo, in particolare  garantendo l'uso non
esclusivo della licenza per il delavirdine, un  medicinale contro
l'AIDS, a tutte quelle societa' che si impegnano a  produrlo e a
distribuirlo nei paesi piu' bisognosi.

Tornando a Gates egli ha affermato che tutti i ricchi dovrebbero
essere  piu' filantropi... anche se nel suo conto in banca ci sono
50 miliardi di  dollari, che ne fanno l'uomo piu' ricco del pianeta
(e questo da 5 anni), e  che sono "decisamente" oltre il necessario
per vivere una vita da  tranquillo e ricco benestate per se ed i
suoi eredi.

Cosa spinge una persona a possedere 50 miliardi di dollari e vivere
 tranquillamente in un mondo che ha bisogno di tutto?

Ovviamente alle sue dichiarazioni plaude commosso il segretario
alla Salute  USA "che persona meravigliosa sei" rivolto a Gates "ti
ringrazio per la tua  generosita'".

Infatti almeno Gates e sua moglie si sono minimamente posti il
problema di  mollare qualche dollaro per creare fondazioni
caritatevoli, mentre pare che  tutti gli altri CEO delle
corporation continuino a bearsi della loro avidita'.

Anche se accurate campagne di stampa ci hanno fatto sapere che tra
i  ricconi di Davos c'era appunto chi metteva qualche briciola in
elemosina e  che anche qualche ricco ha una coscienza, e a
dimostrazione sono stati  appunto piu' volte citati i Gates
(Microsoft), Lynn Fritz (United Parcel  Service UPS), George Soros,
Pere Roquet (Andorra Caixa Bank) ooops... gia'  finiti!

La platea di miliardari si e' anche dovuta beccare l'intervento del
primo  ministro malese Mahathir Mohamad che ha detto senza mezzi
termini che "il  capitalismo ha perso la sua faccia umana" [se mai
l'ha avuta!]
Anche il ministro delle finanze del Sudafrica, Trevor Manuel, ha
dovuto  dire che il vertice ha completamente ignorato l'Africa.

La fiducia nel mercato... dopo i crac Enron e Worldcom

Secondo un sondaggio, l'85% si dice fiducioso su una possibile
crescita  delle proprie aziende nel 2003 e meno della meta' pensa
che il terrorismo e  la guerra globale possano essere delle minacce
per i propri business.

Il vicepresidente della Lehman Brothers, una delle maggiori banche
americane, ha sostenuto che "ci si potra' dimenticare dei casi
Enron e  Worldcom, ma non della responsabilita' penale in
generale". Subito pero'  altri interventi hanno manifestato tutta
l'insofferenza nei confronti di  nuove regole piu' stringenti ed
efficaci.
Il controvertice "Occhio pubblico su Davos", che ha pedinato
dall'esterno  il forum in questi giorni, ha lanciato la
dichiarazione di Collevecchio,  redatta da Ong internazionali nei
mesi scorsi vicino Roma, che identifica  un quadro di riferimento
per la definizione di regole per le istituzioni  finanziarie. Una
sfida ai banchieri di Davos, che continuano a dipingere  gli
scandali di corruzione e la crisi argentina come casi isolati, da
trattare caso per caso, senza generalizzare.
Gli e' stato risposto che sarebbe come la legge per la museruola ai
cani...  la legge c'e' ma nessuno la rispetta.

Un altro aspetto trattato e' stata la differenza di vedute tra una
sponda e  l'altra dell'Atlantico sia in fatto di vedute riguardo
alla politica  internazionale e la guerra che in quanto alle
questioni economiche come  commercio internazionale e corporate
governance.

Differenze che sono state definite da Vernon Ellis, CEO di
Accenture  (multinazionale del management consultancy - consulenza
aziendale di alto  livello) alla sua ottava presenza al WEF, al
meglio di poco aiuto, al  peggio pericolosa. "Il mondo,
specialmente i paesi in via di sviluppo",  continua Ellis,
"avrebbero bisogno di progetti di business di lungo  respiro,
concordati con i governi locali ed NGO, anche perche' i progetti
di breve durata si stanno dimostrando alla fine anche poco
redditizi, ...  vorrei passare dalla teoria all'azione ... una
delle prime cose potrebbe  essere la questione del digital divide
...questo e' l'unico modo che  conosco che metta insieme degli
affari profittevoli ed una societa' benestante"

Difatti pero' le multinazionali capitaliste agiscono sempre piu' e
con  sempre maggiore forza distruttiva esclusivamente nel campo
della
speculazione finanziaria, della rapina delle risorse naturali e del
lavoro  semischiavistico; a Davos lo sanno bene, dato che da li si
tirano le fila  dell'economia di questo pianeta, ma fanno finta che
questo non sia il  problema chiave.

Anche per questo hanno impedito alle NGO presenti al WEF di
distribuire  materiale informativo. E malgrado le "belle parole" di
Ellis, proprio i  crac di Enron e Worldcom hanno dimostrato che i
ricchi CEO di queste  corporation hanno fino all'ultimo profittato
dei piccoli risparmiatori, che  poi hanno perso tutto e sono finiti
rovinati.

Certo dentro il meeting i toni sono cambiati dagli anni 90 quando
erano di  tronfio trionfalismo basato su IT (information technology)
e globalizzazione. La voce delle persone e dei movimentiantiglobalizzazione  si sono fatti sentire.

Quest'anno a Davos sono anche tornati gli uomini d'affari russi,
visti un  po' da tutti come dei "sola" dopo la crisi finanziaria
del 1998. Oggi la  Russia, anche se trattata con prudenza e' vista
dal mondo degli affari come  un paese normale integrato
nell'economia globale. Insomma non piu' come  fino a qualche anno
fa il paradiso delle speculazioni. Questi imprenditori,  che spesso
rappresentano l'oligarchia russa, sono andati a Davos per  mostrare
che la giovane elite economica e' cambiata. I partecipanti russi
sono stati 52 (nel 1996 prima del crac erano 76) insieme agli altri
piu' di  2.000 partecipanti, perlopiu' americani e dell'Europa
occidentale. Il fondatore del forum Klaus Schwab ha detto di aver
volutamente limitato  gli accrediti ad uomini d'affari con salda
reputazione riguardo alla  gestione d'impresa e parametri simili.
Bisogna dire che pero' i manager russi hanno avuto di che
consolarsi  rispetto a chi li biasimava paragonandoli all'alto
rigore delle corporation  americane guardando agli scandali Enron e
Worldcom.

La guerra

Ujiie Junichi, chief executive (CEO) del gigante finanziario
giapponese  Nomura Holdings ha affermato: "Che sia una guerra breve
o una guerra lunga,  la migliore risposta sarebbe nessuna guerra".

Colin Powell, ha rassicurato il mondo dal Forum economic mondiale a
Davos:  gli Usa non hanno intenzione di attaccare la Corea del
nord, ma ha anche  sottolineato, di fronte ai suoi alleati Europei,
divisi sulla "guerra  preventiva" che gli USA potrebbero attaccare
l'Iraq anche da soli. Powell ha quindi portato le questioni
militari tra la platea profondamente  scettica del WEF che non
sembra preoccuparsi tanto quanto il governo USA  del fatto che
forse l'Iraq di Saddam Hussein potrebbe essere in possesso di  armi
di distruzione di massa. I governanti europei, pur se divisi al loro
interno, vorrebbero andare fino  in fondo con le ispezioni ONU ed
analizzarne i risultati... almeno trovare  qualcosa da mostrare
all'opinione pubblica prima di scatenare l'inferno  addosso agli
iracheni.
Gli USA pensano comunque di poter recuperare la posizione di
consenso con  gli antichi alleati, con la diplomazia e la forza
economica o con i metodi  da boss di cosa nostra del tipo: ah non
sei d'accordo... perderai la nostra  protezione e ti armeremo un
bel casino in casa tua. Insomma il trattamento che e' in corso
contro il governo di Chavez in  Venezuela.
Dopo Powell ha parlato re Abdullah di Giordania che si e' detto
molto  pessimista e spera che qualsiasi cosa avvenga sia "il piu'
veloce ed il  meno cruenta possibile".

Anche un membro della casa reale saudita, il principe Turkial Aisal
Al  Saud, ha affermato, come anche il monarca giordano, che il
punto chiave  della stabilita' e della pace in medio oriente e' il
conflitto israelo  palestinese e la politica USA sfacciatamente
filo israeliana. Ed e' questa  la causa dell'ostilita' araba agli
USA. Se gli USA non capiranno questo, ha  continuato, continueremo
ad avere questi problemi.

Un banchiere tedesco ha "sfidato" Powell chiedendogli di mostrare
le prove  delle violazioni irachene prima di lanciare l'attacco (in
un sondaggio  svolto tra i ricconi del WEF l'81% crede che comunque
ci sara' la guerra). E' stata anche applaudita la rappresentante di
Amnesty Inernational UK che  ha posto il problema delle probabili
catastrofi umanitarie in caso di  guerra. Powell ha risposto che
gli USA anche adesso si preoccupano delle  condizioni di vita degli
iracheni e per questo fanno quello che stanno facendo. Gli ha
replicato M. Levy presidente della agenzia pubblicitaria francese
Publicis groupe: "penso che al sua risposta sia un po' troppo
sbrigativa". Comunque standing ovation per Powell alla fine del suo
intervento.

Negli incontri riservati di Davos si e' anche parlato del possibile
 appoggio logistico turco alle truppe USA. Gli Stati Uniti hanno
offerto  almeno 4 miliardi di dollari ed un piano economico per i
prossimi tre anni  per i danni che la Turchia potrebbe subire da un
coinvolgimento diretto  nella guerra contro l'Iraq.
Il premier turco Erdogan sentito cio' ha rilanciato affermando che
4  miliardi di dollari non risolvono i problemi della Turchia in
questo  momento di crisi. Ma questo pare faccia parte della
strategia del bastone e  della carota utilizzata da Washington per
garantirsi la partecipazione dei  turchi all'alleanza.
Gli americani sono interessati all'appoggio turco per la gestione
del  fronte settentrionale con l'Iraq ed anche per posizionarci
15.000 soldati. Da tutto cio' il governo turco avra' un grande
danno d'immagine per la sua  opinione pubblica perche' troppo
filo-USA rispetto ad una popolazione per  la stragrande maggioranza
mussulmana e contraria alla guerra ed anche un  notevole danno
economico al turismo (una delle principali risorse turche)  durante
il periodo di guerra.

Bush in persona ha poi anche scritto ai governanti turchi per
bacchettarli  dicendogli che se vogliono questi aiuti debbono
comunque anche conformarsi  ai piani del Fondo Monetario e della
Banca Mondiale (taglio della spesa  pubblica, privatizzazioni etc.)
che, a quanto pare, la Turchia non sta  rispettando.
Insomma piu' bastone che carota.

Controllo Totale

Uno dei tanti tavoli ha riguardato sicurezza e controllo, un campo
dove  poliziotti e tecnocrati con l'avvento delle tecnologie
informatiche paiono  vivere in un parco dei divertimenti. Il Signor
Dell (di Dell Computer) ed il Ceo di Sun Microsystem hanno 
intrattenunto la platea sulle piu' recenti applicazioni dicontrollo e  telesorveglianza. L'approccio filosofico e': ci
mettiamo troppo tempo per controllare per  bene la gente agli
aereoporti, abbiamo bisogno di velocizzare altrimenti il  business
va a rotoli, abbiamo bisogno quindi che il grosso della popolazione
si sottoponga ad una vita di controllo orwelliano cosicche'  abbiamo
la garanzia sui nostri cittadini schedati certificati e controllati 
e dobbiamo vedercela solo con gli stranieri.
L'esempio e' stato: io voglio bene al mio cane ed ho paura di
perderlo  quindi gli ho fatto installare un chip sottocutaneo,
voglio bene anche a  mio figlio ma ancora non l'ho fatto... (paura
dello scandalo?). Insomma  continuando cosi' a forza di allarmi per
l'aggressione terroristica della  madrepatria sappiamo bene dove
andremo a finire.

Un po' tutti i partecipanti al WEF a Davos pensano che la privacy,
dei  sudditi non la loro, e' un dono che in questo momento non si
puo' elargire. Un po' tutti noi invece siamo consapevoli di questo
e di quale vita sotto  sorveglinza ci vorrebbero far fare per non
disturbare i loro lucrosi  affari, infatti se vedete i libri che la
gente vorrebbe far leggere ai G8  il primo della lista e' 1984 di
George Orwell
(http://www.lurkprojects.com/intro.html)

<snip>
  ----------------------------------------------------------------

                 T a c t i c a l   M e d i a   C r e w
                       http://www.tmcrew.org
                    e-mail: tactical@tmcrew.org

  -------------------- keep.free.media.free -----------------------

    PGP key & e-privacy info: http://www.tmcrew.org/privacy
    Key fingerprint: F0DD F218 A698 267A  37D1 F3C9 3969 8FCD
  -----------------------------------------------------------------




*******
                  *******
     ****** A-Infos News Service *****
          Notizie su e per gli anarchici

 Per iscriversi        -> mandare un messaggio a LISTS@AINFOS.CA e
                          nel corpo del msg scrivere SUBSCRIBE A-INFOS-IT
 Per informazioni      -> http://www.ainfos.ca/it
 Per inoltrare altrove -> includere questa sezione
 Per rispondere a questo messaggio -> a-infos-d-it@ainfos.ca



A-Infos Information Center