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(it) organizzazione, libertà, felicità

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Date Sun, 13 Apr 2003 13:43:27 +0200 (CEST)


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Da: "tiziano antonelli" <t.antonelli@tin.it>

Organizzazione

L’importanza dell’organizzazione per gli anarchici;

Sul tema dell’importanza dell’organizzazione per gli anarchici esiste già
una vasta letteratura, a cui non intendo contribuire, rischiando solo di
dire cose già dette. L’importanza a cui mi riferisco è il vantaggio che
gli anarchici come individui trovano nell’organizzazione anarchica, il
vantaggio che essa porta alla loro vita di tutti i giorni.

L’ultimo contributo significativo lo ha dato Cosimo Scarinzi ne “L’enigma
della transizione”, anche se non si scosta dalla tradizionale
interpretazione della militanza come sacrificio, riproponendo
rimasticature tipiche del movimento del ’77.

Ora gli anarchici affermano che la causa della maggior parte dei mali di
cui soffrono gli uomini deriva dalla cattiva organizzazione sociale,
l’insieme degli anarchici (organizzati o meno) può essere considerato
come un’ organizzazione sociale in piccolo; da quanto abbiamo detto prima
deriva che la cattiva organizzazione sociale degli anarchici accresce,
ovviamente, le sofferenze di chi vi partecipa. Perché allora arrabattarsi
per qualcosa che comunque riuscirà imperfetto, acuendo le nostre
sofferenze che si andranno ad aggiungere a quelle che derivano
dall’esistenza dei governi, della proprietà privata, a tutto ciò che
caratterizza la società nel suo complesso? Siamo sicuri che il buon
funzionamento dell’organizzazione degli anarchici sia sufficiente a
diminuire le nostre sofferenze di ogni giorno?

l’organizzazione caratterizzata dalla libertà

Per poter dare una risposta a questa domanda, è opportuno ribadire ciò
che caratterizza l’organizzazione anarchica: la libertà. Fin dal
Congresso di Saint Imier, il rifiuto del principio di maggioranza impegna
ogni membro dell’organizzazione a scegliere in prima persona, senza
delegare questo difficile ed impegnativo compito ad una maggioranza o
addirittura ai rappresentanti di essa. Attraverso le sue varie
trasformazioni, l’ organizzazione anarchica si è sempre caratterizzata
per la coerenza con questo principio

Libertà

Possiamo dare una definizione generale di libertà come la possibilità di
scegliere, cioè la possibilità di compiere atti volontari. Questa
definizione della libertà è solo apparentemente formale: se noi
consideriamo, come comunemente vengono considerati, involontari gli atti
compiuti per forza o per ignoranza, vediamo che la libertà non si dà se
gli uomini non sono liberi se non sono privi di condizionamenti e se
hanno gli strumenti culturali per fare scelte con cognizione di causa.
Questi condizionamenti non sono solamente sociali, sono anche dettati
dall’ influenza dell’ambiente naturale. Il tema della libertà si pone
quindi come tema sociale allorché si raggiunge uno sviluppo delle forze
produttive tale da sottrarre l’uomo al condizionamento immediato delle
forze naturali; allo stesso modo nella misura in cui la cultura cessa di
essere proprietà esclusiva di una casta di chierici che se la tramandano
per cooptazione, ma si basa sempre più sull’attività pratico-sensibile di
tutti gli uomini, si creano le condizioni perché tutti , compatibilmente
con l’organizzazione della società, possano aspirare ad appropriarsene.
In particolare nell’attuale società l’immensa massa dei proletari è priva
della libertà, in quanto per definizione il proletariato è determinato
all’ interno del processo di produzione capitalistico, ne esce
continuamente come prodotto privo del possesso dei mezzi di produzione e
di sussistenza, e vi partecipa, quando vi partecipa e non si limita a
vegetare nell’esercito industriale di riserva, come fattore della
produzione diretto dal capitalista o dai suoi funzionari.

A questo punto possiamo definire un percorso che, partendo dalla
conquista della disponibilità dei mezzi di produzione, dei mezzi di
sussistenza e della cultura per tutti, passi per un’attuazione
sostanziale e quindi sociale della libertà, che si traduca in un’adeguata
organizzazione sociale, arrivi a mettere ciascuno in grado di scegliere
ciò che ritiene essere il massimo bene.

Felicità

Una definizione abbastanza semplice della felicità la caratterizza come
ciò che si sceglie di per sé e non in vista di un altro bene. In questa
definizione è implicata la possibilità di scegliere, quindi rimanda
direttamente al problema della libertà; allo stesso tempo rimane
impregiudicato che cosa rappresenti la felicità per ciascun essere umano,
è difficile comunque che essa sia compatibile con qualsivoglia
limitazione delle facoltà, fisiche o mentali; quindi rimanda a quella
trasformazione sociale che è nelle aspettative di tutti gli anarchici.
La felicità ha quindi come indispensabile premessa la libertà, sia come
libertà dal bisogno, sia come libertà dall’ignoranza, sia nel senso più
completo di libertà di scelta.

L’organizzazione anarchica si caratterizza come organizzazione che si
basa sulla libertà individuale; quindi, a prescindere dalle condizioni
materiali in cui si trova ad agire, la partecipazione ad un insieme di
relazioni basate sulla libertà consente ai suoi membri il massimo di
felicità possibile, proprio in quanto all’interno delle strutture formali
dell’ organizzazione è possibile applicare quel criterio di scelta che è
la premessa della felicità.

La risposta alla domanda che ci siamo posti all’inizio non può essere
quindi che partecipare all’organizzazione anarchica significa, al di là
dei contenuti particolari dell’azione politica, di per sé diminuire le
sofferenze di ogni giorno.

Livorno, 06/04/03
tiziano antonelli




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