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(it) XXIV Congresso F.A.I. - Mozioni finali

From Worker <a-infos-it@ainfos.ca>
Date Thu, 9 Jan 2003 06:16:40 -0500 (EST)


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F.A.I.
Federazione Anarchica Italiana
XXIV Congresso
 
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Mozione finale del dibattito su
"Analisi della situazione socio-politica dal locale al globale"
 

Oggi la logica del dominio e del profitto vede lo scontro di
tutti i poteri tra di loro, unificati solo dalla volontà di
affamare, umiliare e massacrare le classi subalterne. Per il
resto, i meccanismi ideologici di un tempo - lo stesso
"neo"liberismo imperante per ogni dove - sono relativamente
secondari di fronte allo scenario di uno scontro feroce per il
predominio, dove gli obiettivi sono la sopravvivenza immediata e
la distruzione del nemico a qualunque costo, fosse pure la
distruzione, di lì a non molto, delle stesse possibilità di vita
sul pianeta.

In questi ultimi anni abbiamo assistito all’affermarsi del
paradigma della "Guerra Permanente". Enunciato dopo gli
spettacolari attacchi contro il Pentagono e le Torri gemelle, si
è perfezionato nel periodo successivo definendo uno schema che
pone la guerra come elemento costante del panorama politico. Il
pretesto della "guerra al terrorismo" è divenuto la chiave di
volta di una politica guerrafondaia diretta ad affermare le
ragioni del più forte in spregio persino delle flebili "regole"
del diritto internazionale, portando a probabilmente definitivo
compimento l’esautorazione di ogni residua funzione mediatrice
dell’ONU. Gli stessi tentativi di alcune borghesie nazionali di
garantirsi o costruirsi margini di autonomia, se segnala
tensioni interne al blocco dominante, non può che rallentare,
nella migliore delle ipotesi, la deriva che caratterizza questa
fase.

La guerra permanente, preventiva, globale non è che l’ultima
forma con la quale assicurare il dominio del più forte,
affermando le "ragioni" di chi sfrutta, asserve, opprime la
maggior parte della popolazione del pianeta. Queste "ragioni" si
definiscono in base a poste in gioco ben evidenti per quanto
misconosciute sul piano propagandistico. La principale è il
controllo delle fonti energetiche (non solo petrolio, ma altresì
acqua ed i minerali necessari per le tecnologie di controllo
satellitare ad uso militare e civile) e delle vie di
comunicazione attraverso le quali ne è garantito
l’approvvigionamento. Lo strumento bellico impiegato nelle aree
cruciali per gli interessi statunitensi garantisce agli USA il
mantenimento di un primato che, sul piano strettamente economico
è loro conteso dall’Europa, dal Giappone (ed area del Pacifico
in genere), e dal tentativo di "Blocco" Russia, Cina, India,
che, invece, non dispongono né dei dispositivi bellici né
dell’autonomia necessari a contrastare le pretese egemoniche di
Washington. In effetti una possibile chiave di lettura
dell’escalation bellica degli ultimi dieci anni vede il
ridimensionamento delle ambizioni degli storici "alleati" degli
USA tra i non secondari scopi della smania bellicista
dell’amministrazione americana. 

I paesi europei, hanno negli ultimi anni assunto il ruolo sempre
più ambiguo e difficile di "alleati/competitori" degli Stati
Uniti e delle loro politiche guerrafondaie. Privi di una forza
d’urto bellica e di una capacità di coordinamento politico
efficace i paesi dell’Unione Europea si barcamenano tra il
tentativo di creare un polo militare e l’affiancamento in chiave
competitiva delle politiche guerrafondaie degli USA. Appare
perciò risibile la pretesa propagandistica dell’europeismo
democratico di costruire un polo alternativo all’imperialismo
USA.

L'Italia, abbandonato il non-interventismo tipico dell’era
democristiana ed il ruolo di supporto dell'imperialismo
anglo-americano integrato da quello di mediazione verso il mondo
arabo, ha oggi un proprio ruolo imperiale attivo nello
scacchiere Europeo e mondiale, con interessi e specificità da
difendere che la localizzazione mediterranea le permettono: dal
nuovo protettorato in Albania agli interventi di ricostruzione
nelle zone disastrate dalle guerre (Bosnia, Kossovo,
Afghanistan...) alle lucrose commesse nella produzione e nello
smercio di armi. Il recente riallineamento in chiave atlantica
del governo di centro-destra è di fatto complementare al ruolo
regionalmente imperialista dello Stato italiano, che può così
tentare di contrattare la "mano libera" nei suoi protettorati in
cambio del sostegno attivo alle politiche guerrafondaie degli
Stati Uniti (ad esempio con l’impegno diretto assunto nella
perdurante guerra in Afghanistan).

La spesa militare è perciò cresciuta su scala continentale:
questo dato, in concomitanza con altri fattori insiti
nell’attuale modello capitalistico di produzione, ha concorso
all’erosione della spesa sociale. Di ciò fanno le spese i
lavoratori, i malati, gli studenti che non possono accedere a
servizi ampiamente privatizzati mentre il welfare lascia sempre
più il posto al warfare.

Quella che oggi viene definita - con termine in verità generico
- "globalizzazione" è in realtà una generalizzazione della
miseria della classi subalterne, sia a livello planetario sia a
livello regionale. La maggioranza della popolazione mondiale è
nella miseria o in procinto di cadervi, persino nel cuore della
metropoli capitalistica - gli U.S.A. Il caso argentino, poi, è
il risultato maggiormente paradigmatico dell’applicazione della
ricetta "neo"liberistica e, allo stesso tempo, la
rappresentazione della visione del futuro che ci vorrebbe
riservare, di là dalle sue contraddizioni interne, la classe
dominante del pianeta.

In un mondo sempre più diviso tra chi ha e chi non ha, sia a
livello globale, sia a livello locale, quello dell’immigrazione
è divenuto uno dei tanti fronti sui quali si combatte la guerra
non dichiarata dei ricchi contro i poveri. 

L’Europa, con i trattati di Maastricht e di Schengen, ha
stabilito il principio che la libera circolazione vale per le
merci ma non per quella particolare merce che sono i lavoratori
immigrati. Nei loro confronti in questi ultimi anni si sono
moltiplicate le barriere sia fisiche che legislative. Il clima
di intolleranza alimentato dalle destre xenofobe e razziste ha
contribuito a spianare la strada a leggi che contrastano in modo
netto con le pretese dell’universalismo liberale. 

Nel nostro paese la legge 795/2002, la cosiddetta Bossi-Fini,
che perfeziona l’impianto della precedente legge 40/2000, la
Turco-Napolitano promossa dal centro-sinistra, inaugura di fatto
una concezione asimmetrica del diritto, configurandosi come una
vera e propria legge razzista.

Un po’ ovunque sono sorti campi di detenzione per stranieri
illegali. In Italia alcuni di questi centri, circondati dal filo
spinato, con torrette di guardia e uomini armati a presidiarle,
somigliano a dei veri lager. Lager di Stato.

Uno Stato la cui politica nei confronti dell’immigrazione si può
riassumere con una semplice e micidiale formula: selezione,
sfruttamento, lager, espulsione. La selezione è affidata agli
scafisti: i più giovani, i più sani superano le difficoltà del
viaggio, gli altri, i più deboli, i malati, gli anziani, i
bambini spesso non ce la fanno e muoiono durante il viaggio.
Sono le vittime anonime di una lunga strage. Una strage di
Stato. Lo sfruttamento è compito dei nostri bravi imprenditori i
cui profitti si accrescono grazie ad una manodopera
infinitamente flessibile, poco costosa, per nulla esigente.
Sempre sotto il ricatto del licenziamento i lavoratori migranti
sono di fatto schiavi legalizzati. Poi arrivano i poliziotti ed
i carabinieri a far piazza pulita: prima il centro di
detenzione, poi l’espulsione forzata.

La piena internità dell’immigrazione alla questione sociale è
resa evidente dalla dispiegata contraddizione fra bisogno da
parte delle imprese di forza lavoro senza o con ridotte garanzie
e diritti e le politiche xenofobe più estreme. D’altro canto
l’immigrazione supplisce, nel settore dei servizi alla persona
al taglio delle garanzie sociali e concorre a determinare una
vera e propria ristratificazione sociale delle classi
subalterne. Questa contraddizione inizia a essere consapevolezza
collettiva grazie alle prime mobilitazioni dei lavoratori
migranti.

A livello più complessivo, anche come reazione a decenni di
politiche "neo"liberistiche, sono sorti negli ultimi anni
numerosi movimenti di opposizione allo stato presente delle
cose. Il movimento dei lavoratori, dopo troppi anni di
acquiescenza al modello dominante, ha dato chiari segnali di un
nuovo protagonismo, capace di porre un argine, almeno fino ad
ora, all’applicazione delle ipotesi di riforma strutturale dei
rapporti di lavoro ed all’ulteriore riforma delle pensioni,
tutte cose che Confindustria aveva chiesto all’attuale Governo,

Questo rinnovato protagonismo ha dimostrato, da un lato, che
solo la lotta paga, dall’altro, che questa produce anche nuovi
effetti di consapevolezza, che hanno dato fiato e gambe, dopo
molti anni, a richieste di discreti aumenti salariali
tendenzialmente egualitari, con un’esplicita critica alle
dinamiche contrattuali passate.

Da Seattle in poi, il mondo ha assistito all’emergere sulla
scena politica e sociale di vasti movimenti di contro
globalizzazione che, da Seattle in poi, sono balzati con
prepotenza sulla scena politica e sociale. La rivolta contro la
logica annichilente della merce, la rabbia per la distruzione
ambientale, il crescente divario tra chi ha troppo e chi nulla
sono alla radice di questi movimenti. Le tante anime dei
movimenti di contro globalizzazione sono riuscite a convivere
nella loro fase aurorale ma, da Genova in poi, lo scontro tra
aree riformiste, fautrici di una "moralizzazione" dei processi
di globalizzazione ed aree radicali, convinte dell’urgenza di
una politica anticapitalista ed antistatale si è fatto sempre
più aspro.

I movimenti no-global hanno fatto riemergere il protagonismo di
piazza. Una piazza che ri-diviene luogo pubblico, spazio della
critica e della rivolta, luogo di una presenza diretta non
delegata di persone che prendono in mano la facoltà politica,
fuori e contro i tragicomici teatrini della democrazia
parlamentare.

È la piazza fisica nella quale si esprime la ribellione e lo
scontro contro i poteri costituiti ed è la piazza virtuale nella
quale si colloquia con il mondo intero. È una piazza nella quale
agiscono attori diversi: da chi esprime una rivolta radicale ma
nichilista come il Black Bloc, a chi insegue forsennatamente la
visibilità mediatica, e, perché no, una poltrona (oggi in
qualche consiglio comunale e tra qualche tempo, chissà, in
parlamento). Questi movimenti esprimono oggi un disagio
difficilmente riassorbibile da ambiti istituzionali, anche
perché vi è l’emergere del protagonismo di giovani, precari e
disoccupati.

La scelta che ha caratterizzato in questo movimento l’anarchismo
comunista, sociale e federato, è sintetizzabile nello slogan
"Radicali e radicati": rifuggire la spettacolarizzazione della
protesta, voluta da vasti settori della piazza - bianco o nero
vestiti - privilegiando, invece, il coinvolgimento nella lotta
contro la globalizzazione capitalistica dei più vasti settori
delle classi subalterne. Lottare, insomma, per la
globalizzazione della libertà e dell’uguaglianza, non per la
mera estensione di diritti formali e/o per una "moralizzazione"
del sistema presente delle cose, ma senza perdere il contatto
con la realtà sociale. Non a caso a Genova 2001 fummo noi a
lanciare per primi la parola d’ordine dello sciopero generale
contro il G8 - come strumento di critica materiale e di
coinvolgimento popolare contro i potenti della terra - e fummo
poi presenti al corteo operaio che si svolse il 20 luglio a
Sampierdarena.

L’invito ad una lotta globale non ha solo un significato
spaziale ma anche e soprattutto il senso di un movimento capace
di investire con la propria capacità critica e di intervento
tutti gli aspetti della vita e, soprattutto, quell’agire
politico e sociale che in troppi vorrebbero ridotto a mero gioco
istituzionale. 

Oggi il capitalismo è divenuto a tal punto pervasivo da divenire
una sorta di seconda natura per cui cade nell’oblio il suo
carattere di costruzione sociale storicamente data e questo
diviene non il migliore, non il peggiore, ma l’unico dei mondi
possibili.

Vi sono, però, altri mondi, vi sono altre possibilità: uno
spazio di libertà e di eguaglianza per ogni uomo ed ogni donna,
per esempio...

 
* * * * * * * * * *


Mozione finale del dibattito su

"Ruoli e obiettivi della F.A.I. nel contesto dell’evoluzione del
movimento libertario e sociale"
 

In questi ultimi anni, le piazze di tutto il mondo hanno visto
una sempre più massiccia presenza degli anarchici, in
particolare all’interno delle lotte dei lavoratori, nel
movimento cosiddetto "no-global", nell’opposizione alla guerra
ed al militarismo, nelle lotte antirazziste, animaliste,
ambientalistiche ed antisessiste. Ciò è il segnale
inequivocabile della rinnovata capacità di radicamento di un
anarchismo comunista e sociale che si rappresenta, nelle piazze,
con quello che possiamo definire un "blocco rosso e nero".

Gli anarchici e le anarchiche federate riunite a Congresso ad
Imola il 4, 5 e 6 Gennaio 2003 ribadiscono l’impostazione
strategica del gradualismo rivoluzionario, nel senso definito da
Errico Malatesta, che non è affatto strategia riformista, ma
meccanismo di crescita dell’opzione rivoluzionaria e delle
capacità autogestionarie attraverso obbiettivi parziali nella
quotidianità delle lotte contro il dominio.

Di fronte all’attuale situazione di scontro sociale e politico,
che vede il potere politico, economico e culturale impegnato in
una lotta spietata contro le condizioni più elementari di vita
delle classi subalterne, ribadiscono altresì la validità degli
strumenti di analisi e di lotta dell’anarchismo comunista e
sociale contro il potere: l’autogestione, il rifiuto della
logica e della pratica gerarchica, l’autoorganizzazione
sindacale e sociale, la solidarietà militante tra tutti gli
sfruttati e gli oppressi del mondo, la prefigurazione, sin da
ora, di una società diversa, anche attraverso progetti di
cooperazione sociale autogestita. Tutto ciò deve servire al
collegamento immediato tra destrutturazione del potere ed un
altro mondo possibile.

Di fronte allo stato di guerra permanente ed alla
militarizzazione della società e delle coscienze, affermano
l’importanza di un costante impegno antimilitarista e rilanciano
l’idea dello sciopero generale contro la guerra, valutando in
tal senso positivamente la scelta operata dal Sindacalismo di
Base. In particolare, di fronte alla probabile imminente guerra
in Iraq gli anarchici federati auspicano la proclamazione di uno
sciopero generale europeo contro questo ennesimo massacro
bellico.

Sul piano della guerra interna contro i migranti, ribadiscono il
loro impegno antirazzista avverso le leggi liberticide in questo
campo: Opporsi alla politiche razziste è uno dei principali
compiti che ci attendono nei prossimi anni. Il Coordinamento
antirazzista della FAI ha lavorato per coordinare le varie
iniziative, facendo circolare notizie e intessendo relazioni tra
le varie situazioni di lotta. 

Occorre a nostro avviso intensificare l’impegno su questo
terreno. I principali assi di intervento sono:

1.     la lotta per la chiusura dei lager per immigrati

2.     la lotta per contrastare la legislazione razzista

3.     l’impegno per impedire o, quantomeno ostacolare, le 
       espulsioni

4.     la costruzione di ponti di concreta solidarietà tra 
       lavoratori "indigeni" e lavoratori immigrati.

A nostro avviso l’ultimo punto è di cruciale importanza perché
per fermare le politiche razziste non basta l’opposizione di
principio ma occorre costruire un terreno di lotta comune sui
temi della casa, dei servizi, delle libertà, del reddito che, in
quanto lavoratori, sfruttati, oppressi, sia i migranti che gli
indigeni hanno in comune. Superare il razzismo significa
rintracciare e rivitalizzare le ragioni dell’internazionalismo
proletario, di chi, oltre gli Stati e oltre le frontiere,
riconosce il proprio compagno di lotta in ogni sfruttato. Senza
Stati né frontiere nessuno è clandestino.

Riteniamo che sia di fondamentale importanza che la FAI rafforzi
l’attività della Commissione Antimilitarista perché siamo
convinti che la lotta al militarismo sia uno dei terreni
cruciali in cui si gioca la lotta allo stato ed al capitalismo.
Va contestualmente assunto da parte di tutti i compagni una più
approfondita riflessione  sul tema del militarismo e una più
puntuale azione sul territorio. A tal proposito, oltre a quanto
è già nella nostra prassi, facciamo nostre le seguenti proposte:

1.     l’azione diretta contro tutte le basi e le strutture militari presenti 
       sul nostro territorio

2.     una campagna per la diserzione e l’obiezione agli obblighi 
        permanenti da parte di chi ha già svolto il servizio militare

3.     boicottaggio di banche ed aziende coinvolte nella produzione 
        e commercio di armi, nonché nelle attività di ricostruzione post-bellica

4.     sostegno all’obiezione fiscale alle spese militari

5.     una campagna di denuncia della propaganda militare nelle scuole

6.     la critica della pretesa di spacciare per emancipazione femminile 
        l’ingresso delle donne nell’esercito

7.     la denuncia dei privilegi riservati agli ex militari in servizio volontario 
        per almeno tre anni per l’assegnazione dei posti nella pubblica 
        amministrazione

8.     adesione alla manifestazione antimilitarista di La Spezia promossa 
        dall’Assemblea Antimilitarista ed Antiautoritaria per il 25 gennaio 2003

Riteniamo fondamentale un costante lavoro di controinformazione
sulle tematiche del militarismo, della guerra, della produzione
e dello smercio di armi sia sul piano locale che su scala nazionale.

Riteniamo altresì importante che la scelta del sindacalismo di
base di assumere l’opposizione alla guerra tra le proprie
tematiche di fondo vada sostenuta e stimolata.

Occorre inoltre intensificare lo sforzo per contrastare la
costante propaganda bellicista del governo e di parte
dell’opposizione attraverso manifestazioni, convegni,
pubblicazioni, manifesti.

Sul piano della guerra interna contro le generali condizioni di
vita delle classi subalterne, si impegna ad operare nel
movimento dei lavoratori per diffondere le idee di solidarietà,
di autogestione, di critica ad ogni burocrazia, dello sciopero
generale come strumento di lotta per trasformare in modo
radicale la società. Nello specifico, si impegnano a creare
comitati d’appoggio alle situazioni di lotta in difesa delle
proprie condizioni di vita e di lavoro. A questo proposito come
indicazione immediata il congresso valuta la necessità di
costituire una cassa di resistenza in favore degli operai della
Fiat in lotta, incaricando la Commissione La Questione Sociale
di adoperarsi concretamente per questo obbiettivo. In generale
il congresso da indicazione  a cercare di rinnovare i
tradizionali strumenti di autodifesa positiva del movimento
operaio (casse di solidarietà e, in generale, le diverse
strutture di mutuo appoggio, che sono, tra l’altro, un esempio
paradigmatico di ciò che gli anarchici intendono per "pubblico
non statale"). Ribadisce inoltre la centralità della lotta
salariale come meccanismo di (parziale) riequilibrio delle
differenze gerarchiche all’interno della società capitalistica.
Per tutto ciò, infine, ribadisce la necessità dell’unità del
movimento operaio, a partire dalle strutture del sindacalismo di
base, che hanno mostrato con lo sciopero generale del 15
febbraio 2002 quello che possono fare, una volta che si riesca a
superare l’attuale frazionamento. Il congresso valuta
positivamente il percorso di coordinamento dei lavoratori
anarchici e libertari cominciato a Bologna il 22 settembre del
2002, invitando i compagni federati ad impegnarsi nello sviluppo
futuro di tale percorso.

La Federazione Anarchica Italiana individua nelle mobilitazioni
dei lavoratori in difesa del salario, di migliori condizioni di
lavoro, dei servizi sociali, del reddito un terreno di azione
centrale per gli anarchici in genere e, a maggior ragione, per
gli anarchici federati.

Nel conflitto sociale gli anarchici devono e possono operare in
quanto autonomo soggetto politico portatore di proprie proposte
su tutti i più rilevanti temi politici e sociali. Nello stesso
tempo, a differenza delle forze che vogliono dirigere il
movimento dei lavoratori, gli anarchici valorizzano le forme di
autorganizzazione sociale che si sviluppano nel corso delle
lotte e si pongono come lavoratori fra i lavoratori nei momenti
di discussione e di definizione delle lotte.

Siamo consapevoli che queste due esigenze, entrambe essenziali,
sono in tensione dialettica fra di loro e che si tratta, nelle
singole occasioni, di individuare le modalità più opportune per
la loro piena realizzazione.

La nostra azione nel movimento dei lavoratori deve porre
l’accento sulla necessità che le mobilitazioni leghino l’azione
sulle questioni immediate, e la definizione "immediate" non ha
alcun valore riduttivo perché sappiamo bene quanto sia
importante agire nelle concrete condizioni che viviamo in quanto
lavoratori, alla crescita di una critica anticapitalistica ed
antistatale. Per fare degli esempi concreti:

1.     la rivendicazione di una pratica e di una prospettiva
antimilitarista si lega alla denuncia del taglio della spesa
sociale, degli investimenti in armamenti, del legame fra guerra
all’esterno e guerra interna come riduzione delle libertà e dei
diritti;

2.     l’internazionalismo si concretizza, per un verso, nella
rivendicazione della parità dei diritti per i lavoratori
immigrati rispetto a quelli italiani e, per l’altro, nella
costruzione di reti internazionali di lotta, solidarietà,
informazione anche sul terreno immediatamente sociale e
sindacale;

3.     il federalismo va sperimentato nella valorizzazione della
partecipazione diretta dei lavoratori alle decisioni,
nell’opposizione alle burocrazie vecchie e nuove, nella
dimostrazione che solo un’organizzazione non gerarchica della
lotta e della quotidiana resistenza dei lavoratori è efficace al
fine di opporsi ai padroni ed allo stato,

4.     l’autonomia dai padroni, dai partiti, dallo stato va
rivendicata non come uno slogan ma come una condizione
necessaria dell’autocostituzione dei lavoratori in soggetto
politico e sociale non subalterno all’avversario di classe e
della conduzione di lotte e di campagne efficaci.

Su questi e su altri terreni, l’azione e la proposta anarchiche
specifiche non possono essere delegate ad altri e vanno
compiutamente rivendicate. La nostra presenza alle mobilitazioni
e l’azione quotidiana dei compagni impegnati sul terreno sociale
e sindacale devono valorizzare questa dimensione evitando sia
l’astratta propaganda ideologica che l’appiattimento su, pur
legittime, rivendicazioni sindacali della nostra azione.

È, altresì, essenziale che l’azione dei compagni impegnati sul
terreno sociale e sindacale sia sempre meglio coordinata su base
locale, categoriale, nazionale ed internazionale. 

Per ciò che concerne la lotta antistatalista e, in generale,
antigerarchica, ribadiscono il loro rifiuto sia delle logiche
statali sia delle logiche privatistiche, in nome della
creazione, sin da ora, di momenti sempre più estesi di
autogestione in ogni aspetto della vita. L’insurrezione reale -
la trasformazione radicale dello stato presente delle cose in
senso egualitario e libertario - si costruisce, si è sempre
costruita, a partire dai processi di autoorganizzazione delle
masse popolari, nell’essere radicali ma radicati.

Riconfermano l’adesione all’Internazionale delle Federazioni
Anarchiche e si impegnano affinché il suo prossimo congresso
rappresenti un momento di rilancio dell’iniziativa anarchica,
sia su scala continentale, favorendo soprattutto in Europa il
coordinamento delle sezioni esistenti ed il coinvolgimento delle
altre realtà organizzate, sia su scala mondiale nello sviluppo
della solidarietà con i movimenti anarchici e libertari alle
prese con gli aspetti più aggressivi ed autoritari della
dominazione capitalistica e statale.

Aderiscono all’invito dei compagni della Federazione Anarchica
di lingua francese ad essere presenti e partecipi al "blocco
rosso e nero" che si terrà durante la manifestazione
internazionale contro il G8 di Evian (Francia).

Di fronte alla campagna antianarchica emersa negli ultimi tempi,
invitano i compagni, di là delle differenze di opzione politica,
alla solidarietà militante ed alla vigilanza.

Riteniamo importante la lotta contro il revanchismo culturale
che, sulla retorica della famiglia, vuole tornare ad imporre
modelli patriarcali, e che, sul ripristino delle case chiuse,
vuole tornare ad imporre una sessualità controllata e
certificata dai poteri di Stato e Chiesa.

Danno infine mandato ad uno specifico Gruppo di Lavoro di
organizzare un Convegno Internazionale Anarchico su "Anarchici e
Globalizzazione", già deliberato dai precedenti Convegni Nazionali.


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