A - I n f o s
a multi-lingual news service by, for, and about anarchists **

News in all languages
Last 30 posts (Homepage) Last two weeks' posts

The last 100 posts, according to language
Castellano_ Català_ Deutsch_ English_ Français_ Italiano_ Polski_ Português_ Russkyi_ Suomi_ Svenska_ Türkçe_ All_other_languages _The.Supplement
{Info on A-Infos}

(it) Umanità Nova n.43 - Anarchici a congresso a Imola

From Worker <a-infos-it@ainfos.ca>
Date Tue, 7 Jan 2003 06:37:32 -0500 (EST)


 ________________________________________________
      A - I N F O S  N E W S  S E R V I C E
            http://www.ainfos.ca/
        http://ainfos.ca/index24.html
 ________________________________________________

Da "Umanità Nova" n. 43 del 22 dicembre 2002 

Anarchici a congresso a Imola
Un incontro per la libertà


Per gli anarchici un congresso non è mai un momento rituale,
dove la forma determina la sostanza e in cui un assise di
schieramenti precostituiti avvalla decisioni prese in altra
sede. E non è nemmeno il momento nel quale convergono, in modo
"democraticamente rappresentativo" tutte le espressioni che si
riconoscono nell'organizzazione federale. Senza tessere, né
deleghe in bianco, con la limitatezza dei propri mezzi
finanziari che provengono dall'autofinanziamento e
dall'autotassazione (contrariamente alle ricche dotazioni di cui
dispongono i partiti  di Stato), i congressi anarchici affermano
orgogliosamente la propria visione antiautoritaria, basata su
libero accordo e rifiuto di ogni imposizione.

Coscienti che i propri congressi possono essere difficilmente (e
solo in particolari condizioni) pienamente rappresentativi - in
quanto ad essi partecipano, in pratica, sia chi esprime solo se
stesso o un piccolo gruppo di compagni, sia chi è portatore di
deliberati di una collettività ampia e numerosa; come pure solo
chi ha i mezzi sufficienti per le spese necessarie e non è
svantaggiato dalle lontananze geografiche o dagli impegni del
lavoro salariato - gli anarchici si sono piuttosto impegnati
affinché i congressi servissero: "a mantenere ed aumentare i
rapporti personali fra i compagni più attivi, a riassumere e
fomentare gli studi programmatici sulle vie e i mezzi d'azione,
a far conoscere a tutti le situazioni delle diverse regioni e
l'azione che più urge in ciascuna di esse, a formulare le varie
opinioni correnti tra gli anarchici e farne una specie di
statistica - e le loro decisioni non sono regole obbligatorie,
ma suggerimenti, consigli, proposte da sottoporre a tutti gli
interessati, e non diventano impegnative ed esecutive se non per
quelli che le accettano e finché le accettano". (1)

Se i fondamenti stessi dell'essere e dell'agire anarchico (la
piena autonomia e quindi la piena responsabilità dei singoli
come del gruppo; l'accordo libero; il dovere morale di
rispettare gli impegni presi come pure il programma
sottoscritto) mantengono inalterato il loro valore ai fini della
costruzione di una società a carattere autogestionario, ne
consegue che gli stessi organismi (commissioni, gruppi di
lavoro, redazioni, ecc.) nominati dai congressi conservano
questa caratteristica pienamente antiautoritaria , rifuggendo
funzioni direttive e poteri censori. La libertà di espressione e
di azione, all'interno del programma altrettanto liberamente
accettato, di ogni singolo componente viene quindi naturalmente
esaltata a vantaggio di un agire collettivo che più sarà in
grado di far maturare livelli superiori di affinità, più renderà
l'organizzazione in grado di aumentare la propria influenza nel
sociale, proponendola come laboratorio della pratica sociale anarchica.

Certo, il congresso non può venire inteso semplicemente come una
palestra di idee e di utopie velleitarie, poiché l'impegno
militante che ci contraddistingue - sui terreni della lotta
sociale contro lo sfruttamento e l'oppressione per la giustizia
sociale - necessita di un confronto serrato, della conoscenza
puntuale dell'orientamento collettivo dell'organizzazione,
orientamento che su singoli temi può anche sfociare in pareri
discordi, pur all'interno del programma generale. Si può in
sostanza dare la situazione nella quale si formi una maggioranza
e una, o più, minoranze. E a volte può accadere che il tema in
discussione sia così importante da far preferire il
raggiungimento di un orientamento da portare all'esterno come
espressione dell'organizzazione piuttosto che limitarsi alla
statistica a fini interni. Rifiutando il principio maggioritario
non bisogna cadere nel nullismo. Partendo dal concetto che la
realizzazione del sistema sociale anarchico deve passare
necessariamente per il rifiuto dei mezzi coercitivi ed
autoritari (la violenza soprattutto quando esula dalle necessità
naturali dell'autodifesa) e per l'affermazione dell'eguaglianza,
si può facilmente comprendere che dando per scontato
l'impossibilità, sempre e comunque, di un accordo generale che
soddisfi pienamente i desideri dei vari soggetti coinvolti, tale
sistema sarà più facilmente operante nella misura in cui la
distanza dialettica tra maggioranze e minoranza/e sarà ridotta
ed il loro rapporto basato sulla spontaneità e
l'intercambiabilità. In sostanza più il senso di appartenenza,
lo spirito di tolleranza, la volontà di accordo, il rigetto di
ogni forma di prevaricazione, sia materiale che intellettuale,
caratterizzano i membri dell'organizzazione, più l'eventuale
formarsi di "schieramenti" sarà frutto dell'ordine naturale
delle cose, e quindi non traumatico per l'organizzazione ai fini
della salvaguardia delle sue caratteristiche antiautoritarie.
Nemici dichiarati del sistema democratico rappresentativo, forma
politica odierna della dittatura della borghesia, dobbiamo
lavorare in questa direzione per dare maggiore concretezza alle
nostre proposte organizzative, evitando scorciatoie
apparentemente efficientiste che ci porterebbero su tutt'altre strade.

Anche questo 24° congresso della Federazione Anarchica si
presenta come un momento di elaborazione e di orientamento
dell'azione collettiva, in una situazione però in cui più forte
si presenta la domanda del "che fare". Da parte dei lavoratori
schiacciati tra le famigerate "compatibilità" di sistema ed
un'opposizione strumentale, di facciata; di chi si vuole opporsi
alla guerra, ma è cosciente dei limiti delle azioni fin qui
condotte; dei migranti alle prese con l'infamità di un sistema
di ricatti e di esclusioni e le carità pelose delle moderne Dame
di s.Vincenzo; della gioventù sacrificata sull'altare della
flessibilità e della precarietà per un futuro sempre più
incerto; di quanti vedono attaccate le loro possibilità di
cultura e di cura della salute nel degrado dei servizi pubblici;
degli espulsi dalle città conquistate dalla speculazione
edilizia; di quanti hanno lottato per un mondo più giusto ed ora
si sentono abbandonati e traditi da una sinistra di potere,
imbelle, guerrafondaia e sostanzialmente collaborazionista; di
quanti e soprattutto quante sono alle prese con un revanscismo
culturale che sulla retorica della famiglia vuole tornare ad
imporre modelli patriarcali; di quanti vivono nelle galere la
giustizia di un sistema ingiusto; di quanti non sopportano il
revisionismo parafascista e l'oscurantismo culturale; di quanti
ci fanno giungere la loro voce dai paesi più poveri, violentati
dalla rapacità del neocolonialismo e dal suo sistema di guerre
che sul sangue di milioni morti garantisce i livelli di vita del
"primo" mondo; di quanti soprattutto non hanno più voce per
farsi sentire ma che chiusi nelle stamberghe, nelle baracche
delle periferie metropolitane, o trascinatisi per le strade alla
ricerca di qualche androne per ripararsi dal freddo, invisibili
per la ricchezza opulenta e sfacciata dei nuovi speculatori,
pongono con la loro esistenza una domanda di giustizia non più
eludibile. Troppe domande, forse, per una piccola organizzazione
militante come la nostra, con molti percorsi localistici e molte
scelte soggettive. Ma, come sempre, non è tanto il numero che
conta come pure la crescita quantitativa della FAI, ma quanto
questa crescita è conseguenza e riflesso della qualità di una
nostra proposta che sappia misurarsi e coinvolgere altri
soggetti, altre situazioni. Una proposta che, pur mantenendo
viva la capacità critica in grado di graffiare a fondo
l'oscenità del sistema di potere, sappia attrarre gli elementi
vitali, i militanti generosi, le coscienze ribelli, gli
oppositori coerenti, dando risposte concrete, possibilità di
percorsi attualizzando e rivitalizzando il gradualismo rivoluzionario. 

Certo nei confronti di uno scenario quotidiano di guerra, di una
repressione (e di una provocazione) montante, di un riacceso
conflitto di classe, di un disgregarsi del tradizionale tessuto
del lavoro salariato, di un attacco alle libertà individuali e
collettive, di una ripresa dell'attività razzista e fascista,
molti sono i problemi da affrontare e da risolvere, ma la loro
risoluzione può essere facilitata in un dibattito che tenga
anche conto dell'esperienza del movimento nel suo complesso, sia
su scala "nazionale" che su scala internazionale. Un movimento
in crescendo che ha ormai conquistato la sua visibilità e con
cui "altri" ormai devono fare i conti, magari mistificandolo o
tentando manipolazioni nei suoi confronti, oppure ricorrendo a
strategie di pura e semplice provocazione come si è già
verificato nei momenti di storia recente, a Piazza Fontana nel
1969 o con l'attentato al teatro "La scala" di Barcellona del
1976, quando le bombe di Stato hanno spezzato l'ondata crescente
del movimento costringendolo sulla difensiva. 

I tempi in cui ci troviamo ad operare non ci consentono viaggi
eterei né autoreferenziali. La concretezza dello scontro sociale
e della guerra internazionale ci chiamano, una volta di più, ad
un'azione ferma e coerente. Dopo aver dimostrato con le
iniziative di questi ultimi anni, con le manifestazioni
"nazionali" contro la guerra, con la partecipazione ai
principali momenti di opposizione di piazza alle moderne forme
internazionali dello sfruttamento capitalista, con il lavoro a
sostegno degli scioperi generali indetti dal sindacalismo di
base, con le numerosissime iniziative locali, di essere "in
piedi" e di essere in grado di dare un nostro contributo alla
lotta per la liberazione umana, oggi dobbiamo essere in grado di
dimostrare di essere capaci di formulare proposte per tutta
l'opposizione sociale, per impedire un suo scivolamento su
derive prettamente socialdemocratiche, cogestive e di
rappresentanza. L'opera di demonizzazione degli anarchici, che
passa con le accuse di terrorismo, scatenata dai media su chiara
indicazione degli organi repressivi dello Stato, vuole proprio
impedire che i movimenti di opposizione siano influenzati dalle
metodologie e dalle proposte anarchiche. Opera senz'altro vana
in quanto le idee di libertà vanno ben oltre le nostre modeste
persone, ma comunque capace di ritardare processi di maturazione
in chiave chiaramente libertaria. E sarà soprattutto su questo
terreno che il congresso potrà dare un suo importante, anche se
non definitivo, contributo.

Buon lavoro compagne e compagni! 


Massimo Varengo

(1) È un'opinione di Errico Malatesta che faccio mia.



http://www.ecn.org/uenne/


*******
                  *******
     ****** A-Infos News Service *****
          Notizie su e per gli anarchici

 Per iscriversi        -> mandare un messaggio a LISTS@AINFOS.CA e
                          nel corpo del msg scrivere SUBSCRIBE A-INFOS-IT
 Per informazioni      -> http://www.ainfos.ca/it
 Per inoltrare altrove -> includere questa sezione
 Per rispondere a questo messaggio -> a-infos-d-it@ainfos.ca




A-Infos Information Center