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(it) Tentativi di sabotaggio alla manif del 12/4 [ALT MEDIA]

From worker-a-infos-it@ainfos.ca (Flow System)
Date Thu, 10 Apr 2003 21:32:46 +0200 (CEST)


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A - I N F O S N E W S S E R V I C E
http://www.ainfos.ca/
http://ainfos.ca/index24.html
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Da: Meletta <meletta@aconet.it>

E' evidente che sono iniziati i tentativi attraverso i media per sabotare
e svuotare la manifestazione di sabato 12. Sospetto che anche i problemi
che sono sorti sul sito di Indymedia abbiano qualcosa a che fare con
questo (qualcuno né sa qualcosa?).

Si cerca si mettere paura alle persone con il solito sistema di blaterare
a proposito di frange estremiste ( i cosidetti "guastatori" e "gli
estremisti di ieri e di oggi").

E' un tentativo che il movimento ha già saputo battere e batterà ancora.
Certo non ci stracceremo le vesti se i "politici" dell'Ulivo se né
staranno a casa. Contro la guerra possiamo anche fare a meno
dell'autonomia del politico, è un altra autonomia quella di cui abbiamo
ancora bisogno. Quella delle persone, proletaria, operaia, di classe.
Saluti comunisti libertari
Carlo
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Il corteo sulla pace diventa un'altra cosa

La fine della guerra trasforma la manifestazione per la pace di sabato.
Cambio in corsa degli slogan ("fine dell'occupazione"), leader assenti e
una grande paura: che alla fine vadano in piazza solo i "duri e puri".
di Mario Lavia

ROMA - Grande, sarà grande. Ma è chiaro a tutti che la manifestazione
contro la guerra di sabato a Roma, pensata come l'ennesima protesta
contro le bombe, rischia di diventare un'altra cosa. Uno sfogatoio
antiamericano, un collettore di rabbia. Uno scenario ideale per i
"guastatori", per gli estremisti di ieri e di oggi che finora sono stati
imbrigliati nella multicolore galassia pacifista.

Gli organizzatori, però, vanno avanti per la loro strada: "Le condizioni
per ripetere l'exploit della manifestazione del 15 febbraio ci sono. Non
abbiamo avuto nessuna disdetta, arriveranno i treni e i pullman previsti,
l'organizzazione è forte". Il rischio tuttavia è che la gente comune,
quella non inquadrata, proprio quella che costituisce la "ciccia" delle
grandi mobilitazioni, se ne stia a casa non comprendendo le ragioni di
una manifestazione contro la guerra ora che la guerra è finita.

Senza dire - ma va detto - che i leader dei partiti chissà dove saranno.
I principali, Rutelli e Fassino, non ci saranno, anche se i rispettivi
partiti, Margherita e Ds, hanno aderito. "Io non ho problemi politici ad
andare", ha confidato Massimo D'Alema. "Se c'è un voltafaccia dei leader
sara' un problema loro", dicono i promotori, mentre c'è chi fa capire che
"se venissero si beccherebbero i fischi della gente". Il rischio dunque
è quello di un restringimento delle forze, di una mobilitazione
circondata dalla freddezza del centrosinistra.

Così perlomeno la vede Paolo Cento, deputato dei Verdi, ufficiale di
collegamento fra la piazza e il Palazzo: "Il problema esiste. E'
indispensabile che lo schieramento rimanga ampio. D'altronde non si vede
perché non dovrebbe essere così. Chiaro, la parola d'ordine del corteo
non può essere più quella del cessate il fuoco, sarebbe senza senso, ma
quella del no alla guerra infinita. Già si parla dell'attacco alla
Siria, all'Iran. I pacifisti devono dire di no a questo scenario e dire
di sì ad una transizione
gestita dall'Onu che porti a libere elezioni in Irak entro sei mesi".

E qui piomba una nuova parola d'ordine che farà storcere il naso ad
almeno tre quarti di centrosinistra: "Via le truppe di occupazione
anglo-americane". Truppe di occupazione? Ai "blairiani" di casa nostra
verrebbero i brividi. I vari Amato, D'Alema, Rutelli, ormai lanciati in
una gara di velocità a chi è più blairiano degli altri. "Amato? E' stato
zitto per settimane, quando la guerra infuriava...", nota malizioso
Pietro Folena. "Spero che non si consideri chi parla con Blair un
traditore - ha scandito ieri sera Massimo D'Alema - non siamo ai tempi
della prima guerra mondiale, quando i Paesi che votavano i crediti di
guerra erano considerati traditori e nacque la Terza Internazionale. Qui
non nasce nessuna Internazionale...".

E sempre ieri sera, a Porta a Porta, Piero Fassino ha dato l'impressione
di voler accorciare, e di molto, il fossato che si era scavato fra la
sinistra e il governo. Sempre D'Alema (ma anche Rutelli) era stato
chiaro che più chiaro non si può: "Se l'opposizione dà una mano,
l'Italia, nel semestre di presidenza della Ue, può contribuire a
riannodare il dialogo col mondo arabo. Io per esempio ho in programma
una serie di viaggi nei paesi arabi...". Con questi propositi di "dare
una mano" è sicuro che nell'Ulivo le divisioni sono destinate non solo a
ripresentarsi ma ad acuirisi, visto che la sinistra di Cofferati ha
eletto Tony Blair a nemico numero uno.

(10 APRILE 2003; ORE 12:30) www.ilnuovo.it




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