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(it) e correva correva correva la locomotiva...

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Wed, 20 Aug 2003 16:01:57 +0200 (CEST)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
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Da: "obzudi" <obzudi@mortemale.org>

E CORREVA CORREVA CORREVA LA LOCOMOTIVA...

L'estate rovente di Trenitalia, almeno in Liguria, comincia presto. Già a
giugno, infatti, i numerosissimi e mai affrontati problemi relativi a
materiali rotabili, mezzi di trazione, linee, esplodono in tutta la loro
drammaticità. Sulla Genova - Torino ed in particolare sulla Genova -
Milano i treni accumulano ritardi quotidiani sempre più consistenti,
partono dalle stazioni di origine corsa in condizioni indecenti
(sovraffollamento, scarsa pulizia, composizioni ridotte, impianti di
climatizzazione e di
illuminazione guasti, ecc.), i viaggiatori protestano sempre più
veementemente con il personale viaggiante.

Inizialmente i capitreno cercano di gestire la situazione - le
"criticità", come vengono eufemisticamente definiti i disservizi dalla
dirigenza di Trenitalia - ma appare subito chiaro che dietro a tali e
tanti problemi c'è qualcosa di sospetto. Vetture in arrivo la mattina a
Torino e segnalate come guaste dal personale viaggiante ripartono la sera
senza che sia stata effettuata alcuna riparazione. Motivo: per le
riparazioni devono essere inviate alla loro residenza, i budget di spesa
sono stati rigorosamente divisi per officine. Così una vettura con le
porte d'accesso che non si aprono, con il condizionamento non funzionante
o priva di illuminazione viene rimessa in composizione e viaggia fino a
Napoli o Reggio Calabria. A volte tali vetture, per l'intervento deciso
dei capitreno, vengono poste in composizione ma fuori servizio e questo,
se da un lato garantisce la sicurezza el trasporto, dall'altro determina
ulteriori problemi legati ad eventuali prenotazioni e ad un maggiore
sovraffollamento.

Il capotreno si trova spesso a dover fronteggiare da un lato la dirigenza
di Trenitalia che - attraverso i suoi quadri - creca di far partire i
treni in ogni condizione e dall'altro i viaggiatori che gli chiedono di
prendere provvedimenti anche molto decisi (non far partire il treno fino
a quando i problemi non sono stati risolti, ad esempio). Il risultato
sovente è un compromesso, con capitreno e conduttori che fanno partire i
treni
assumendosi in proprio responsabilità e rischi.

Il sospetto è che si cerchi di portare alle estreme conseguenze il
degrado di quello che rimane del servizio ferroviario pubblico, per
consentire un'accelerazione del processo di liberalizzazione -
privatizzazione entrato ormai nella sua fase decisiva. I "sollevamenti
popolari", in questo senso, appaiono funzionali a questa strategia ed è
per questo che Trenitalia li tollera di buon grado, mentre non sopporta
chi, tra il personale, pretende di trovare soluzioni ai problemi.

Nel mese di luglio salta il tappo. La Repubblica pubblica una sorta di
dossier sullo stato delle ferrovie in Liguria, sul Secolo XIX e su altri
giornali si scatena la protesta dei viaggiatori occasionali e dei
pendolari contro Trenitalia ma soprattutto contro il personale
viaggiante, accusato di arroganza e indifferenza. Tali proteste si
trasferiscono sui treni ed arrivano ad assumere le caratteristiche di
vere e proprie aggressioni verbali organizzate contro i ferrovieri,
condite di insulti e derisioni collettive del loro lavoro. In trattativa,
intanto, nulla si smuove. A Genova vengono fatti due scioperi -
sotterraneamente osteggiati, anche se formalmente "coperti", dalle OO.SS
ufficiali, in particolare dalla FILT - CGIL - su una piattaforma che vede
al centro delle rivendicazioni del personale viaggiante la sicurezza e la
soluzione dei problemi connessi al trasporto ferroviario. Gli scioperi,
nonostante il boicottaggio congiunto di azienda, sindacati e della quasi
totalità delle rsu, riescono in pieno, con percentuali da brivido: 73% e
del 65%. L'azienda continua nella sua politica dello struzzo.

Nell'ultima trattativa l'unico rsu combattivo, sostenuto dal Collettivo
PV e dalle lavoratrici e dai lavoratori dell'impianto di Genova Principe,
informa la Società che se non verranno presi provvedimenti, la questione
rimbalzerà sui media. La Società non reagisce.

Di fronte a tutto ciò l'rsu decide di inviare al Secolo XIX una lettera,
che viene pubblicata il 16 luglio. La Società a questo punto reagisce e -
con modalità estremamente discutibili - gli commina 10 giorni di
sospensione per aver leso l'immagine di Trenitalia. Il resto lo potete
leggere nella documentazione che segue.


L'Avamposto degli Incompatibili

I FATTI

Dieci giorni di sospensione a Fabrizio Acanfora, l'unico RSU
dell'impianto che ha denunciato attraverso i media le responsabilità
della dirigenza tenitaliota nei gravi disservizi che si stanno da mesi
verificando a bordo treno. Fabrizio ha difeso la professionalità e
l'operato di tutto il personale viaggiante e l'ingegner Rolando lo ha
punito. Punirne uno per educarne cento sembra essere il motto di questa
illuminata dirigenza.Educare al silenzio ed all'accettazione passiva di
qualsivoglia diktat aziendale.


Ricordate la lettera "Parla un ferroviere" pubblicata sul secolo XIX in
data 16 luglio?

Molti di voi l'avranno certamente conservata, molti di voi hanno
manifestato a Fabrizio la propria approvazione e soddisfazione per essere
stati difesi e riabilitati dopo mesi di insulti continui nei confronti
del personale viaggiante sulla stampa e soprattutto sui treni.

Le testimonianze raccolte tra i colleghi sono allucinanti ; personale di
scorta beffeggiato da gruppi interi di viaggiatori, colleghe aggredite da
pesanti offese verbali, volti sconvolti ed occhi fuori dalle orbite in
discesa dai convogli incriminati.

Questi treni li conosciamo bene: 345 Basilea - Nizza, 623 Venezia -
Milano; a questi pezzi unici si aggiungono l'IC notte 785, molti IC in
partenza da Torino P.N.

Numerose relazioni scritte ed innumerevoli lamentele verbali invadono le
scrivanie dei tutor ma forse non sono mai giunte sulla scrivania dell'
ingegnere.

È provato però che in sede di trattativa le RSU abbiano paventato la
possibilità di informare i media delle pesanti responsabilità in capo
alla dirigenza trenitaliota rispetto alle gravi carenze del servizio in
termini di sicurezza ( dotazione telefoni cellulari a tutta la squadra,
gallerie attrezzate con il cavo fessurato) e comfort (aria condizionata
spessissimo guasta anche su carrozze prive di finestrini). La dirigenza
ha fatto spallucce di fronte alla prospettiva di finire sui giornali. Non
ha fornito alcuna prova documentata rispetto all'aver avviato
provvedimenti concreti. Neppure verbalmente si è assunta alcun impegno.
Dell'ultima trattativa non c 'è neppure uno straccio di verbale come a
voler mascherare l'evidente rottura con la controparte sindacale.

***


Fabrizio affronta con impegno, serietà e senso di responsabilità il ruolo
di RSU; non è un figurante; c'è una vertenza aperta da quasi un anno
ormai su queste problematiche, ci sono state 32 ore di sciopero, c'è
l'attacco frontale al personale viaggiante su treni e giornali; e la
dirigenza tace, tira un sospiro di sollievo perché il fango lo gettano su
capitreno e cst non sugli ingegneri che possono continuare a godersi
l'estate, le
scampagnate la domenica, le grigliate al tramonto mentre nelle stesse ore
il personale di bordo - in splendida solitudine lo ribadiamo - gronda di
sudore insieme ai viaggiatori su vetture con l'aria condizionata guasta,
prende servizio su convogli affollati all'inverosimile, si sente
rispondere dai CTP territoriali che deve comunque partire per non correre
il rischio di essere denunciato per interruzione di pubblico servizio.
Sul treno i viaggiatori minacciano denunce se il capotreno fa partire il
treno. Tra questi due fuochi il personale di scorta trova faticosamente
soluzioni di compromesso, complice anche un pizzico di fortuna. Ma fino a
quando ci assisterà la dea bendata? Chi cercherebbero se un attacco
d'asma dovesse colpire un viaggiatore a bordo di una vettura con l'aria
condizionata guasta, noi o l' ingegner Rolando?


***


La lettera alla rubrica della signora Forti non è piaciuta perché
attribuisce le responsabilità in capo ai soggetti preposti, perché dice
pane

al pane e vino al vino, perché dice la verità.

Nella contestazione, vergognosa ed azzardata, si nega l'evidenza e si
negano i problemi che nel corso di tutta l'estate abbiamo sollevato; in
particolare l'ingegner Rolando smentisce che il personale di scorta si
assuma in proprio delle responsabilità.Chi altro le condivide? Non ci
risulta che sul treno operino altri soggetti con le mansioni, gli
obblighi e le competenze del PdB.

Gridare che il re è nudo piuttosto che ammantato di una preziosa
pelliccia di ermellino, ha provocato questa reazione scomposta.Una
punizione esemplare quanto ad arroganza.

Dieci giorni di sospensione come un rimprovero verbale del resto, ledono
il diritto di espressione costituzionalmente garantito ed evidenziano le
intenzioni di questa dirigenza. Non risolvere i problemi e scaricare
tutti gli oneri sul personale viaggiante.

Nei prossimi giorni ASSEMBLEA del PERSONALE per decidere le azioni di
lotta volte a sostenere Fabrizio e le nostre ragioni.


Collettivo Personale Viaggiante Genova


Genova, 18 agosto 2003



LA LETTERA

Gent.ma Sig.ra Forti, ho avuto modo negli ultimi giorni di leggere, nella
sua rubrica, lettere di pendolari estremamente critici nei confronti del
servizio di trasporto ferroviario svolto da Trenitalia SpA. Le critiche
espresse da questi viaggiatori scontenti sono gerericamente rivolte a
Trenitalia, molto spesso raggiungono il personale viaggiante ma
risparmiano - chissà perché - i governi, i partiti politici ed i
sindacati che hanno fortissimamente voluto lo smembramento dell'Azienda
Autonoma Ferrovie dello Stato, spingendo un servizio pubblico essenziale
come le ferrovie verso la liberalizzazione selvaggia, ed i numerosi
dirigenti della Società e del Gruppo FS che seraficamente "governano"
questa situazione. Sono un Capo Treno del Deposito Personale Viaggiante
di Genova Principe, delegato Rsu Filt - Cgil, e quasi quotinianamente
scorto i treni sulla linea Genova - Milano, quella più frequentemente
oggetto delle lamentele dell'utenza. I problemi sollevati sono reali, i
viaggiatori hanno ragioni da vendere. Il personale viaggiante non è
indifferente a questi problemi. Il personale viaggiante combatte la sua
diuturna battaglia contro le mille "criticità" - come vengono
eufemisticamente definiti i disservizi dalla Società - quasi sempre
assumendosi responsabilità, anche penali, in splendida solitudine. Se i
treni viaggiano ancora, pur tra mille difficoltà ed in condizioni spesso
allucinanti, lo si deve in gran parte alle lavoratrici ed ai lavoratori
del personale viaggiante che condividono i disagi e lo stress dei
passeggeri, rischiando per di più in proprio per continuare a garantire
un minimo di servizio pubblico e sociale mentre altri, che non si degnano
neppure di mostrarsi e di rispondere
pubblicamente, stanno alacremente lavorando - attraverso la
privatizzazione - per eliminare il diritto alla mobilità di milioni di
cittadini. Negli ultimi mesi il personale viaggiante di Genova Principe
ha scioperato due volte a sostegno di una vertenza che vedeva al primo
posto la sicurezza del trasporto ferroviario. Chiedevamo che venisse
assegnato ad ogni agente un telefonino di servizio efficiente e che le
gallerie della Liguria fossero attrezzate con cavo fessurato, in modo da
permettere sempre quelle comunicazioni bordo - terra che oggi sono
consentite, tranne qualche eccezione, solo a cielo aperto. In sede di
trattativa i nostri dirigenti ci hanno risposto che non gli risulta che i
telefoni cellulari garantiscano la sicurezza... Credo che solo
lavoratrici e lavoratori estremamente coscienti, responsabili e per nulla
indifferenti possano mettere al primo posto, nelle loro rivendicazioni,
la tutela della sicurezza delle persone che
trasportano. Propongo che il suo giornale si faccia promotore di un
incontro pubblico tra una delegazione di pendolari, i rappresentanti
delle
lavoratrici e dei lavoratori (i delegati Rsu) del personale viaggiante di
Genova ed i dirigenti locali di Trenitalia SpA. Ciò al fine di sgombrare
il campo da equivoci, da sterili polemiche e di inaugurare una nuova
stagione di relazioni per difendere e migliorare, insieme, il trasporto
ferroviario pubblico e sociale. Distinti saluti.

Fabrizio Acanfora Delegato FILT - CGIL RSU
48 Personale di Bordo Trenitalia SpA - Divisione Passeggeri Genova


N.B. La parte in corsivo non è stata pubblicata.

DEMOCRAZIA O REGIME?
Commento politico di Fabrizio Acanfora

La vicenda che mi vede mio malgrado protagonista ci dovrebbe far
riflettere su quanto i confini tra democrazia e regime siano labili,
almeno in questo Paese. La propaganda di tanti soloni - anche e
soprattutto esponenti della "sinistra" rispettabile - ha sempre voluto
farci credere che in democrazia c'è spazio per le idee di tutti, che i
diritti di pensiero e di parola sono sacri. La Costituzione italiana,
poi, sulla carta è avanzatissima e sancisce, ad esempio, che il nostro è
un Paese fondato sul lavoro e che il diritto di sciopero è tutelato.
Peccato che questi nobili principi si infrangano, al momento buono, sugli
interessi delle lobby di potere, delle classe dominanti e dei loro servi
politici e sindacali. Così l'Italia diventa un Paese fondato sul lavoro
precario, il diritto di sciopero viene abolito, i diritti di pensiero e
di parola subordinati agli interessi delle aziende e via di seguito.

Intendiamoci, io non ho mai creduto nel valore della democrazia borghese,
un sistema utile solo alla difesa degli interessi capitalistici. Certo ho
sempre pensato che sia meglio vivere in democrazia piuttosto che sotto
dittatura e non ho mai creduto che a maggiore repressione corrisponda
necessariamente maggiore opposizione. Soprattutto ho sempre ritenuto
giusto approfittare degli spazi democratici per poter lavorare meglio,
sia politicamente che sindacalmente. Sono sempre stato un convinto
sostenitore del gradualismo rivoluzionario, ho sempre pensato che ogni
conquista dei lavoratori possa costituire un trampolino di lancio per
altre conquiste più importanti, fino al superamento definitivo
dell'attuale modello sociale e politico e del modo di produzione
capitalistico. Ginnastica rivoluzionaria, come la definiva Errico
Malatesta.

Ma cosa distingue oggi, anche per un sincero democratico o un ingenuo -
che sono poi la stessa cosa -, una democrazia borghese da un regime? che
non ti perseguitano con metodi polizieschi? che non ti sparano nelle
piazze? che non ti torturano nelle carceri? A parte il fatto che a volte
questo succede - vedi Napoli, Genova, l'inchiesta di Cosenza, solo per
citare gli eventi più recenti della nostra storia -, in questo momento si
fa fatica a riconoscere la differenza tra i due sistemi. E non solo per i
colpi di mano di Berlusconi e dei suoi accoliti, "perseguitati" da quella
stessa magistratura - idolatrata da Nanni Moretti, girotondini e guitti
vari della "sinistra" di palazzo - che poi non esita a scagliarsi contro
i lavoratori a difesa degli interessi aziendali. No, il regime non è solo
Berlusconi. Il regime è anche l'altra faccia della medaglia Berlusconi,
il suo alter ego, quel centro"sinistra" che ha ideato e varato tutti i
peggiori provvedimenti antipopolari degli ultimi anni, che ha inventato e
sostenuto le
privatizzazioni, che ha vergognosamente sabotato il referendum
sull'estensione dell'art. 18 a tutti i lavoratori. Il regime è anche
quello che viviamo quotidianamente sui posti di lavoro: l'arroganza di
dirigenti aziendali che credono di essere i padroni delle ferriere ma
anche di certi apparati e di certi uomini d'ordine sindacali che
impiegano tutto il loro tempo a cercare di distruggere le lotte dei
lavoratori e che fanno dell'intrigo, della calunnia e della diffamazione
contro i dissidenti le loro pratica quotidiana.

Anche questo è regime. Anche questa è democrazia. Una democrazia in cui
se resistiamo alla svendita dei servizi pubblici ai privati, se
denunciamo le condizioni schiavistiche in cui vengono tenuti milioni di
lavoratrici e di lavoratori italiani ed immigrati precari e sottopagati,
se lottiamo e scioperiamo siamo nemici della nazione; se parliamo e
scriviamo ai giornali veniamo puniti perché dobbiamo solo lavorare e
tacere. Non dobbiamo pensare, non dobbiamo esternare le nostre idee, non
dobbiamo lottare. Dobbiamo essere tutti carabinieri: usi ad ubbidir
tacendo.

Da destra e da "sinistra" vogliono trasformare il nostro Paese in un
grande carcere - caserma. Non tanto e non solo con le armi e la
repressione ma soprattutto attraverso l'intimidazione ed il consenso
estorto.
Impediamoglielo. Pratichiamo tutte e tutti quei diritti che stanno
abolendo: scriviamo, parliamo, urliamo le nostre idee.

Anche in questo caso, non deleghiamo solo ad alcuni di noi il compito di
combattere una battaglia che ci riguarda tutti.

"Sfortunato quel Paese che ha bisogno di eroi". Berthold Brecht

Fabrizio Acanfora


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