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(it) Umanità Nova n.35 - Sciopero generale contro la guerra e la concertazione

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Date Mon, 28 Oct 2002 08:58:51 -0500 (EST)


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Da "Umanità Nova" n. 35 del 27 ottobre 2002


Sciopero generale contro la guerra e la concertazione


Genova

Difficile quantificare quanta gente ci fosse in piazza a Genova
per lo sciopero generale indetto (su piattaforme diverse) dal
sindacalismo di base e dalla CGIL. C'erano comunque 15.000 -
20.000 persone, suddivise nei due cortei della CGIL (uno dal
ponente e uno dalla Stazione Brignole che sono confluiti in
piazza De Ferrari per il comizio di Patta) e quello del
sindacalismo di base (che per un certo tratto si è svolto sullo
stesso percorso di quello cigiellino del ponente per concludersi
a piazza Matteotti). In quest'ultimo erano presenti CUB,
Confederazione Cobas, anarchici, forum sindacale, disobbedienti,
autonomia, ecc. per un complesso di un paio di migliaia di
persone. Il nostro settore di corteo era aperto da uno
striscione contro la guerra e raccoglieva almeno duecento
persone. All'inizio della manifestazione e durante il corteo
abbiamo distribuito il volantone nazionale mentre i compagni di
Piazza Embriaci volantinavano con un manifestino dal titolo
"Schiavi, servi... morti" di denuncia radicale del
consociativismo confederale e dei limiti dell'azione sindacale.

La sensazione prevalente, a fine manifestazione, è quella di
un'occasione parzialmente mancata. Da un lato, sembra che il
sindacalismo di base si sia attestato sui suoi limiti
fisiologici e che - per mancanza di protagonismo e per una certa
dose di subalternità di alcuni suoi settori al mito dell'unità,
a tutti i costi, dei lavoratori - faticherà molto a superarli.
Dall'altro lato, c'è l'affanno evidente della CGIL nel mantenere
un alto profilo di scontro, anche per le divisioni interne e il
peso di un apparato di funzionari che non vede l'ora di poter
tornare a concertare tranquillamente.

Come riusciranno i lavoratori a uscire da questo duplice
impasse? Con la rassegnazione o con una rinnovata voglia di
lotta a fronte della quale, al momento, non si danno forme
organizzative adeguate? Difficile fare previsioni.
G.S.


Rimini

Il gruppo Libertad - FAI Rimini ha organizzato una presenza
anarchica con volantinaggio presso il corteo cittadino in
occasione dello sciopero generale del 18.

Buona la partecipazione e l'accoglienza - soprattutto da parte
di alcuni gruppi studenteschi - alle nostre proposte.
Pelle


Palermo
Circa duemilacinquecento persone sono scese in piazza a Palermo
venerdì 18 ottobre in occasione dello sciopero generale
proclamato dai sindacati di base.

Un corteo che ha visto la partecipazione dei lavoratori, dei
disoccupati e di molti studenti.

Buona la partecipazione degli anarchici presenti con un congruo
spezzone, massiccia la diffusione del volantone FAI redatto per
lo sciopero generale.

Alla fine del corteo che si è sciolto a piazza Indipendenza, la
folla ha appreso di una tragedia accaduta poche ore prima:
Giuseppe Artisi, 43 anni, da quindici anni disoccupato si è
lanciato dal terzo piano della sua abitazione.

"Mi hanno ammazzato un figlio. Soffriva da tanto tempo perché
non trovava lavoro. Per pochi soldi si spaccava la schiena. Non
ha mai smesso di cercare lavoro..." Queste parole sono della
mamma di Giuseppe. Drammaticamente vere, non hanno bisogno di
alcun commento.
TAZ laboratorio di comunicazione libertaria


Ancona

Buona riuscita della prima manifestazione unitaria del
Sindacalismo di Base nelle Marche. In occasione dello sciopero
generale del 18 ottobre circa mille lavoratori hanno raccolto
l'appello dei Sindacati promotori della mobilitazione di piazza:
Cub/RdB, Confederazione Cobas, USI-AIT Unione Sindacale
Italiana, Sincobas.

A dire il vero nelle Marche si è raggiunto un buon livello
unitario visto che hanno aderito al corteo anche l'Unicobas
oltre che lo Snater-Telecom, il Salfa dei cantieri Navali, il
Salfi, l'Unione Inquilini, l'ALI Senigallia e l'ALL Pesaro.

Tra le altre adesioni la FAI di Jesi, l'FdCA di Pesaro, il Lupo
d'Osimo e l'Officina Rebelde di Jesi.

Da registrare fino all'ultimo momento le "premure" della polizia
per impedire ogni contatto con la manifestazione della CGIL che
manifestava in una piazza del centro. Bloccato il corteo dei
Sindacati di Base fino quasi alle 11 quando, terminando il
comizio della CGIL, è potuto partire da Piazza Diaz e
raggiungere il centro.

Apriva la manifestazione uno striscione unitario del
Sindacalismo di Base: "no alla guerra, no alla concertazione.
Pace. diritti, salario" e un secondo striscione, sempre
unitario, seguiva evidenziando la solidarietà con i lavoratori
della FIAT.

La componente libertaria e "rossonera" (tra i 150 e i 200
compagni) chiudeva il corteo unitario con un suo spezzone
preceduto dallo striscione, le bandiere e gli altoparlanti
dell'USI-AIT.

I compagni della FAI di Jesi hanno portato in piazza, oltre alle
loro bandiere, il grande striscione che portarono a Genova due
anni fa. Sventola anche il vessillo della FdCA mentre chiudeva
lo spezzone l'Unicobas con le sue bandiere.

Contestazioni al passaggio sotto la sede di Forza Italia e della
RAI. In Piazza del Papa si è infine formato al posto del vecchio
"comizio" un grande cerchio al centro del quale si sono
succeduti gli interventi di rappresentanti della RdB. della
Confederazione Cobas e dell'USI-AIT. Grande interesse ha
suscitato l'intervento di una compagna palestinese appena giunta
in Italia.

Da registrare infine la scelta un po' ambigua del movimento
degli studenti che (con giovani comunisti e disobbedienti) ha
preferito non partecipare alle manifestazioni dei lavoratori
(anche per non "scegliere" tra CGIL e Sindacalismo di Base)
formando un terzo corteo in periferia e attuando dei blocchi del
traffico.
USI-AIT Marche


Bologna

10.000 lavoratrici e lavoratori al corteo autorganizzato e di
base.
Buona riuscita del corteo autonomo del sindacalismo di base
nella giornata dello sciopero generale. Oltre10mila
lavoratrici/ori hanno sfilato in modo indipendente dai cortei
della CGIL riaffermando l'autonomia nei suoi confronti ed i
contenuti dello sciopero generale.
Buona la presenza degli anarchici: erano presenti compagne e
compagni di Imola, Bologna, Modena, Reggio Emilia e Parma in uno
spezzone che seguiva la bandiere dell'USI e lo striscione del
circolo "Berneri". Sono stati diffusi 1.500 volantoni di "Azione
Diretta", la diffusione di Umanità Nova é stata rilevante.

Il corteo era folto, vivace e molto determinato. Il grado di
autonomia e di forza del sindacalismo di base era rimarcato dal
fatto che le componenti del "movimento dei movimenti" avevano
opportunisticamente scelto i cortei della CGIL come
palcoscenico.

La composizione era principalmente dei sindacati attivi nel
bolognese ma vi erano anche rappresentanze delle altre città
della regione. A Parma si era svolta un'altra manifestazione del
sindacalismo di base. In altre località vi erano state delle
partecipazioni caratterizzate alle manifestazioni della CGIL.

Bombe carta. Provocazione

Due bombe carta sono esplose, nella tarda mattinata, di fronte a
due agenzie di lavoro interinale: una in via Marconi mentre
transitava il corteo del sindacalismo di base ed una in via Lame
un'ora dopo. In via Marconi la bomba carta ha mandato in
frantumi la vetrina mentre in via Lame le schegge provocate
dall'esplosione hanno ferito una lavoratrice dell'agenzia ed una
anziana passante.

Il carattere provocatorio dei fatti risulta evidente. In via
Marconi l'esplosione avrebbe potuto dare l'auspicato pretesto,
alla polizia, per caricare il corteo. In via Lame é emerso con
evidenza come gli autori di questo gesto abbiamo in disprezzo la
vita e l'incolumità dei lavoratori e dei passanti. Non vi
possono essere attenuanti di sorta! Chi opera in questo modo é,
inconsapevolmente o meno, strumento dell'autorità costituita.
redb


Milano

Come in molte altre città due cortei hanno attraversato Milano:
uno organizzato dalla CGIL e l'altro dai sindacati di base.

Il corteo del sindacalismo di base era enorme: le cifre degli
organizzatori parlano di 100.000 persone, sicuramente più
numeroso, combattivo ed anche, cosa non secondaria, più vivo e
colorato di quello della CGIL.

Il corteo era aperto dagli operai dell'Alfa Romeo di Arese e
seguivano poi lavoratori, studenti, centri sociali, anarchici.
Nonostante questo corteo vedesse una partecipazione altissima e
fosse più rappresentativo dell'altro, la stampa lo ha
praticamente ignorato. Anche gli articoli sui giornali locali
hanno parlato solo di quello "ufficiale" (sinonimo di "non
pericoloso"?), relegando le notizie dell'altro al puro folklore.

Il corteo della CGIL ha seguito il "classico" percorso cittadino
da Porta Venezia a P.zza del Duomo; quello dei sindacati di base
ha preferito passare sotto le finestre di Assolombarda.

Massiccia la diffusione del volantone FAI e della stampa
anarchica.
R.P.


Roma

Lo sciopero generale a Roma
A Roma lo sciopero generale ha avuto caratteristiche simili alle
altre città.

Si sono tenuti due cortei. In quello della CGIL, oltre alle
consuete strutture sindacali, si è vista la partecipazione dei
girotondini, di alcuni centri sociali e dei disobbedienti, con
l'obiettivo esplicito di costituire quel "movimento dei
movimenti" che vorrebbe portare Cofferati alla vicepresidenza
del consiglio (al posto di D'Alema o Fassino) in future elezioni
politiche anticipate che, ad oggi, appaiono sempre più
probabili. Non c'è che dire (a parte l'incoerenza politica di
qualcuno dei partecipanti), il progetto sembra riuscirgli bene.
Alla manifestazione hanno partecipato circa 200.000 persone tra
cui molti lavoratori di quelli che da anni non vanno in piazza.
A mio modo di vedere la CGIL ha dimostrato una capacità
attrattiva che va oltre le forza della confederazione e sta
cercando di legittimarsi come soggetto politico autonomo
muovendosi a tutto campo e partecipando, tra l'altro, al Social
Forum di Firenze. Credo che molti dei partecipanti a queste
manifestazioni si sveglieranno delusi quando, una volta ottenuto
il risultato di ribaltare l'esito del congresso DS, la CGIL
tornerà a fare la consueta politica concertativa ai danni dei
lavoratori.

La manifestazione dei sindacati autorganizzati ha visto la
partecipazione di circa 20.000 persone (non poche per una
manifestazione cittadina misconosciuta dalla stampa) e si è
conclusa a San Giovanni, storica piazza delle lotte sindacali
capitoline.

Lo spezzone degli anarchici presenti al corteo, estremamente
visibile grazie al camioncino con il sound system dell'USI
regionale (a cui va dato il merito di aver degnamente
caratterizzato la partecipazione libertaria), ha visto la
presenza di diverse centinaia di compagni, in prevalenza
giovani.

Durante il corteo e nei giorni precedenti, sono stati affissi in
città centinaia di manifesti in cui gli anarchici organizzati
invitavano allo sciopero generale e, a giudicare dalla
partecipazione allo spezzone, la risposta è stata buona.
Fricche


Torino

A Torino la scommessa del sindacalismo di base era tra le più
difficili. Con un buon radicamento nella scuola e nel pubblico
impiego ma poco presente, pur con alcune interessanti eccezioni,
nel settore privato, dove, specie tra i metalmeccanici, una Fiom
forte e di "sinistra" rappresenta un polo attrattivo forte, il
sindacalismo di base ha affrontato la propria "prima volta". Una
prima volta con un corteo autonomo convocato contemporaneamente
a quello della CGIL nel giorno in cui la CGIL stessa e i partiti
parlamentari schieravano in prima fila i loro pezzi da novanta
da Epifani a Bertinotti sino a Fassino. Era d'altro canto
inevitabile che la sinistra istituzionale facesse un certo
investimento di immagine nella nostra città, squassata dalla
crisi Fiat. Rifondazione ha spiegato ai propri militanti
impegnati nel sindacalismo di base che erano liberi di stare
dove volevano ma non di portare le proprie bandiere al corteo
del sindacalismo indipendente. I settori cosiddetti
"antagonisti" si sono accodati al suono delle sirene epifaniche,
sorvolando sui contenuti e preferendo un pochino (niente di
eclatante per carità!) di animazione di piazza.

La prima volta del sindacalismo di base è stata accompagnata da
un fragoroso silenzio mediatico: persino i pochi media locali di
"sinistra" si sono ben guardati dal segnalare il corteo "altro".
Il corteo, partito da piazza Albarello e conclusosi in piazza
Statuto, la piazza dove quarant'anni orsono per tre giorni
divampò la rivolta contro la sede della UIL, ha, nel piccolo,
vinto la propria scommessa. Dai due ai tremila lavoratori sono
sfilati per le vie della città portando i propri contenuti
contro la guerra, la concertazione, la finanziaria, per le
libertà ed i diritti dei lavoratori indigeni e migranti. Il
corteo era aperto dagli operai della Fiat, sul camioncino di
testa sventolavano le bandiere dei vari sindacati e quelle rosse
e nere degli anarchici, che chiudevano il corteo con lo spezzone
organizzato dalla FAI, che è stata l'unica organizzazione
politica ad aderire al corteo partecipando attivamente alla
preparazione dello sciopero. Sebbene sia impossibile fare
paragoni con gli imponenti cortei della CGIL, valutiamo
positivamente una giornata, che, nonostante le grandissime
difficoltà, ha dimostrato che l'area dell'autorganizzazione è
capace di autonomia, capacità progettuale ed iniziativa. Questa
considerazione vale ancora di più se si considera che molti dei
partecipanti sono militanti ed iscritti al PRC e che sono stati
assieme, con poche eccezioni, i settori del sindacalismo di base
più vicini e quelli più lontani rispetto alla CGIL. Coloro che
speravano di spezzare la determinazione dei settori più radicali
dell'opposizione sociale, isolandoli e boicottandoli sono
rimasti con un pugno di mosche in mano.

Come ulteriore momento di iniziativa unitaria del sindacalismo
di base è stata indetta, per lunedì 28 ottobre alle 21, presso
la Cascina Marchesa, un'assemblea sulla crisi FIAT.
Un'iniziativa positiva di per sé e perché segnala che l'accordo
trovato per la manifestazione non si è esaurito con la
manifestazione stessa.

Vedremo nei prossimi mesi, quando i nodi della vicenda Fiat
verranno inevitabilmente al pettine, quanto saranno ancora
seducenti le sirene della CGIL.
Eufelia ed Edoardo


Trieste

La mobilitazione per il 18 rappresentava una bella sfida per i
sindacati di base nella nostra regione. Difatti pur essendo
presente in tutte e quattro le provincie il sindacalismo di base
qui non è ancora riuscito a estendersi come invece è avvenuto
altrove, perciò l'indizione di un appuntamento regionale (ed era
la prima volta che ciò avveniva) era sicuramente una scommessa
grossa.

Sulla manifestazione regionale a Trieste convergevano le Rdb-Cub
della regione mentre le sezioni dell'Usi-Ait preferivano (per
giusti motivi di presenza territoriale) manifestare nelle
proprie provincie.
Nel capoluogo invece la manifestazione vedeva il coinvolgimento
di tutte le strutture sindacali che avevano già realizzato la
manifestazione del 15 febbraio scorso: l'Usi, le Rdb e i Cobas
scuola con l'aggiunta stavolta del sindacato autonomo Snater
presente alla Rai e molto vicino al sindacalismo alternativo. Il
programma della mattinata prevedeva una presenza in piazza della
Borsa dalle 9 e poi, numeri permettendo, un corteo per le vie
cittadine. Anche la Cgil, seppure mezz'ora dopo, si concentrava
nella stessa piazza per poi sfilare in corteo. La cosa buffa è
che i percorsi dei cortei erano identici sebbene i sindacati
autorganizzati l'avessero chiesto prima. Alle 9,30 si discute
ancora se partire in corteo ed intanto nella piazza fanno il
loro ingresso al canto di "Bella Ciao" centinaia di studenti del
Coordinamento studentesco triestino. A quel punto decidiamo di
partire: con un po' di difficoltà "sorpassiamo" la Cgil e
iniziamo a sfilare in corteo.

Davanti il camioncino con l'amplificazione e le bandiere e
dietro circa 300 lavoratori e lavoratrici molto visibili con
numerose bandiere e striscioni. A distanza di alcune centinaia
di metri sfila il corteo della Cgil composto da 7-8000 persone.
In mezzo un fastidioso cordone di sbirri non richiesto da
nessuno dei due cortei.

La manifestazione si conclude nella stessa piazza della borsa.

A mente fredda il risultato della giornata può dirsi positivo:
nonostante la disparità di forze e di numeri (ma questo già si
sapeva) il sindacalismo di base ha dimostrato ancora una volta
di avere le gambe per fare da solo anche in situazioni
"difficoltose" come questa. Inoltre sia nei giorni precedenti
sui mass-media che ovviamente durante la mattinata con il
corteo, i volantinaggi e gli interventi al microfono c'è stata
un buona visibilità pubblica cosa che sicuramente non guasta. Ma
la cosa più positiva a mio avviso è stata la rinnovata e
fruttuosa collaborazione fra le strutture di base presenti in
città, collaborazione che ora potrebbe continuare e rafforzarsi.

Per quanto riguarda gli anarchici, i compagni e le compagne del
Gruppo Anarchico Germinal erano presenti tutta la mattinata in
piazza con un banchetto, volantini e cartelloni contro la guerra
e sui morti sul lavoro. Inoltre durante il corteo dei sindacati
di base è stato distribuito il volantone nazionale dei
lavoratori anarchici, mentre nei giorni precedenti era stato
massicciamente affisso il manifesto nazionale che fra l'altro è
stato letto e apprezzato da molti.

In conclusione una giornata di lotta che è riuscita e che
potrebbe portare ad ulteriori nuovi sviluppi per
l'autorganizzazione nella nostra città.
F. 



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