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(it) Umanità Nova n.30 - Cofferati e "La cognizione del dolore"

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Date Fri, 27 Sep 2002 06:06:21 -0400 (EDT)


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Da "Umanità Nova" n. 30 del 22 settembre 2002 



Cofferati e "La cognizione del dolore"
Verso lo sciopero generale 


E allora sì, alla fine deve confessarlo. Ragazzi, via, "certo
che tutto questo, affetto e speranze, è gratificante". Però
calma, ci sono duemila ragioni per cui è anche rischioso, e
insomma "io spero che non mi travolga, è una responsabilità
pesante da portare".

Tanto per non dimenticarsene, sul treno da Roma Cofferati si era
portato Gadda e "La cognizione del dolore". Adesso, cena veloce
di mezzanotte prima dell'auto per il ritorno, il libro sta lì
sul tavolo accanto a un piatto di salumi. Con lui che sorride
ammiccando: "Credo che mi servirà".
    Da "Il Corriere della Sera" del 16 settembre 2002


Attenzione, ha notato con una certa acutezza un avversario, il
portavoce di Forza Italia Sandro Bondi, "Cofferati sta studiando
e copiando la discesa in campo di Berlusconi. Per lui il ritorno
alla Pirelli non sarà un fatto di coerenza, ma una scelta di
grande risonanza mediatica".
Da "La Stampa" del 16 settembre 2002


Venerdì 13 settembre, a Torino, la FIOM, in occasione dello
sciopero dei metalmeccanici ha organizzato un presidio ed un
comizio del Segretario della CGIL dinanzi a Mirafiori.

Erano presenti circa 500 lavoratori, un numero singolarmente
basso per un'occasione del genere. Ragionandone diversi compagni
si rilevava che evidentemente la CGIL non ha investito molto
sull'iniziativa. Sarebbe infatti bastato muovere l'apparato
della CGIL per garantire una presenza decisamente più
consistente. D'altro canto è un fatto che i lavoratori non erano
presenti in misura significativa anche se, negli interventi dal
palco, si poneva l'accento sulla buona riuscita dello sciopero,
sull'orgoglio FIOM, sulle colpe di FIM e UILM.

In particolare, i dirigenti ed i quadri della FIOM denunciavano
il rifiuto della FIAT di concedere le assemblee alla FIOM. Era
inevitabile per chi, come molti compagni del sindacalismo di
base, prova, per diretta esperienza, cosa significa la mancanza
dei più elementari diritti sindacali grazie agli accordi fra
padronato, governo e CGIL-CISL-UIL, il rilevare come la CGIL non
apprezzi il sapore della medicina che somministra ad altri con
tanta disinvoltura. Nondimeno, proprio perché non ci
caratterizza la logica del mal comune mezzo gaudio, va
riconosciuto che questa scelta della FIAT è, di per sé ed al di
là del giudizio che diamo sulla CGIL, un fatto grave ed un
segnale del ridursi delle libertà.

La modesta performance del 13 settembre della FIOM torinese
appare ancora più significativa se si pensa alla riuscita,
decisamente notevole, della manifestazione romana del 14
settembre.

Sembrerebbe, insomma, che i cuori del popolo della sinistra si
scaldino con maggior facilità alla prospettiva di battaglie
politiche tanto generali quanto generiche rispetto
all'iniziativa sul terreno immediatamente sociale e sindacale. 

Senza liquidare la rilevanza oggettiva della manifestazione
romana che, piaccia o meno, segnala il fatto che il governo è
riuscito nell'impresa di riappacificare la sinistra statalista
con la sua gente è un fatto che è lecita la sensazione che, per
il gruppo dirigente della CGIL, sembra essere più rilevante la
costruzione di un'area di consenso fra i generici cittadini che
l'apertura di una stagione di lotte sui temi del salario, del
reddito, dell'occupazione, dei diritti. 

E, se è così, non è un caso. Un'iniziativa sindacale forte,
infatti, non potrebbe che porre in discussione nei fatti e,
inevitabilmente, esplicitamente la linea di politica sindacale
che la CGIL ha costruito negli anni.

A questo proposito, può valere la pena di lasciare la parola ad
autorevoli esponenti della stessa CGIL.


Nel documento "Per una vera svolta nella linea della Cgil"
recentemente approvato da una riunione nazionale dei quadri di
"lavoro Società - cambiare rotta" della Cgil si afferma, infatti:

"anche se la Cgil sembra oggi esprimere un comportamento
maggiormente difensivo... non è assolutamente chiaro quale sia
lo sbocco reale che la Cgil intende perseguire."

Ci permettiamo di rilevare che non ci sembra esservi questa
mancanza di chiarezza, Ma lasciamo stare. Il documento prosegue
affermando:

"All'ottimismo di molti (anche nella sinistra sindacale in Cgil)
sull'abbandono da parte della Cgil della precedente linea
concertativa, corrisponde in realtà, da parte della Cgil, una
prassi essenzialmente orientata alla "riconquista" di un ruolo
concertativo messo oggi in discussione dall'offensiva di Governo
e Confindustria e dalla deriva neocorporativa di Cisl e Uil. Di
fatto, la Cgil non esprime ancora una linea diversa rispetto
all'esperienza precedente. Ciò che la Cgil esprime è semmai una
reazione alla messa in discussione del modello concertativo,
così come è stato realizzato e praticato negli anni precedenti."

Come si può vedere, la linea della CGIL di tutto manca tranne
che di chiarezza. Appare, poi, buffa l'accusa fatta a CISL e UIL
che sarebbero "neocorporative" come se i termini "concertazione"
e "corporativismo" non fossero sinonimi. D'altro canto, non va
mai dimenticata la magia delle parole. La concertazione è un
errore il corporativismo una colpa dal punto di vista emotivo.
Questi eroi del sindacalismo classista scoprono, poi, che:

"È... patrimonio della nostra esperienza precedente, la
convinzione che il modello concertativo sia alla base di un
sistema contrattuale e negoziale che ha contribuito a
determinare la perdita salariale e di potere contrattuale dei
lavoratori, arrivando ad incidere negativamente sulla tenuta
dello stesso sistema contrattuale "

Peccato che nulla si dica sulle ragioni materiali della scelta
concertativi, sul fatto che l'apparato del sindacato di stato
sia concertativo non a causa di un'assunzione eccessiva di
alcolici ma nella logica dello scambio fra risorse economiche e
potere per il sindacato con reddito e diritti dei lavoratori.
Comunque i sindacalisti della sinistra CGIL non restano nel vago
e ricordano che:

"Per verificare quale sia la reale linea contrattuale della Cgil
basta vedere le recenti conclusioni contrattuali dei Chimici,
del Commercio, degli Alimentaristi, così come l'accordo firmato
dal Nidil per i lavoratori interinali (assolutamente arretrate
anche rispetto all'impianto concertativo) o le piattaforme
recentemente elaborate, che (nella migliore delle ipotesi) si
muovono in un contesto critico, ma (appunto) emendativo, di
quella che viene definita una "inadeguata rappresentazione della
concertazione" da parte del Governo."

Insomma, anche molti dirigenti della CGIL conoscono che una cosa
è il ruolo simbolico del loro sindacato ed ben altra è la sua
pratica effettiva. La cosa è tanto evidente che , nel documento
in questione si afferma che:

"In sostanza ciò che appare evidente è, non già l'avvento di una
nuova e diversa stagione sindacale basata sul superamento della
concertazione, ma l'agitarsi di una reazione ad una
concertazione accantonata e impedita per l'indisponibilità dei
partner governativi e padronali. Appare comunque evidente come
il ripristino della concertazione (magari emendata in alcune sue
parti)  resta l'approdo della fase di opposizione sociale che la
Cgil ha messo in campo. Ne fa fede ad esempio, oltre a quanto
detto sopra sulle politiche contrattuali categoriali, il
cosiddetto Patto per lo Sviluppo sottoscritto in pompa magna
dalla Cgil Lombardia, dove esplicitamente si supera la
definizione di concertazione per approdare a quella ancor più
pericolosa e stringente di Partenariato, con la legittimazione
di fatto e nonostante qualche distinguo, del programma della
Giunta Formigoni."

Va detto che il documento riconosce anche alcuni limiti della
sinistra sindacale:

"A dire il vero, atteggiamenti di "realismo" sindacale sono già
presenti nell'apparato di sinistra sindacale, e sembrano già
orientati verso una valutazione positiva ed ottimista della
fase. Un ottimismo ed una soddisfazione nei confronti degli
attuali comportamenti Cgil che porta molti a parlare di
"svolta", o di "svolta vicina", confortati in ciò dal fatto che
le recenti posizioni Cgil sembrano collidere con le posizioni
della maggior parte dei DS e del centro sinistra e sono
esplicitamente osteggiate da quella parte della stessa Cgil più
vicina a D'Alema. Un "realismo" sindacale che, essendo più
attratto ed interessato alle questioni di tattica interna
all'organizzazione ed agli sbocchi politici di questa fase,
finisce poi per subordinare a questi le coerenze della nostra
posizione ed il perseguimento dei compiti che in realtà come
sinistra sindacale ci siamo assunti in sede di battaglia
congressuale."

Ancora una volta, la lettura dei limiti della sinistra sindacale
pecca di, scontato, politicismo. Le timidezze, le ambiguità, le
compromissioni dei burocrati di sinistra non derivano, infatti,
con ogni evidenza da "errori" e da incomprensioni ma dal loro
stesso ruolo sociale. 

Tornando a quanto più ci interessa e, cioè, allo stato del
movimento, ritengo evidente che l'accento vada posto su alcune,
precise, questioni:

l'assieme del sindacalismo di base sta, a mio avviso con una
certa lentezza, ragionando su di uno sciopero generale nazionale
unitario per la metà di ottobre. Vi sono, a questo proposito,
dei problemi, diciamo così, tecnici come l'indizione da parte
della Gilda degli insegnanti di uno sciopero della scuola per il
14 ottobre, indizione che ha l'effetto di creare difficoltà a
scegliere un'eventuale altra data ma si tratta di un problema,
sempre a mio avviso, minore;

lo sciopero non potrà che intrecciarsi con la mobilitazione
contro al guerra che si annuncia e rispetto alla quale sono in
cantiere specifiche iniziative;

un'azione unitaria del sindacalismo alternativo e una forte
presenza sul campo della componente libertaria è una condizione
necessaria perché l'agitarsi della CGIL non porti ad una
subalternità dell'opposizione sociale a posizioni istituzionali
che, nel corso dell'anno passato, è stato un rischio presente
anche se, per l'essenziale, sventato.

Insomma, parafrasando un vecchio motto (al lavoro e alla lotta)
direi che la nostra consegno deve essere "al lavoro per la
lotta".

Cosimo Scarinzi 




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