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(it) Umanità Nova n.42: Offensiva clericale: prossima tappa la legge sull'aborto

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Date Sat, 27 Dec 2003 11:12:33 +0100 (CET)


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Tutti in ginocchio

Non c'è niente da fare. Il Vaticano sta a Roma e la sua ingombrante
presenza non manca di soffocare quanto lo circonda. Sicché, quando si
tratta di assecondarne gli umori e la volontà, non c'è santo che tenga,
la pretesa laicità dello stato va a farsi, è il caso di dirlo,
benedire, e le figure da utili idioti cui si sottopongono i
"rappresentanti" del popolo italiano si susseguono con una costanza degna
di miglior causa. Si sa che il calare le brache è un passatempo italico
fra i più diffusi e praticati dai campioni di un opportunismo che nasce
da una lettura mal digerita di Machiavelli; e quello del lacchè è tuttora
uno dei mestieri più in voga e onorati fra gli
inquilini del Palazzo. E purtroppo si fanno sempre più frequenti le
occasioni di verifica di quanto detto.

Nella recente discussione parlamentare in merito all'approvazione della
legge sulla fecondazione assistita, che i bigotti non a caso si
ostinano a definire "procreazione", sembrava di essere in un
quagliodromo, tanto era praticato il salto della quaglia. Indifferenti ad
ogni altra considerazione di schieramento, quelle per le quali in altre
occasioni vorrebbero far credere di scannarsi a sangue, pressoché tutti i
cattolici presenti hanno infatti trovato una compattezza
spiegabile solo con l'umiliante desiderio di prostrarsi, in posizione
quanto mai imbarazzante, dinanzi al prete. Non preoccupandosi
minimamente, pur di accondiscendere ai desiderata della sacra
pantofola, di approvare un provvedimento così inutilmente punitivo ed
eticamente infame, quale quello illustrato da Rosaria sul numero scorso
di Umanità Nova.

Questo episodio, del resto, non è che l'ultimo atto, ma solo per il
momento, di una offensiva condotta con subdola determinazione dalle
gerarchie ecclesiastiche. Le quali, spinte dalla emulazione, sul loro
stesso terreno, dei cosiddetti integralisti islamici, si relazionano, nei
confronti della società civile, con lo stesso spirito
fondamentalista e totalitario che per altri versi, non senza ragioni,
denunciano. Rendendo evidente, con ciò, che quel preteso ecumenismo di
cui si è fatta vanto la chiesa di Wojtila, altro non è che un grottesco
mascherone dietro il quale si cela l'inestirpabile assolutismo dei preti.
La tolleranza è una preziosa vetrina che va esibita a ogni piè sospinto,
ma se il vento cambia e dovesse diventare un impiccio, va tolta di mezzo.
E basta!

Quanto è successo in questi giorni in Senato, come è facile immaginare,
non lascia presagire nulla di buono. Se l'orgogliosa visita del papa in
Parlamento aveva lasciato intuire una ripresa dell'invadenza clericale,
le più recenti vicende del no al "divorzio breve" e della rimozione del
crocifisso hanno mostrato il ricompattarsi trasversale dello
schieramento cattolico, sul carro del quale, come al solito, sono
saltati anche i Franceschi Nutelli di turno, impazienti di rifarsi la
verginità perduta nella lontana gioventù. Nonostante la conclamata
secolarizzazione della società, la capacità del clero di condizionare
grosse fette dell'elettorato è ancora notevole, per cui che male c'è nel
mostrare le vergogne una volta di più?

Diventa pertanto facile ipotizzare che, a breve, non mancheranno altre
manovre con le quali i preti cercheranno di recuperare le posizioni perse
negli anni in cui la società italiana aveva deciso di regolarsi
scegliendo, fra i vincoli della fede e i valori della coscienza, solo
questi ultimi. L'appetito viene mangiando e quello del prete, come si sa,
è proverbiale. Trasformati in legge quelli che sono solo contenuti
fideisti, anche se mascherati da pseudoscienza, si apre così la strada
per rimettere in discussione la possibilità di abortire senza ricorrere
in sanzioni. E qualche fanatico entusiasta, anche se prudentemente
ripreso dalle gerarchie ecclesiastiche che, come si sa, amano muoversi
coi piedi di piombo, ha già detto chiaramente che quello sarà il
prossimo passaggio.

La religione, dunque, e i suoi metafisici contenuti, intesi ancora una
volta come momenti di esclusione ed emarginazione, le convinzioni
individuali che devono diventare regole generali, la libertà di
coscienza destinata a cedere il passo alla volontà collettiva. È già
abbastanza pesante tollerare lo stato, figuriamoci ora uno stato etico!

Spesso interessati detrattori hanno cercato di far passare
l'anticlericalismo degli anarchici come l'anacronistico residuo di una
cultura formatasi ai tempi del potere temporale della chiesa. E questa
vulgata avrebbe una qualche spiegazione, se ci fossimo limitati a
denunciare le malefatte, le incoerenze e le ipocrisie di chi "sparge
l'impostura avvolto in nera veste". Ma la nostra opposizione
all'ingerenza del clero ha voluto affermare, soprattutto, la volontà di
non dovere uniformare le nostre vite a principi e valori nei quali non ci
vogliamo riconoscere. Una battaglia di libertà, dunque, la libertà per i
credenti di credere nel loro dio, la libertà per i non credenti di non
dover sottostare a credenze che rifiutano. Una battaglia
necessaria, dunque, come i fatti, purtroppo, continuano a dimostrarci.

Massimo Ortalli



Da "Umanità Nova" n. 42 del 21 dicembre 2003
http://www.ecn.org/uenne/




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