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(it) Contropotere No.4: Polveriera/Mondo

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Date Tue, 24 Sep 2002 09:17:57 -0400 (EDT)


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Contropotere - giornale anarchico
Numero 4 - Settembre 2002 - Anno 1 



Polveriera/Mondo


Mox. E' il nome di misconosciuto combustibile nucleare non di
prima scelta. Non è di prima scelta in quanto si tratta per lo
più di materiale riciclato, una miscela di Uranio e Plutonio in
grado di far funzionare reattori nucleari, ma anche in grado di
esplodere. 

Il Mox è balzato agli onori delle cronache mondiali per appena
24 ore, al momento della partenza dal porto giapponese di
Takahama di una nave brittanica che deve trasportarne un
imprecisato quantitativo dal Giappone all'Inghilterra. Per 24
ore e non di più (era il 5 luglio) il mondo intero ha parlato di
un viaggio pericoloso attraverso tre oceani, di una nave
possibile obiettivo di attentati terroristici, di un carico che
per motivi di sicurezza non avrebbe attraversato il canale di
Suez, poi di nuovo tutti a parlare del Brasile neo-campione del
mondo e delle prodezze di Ronaldo. Intanto ancora oggi la nave è
in viaggio con a bordo il Mox sufficiente a realizzare una
cinquantina di bombe atomiche di potenza impossibile a
prevedersi.

In realtà spedizioni di carichi nucleari avvengono relativamente
spesso, nell'ordine di una decina di viaggi all'anno. Se
stavolta la partenza della spedizione ha avuto gli onori delle
cronache, è stato solo per la solita spettacolare messinscena
degli attivisti di greenpeace. Qualche ripresa video dagli
elicotteri della polizia giapponese, ad inquadrare il gommone
che va su e giù davanti alla prua della nave, e poi fine della
notizia. Ancora una volta nessuna reale informazione, che non
fosse limitata alla spettacolarizzazione di un evento. In
effetti, se si vuole cercare di fare un po’ di informazione
sull'argomento, ci sarebbe da precisare che il viaggio di questo
carico non costituisce nulla di nuovo e nulla di più pericoloso
di quanto non avvenga più volte all'anno nel mondo intero; per
fare informazione c'è da riproporre il tema della sicurezza
nucleare nel mondo. Ancora oggi, dieci anni dopo la fine della
guerra fredda.

Prima della svolta politica degli anni 1989/1991, a sovrastare
la politica internazionale è stato il rapporto diretto tra USA e
URSS. Chiunque abbia pensato di contare al di fuori o contro
questo schema si è abbandonato a fantasie e a velleità, come nel
caso di De Gaulle nella seconda metà degli anni '60. Ora
quell'ordine di cose non c'è più. Non c'è più equilibrio, non
c'è più un contrappeso allo strapotere USA, eppure ci portiamo
ancora dietro un retaggio di quell'epoca, destinato a
condizionare ancora la politica internazionale, e di riflesso
quelle locali: ancora adesso l'ordine internazionale è
articolato su due livelli, quello dei possessori di armi
atomiche e quello di chi ne è sprovvisto. Sono in corso grandi
manovre, per assicurare il più possibile lo smantellamento
dell'arsenale nucleare ex-sovietico, ma solo di quello...
l'arsenale occidentale non si tocca; ancora grandi manovre per
allargare la NATO a Est, per includere quei Paesi dell'ex Patto
di Varsavia dove l'URSS aveva installato sette migliaia di
testate strategiche (e che non ha mai portato via, dopo la
caduta del muro). Anche se il mondo è diventato monoblocco,
continuiamo a stare seduti su una polveriera nucleare di
dimensioni imprecisate, ma che certamente è non inferiore ai
50.000 MegaTons, potenza esplosiva il cui effetto non è
possibile descrivere, poiché va oltre ogni possibile
immaginazione. Come termine di paragone, si pensi che il 6
agosto 1945 sulla città di Hiroshima esplosero appena 10
KiloTons, appena una frazione di 1/50.000.000 dell'arsenale
nucleare distribuito sulla superficie del pianeta....
Questo per quanto riguarda gli aspetti propriamente militari.

C'è poi tutta l'area del cosiddetto nucleare "civile". Facciamo
l'energia con reattori nucleari a fissione. Abbiamo trascurato e
trascuriamo la ricerca nel campo della fusione nucleare (quella
famosa fusione "pulita", "sicura" e a basso costo) per soli
motivi politici: gli interessi economici attorno al nucleare
tradizionale sono elevatissimi, la rinuncia alla fissione
industriale farebbe vacillare più di una multinazionale
dell'energia. 

Trascuriamo altre fonti rinnovabili e pulite come quella solare
e quella eolica... perché farebbero troppa concorrenza a sua
maestà il petrolio, e certi interessi economici (anche se
distruttivi) non vanno toccati, e non sono certo interessi
arabi... la scelta dello sviluppo basato sulla chimica del
carbonio è diffusa da più di un secolo su tutto il pianeta.

Il tema della sicurezza nel settore nucleare civile divenne
tristemente celebre nel 1986 con la ben nota sciagura di
Chernobyl, centrale sovietica subito etichettata come
"obsoleta". Già perché tutto ciò che invece viene realizzato qui
in occidente, è sempre all'avanguardia e non è mai obsoleto o
soggetto ad incidenti... Nella realtà le cose non stanno così:
la sola centrale nucleare Super Phenix, centrale francese
situata ai piedi delle Alpi, più vicina a Torino e Ginevra che a
Parigi, ha registrato 12 incidenti tra il 1986 ed il 1992, con
una media di due "eventi indesiderati" all'anno... tutti
attentamente nascosti alla stampa ed al pubblico. 
Dopo il 1992, semplicemente si è smesso di parlare della Super
Phenix, come se non fosse mai esistita, relegandola all'oblio
della memoria. Con la seria differenza che la SuperPhenix si
trova al centro dell'Europa.

Non si creda che in Italia, grazie al referendum che bloccò la
costruzione delle centrali nucleari, si viva una situazione
migliore: se la sciagura di Chernobyl portò ad un aumento
smisurato di emissioni alfa in latte e vegetali, si provi ad
immaginare gli incidenti avvenuti presso la Super Phenix cosa
abbiano provocato su tutta la penisola: la radioattività non
riconosce alcuna frontiera e valica le Alpi senza problemi. 

A dire il vero le Alpi vengono valicate, grazie all'elettrodotto
del Monte Bianco, anche dall'energia elettrica prodotta nella
suddetta centrale: l'ENEL, dopo la sconfitta registrata nel
referendum, acquista elettricità dalla Francia per soddisfare il
fabbisogno italiano.

Non si creda che la mancanza di centrali nucleari italiane ci
faccia stare al sicuro: la costruenda (e mai ultimata) centrale
del Garigliano già stava producendo, nel 1985, la nascita di
vitelli con due teste... ed era ancora in costruzione.

Il nucleare civile, è il caso di dirlo, comporta per certi versi
più rischi di quello militare, a causa del suo uso quotidiano.
L'uso del nucleare civile è perfettamente integrato in tutto il
resto dell'industria dell'energia, con tutto quello che ne
consegue dal punto di vista di appalti a ditte esterne per
manutenzione e sicurezza, clientelismi, soldi che girano, ecc.
ecc. Con tutte le conseguenze negative che si possano
immaginare.

Un esempio del genere è rappresentato proprio dal lungo viaggio
del carico di Mox dal Giappone alla Gran Bretagna: pochi si sono
chiesti come mai si sia resa necessaria tale spedizione. Il
carico viene restituito perché la ditta inglese fornitrice
"aveva falsificato dati cruciali per la sicurezza". D'altronde
l'uso del nucleare civile non è solo quello delle centrali.
Anche se il combustibile nucleare dura molto più dei
combustibili fossili, anch'esso si esaurisce ma, a differenza
dei combustibili fossili, non lascia il souvenir di emissioni
dannose nell'atmosfera, preferisce piuttosto lasciare pericolose
scorie solide.

Per tali scorie solide non è stata ancora trovata una soluzione
efficace. Da un punto di vista strettamente fisico, l'unica
soluzione sarebbe il rinchiudere le scorie in recipienti di
piombo, in quantità non superiore ai 15 Kg per recipiente, ed
"attendere che passi" il tempo di esaurimento di ogni residuo di
radioattività. Da un punto di vista civile questa soluzione non
è accettabile picchè il tempo di esaurimento del plutonio si
aggira attorno ai 400 anni! L'industria nucleare si è allora
rivolta alla comunità scientifica chiedendo di elaborare nuove
soluzioni, ottenendo come risposta dalla Fisica l'unica risposta
tristemente vera: "ve lo stiamo dicendo da cinquanta anni che
non è il caso di usare la fissione nucleare per la produzione
energetica!".

Attualmente i recipienti di piombo vengono semplicemente
sotterrati, rendendo contaminato per i prossimi 4-500 anni il
suolo che li ospita.

Esistono due tipi di discariche nucleari: quelle "legali" e
quelle non legali. Per quanto riguarda entrambi i tipi di
discariche, l'Italia si è subito sistemata all'avanguardia per
quanto riguarda l'ospitalità nei confronti di tali siti.

La più grande (ed utilizzata) discarica nucleare di Stato si
trova in Piemonte, in quella Trino Vercellese che avrebbe dovuto
ospitare, prima del referendum, una centrale elettronucleare
funzionante, e che ora vede l'accumularsi di bidoni di piombo
nell'area dismessa.

Per quanto riguarda il secondo tipo di discarica, le
organizzazioni mafiose hanno subito intuito l'affare, gettandosi
a capofitto nell'accaparrarsi bidoni di piombo, facendosi pagare
per il disturbo di tenerseli cifre di poco inferiori a quelle
richieste dalla discariche "ufficiali" (il senso della
concorrenza...). Bene, prelevano i bidoni... per farne che?
Certamente per sotterrarli senza troppe cure. Se ne vedono già
da qualche anno le terribili conseguenze: nel 1997 l'area della
Sicilia Occidentale compresa tra Marsala e la foce del Belice
(che è anche una riserva naturale) ha registrato un misterioso
aumento del 12% nell'incidenza di tumori al colon ed
all'intestino nella popolazione.

Il fatto è diventato noto (ma dopo il 1997 chiunque si è
guardato bene dal parlarne pubblicamente) perché si tratta di
un'area che dovrebbe essere tra le più "salutari" d'Italia,
vista la totale assenza di nuclei industriali... Per quanto
riguarda Trino Vercellese, la cui discarica è di Stato, non
vengono nominate commissioni d'inchiesta e cose simili, non
vengono forniti dati...

Oltre tutto ciò, esiste anche usa sottile zona d'ombra, dove
diventa più difficile valutare i rischi per la popolazione, è il
caso degli "scarti di fabbrica" dell'industria nucleare pesante,
scarti chiamati nell'accezione comune DU (Depleted Uranium,
Uranio Impoverito) usati per la fabbricazione di proiettili
perforanti o, ancora peggio, per la ricerca nel settore dei
nuovi armamenti; ricerca coperta dal più stretto segreto sia
industriale sia militare, che vede il proprio centro operativo
al Salto di Quirra in Sardegna, luogo splendido dal punto di
vista naturalistico ma caratterizzato da un'elevata mortalità
per Leucemia e per Sindrome di Hodking.

A differenza della fissione nucleare, per la quale l'operato dei
medici degli ospedali di Hiroshima e Nagasaki nel 1945 ha
permesso di conoscere a fondo tutti gli effetti biologici del
nucleare tradizionale, per quanto riguarda i possibili effetti
dell'Uranio impoverito siamo ancora completamente nell'ignoto,
per cui è praticamente impossibile ragionare in termini di
sicurezza.

Per concludere un quadro terribilmente fosco, resta da annotare
che le prospettive per il futuro non appaiono assolutamente
rosee: anche nell'ipotetico caso di un abbandono generalizzato
del nucleare in tutto il mondo, resterebbe il problema della
protezione dalla radiazione emessa da miliardi di tonnellate di
Uranio e Plutonio distribuite sul pianeta. 

Anche senza fare uso di armamenti nucleari, piano piano le
caratteristiche fisiche della vita sulla terra stanno cambiando.
Un solo esempio che vale per tutti: alle scuole elementari ci
hanno insegnato che la datazione dei reperti archeologici veniva
fatta con la tecnica del carbonio 14 (radioattivo). Oggi la
datazione viene fatta mediante termoluminescenza, la tecnica del
C14 non fornisce più dati accurati poiché, dal 1950 ad oggi, la
quantità di materiale radioattivo in tutti gli organismi viventi
è più che raddoppiata.

Queste brevi note non sono state scritte per incutere timore ed
angoscia nel lettore, ma sono mosse dallo spirito di rendere
noto di cosa è capace il potere pur di espandersi sopra ogni
cosa.


Legrand

 
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