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(it) Umanità Nova n.35 - Arroganza infinita: Bush II e la guerra preventiva

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Date Tue, 29 Oct 2002 05:15:04 -0500 (EST)


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Da "Umanità Nova" n. 35 del 27 ottobre 2002


Arroganza infinita
Bush II e la guerra preventiva


La "Strategia della sicurezza nazionale degli Stati Uniti
d'America" è il più recente documento realizzato
dall'amministrazione Bush; il suo scopo evidente è quello di
descrivere, in modo propagandisticamente efficace, gli obiettivi
perseguiti dall'élite al potere a Washington e i metodi per
raggiungerli [1].

Si tratta di un documento arrogante e - soprattutto -
inquietante. Abbiamo deciso di riportare alcuni passi della
"Strategia della sicurezza nazionale", in modo che il lettore
possa toccare con mano la pericolosità di quanto i teorici della
nuova destra americana dichiarano di voler fare.

Cominciamo da alcuni brani tratti dall'introduzione firmata dal
presidente Bush:

"Oggi gli Stati Uniti godono di una posizione di impareggiabile
forza militare e di grandioso potere economico e politico (...)

Rendendo il mondo più sicuro permettiamo... ai popoli di tutto
il mondo di migliorare le loro vite (...)

Ci impegneremo attivamente per portare la speranza della
democrazia, dello sviluppo, del libero mercato e del libero
commercio in ogni angolo del mondo (...)

Ma oggi l'umanità ha tra le mani la responsabilità di far
trionfare la libertà a dispetto di tutti i suoi nemici. Gli
Stati Uniti accolgono con gioia la responsabilità di guidare
questa grandiosa missione."

Siamo, evidentemente, di fronte al delirio imperiale di una
classe dominante che si sente padrona del mondo. "Il fatto - ha
scritto nell'aprile 2002 un editorialista del Washington Post -
è che dopo Roma nessun paese è stato culturalmente,
economicamente, tecnicamente e militarmente così dominante". E
quello americano è il "più magnanimo degli imperi che il mondo
abbia mai conosciuto" e che si è assunto l'onere della missione
storica di salvare il mondo dal "male".

Come ben sappiamo il "male" è oggi incarnato dal "terrorismo
globale" e dagli "Stati canaglia" che lo sostengono o che
cercano di dotarsi di armi di sterminio di massa. Ma quali sono
i mezzi che gli strateghi americani intendono usare per vincere
la guerra al terrorismo globale o, per meglio dire, per
mantenere il loro predominio planetario? Sostanzialmente un
attacco preventivo, se necessario anche nucleare:

"Gli Stati Uniti sostengono ormai da lungo tempo l'opzione
dell'attacco preventivo per contrastare una minaccia anche di
moderata entità alla nostra sicurezza nazionale (...)

Per precedere o per evitare gli atti di ostilità da parte degli
avversari, gli Stati Uniti, se necessario, agiranno
preventivamente"

Diversamente da quanto sostiene il documento, non è vero che
l'attacco preventivo sia "da lungo tempo" un'opzione della
strategia americana. Fino a pochi mesi fa, cioè fino alla
pubblicazione del "Nuclear Posture Review"[2], l'attacco
preventivo non era considerato nei manuali strategici USA. Poi
la svolta contenuta nel NPR, che prevede anche la possibilità di
attacchi nucleari verso i paesi dell'asse del male (Iraq, Iran e
Corea del Nord) ma anche verso Cina e Russia. Oggi gli Stati
Uniti sostengono che, una volta individuata una minaccia "anche
di moderata entità", essi hanno il diritto di intervenire prima
che la minaccia si concretizzi. Bush e i suoi intendono ormai
assicurarsi il dominio sul mondo attraverso la guerra preventiva
contro i popoli dei paesi poveri ma anche contro eventuali
potenze troppo indipendenti. Naturalmente sono loro che
stabiliscono come e quando intervenire, infatti:

"Nell'esercitare la nostra leadership, rispetteremo i valori, il
giudizio, gli interessi dei nostri alleati e partner. Nondimeno
saremo disposti ad agire separatamente quando i nostri interessi
e responsabilità esclusivi lo richiederanno."

Agli alleati europei, dunque, viene riservato solo il ruolo
marginale di vassalli. Secondo Zbigniew Brzezinski, uno degli
artefici della creazione della guerriglia antisovietica in
Afganistan, l'obiettivo dell'America deve essere quello di
"mantenere i nostri vassalli in uno stato di dipendenza, di
assicurarsi la docilità dei nostri tributari e di evitare
l'unificazione dei barbari". Per svolgere la sua "missione",
cioè per difendere i suoi interessi nazionali, lo strumento
militare americano deve poter colpire ovunque:

"La presenza delle forze americane all'estero è uno dei simboli
più profondi della dedizione statunitense nei confronti degli
amici e degli alleati (...) Per contrastare l'insicurezza e per
far fronte alle numerose sfide che il problema della sicurezza
ci pone dobbiamo dotarci di basi e postazioni dentro e fuori
l'Europa Occidentale e l'asia Nord-Orientale, oltre a stipulare
accordi per l'accesso temporaneo in vista dello spiegamento a
lungo termine delle forze armate degli USA"

A parte i ridicoli richiami alla "dedizione" americana, la
costruzione di basi americane è ormai una costante degli ultimi
conflitti. Una volta finita la guerra all'Iraq gli americani non
mollarono le basi in Arabia Saudita; mentre dalla fine della
guerra nella ex-Jugoslavia, truppe americane sono saldamente
presenti in Bosnia, Kosovo e Macedonia.

Infine segnaliamo questo passo che rappresenta il sunto
dell'inquietante arroganza americana:

"Prenderemo le misure necessarie per garantire che i nostri
sforzi per adempiere ai nostri impegni non siano ostacolati
dalle potenzialità investigative, da inchieste o da un rinvio a
giudizio da parte della Corte Penale Internazionale, la cui
giurisdizione non riguarda gli americani e che noi non accettiamo.

Collaboreremo con le altre nazioni per evitare complicazioni
nelle nostre operazioni e cooperazioni militari, attraverso
meccanismi come accordi multilaterali e bilaterali che tutelino
i cittadini statunitensi dal Tribunale Penale Internazionale."

Sono queste affermazioni di una gravità inaudita poiché
sanciscono il principio che i cittadini americani impegnati
nella missione di "salvare il mondo" possono agire impunemente,
al di fuori delle leggi internazionali. Perché evidentemente un
impero non accetta nessun altra legge che non sia la sua.

È chiaro che al di là delle propagandistiche affermazioni sulla
difesa dei diritti umani e della libertà l'amministrazione
americana è dominata da un'unica preoccupazione: prolungare il
proprio dominio. E, probabilmente, questa straordinaria forza è
la più grande debolezza dell'impero americano.


Antonio Ruberti


Note

1 "The National Security Strategy of the United States of
America", 20 settembre 2002. La traduzione integrale è stata
pubblicata da "Liberazione" del 10 ottobre. Per questo articolo
abbiamo utilizzato anche il testo integrale che si trova sul
sito di "Le Monde diplomatique": www.lemonde.fr/ . Il documento
tratta anche aspetti strategici legati alle questioni
economiche, finanziarie e ambientali che per ovvi motivi non
abbiamo trattato in questo articolo.

2 Documento segreto rivelato dal "Los Angeles Times" del 12
marzo 2002. Si veda anche UN n. 12/2002 



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