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(it) Umanità Nova n.42: Scenari di fine anno. Conflitto sociale

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Date Wed, 24 Dec 2003 12:54:30 +0100 (CET)


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Tensioni nella maggioranza, attendismo nell'opposizione

E' bene, quando si ragiona del livello dello scontro sociale, tenere
distinti i piani di lettura della situazione.
Che la questione salariale sia oramai riconosciuta come tale anche dalla
grande stampa, dai centri studi, dai politici di destra e di sinistra e
che persino sui "benefici" della flessibilità inizi a
serpeggiare qualche dubbio è un fatto.
é altrettanto vero che la presa d'atto che la tensione sociale è in
crescita non produce, di per sé, altro che "dibattito", quel dibattito
che va e viene e vede un emergenza scacciarne un'altra.

D'altro canto, questo stesso dibattito ha subito un'accelerazione
evidente dopo lo sciopero dell'ATM di Milano del 1 dicembre e quello,
immediatamente seguente, dei lavoratori del trasporto aereo di Roma. La
verità pratica di una questione, quella che si misura con gli atti e non
con le dichiarazioni di principio, con ogni evidenza pesa ancora. Detto
ciò, si tratta di ragionare sul legame che tiene in relazione lotte,
organizzazioni formali ed informali della classe, capacità
dell'avversario di fare fronte alla situazione.

Può servire una semplificazione radicale che definisca bene i livelli
dello scontro in atto:

- sul piano della rappresentanza politica, l'argomento non ci
appassiona ma dobbiamo tenerlo presente, sembra esservi una crisi di
consensi crescente verso la destra ed un accumularsi di tensioni
profonde nel corpo del blocco sociale che la sostiene. La sinistra, in
questa fase, attende le elezioni europee come un maxisondaggio e come
un'occasione di rilancio e non ha alcun interesse a radicalizzare lo
scontro sociale a breve. Non a caso la ritrovata unità fra CGIL, CISL e
UIL è valorizzata da tutta la sinistra dalla Margherita al PRC,
passando per i DS, anche se, nel caso del PRC, gli inni all'unità
sindacale rispondono più alla necessità di porsi come una forza
politica "responsabile" che al convincimento che si tratti di un
processo positivo per le sorti del PRC stesso;

- su quello della rappresentanza sindacale, il fronte CGIL - CISL, la UIL
conta come il due di coppe quando briscola è a bastoni, sembra tenere. La
CISL salva la sua dignità politica accusando il governo di non aver
tenuto fede alla clausole "positive" del Patto per l'Italia e la CGIL
entra, dolcemente, nella fase postcofferatiana riconsegnando al centro
sinistra il ruolo di rappresentanza politica e riscoprendo una vocazione
sindacalista "pura" che le permette di evitarsi scontri duri e spesso
perdenti, dove li ha condotti, e di pesare a livello
istituzionale nella misura della sua consistenza;

- a questo punto sembra battuta la politica sindacale del governo
incentrata sul tentativo di incunearsi fra CISL e CGIL e il governo
stesso deve fare i conti con le lacerazioni fra segmento hard (Lega e
settori di Forza Italia) e segmento soft (UDC e AN) della maggioranza che
lo sostiene.

- la scelta di rimandare a gennaio il contenzioso sulla "riforma" delle
pensioni appare, a questo punto, comprensibile. Intanto il governo farà
passare una legge finanziaria di profilo basso e, poi, si entrerà nel
vivo. CGIL-CISL-UIL dovranno, almeno se la storia degli ultimi anni ci
insegna qualcosa, trovare un accordo fra di loro sulla materia e
definire possibili scenari che possono andare da qualche concessione sul
taglio delle pensioni in cambio di garanzie per il loro
insediamento istituzionale al tentativo di spostare in vanti tutto il
pacchetto. È interessante notare che sulla questione delle pensioni una
parte consistente della sinistra non vede male una "riforma" impopolare e
gestita dalla destra che la lascerebbe, nel caso di un cambio di governo,
libera da impicci troppo rilevanti.

Una soluzione al ribasso, quale è quella che ipotizziamo dovrebbe,
comunque, misurarsi con la mobilitazione che gli stessi sindacati
istituzionali hanno messo in piedi e con il fatto che il "popolo della
sinistra" ha straordinarie capacità di assorbimento delle giravolte dei
suoi gruppi dirigenti ma non è totalmente, anche se ha volte sembra lo
sia, rintronato.

In particolare l'area che fa riferimento al PRC e che vive come un bene o
un male necessario il grande fronte unitario antiberlusconiano
rischia di trovarsi in serio disagio nel caso di un voltafaccia troppo
radicale e, sul piano sindacale, altrettanto si può dire per la nei
secoli fedele sinistra della CGIL.

Soprattutto, però, sarebbero settori di lavoratori a non apprezzare che
la loro mobilitazione sia svenduta in cambio di quote di potere ai
sindacati di stato.

Si tratta, per noi, di lanciare, da subito, una campagna sul tema del
salario, della previdenza, della precarizzazione che individui sia i
problemi centrali che le concrete proposte d'azione da sviluppare e, da
questo punto di vista, i recenti scioperi nel settore del trasporto
urbano, e non solo, qualcosa possono insegnare.

Cosimo Scarinzi



Da "Umanità Nova" n. 42 del 21 dicembre 2003
http://www.ecn.org/uenne/




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